Questione di numeri

Da stasera la seconda stagione di 4400 sostituisce Numb3rs

Numb3rs

La prassi per le improvvise sostituzioni di telefilm in programmazione e’ sempre la stessa: come avvenne per Medium si inizia mandando in onda un evento sportivo (domenica scorsa i Mondiali di pattinaggio anziche’ Numb3rs) e poi il telefilm sparisce nel nulla.
Non mi spiace il ritorno della serie fantascientifica prodotta da Francis Ford Coppola, che tra l’altro suffraga una delle mie teorie (io ho sempre almeno una teoria per tutto!) sugli UFO e cioe’ che gli oggetti volanti che noi vediamo siano velivoli spaziali umani che in futuro viaggeranno attraverso il tempo, ma mi spiace il rinvio a data da destinarsi del telefilm prodotto da Ridley e Tony Scott che si stava rivelando piuttosto interessante, (l’episodio del grattacielo era decisamente carino ed omaggiava indirettamente Inferno di cristallo) soprattutto perche’ le dinamiche umane al centro del serial non erano quelle della squadra investigativa, come avviene di solito, ma piuttosto la famiglia Eppes formata dal genio matematico, Charlie il fratello investigatore Don ed il padre pensionato: i tre sono uniti nel ricordo della madre poco da poco piu’ di un anno per tumore.
Avrei seguito con interesse lo sviluppo delle dinamiche famigliari perche’ nei quattro episodi andati in onda non mi era ancora chiaro se il nucleo famigliare era davvero il tema portante del serial o un retaggio da sit-com.

Update la sostituzione del telefilm e’ stata cosi’ repentina che la registrazione su dvd porta ancora il nome di Numb3rs

V per Vendetta

In un futuro molto prossimo l’Inghilterra sara’ governata da una dittatura nazistoide che esercitera’ il controllo attraverso i media, dopo aver internato in campi di concentramento gli esponenti di razze, religioni ed orientamenti sessuali differenti ed averli usati come cavie per esperimenti scientifici.
Una notte in cui sfida il coprifuoco, Evey viene salvata da un misterioso individuo che si cela dietro una maschera: le loro strade si uniranno nel tentativo di liberare la nazione del tiranno..


VperVendetta

Benche’ Alan Moore, autore del fumetto, si dissoci totalmente dal film dei fratelli Wachowski per la diversa caratterizzazione data ai suoi personaggi, io ho trovato V per Vendetta molto interessante, piu’ profondo della maggior parte delle trasposizioni cinematografiche di celebri comics.


V per Vendetta

Dopo l’epopea di Matrix, tornano i fratelli Wachowski portando sullo schermo il fumetto di Alan Moore, illustrato da David Lloyd, che ha per protagonista un misterioso eroe chiamato V, che si cela dietro la maschera di Guy Fawkes, popolare eroe inglese, autore della fallita cospirazione della polvere da sparo che il 5 novembre 1605 doveva far saltare il Parlamento di Londra.
Diretto con mano forse non abilissima da James McTeigue, il film ripropone alcune delle tematiche basilari della saga di Matrix: il controllo da parte di una societa’ oppressiva ed alienante e la necessita’ di affrancarsi da essa assumendo uno sguardo lucido ed indipendente sulla realta’.

