La donna eterna

She
USA 1935 RKO
con Helen Gahagan, Randolph Scott, Helen Mack, Nigel Bruce, Gustav von Seyffertitz, Lumsden Hare, Samuel S. Hinds, Noble Johnson
regia di Lansing C. Holden e Irving Pichel



She


L’aitante Leo Vincey viene chiamato al capezzale dello zio che gli rivela il segreto di famiglia: secoli prima un loro antenato si era avventurato in terre sperdute trovando l’elisir dell’eterna giovinezza, però solo la moglie era tornata dalla spedizione. Il vecchio scienziato affida al nipote il compito di continuare le ricerche assieme al suo assistente, il professor Horace Holly. I due partono per la Siberia e qui trovano solo un vecchio avido disposto a far loro da guida, assieme a Tugmore parte con loro anche la figlia Tanya. L’avidità della guida causa una valanga da cui Vincey, Holly e Tanya si salvano a stento infilandosi in una grotta che sembra portarli in un mondo lontani, vengono assaliti da dei cannibali ma salvati da dei soldati: è l’esercito di She, Colei che si deve obbedire, divina sovrana della città di Kor. Appena la donna vede Leo Vincey lo crede il vecchio amante redivivo, che secoli prima aveva ucciso per gelosia. She fa di tutto per sedurre Leo che però si sta innamorando di Tanya, la regina vuole condividere con Leo il segreto della sua eterna giovinezza ma gli tace che il rito prevede il sacrificio di Tanya. Leo la salva e nella fuga Leo Tanya e Holly arrivano nella sala della fiamma eterna dove la regina entra più volte rinunciando all’immortalità per spegnersi come una vecchia mummia.



La donna eterna


La donna eterna, tratto dal romanzo omonimo (She) di H. Rider Haggard è una classica poduzione Merian C. Cooper che definì la pellicola il peggior film che avesse mai fatto, nonostante questo il film ha avuto due remake, nel 1965 e nel 1982.
La donna eterna si credeva perduto, bruciato in un incendio dei magazzini della RKO invece una copia fu ritrovata nel garage di Buster Keaton. L’opera è stata restaurata e colorizzata perché il progetto nasceva in technicolor ma i problemi della casa di produzione portarono a girarlo in bianco e nero.



She ladonnaeterna


Per quanto il produttore non lo amasse, il film rispecchia il suo immaginario fantastico con la spedizione che si trova a contatto con una realtà aliena, il gigantesco gorilla di King Kong, il folle proprietario dell’isola de La pericolosa partita, l’oggetto sessuale qui però non è la donna ma forse per la prima volta il belloccio Randolph Scott che si destreggia a fatica tra la prolissa Tanya e l’altera e immortale regina di Kor.



La donnaeterna


Forse il cast è l’elemento più debole della pellicola: Nigel Bruce, noto Watson cinematografico, che non si accorge, come i compagni, del resto, che i cannibali non sono per nulla amichevoli e il paiolo incandescente viene preparato per essere un “simpatico” ornamento della sua testa è solo risibile senza nessuna venatura spaventevole.
Entusiasmante invece il reparto scenografico di chiara matrice deco in grado di ricostruire un’opulenta citta nascosta e creare fantastici balletti che preludono al cruento destino a cui Tanya si sottopone spontaneamente per amore; e al look di Colei a cui si deve obbedire si ispira la Regina Cattiva della Biancaneve disneyana.

Il mondo perduto

The lost world
USA 1925
con Wallace Beery, Lloyd Hughes, Bessie Love, Lewis Stone, Arthur Hoyt, Bull Montana, Alma Bennett, Leo White, Margaret McWade

regia di Harry Hoyt


Il mondo perduto


Il professor George Challenger racconta che la spedizione perduta del professor Maple White ha trovato un altopiano in Sud America dove vivono ancora animali preistorici. Deriso a una conferenza, Challenger sfida gli altri scienziati a seguirlo in una nuova spedizione per verificare la scoperta. Accettano il vecchio entomologo Summerlee, il cacciatore John Roxton e il giornalista imbranato Edward Malone che deve dimostrare alla fidanzata di essere un uomo coraggioso per guadagnare la sua mano. Alla spedizione si aggiunge anche la figlia di White, Paula. Il gruppo raggiunge l’altipiano e conferma l’esistenza degli animali preistorici che però dimostrano grande intelligenza e li bloccano sull’altipiano. Lord Roxton, innamorato di Paula, ritrova lo scheletro di Maple White e trova una via di fuga. Intanto inizia un’eruzione vulcanica che mette in ulteriore pericolo la spedizione. Scesi dall’altopiano trovano un brontosauro che era precipitato in una palude durante lo scontro con un allosauro e decidono di portarlo a Londra ma l’animale riesce a liberarsi seminando il panico nella città prima di inabissarsi nelle acque del Tamigi.



