Mario ha nove anni, un passato di abusi e violenze e la difficile speranza di un futuro migliore riposta nell’affido presso una coppia della Napoli bene.
Sembrerebbe incolmabile, ma non e’ poi tanta, per lo meno a livello emotivo, la differenza tra un bambino soldato ed un bambino della periferia napoletana se quest’ultimo si sceglie il primo come alter ego; del resto la guerra di Mario sara’ lunghissima, con un infanzia perennemente in bilico tra la speranza di una nuova; famiglia degna di questo nome e il richiamo della vita libera della periferia.
Nessuno sembra avvertire l’esigenza di Mario di non snaturarsi troppo, a parte Giulia, la madre adottiva, con il suo amore indiscriminato che da vita ad un rapporto intenso che opera una trasformazione anche fisica nella donna a partire dall’uso del rossetto: una necessita’ di venirsi incontro che la nostra societa’ compresa nell’uso di cellulari e videogiochi ha scordato ed il crudo realismo di Capuano non concede sconti nel mettere in luce tutti i punti di vista: la vita sfatta delle periferie dove si cerca di sopravvivere arraffando quel che si puo’, la borghesia rinchiusa nel proprio guscio che non osa mettersi in gioco e prendersi le proprie responsabilita’ (il rapporto con Mario sara’ cosi’ difficile per il compagno di Giulia da metterlo in fuga), il cieco rigore delle istituzioni che dovrebbero prendersi cura di Mario, assistenti sociali ed insegnanti che non sono in grado di affrontare la realta’ complessa di un bambino gia’ indurito dalla vita, ma non per questo meno fragile.