VpervendettaAmbientata in una Londra scura e claustrofobica la pellicola mette in atto alcuni capovolgimenti della precedente estetica filmica: se Matrix era stato il blockbuster che aveva lanciato la moda del futuribile e del tecnologico con combattimenti estremamente acrobatici, in V per vendetta si punta sul coinvolgimento intellettivo dell’eroe, piu’ che sulla sua abilita’ fisica, cosa che ha fatto tacciare il film di verbosita’. L’ambientazione dal futuribile della celebre saga, passa ad un gusto retro’ ed anche i protagonisti del film interpretano ruoli antitetici ad altri che li hanno resi celebri: dietro la maschera del ribelle si nasconde Hugo Weaving, il cattivissimo Agente Smith di Matrix, mentre John Hurt impersona il dittatore Adam Sutler che domina dai teleschermi, ruolo diametralmente opposto a quello che aveva nel film tratto dal capolavoro di Orwell, 1984 a cui questo lavoro si ispira.
I Wachowski mescolano le tematiche orwelliane agli aspetti piu’ romantici de Il fantasma dell’opera o de Il conte di Montecristo che viene chiaramente citato nel corso del film ed anche la denuncia contro i totalitarismi spazia da immagini che ricordano i lager nazisti a quelle che richiamano le prigioni di Abu Grahib o Guantanamo (la tunica-sacco di Evey durante la prigionia).
Analizzando il cast che presenta nomi di sicuro richiamo, tra tutti colpisce la prova di Stephen Rea nel ruolo dell’ispettore capo Finch che arriva a sconvolgenti conclusioni sul governo a cui ha sempre ubbidito (il personaggio ha subito pero’ molte modifiche rispetto all’originale del fumetto).
Nell’insieme un film che ha sicuramente delle imperfezioni, ma che rappresenta un passo avanti rispetto ai soliti blockbuster tratti dai fumetti andando ben oltre al solo aspetto ludico.

TransAmerica

Bree e’ un trans ormai prossimo all’operazione che la renderera’ definitivamente donna; manca solo una settimana all’intervento quando riceve una telefonata da una prigione di New York: dovrebbe pagare la cauzione per il figlio che non ha mai saputo di avere. Su consiglio della psicologa che la segue, Bree va ad incontrare il ragazzo, cercando di mantenere il segreto sulla propria idendita’…


Transamerica

Opera prima che affronta con leggerezza il tema spinoso della transessualita’ trasformandolo in un tema universale: e’ molto facile identificarsi con il bisogno di Bree di condurre una vita di menzogna per nascondere la propria vera natura. Come sempre succede nella vita, e’ un evento inaspettato e apparentemente catastrofico a permetterle di uscire dal guscio: la scoperta di quel figlio nato a sua insaputa; Toby e’ un ragazzo difficile: orfano della madre suicida, abusato dal patrigno, e’ diventato un ragazzo di strada dedito alla droga e alla prostituzione.
Il coprotagonsita pare una figura estremamente carica per un film che ha scelto i toni della commedia, ma il regista, Duncan Tucker, riesce a gestire la materia senza scadere mai nel patetico o nel ridicolo ed e’ interessare vedere una volta tanto un trans che, non solo non si droga ne’ si prostituisce, ma addirittura fa da contraltare a chi conduce questo tipo di vita.
L’incontro tra il Toby e Bree, che si presenta come una missionaria cristiana che deve redimere il ragazzo si trasforma in un viaggio, prima alla ricerca della radici di Toby, poi di quelle sempre negate di Bree che finalmente trova il coraggio di presentarsi a casa dei genitori che non hanno mai accettato la sua disforia sessuale.
TransAmerica non e’ solo un road-movie alla ricerca di se stessi, ma e’ anche un percorso tra figure genitoriali: la madre suicida di Toby, il patrigno pedofilo, la madre ossessiva di Bre, il padre assente sono le tappe attraverso le quali il padre e il figlio che non si conoscono dovranno muoversi per costruire il loro rapporto.
Felicity Huffman che ha vinto il Golden Globe per la sua interpretazione veramente notevole (anche se nel doppiaggio italiano si e’ perso il lavoro che l’attrice ha fatto sulla voce) e’ la Lynette del celeberrimo telefilm Desperate Housewives e mi fa molto sorridere il fatto che in questo ruolo che le apre una carriera cinematografica porti il nome di un’altra delle Casalinghe Disperate.

Notte Horror Politik!