Brontosauro


Dal racconto omonimo di Arthur Conan Doyle, che compare in alcune immagini nell’introduzione del film, il film capostipite del genere preistorico: da King Kong a Jurassic Park passando per Godzilla, non vi è pellicola che non lo citi.
Il film riesce ancora a stupire per gli effetti speciali di Willis H. O’Brien in stop motion e gli scontri tra i vari dinosauri, le loro fughe per salvarsi dall’eruzione vulcanica sono ancora convincenti.
Un vero blockbuster dell’epoca che mescola fondali dipinti, trasparenti (gli animali selvatici in primo piano mentre la spedizione passa in canoa accanto ad essi), cartoni animati, modellini e riprese dal vero.
Come in tutti i blockbuster non mancano i tocchi umoristici, il burbero professor Challenger che non sopporta i giornalisti e mette in fuga il balbettante Malone, i due uomini di fatica che sono rimasti al campo base sotto l’altopiano con la scimmia Jocko, creano momenti di leggerezza che stemperano le scene drammatiche degli scontri tra i dinosauri e l’inquietante figura dell’autralopiteco: il mondo perduto è davvero un mondo dominato dalle più crudeli leggi della natura.



The lost world


Non può mancare ovviamente la storia d’amore e a questo scopo viene introdotta la figura di Paula White, che non figura nel racconto di Conan Doyle, di lei è innamorato il cacciatore, lord Roxton ma la passione scoppia con il giornalista Malone. Paula sa che è fidanzato ma cede alla passione nella parentesi “fuori dal mondo” e quando torna al campo base si ritrae e si adegua alle convenzioni della civiltà, ma nel parapiglia della Londra devastata dal brontosauro Malone incontra Gladys che non lo ha aspettato e si è accontentata di sposare un modesto impiegato abbandonando i suoi romantici desideri di ragazza di sposare un eroe che avevano indotto Malone a imbarcarsi nella folle avventura di Challenger. Trionfa così l’amore con Paula mentre il brontosauro s’inabissa nelle acque del Tamigi e chissà se ha trovato rifugio nelle acque di Loch Ness visto che le apparizioni di Nessie nel XX secolo iniziano nei primi anni ’30…



Thelostworld


Il mondo perduto vanta anche il primato di essere il primo film trasmesso in volo, su un dirigibile in viaggio tra Londra e Parigi, nel 1925.
Considerato a lungo un film perduto, è stato oggetto di un profondo restauro che unisce materiali di diverse copie o spezzoni della pellicola.

Dr. Cyclops

USA 1939
con Albert Dekker, Thomas Coley, Janice Logan, Charles Halton, Victor Kilian, Frank Yaconelli
regia di Ernest B. Schoedsack



Drcyclops


Il dottor  Alexander Thorkel conduce da alcuni anni una vita ritiratissima nella foresta andina quando chiede l’aiuto di una spedizione scientifica. Ai tre membri della spedizione si unisce durante il viaggio Steve Baker, un minatore che ha comprato i muli già prenotati dagli scienziati. Thorkel si mostra gentile con i nuovi arrivati ma ha bisogno giusto di una consulenza per i suoi problemi di vista e poi vorrebbe che se ne andassero lasciando piuttosto sconcertati gli scienziati che s’incuriosiscono della misteriosa ricerca di Thorkel: con l’aiuto di Pedro, il solo aiutante dello scienziato, scopriranno a loro spese che il dottore è riuscito a miniaturizzare gli esseri viventi, per loro fortuna il processo prevede il ritorno alle dimensioni normali nel giro di pochi mesi in cui dovranno sfuggire alle insidie della natura e ai propositi omicidi di Thorkel.


