Cogan – Killing them softly

Due balordi accettano di compiere una rapina in una bisca gestita da mafiosi perchè il tizio che l’ha in gestione una volta aveva organizzato una finta rapina per intascare i soldi. A risolvere i problemi per conto della mafia arriverà il serial killer Jackie Cogan.

Cogan

L’azione si svolge nel 2008, nei mesi complicati che segnarono l’inizio della crisi economica americana e l’elezione di Obama e i discorsi politici fanno da contrappunto a questa vicenda di banale vita quotidiana malavitosa dove anche la figura del fuorilegge ha perso il suo fascino: i capi non si vedono mai ma possiamo intuirli vestiti in doppiopetto, riuniti in un ufficio situato ai piani più alti di qualche grattacielo che demandano all’avvocato il compito di impartire gli ordini a Cogan. Nei livelli più bassi della malavita alligna un ridicolo pressappochismo per cui i due rapinatori si presentano nella bisca indossando i guanti da cucina. Nel mezzo c’è il cinico Jackie, perfezionista che vive ancora la sua professione con un certo stile d’altri tempi, non a caso le musiche che accompagnano le sue azioni partono da Johnny Cash per risalire fino a brani anni ‘30, quando la figura del fuorilegge aveva un che di mitico.
L’ultima regia di Andrew Dominik, divenuto celebre con L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, manifesta i pregi e i difetti dell’autore, il suo gusto per il citazionismo per cui i delinquenti son logorroici come quelli di Tarantino (ma è anche una caratteristica dello scrittore George V. Higgins dal cui romanzo Cogan’s Trade è tratta la pellicola) e il vezzo del tecnicismo da cui Dominik non sa proprio liberarsi: le scene durano sempre un po’ troppo (anche la morte del povero Ray Liotta) e soprattutto la scena lisergica dei due rapinatori strafatti è talmente tirata per le lunghe da diventare noiosa.
Nel complesso un film non pienamente riuscito ma interessante.

Un uomo senza scampo

I walk the line
USA 1970
Con Gregory Peck, Ralph Meeker, Estelle Parsons, Tuesday Weld
regia di John Frankenheimer


Unuomosenzascampo

Una piccola contea del Tennessee e’ sotto il controllo dello sceriffo Henry Tawes; un giorno lo sceriffo incontra casualmente una bella e giovanissima ragazza, Alma McCain, e se ne invaghisce ma la ragazza si lascia sedurre solo per proteggere gli interessi della famiglia, da sempre coinvolta nella produzione di alcol di contrabbando…

Un film asciutto che racconta la classica crisi di mezza eta’ di un uomo maturo che perde la testa per una ragazza piu’ giovane. Gregory Peck rende perfettamente tutti i patemi e i dubbi dell’uomo ormai rassegnato alla monotona routine lavorativa e familiare: lo sceriffo Tawes e’ ormai arrivato all’apice di una carriera che non offre molti sbocchi nella profonda provincia americana e infatti il caso in cui lo vediamo coinvolto e’ quello della disputa per il taglio di un albero. A casa lo aspetta una moglie orami sfiorita e comprensiva, una figlia e il padre un po’ svanito che da anni attende il ritorno della moglie e delle due figlie morte in un incidente d’auto.
Unuomosenza scampoL’incontro con la bella Alma, (una luminosa Tuesday Weld) sembra ridare la speranza allo sceriffo disposto a lasciare tutto per rifarsi una vita con lei da un’altra parte, ma la ragazza ha piu’ a cuore gli interessi poco puliti della famiglia e portera’ lo sceriffo a coprire piu’ volte le attivita’ illegali dei McCain, fino a coprire l’omicidio del viscido vicesceriffo che vuole sfruttare la tresca del suo capo per fare carriera.
Il taglio che il regista da’ alla vicenda e’ estremamente malinconico con una scenografia di vecchie case abbandonate nel mezzo di una natura rigogliosa ma indifferente. Rimane sospesa la dimensione temporale: gli abiti e l riferimento alla produzione clandestina di alcol sembrano spostare l’azione ai tempi della Depressione ma le auto sono inequivocabilmente quelle degli anni ‘70.
Colonna sonora firmata da Johnny Cash e la canzone principale da’ anche il titolo al film.