Cado dalle nubi

Cadodallenubi

Checco Zalone e’ stato un mattatore televisivo del 2009, indicato come colui che ha sdoganato la parolaccia in tv, inaspettatamente alla sua prima prova cinematografica Luca Medici trasforma la sua maschera di tamarro sboccato in un Candido piu’ composto che arriva dalla profonda provincia pugliese in quel di Milano per sfondare dome cantante dopo esser stato lasciato dalla storica fidanzata Angela.
Tra gaffes e sgrammaticature il buon Checco riuscira’ a conquistare una bella studentessa figlia di un padre leghista, convincere il cugino che lo ospita a rivelare la sua omosessualita’ ai genitori rimasti al paesello e vincere anche un talent show grazie anche alla sua intrinseca mediocrita’.

CadodallenubiUna storiellina esile esile che fallisce l’intento satirico sulla dicotomia tra provincia e metropoli, con un cast di estrazione prevalentemente televisiva ma che conferma la bravura di Dino Abbrescia che riesce a rendere credibile e misurata la figura un po’ macchiettistica del cugino gay. Di sapore televisivo anche il taglio fotografico sulla citta’ di Milano che pero’ si salva per una certa originalita’ puntano piu’ sul fuoriporta milanese (l’abbazia di Morimondo) che sui simboli classici della citta’.
Resta la capacita’ di far ridere e distrarre il pubblico con un prodotto leggero, esattamente quel che ci si aspetta (?) e che offre il cinema italiano che ha per protagonisti i comici televisivi.

Focaccia Blues

Focacciablues

L’incredibile storia della panetteria Di Gesu’ che ad Altamura e’ riuscita a sconfiggere il gigante del fast food, portando al fallimento la locale filiale McDonald’s, e’ raccontata attraverso una docufiction leggera ed ironica che mescola diversi ingredienti conditi dalla spettacolare bellezza del paesaggio murgiano. 
C’e’ il giornalista in viaggio in America che vuole portare il vessillo della focaccia pugliese davanti alla sede storica di Chicago dove inizio’ l’avventura McDonald’s e dove ora sorge anche un museo(!).
Focaccia bluesA far da contrappunto all’impero del fast food made in USA, facce e lavori d’altri tempi della gente di Altamura a testimoniare la gloria della tradizione, il tutto con un tono allegro e scanzonato sottolineato dai siparietti comici di Banfi e Arbore, ma soprattutto dalla surreale fiction, metafora dello scontro impari tra la tradizione pugliese e il re del cibo globalizzato, che vede l’arrogante Manuel, che gira con una corvette gialla, cercare di contendere al fruttivendolo Dante, che viaggia su un Ape scassato, le grazie della formosa signora pugliese. 
Imperdibili i titoli di coda con i bloopers della lavorazione. 
Focaccia blues e’ un raro gioiellino di intelligenza e freschezza che mette anche una gran fame, sara’ per quello che la sala del secondo spettacolo era affollata mentre il precedente delle 20,00 era deserto..

La Terra

RubinilaterraLuigi Di Santo, professore milanese, torna nel paese natale in Puglia per discutere la vendita di  una proprieta’  assieme ai tre fratelli: il maneggione Michele, il giovane Mario ed il burbero  fratellastro Aldo. I tesi rapporti familiari saranno complicati dall’omidio dello strozzino Tonino, di cui i fratelli Di Santo potrebbero essere responsabili.

Interessante ma fondamentalmente irrisolto,  il lavoro di Rubini trova molta difficolta’ nel legare il lato noir della vicenda e  la storia intima di Luigi,  spedito in gioventu’ a studiare a Milano per dissidi con il padre, che improvvisamente si ritrova a dover fare i conti con le proprie radici.
LaterraHo trovato piu’ interessante l’evoluzione della vicenda personale del protagonista mentre il giallo mi pare una parte un po’ posticcia del plot, che insegue la moda del rinato film di genere e per questo motivo il finale non mi ha convinto perche’ troppo "buonista" con l’appianamento di tutte le divergenze familiari.
Bella la prova di Bentivoglio, convincente Venturiello, mentre Solfrizzi e’ televisivamente sopra le righe, geniale Rubini (forse da sempre piu’ bravo come attore che come regista) nel dipingere il laido Tonino.
In ogni caso il regista si dimostra un buon costruttore di atmosfere morbose ed il finale in treno con  Luigi che racconta tutto (?) alla compagna e la sua voce e’ oscurata dal rumore del treno che  viaggia nei giochi di chiaroscuro delle gallerie e’ strepitoso.