Dr cyclops


Uno degli ultimi lavori di Ernest B. Schoedsack, il regista del celebre King Kong codiretto con  Merian C. Cooper che qui figura solo come produttore. Dr. Cyclops è famoso per essere il primo film horror in technicolor.



Dottorcyclops


La trama ha certe somiglianze con i classici, King Kong e La pericolosa partita che diedero fama al regista: località esotiche ed isolate, lo scontro con la natura selvaggia. Thorkel si distingue dalla schiera di scienziati pazzi che lo hanno preceduto per una certa venatura di propaganda antinazista di cui si ammanta la vicenda già nella sequenza iniziale: il grande giacimento di radio viene scoperto da un allievo di Thorkel che vorrebbe l’aiuto dello scienziato per sfruttarlo a scopi benefici ma Thorkel non esita ad uccidere il giovane collega per impadronirsi del giacimento e sfruttarlo perle proprie ricerche. Come se non bastasse, il dottor  Bulfinch, capo della spedizione, ucciso da Thorkel per impedire che riacquisti le dimensioni normali, lo apostrofa dicendo che non capisce come Dio possa ammettere l’esistenza di mostri come Thorkel.



Dr.cyclops


La trama poi si perde nel mostrare come le cinque vittime del Dr. Cyclops riescano a sopravvivere con l’ingegno agli attacchi di esseri che normalmente sono innocui, come il gatto Satana o peggio un coccodrillo. L’intento è soprattutto quello di mostrare gli effetti speciali della miniaturizzazione oggi un po’ datati, si vede l’uso dei trasparenti e la mano meccanica di Cyclops quando solleva le sue cavie umane. Effetti speciali usati qualche anno prima da Tod Browning ne La Bambola del diavolo, alcune idee come quella del gatto tornano anche in Radiazioni BX: distruzione uomo.

La Pericolosa Partita

The most dangerous game
Usa 1932 RKO
con Joel McCrea, Leslie Banks, Fay Wray
regia di Ernest B. Schoedsack & Irving Pichel
conosciuto anche con il titolo italiano di
Caccia Fatale



Themostafdangerousgame


Una nave affonda nelle secche accanto a un’isola creduta disabitata, si salva solo Robert Rainsford, celebre per le sue battute di caccia grossa. L’uomo trova un maniero abitato da un nobile russo, il conte Zaroff che ospita nella magione due persone sopravvissute a un predecente naufragio, i fratelli Eva e Martin Trowbridge. La ragazza mette subito in guardia Rainsford sugli strani comportamenti del conte e dopo la scomparsa di Martin, Robert e Eva scoprono il destino che li attende: Zaroff pratica la caccia all’uomo e ritiene la donna il premio per chi vince la battuta di caccia, se le due prede supereranno la notte sfuggendo al cacciatore otterranno la libertà..

Un classico della filmografia dell’orrore anni ’30 firmato da Ernest B. Schoedsack in coppia con Irving Pichel  mentre Merrian C.Cooper produce e ottimizza i costi di produzione sfruttando il medesimo set in notturna per girare con Schoedsack King Kong, che uscirà l’anno successivo.

Pericolosapartitafraywray

Anche il cast è in gran parte lo stesso, soprattutto Fay Wray trofeo di caccia dai corti capelli bruni per La pericolosa partita di giorno e bionda preda della bestia sul set notturno di King Kong.
I protagonisti maschili Leslie Banks e Joel Mc Crea invece non figurano nell’altro film: sono due facce della stessa medaglia, appassionati di caccia grossa, Zoroff conosce Rainsford di fama e pensa che il cacciatore possa capire lo “sport” che ha inventato, rimanendo offeso e deluso davanti al disgusto del collega che durante la fuga per salvarsi la vita comprende la sorte degli animali a cui ha sempre dato la caccia. Una sorta di proto animalismo che troviamo anche in King Kong dove si parteggia per l’animale strappato al suo ambiente.