Logostensen Uno spirito mefitico avvolge la prossima tornata elettorale del 9 aprile: in un paese praticamente spaccato in due, qualunque fazione vinca, l’altra meta’ del Paese prevede disgrazie e tormenti: per loro fortuna i toscani avranno modo di ironizzare sulla macabra situazione, infatti per stemperare questo clima angosciante l’Istituto Stensen di Firenze propone, in collaborazione con Joe D’Amato Horror Festival, Raro Video, Nocturno e Imasfx, una maratona notturna che si svolgera’ dalle 21.30 dell’8 aprile fino alle prime luci dell’alba del giorno successivo.
L’iniziativa propone lo spettacolo de Il Nido del Cuculo, lo stravagante gruppo di doppiatori livornesi, che per l’occasione virera’ in salsa horror politik il loro show a base di doppiaggi, vernacolo livornese e humour grottesco; a seguire tre film horror: il classico La maschera del demonio di Mario Bava, l’inquietante Il serpente e l’arcobaleno di Wes Craven e in anteprima il nuovo film di Joe Dante Homecoming (compreso nel progetto Masters of Horror) che racconta di soldati morti in Iraq che ormai zombie, si dirigono in massa verso i seggi per votare contro Bush.
L’Auditorium Stensen in Viale Don Minzioni 25/c ospitera’ l’evento addobbandosi con la giusta scenografia horror dove gli “zombi-elettori” potranno usufruire di gelide e sanguinose cabine elettorali in cui votare i candidati del terrore, da Nosferatu a Freddy Kruger, da Zio Tibia ad Alien.
Non mancherà la ‘colazione mannara’: paste calde, caffè e the gratuiti per mantenersi svegli.

Roma

RomaL’attesissimo colossal non mi entusiasmato piu’ di tanto, almeno per ora.
Colpa anche dello shock iniziale di vedere Roberto Giacobbo introdurre l’opera cercando di giustificare la scelta della Rai di mandare in onda una versione piu’ soft del serial (non si tratta di tagli, ma di scene rigirate appositamente in maniera piu’ edulcorata).
Non apprezzo particolarmente la scelta “estrema” di mostrare esplicitamente la violenza della vita dei romani del I secolo A.C., che mi pare arrivare diritta dritta dal successo di The Passion di Mel Gibson, non certo per pruderie ma perche’ ritengo da sempre l’allusione piu’ efficace dell’immagine mostrata: per esemplificare, nella versione italiana si intravede per un attimo uno schiavo marchiato a fuoco sul volto, presumo che nella versione integrale si sia indugiato molto su questo gesto che pero’ non avra’ mai la portata emotiva dell’evocazione dell’accecamento di Michele Strogoff nell’omonimo sceneggiato Rai della fine degli anni’70, dove ci si fermava su un angosciante primo piano della lama incandescente della spada.
Non posso certo essere d’accordo con la versione censurata della Rai, che oltre alla violenza limita le scene di sesso, (che faranno mai vedere, quei bacchettoni americani, l’hard-core in prima serata?) la motivazione allude alla morale cristiana che non vedo proprio cosa centri dato che l’azione si svolge un secolo primo della nascita di Cristo; credo che il vero motivo per cui in Italia certe cose non possano essere mostrate e’ che ancora vige l’ideale storico fascista (senza nessuna implicazione politica) della grandezza romana.


Rome

Altra delusione e’ stato nel finale dell’episodio: Cesare attraversa il Rubicone senza pronunciare la mitica frase Il dado e’ tratto, non so se sia stata scartata perche’ non suffragata da prove storiche, ma il fanciullo pescatore che guarda attonito il passaggio delle truppe senza spostarsi di un millimetro appartiene a un ideale romantico, ma scarsamente veritiero, per cui c’e’ sempre un ignaro spettatore mentre si fa la Storia.
Non voglio nemmen pensare che nell’ultimo episodio mi pugnalino Cesare sui gradini del Senato senza fargli pronunciare il Tu quoque Brute filii mii!
Altra cosa che mi ha disturbato sono state i volti scelti per impersonare gli antichi romani: Lucio Voreno sembra il sosia di Putin, sua moglie Niobe e’ un’attrice indiana, certamente bellissima, ma che ha poco a che spartire con l’iconografia della donna romana; Marco Antonio, poi, ha la faccia da tontolone, dopo che decenni di cinema ce l’hanno mostrato con il volto altero di Richard Burton o Marlon Brando.
La cosa veramente mirabile di Roma in realta’ sono i titoli di testa: non sono ancora riuscita a scoprire il nome del genio che li ha realizzati, ma mi pare di vedere la stessa mano che ha creato i titoli di Carnivale e Desperate Housewives: il tratto distintivo di questo artista e’ l’animazione di opere d’arte inerenti al tema del telefilm: se in Carnivale tutto partiva da un mazzo di tarocchi, in Desperate Housewives si ironizza con celeberrimi quadri che rappresentano delle coppie, da Adamo ed Eva ai Coniugi Arnolfini, mentre in Roma tutto nasce dai graffiti e dalle pitture parietali di Pompei: stupenda la Medusa a cui i capelli serpentini si staccano dal muro per agitarsi.