TheMostDangerousGame

Le analogie tra le due pellicole, infatti, non sono solo relative al set ma anche all’idea di esotismo di  Schoedsack e  Cooper: luoghi remoti e selvaggi accessibili via mare, dove vige una legge ben diversa da quelle del vivere comune e il regno del delirante Zoroff, impazzito durante una battuta di caccia, è ben più inquietante del mondo di Kong la cui storia è più articolata in quanto sarà il divino scimmione a smarrirsi di fronte alla follia umana della cosiddettà civiltà.
PericolosapartitabattenteLa simbologia del film è molto interessante: i titoli di testa scorrono sul battente del castello di Zoroff che rappresenta un animale mostruoso che tiene tra le braccia una fanciulla svenuta, immagine molto simile a quella sull’arazzo lungo lo scalone dove la donna è rapita da un centauro. I richiami vanno ovviamente a King Kong ma la scultura del battente richiama anche i manufatti della stagione Rko firmata Val Lewton (la statua di Cat People, per esempio) come se il produttore chiamato a risollevare le sorti della casa di produzione volesse rinsaldare il legame con la RKO degli esordi.

Un gatto a Parigi

UngattoaParigi La doppia vita di Dino, gatto parigino che di notte accompagna Nico, ladro dal cuore d’oro nelle sue scorribande e di giorno è il fedele compagno di Zoe, una bambina che ha smesso di parlare dopo la morte del padre. Quando la ragazzina viene rapita saranno il gatto e il ladro a correre in suo aiuto..

Arriva anche in Italia, con quattro anni di ritardo l’acclamato cartone animato di Jean-Loup Felicioli e Alain Gagnol, Une vie de chat, che nel 2010 era stato anche in lizza per gli Oscar tra i film d’animazione.
La storia è molto delicata, incentrata sul difficile rapporto che si è venuto a creare dopo la morte del padre, tra Zoe e la madre Jeanne, commissario di polizia divisa tra i doveri materni e la ricerca del feroce Victor Costa, l’assasino del marito.
Il tratto del disegno è originale, soprattutto rispetto agli standard contemporanei, io ci ho visto qualcosa dello stile di Folon.
Il gioco di sottili richiami è quello che può intrigare maggiormente lo spettatore adulto, non si tratta di citazioni smaccate ma il ladro acrobata fa ricordare che Cary Grant in Caccia al ladro era soprannominato Il gatto per le fughe sui tetti, il rifugiarsi a Notre Dame e le acrobazie tra i gargoyles richiama Il Gobbo di Notre Dame mentre è quasi una citazione di King Kong, l’onirica visione del “Colosso di Nairobi” che attraversa Parigi: la pellicola sa infatti coniugare una trama dai risvolti gialli a sequenze surreali.

Lo Hobbit – la desolazione di Smaug

LoHobbitLadesolazionediSmaug Il secondo capitolo de Lo Hobbit inizia con un breve prologo, il primo incontro tra Thorin e Gandalf e si conclude bruscamente con Smaug che si leva in volo infuriato con l’intento di distruggere Esgaroth, non c’è nulla che ricolleghi al capitolo precedente, tantomeno la cornice del racconto scritto da Bilbo ormai vecchio.
Questa scelta stilistica mi da l’impressione che il passaggio nelle sale sia una tappa obbligata della trilogia ma non il fine ultimo che pare essere la versione in DVD, blu ray o qualche altra diavoleria con cui gustarsi a casa propria, magari con un televisore 3D, l’intera saga in un’unica maratona o per lo meno senza dover aspettare un anno tra un episodio e l’altro.
Detto questo, ho trovato La desolazione di Smaug meno deludente di quanto si dice, la prima parte è molto bella: i ragni di Bosco Atro mi sembrano un omaggio ai film fantastici degli anni ’50/’60 come L’isola misteriosa o Giasone e gli argonauti dove comparivano mostruose creature eredi di King Kong o Godzilla (e non c’è certo bisogno di ricordare la passione di Jackson per King Kong!).
Se la ricomparsa di Orlando Bloom nei panni di Legolas ci ricorda il passaggio del tempo e gli scontri tra Gandalf con le emanazioni di Sauron sono debitrici ai dissennatori di Harry Potter, è veramente ottima la ricostruzione in perfetto stile fiammingo della città di Esgaroth, italianizzata in Pontelagolungo.
Ad essere desolante è proprio Smaug, che entra in scena in maniera imponente ma poi si perde in un prolisso dialogo con Bilbo, a dimostrazione che la lunga solitudine tra i tesori di Erebor non l’ha reso poi tanto dissimile dal povero Gollum. Anche la battaglia tra il drago e i nani è piuttosto noiosa e il doppiaggio di Luca Ward troppo affettato, cosa insolita per l’ottimo doppiatore.

L’alba del pianeta delle scimmie

Un gruppo di scimpanze’, che vive allo stato brado nella foresta, viene catturato per essere portato in un laboratorio a San Francisco dove verra’ utilizzato per sperimentare nuovi farmaci contro l’alzheimer. Una femmina risponde in maniera eccezionale alla cura ma il giorno della presentazione del prodotto agli azionisti, l’animale diventa particolarmente aggressivo. Solo dopo l’eliminizione del gruppo si scoprira’ che la rabbia della scimmia non era una conseguenza del farmaco ma nasceva dall’istinto di protezione verso il suo piccolo nato all’insaputa dei veterinari che la controllavano. Will Rodman, lo scienziato che portava avanti la ricerca, si ritrova ad occuparsi del piccolo scimpanze’ che fara’ la gioia del vecchio padre malato di alzheimer e si accorge ben presto che il cucciolo ha assorbito per via fetale i medicinali somministrati alla madre sviluppando in maniera esponenziale il proprio quoziente intellettivo. Dopo alcuni anni Cesare, per difendere l’amato padrone, aggredisce il vicino di casa e finisce in un centro di accoglienza per primati, qui lo scimpanze’, che in virtu’ della sua intelligenza si poneva gia’ delle domande sulla propria natura, si vede costretto a scegliere tra il legame con gli uomini o l’appartenenza alla propria specie..


Lalbadelpianetadellescimmie

Pur essendo un buon film di genere dagli ineccepibili effetti speciali, L’alba del pianeta delle scimmie ha il sapore dell’occasione mancata perche’ la storia e’ estremamente originale ed interessante e se tutte le parti fossero state sviluppate con la medesima attenzione ci saremmo trovati davanti ad un capolavoro, o quasi. Se la presa di coscienza di se’ da parte di Cesare e’ seguita con cura, altrettanto non si puo’ dire del personaggio di Will, lo scienziato che suo malgrado si trova a fare da padre a Cesare. Non vengono analizzati i conflitti del legame con una creatura a cui lo lega un rapporto da una parte affettivo per la convivenza e dall’altra di sfruttamento visto che appartiene alla razza che viviseziona giornalmente per i suoi esperimenti; ne’ il fidanzamento con la bella veterinaria dello zoo introduce un dibattito sul diverso modo con cui rapportarsi agli animali. Attenzione, non voglio dire che questo film dovesse essere l’occasione per riflettere sulla cattivita’ e sulla vivisezione, ma piuttosto rileggere stilemi tipici dei film di mostri della Warner anni ‘30 perche’ e’ indubbio che il legame conflittuale tra Cesare il suo creatore faccia pensare al mito di Frankentein. Di certo la figura di Will Rodman avrebbe meritato maggiore cesellatura visto che la trama si evolve anche grazie a un potenziamento del farmaco che causera’ un contagio mortale tra gli esseri umani, tema rimasto un po’ in sordina ma che avra’ certamente spazio nel probabilissimo secondo capitolo, visti gli ottimi incassi. L’unico modello a cui sembra rifarsi il regista e’ The elephant man nella presa di coscienza della propria umanita’ da parte del “mostro” e la visita notturna del guardiano con l’amico e le due ragazze da broccolare cita espressamente una scena del capolavoro lynchiano, come anche il NO urlato da Cesare: l’autodeterminazione passa sempre attraverso la ribellione, quantomeno vocale.
Il regista, Rupert Wyatt, sta molto attento a non cadere nel citazionismo del cinema legato alle scimmie o forse lo fa in una maniera estremamente sofisticata: quando Buck, il gorilla luogotenente di Cesare si lancia sull’elicottero per salvare il suo capo e’ impossibile non pensare a una rivincita metacinematografica di King Kong e tutte le volte che le scimmie maneggiano un oggetto “tecnologico” in particolare il taser del guardiano bastardo, desideri fortemente che lo lancino in alto in omaggio a 2001, Odissea nello spazio: la citazione non piu’ espressa ma solo evocata.