Edward Everett Horton

EdwardEverettHortonE’ stato il caratterista per eccellenza di tutte le grandi commedie degli anni ‘30 e ‘40 voluto, tra gli altri, da Ernst Lubitsch, Frank Capra, George Cukor e comprimario di molti film con la coppia Ginger Rogers e Fred Astaire firmate da Mark Sandrich.
Il suo fisico segaligno, l’andatura imbarazzata, il capello impomatato e l’espressione preoccupata o corrucciata lo resero perfetto per le parti di corteggiatore respinto, padre fanfarone ma soprattutto maggiordomo, ruolo che interpreto’ magistralmente in Angeli con la pistola (1961) una delle sue ultime apparizioni cinematografiche.
Edward Everett Horton nasce a Brooklyn il 18 marzo 1886. A vent’anni il debutto sul palcoscenico come ballerino e cantante; la carriera cinematografica inizia nel 1922 con Too Much Business, ma e’ nella stagione d’oro della commedia hollywoodiana che Horton diventa il caratterista per antonomasia, grazie anche alla sua voce un po’ tremula che ne favorisce l’adattibilita’ ai ruoli di comprimario.
L’attore si ritira dal cinema nei primi anni ’60 (l’ultima partecipazione e’ a Donne v’insegno come si seduce un uomo del 1964) e si dedica alla televisione.
Scompare il 29 settembre 1970.

Scheda imdb

Ovunque proteggi tour

Ieri sera sono andata a sentire Vinicio Capossela in concerto: entusiasmante.
La prima parte dello spettacolo e’ stata dedicata alla presentazione del nuovo album, Ovunque proteggi, e Capossela ha giocato molto con i toni misterici e fantastici del nuovo disco presentandosi sul palco vestito da mammutones da passeggio come si e’ definito lui stesso, mentre su uno schermo alle spalle dei musicisti si proiettavano giochi di ombre cinesi.
E’ stato uno spettacolo estremamente immaginifico dove l’artista ha incantato con le sue doti di intrattenitore e affabulatore, soprattutto nella seconda parte del concerto quando alle canzoni del passato si intercalavano raccontini e giochi col pubblico: alla fine di Corvo Torvo abbiamo gracchiato tutti insieme (alla faccia dei piccioni di Povia!) e visto che gracchiare non  e’ entusiasmante, Vinicio ha deciso che abbaiare era molto meglio, quindi il teatro si e’ trasformato in un covo di persone ululanti e ringhianti: estremamente liberatorio.
Da vero animale da palcoscenico  ha ironizzato su una delle sue canzoni piu’ belle (la mia preferita in assoluto) Con una rosa,  e dopo circa tre ore di spettacolo rutilante, a  luci gia’ accese e il pubblico gia’ in piedi, dopo la sferzata di energia de Il ballo di San Vito, Capossela ha chiuso con la canzone che da il titolo al nuovo album, Ovunque proteggi: non sono una grande frequentatrice di concerti, ma ho trovato puttosto inusuale, anche se generoso e coraggioso, che un cantante "butti via" la canzone di punta dell’album che sta promuovendo, ma fortunatamente Vinicio Capossela non e’  schiavo delle regole del mercato.

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Auguri picchiatello!