Il mostro della laguna nera

Ilmostrodellalagunanera Creature from the Black Lagoon
1954, Warner Bros
con Julie Adams e Richard Carlson
regia di Jack Arnold

Degli scavi lungo le coste del Rio delle Amazzoni portano alla luce i resti di uno strano fossile dalla mano palmata. La spedizione, per continuare le ricerche, risale un affluente del fiume fino ad arrivare ad una laguna fuori dal tempo, chiamata la Laguna Nera che si scoprira’ essere abitata da un mostruoso essere anfibio.

Celeberrima variazione sul tema della bella e la bestia, decisamente debitrice di KingKong che e’ passata alla storia per essere la prima pellicola che delinea la figura del mostro in maniera non del tutto negativa, facendo apparire molto piu’ “mostruoso” il capo della spedizione, Mark che non esita a mettere in pericolo di vita tutti i suoi compagni pur di riuscir a catturare la bestia, mentre il suo antagonista David impersona un atteggiamento nuovo nei confronti del diverso: desiderio di conoscenza e riconoscimento del suo diritto all’esistenza, ma del resto il film e’ del 1954, e la stagione del grandi mostri targati Warner era conclusa da un pezzo.
L’innamoramento del mostro per la bella Kay si vena di sottile erotismo mostrando l’anfibio in atteggiamenti voyeristici nei confronti della ragazza, voyerismo acquatico dato che il mostro la segue mentre Kay nuota con uno stile degno di un balletto di Ester Williams. Forse il punto meno sottolineato di questo film cosi’ celebre e’ proprio l’importanza delle scene subacquee che rappresentano una buona parte del film: sono girate molto bene e rendono particolare una scenografia altrimenti molto povera: il travestimento del mostro e’ quasi risibile, ma in acqua acquista un suo fascino e la prima volta che la creatura appare nella sua interezza sott’acqua riesce ancora oggi a strappare un soprassalto.

I 75 anni dell’Empire State Building

Empire

Ieri ho sentito alla radio che l’Empire festeggiava i 75 anni, il sito ufficiale riporta come data di apertura il primo maggio 1931; qualunque sia il giorno esatto, quale occasione migliore di questo anniversario per tirare fuori dal cassetto un pezzo che ho scritto sul grattacielo piu’ cinematografico del mondo?

L’Empire State Building, splendido edificio decò costruito tra il 1929 e il 1931 è una delle mete obbligate per chi si reca a New York: ormai non è più il grattacielo più alto del mondo, ma rimane uno dei simboli della Grande Mela, ed è entrato anche nell’immaginario cinematografico.
Nell’empireo di celluloide il grattacielo entrò due anni esser stato edificato, nel 1933, quando venne girata una delle scene più famose della storia del cinema: King Kong che lotta contro gli aeroplani aggrappato al pennone dell’Empire.
King Kong racconta di un gorilla gigante strappato all’isola fantastica dove vive; trasformato in fenomeno da baraccone per la gioia dei newyorkesi, il potente gorilla riesce a scappare dalla gabbia e scalato l’Empire come fosse una montagna viene assassinato da un attacco aereo.
Nel celebre film di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack non mancano i riferimenti al mito della bella e la bestia, infatti Kong si innamora della bella Ann Darrow e sacrifica la sua vita pur di salvarla. Il film portò molta notorietà all’attrice che interpretò il ruolo, Fay Wray, e quando l‘attrice è scomparsa nel 2004, le luci che perennemente illuminano l’Empire sono state spente in suo onore.

Kingkong

Le avventure di King Kong sono state riprese più volte ma i remake ufficiali sono due: quello del 1976 dove nelle locandine il gorilla poggia sulle Twin Towers: il film si segnala per il debutto di Jessica Lange nella parte della bella e per gli effetti speciali curati da Carlo Rambaldi e alla fine del 2005 e’ uscito il rifacimento di Peter Jackson: nonostante il regista uscisse dal successo della trilogia tolkeniana de La compagnia dell’anello, la sua nuova pellicola non e’ riuscita a sbancare i botteghini.
Se King Kong ha reso indimenticabile il profilo del grattacielo, i suoi interni hanno fatto da scenario a un altro famoso film anche questo rifatto tre volte, di un genere completamente diverso da quello avventuroso del celebre gorilla, il melodramma An affair to remember, titolato in italiano Un amore splendido. La versione più famosa del film è quella del 1957 con Cary Grant e Deborah Kerr; si narra l’incontro di un uomo e una donna su una nave, mentre tornano dall’Europa: i due si innamorano ma avendo dei legami precedenti, si danno sei mesi di tempo per capire se il loro è vero amore e fissano un appuntamento sulla terrazza dell’Empire. L’uomo si presenta all’appuntamento a differenza della donna; amareggiato, pensa che per lei si sia trattato solo di un’avventura passeggera, solo tempo dopo la rincontrerà su una sedia a rotelle: un’auto l’aveva investita mentre si stava recando al loro appuntamento!

Amoresplendido_1

Il film è firmato da Leo McCarey che aveva già diretto una prima versione della pellicola nel 1939, intitolata Un grande amore (Love affaire), stessi titoli per il pessimo remake del 1999 che vede protagonisti Annette Bening e Warren Beatty. In qualunque versione il film sia conosciuto, la pellicola resta un caposaldo della commedia sentimentale e infatti nel 1993 la regista Nora Ephron omaggia la famigerata storia d’amore che doveva coronarsi sull’Empire State Building facendo incontrare sulla cima del palazzo Meg Ryan e Tom Hanks, protagonisti del suo Insonnia d’amore (Sleepless in Seattle).

EmpirewarholL’indissolubile legame tra l’Empire State Building, New York e il cinema è sottolineato dal film sperimentale di Andy Warhol che ancora una volta indaga nel suo modo dissacratorio, i simboli pop in Empire (1964), una ripresa a telecamera fissa puntata sul famoso edificio lunga otto ore.

Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro

Il film e’ indubbiamente molto carino e divertente, ma solo l’Academy Award  poteva reputarlo migliore della poeticissima Sposa Cadavere di Tim Burton: come eguagliare la magia del commovente volo di farfalle finale?




Wallace&gromit


Il paesino di Tottington vive solo per l’annuale fiera di verdure giganti ed il geniale Wallace con il fido cagnetto Gromit dirige un’agenzia di disinfestazione compassionevole di conigli: praticamente li catturano per liberarli solo dopo la fiera; per risolvere definitivamente il problema l’ingenioso Wallace prova a sperimentare una macchina di sua invenzione che condiziona la psiche: l’intento sarebbe quello di far disgustare i conigli delle verdure, ma gli esiti saranno molto diversi…

Dopo 16 anni di cortometraggi (gia’ premiati con l’Oscar) il mitico duo inglese in plastilina, nato dalla fantasia di Nick Park della Aardman Animation, e’ protagonista di un divertente lungometraggio dal messaggio pacifista e vegetariano giocato tutto sulle atmosfere horror, dai classici anni’ 30 targati Universal: il film si apre con una ripresa pressoche’ fedele de Il dottor Jekyll e Mr Hide del 1941 (quello con Spencer Tracy): il bobby che cammina fischiettando per le strade fumose di nebbia mentre un cancello cigola improvvisamente; ma l’excursus nel filone horror arriva anche a riproporre la celeberrima trasformazione di Un lupo mannaro americano a Londra.
Al citazionismo dei classici ci hanno gia’ abituato i cartoni americani, ma in questa pellicola il gioco e’ piu’ sottile e raffinato, rovesciando o accennando solamente a situazioni filmiche arcinote: il coniglio mannaro sul pennone, a differenza del King Kong che cita, non verra’ abbattuto dall’aeroplano ma sara’ lui stesso a gettarsi per salvare lo Spitfire in caduta libera e non c’e’ bisogno della scalinata per pensare alla Corazzata Potiemkin vedendo una signora che fugge con una carrozzina.
Altro punto a favore del duo Wallace&Gromit sta nell’ingenuita’ della rappresentazione: dopo qualche anno di dominio della perfetta stilizzazione in stile Pixar le figure poco piu’ che sbozzate nella plastilina assumono una dimensione di grande freschezza ed il saggio Gromit e’ adorabile: pur essendo privo di parola, riesce ad essere estremamente comunicativo solo scuotendo la testa o alzando gli occhi al cielo.