Lewis
L’attore è scomparso il 20 agosto 2017

L’ultimo genio della comicita’ cinematografica nasceva a Newark, New Jersey, il 16 Marzo 1926.
Come Chaplin e Keaton, Jerry Lewis si e’ interessato all’intero ciclo della produzione filmica, dalla musica alla tecnica, tanto da inventare di un tipo di telecamera ancora in uso, il video-assist.
Come Toto’ lasciava denari sulle porte dei bassi napoletani, Lewis ha ideato la maratona benefica del  Telethon.
A  Stan Laurel fu legato da un fitto rapporto epistolare.
La domanda sorge spontanea: la crisi  profonda del cinema dipende dalla crisi della comicita’, relegata alle battute grevi di un  Natale da qualche parte o un American Pie?

Il suo nome e’ Tsotsi

Tsotsi nello slang delle baraccopoli di Johannesburg significa gangster ed e’ il nome che ha scelto per se’ un giovanissimo homeless, capo di una banda di pericolosi teppistelli.
Un giorno Tsotsi ruba un auto, solo in seguito si accorge che sul sedile posteriore c’e’ un neonato..



IlsuonomeèTsotsi


Il film vincitore dell’Oscar come miglior film straniero mi e’ piaciuto, anche se non mi ha coinvolto moltissimo; a colpirmi maggiormente e’ stato l’incontro tra Tsotsi, delinquentello reso duro dalla vita e il piccolo passeggero: il ragazzo non ha certo voglia di accollarsi il peso rappresentato da un neonato ma il pianto del piccolo e le sue occhiate sembrano quasi dialogare con il cinico rapitore e alla fine hanno ragione della sua durezza.
La recitazione e’ secondo me il punto di forza del film: il giovane Tsotsi (Presley Chweneyagae) ha una presenza ferina e sulla sua faccia passano le espressioni di un adulto brutale, ma anche  quelle spaurite di un ragazzino.
Per il resto la pellicola scorre via senza particolari scossoni, con una trama "globalizzata" che si svolge nelle periferie di Johannesburg, ma avrebbe potuto aver luogho in qualsiasi metropoli del mondo;  il fortuito incontro tra adolescente e bambino e’ il prestesto per rievocare la triste esistenza di Tsotsi che diventa un ragazzino di strada per sfuggire al padre violento ed ubriacone.
Il finale aperto lascia uno  minimo spiraglio di speranza per il futuro del protagonista.

Tanner 88

TannerPer entrare nel giusto spirito dell’eventone politico (all’americana) di questa sera sarebbe consigliabile vedersi qualche puntata di Tanner 88, la miniserie televisiva firmata da Robert Altman diciotto anni fa e solo ora sbarcata su Cult, che mischiando satira e mockumentary, racconta la campagna politica di un candidato democratico alle presidenziali del 1988.
Il pilot della serie si apre  con la manager della  campagna elettorale  di Tanner che testa gli spot elettorali su un campione di pubblico, che non conosce il passato piu’ recente della nazione (la marcia per i diritti civili delle persone di colore a Selma, Alabama guidata da Martin Luther King) e mal recepisce l’allontanamento di Tanner dalla politica per un decennio per seguire la figlia malata, intanto il candidato e’ in tour elettorale nel New Hampshire accompagnato dalla giovane figlia che gli fa da assistente (Cynthia Nixon, alias la Miranda di Sex and the city) e alle costole ha un giornalista che vuole sapere tutti i "gossip" che lo riguardano perche’ convinto che questo sia l’unico modo per scoprire le motivazioni che spingono un leader.
In un breve preambolo introduttivo, Michael Murphy, l’attore che interpreta Tanner, ricorda come la campagna dell’88 sia stata la prima dove si  e’ enfatizzao lo scandalo personale: Gary Hart candidato tra le file dei democratici fu costretto a ritirarsi perche’ aveva un’amante, le cose sono peggiorate con il caso Clinton/Levinski, tanto che l’attuale presidente Bush si  e’ preparato all’ultima campagna presidenziale assumendo un investigatore che indagasse su di lui per poter far scomparire eventuali scheletri dall’armadio.
Le presidenziali del 2004 sono state il centro di una  nuova serie, sempre firmata da  Altman, Tanner on Tanner, che ha per protagonista Alex Tanner, la figlia del candidato che vuole fare un film sulle presidenziali che videro protagonista il padre; Cult le trasmettera’ di seguito agli undici episodi della prima serie, sempre il giovedi alle 21,00.