Frankenstein di Mary Shelley

Mary Shelley’s Frankenstein
USA 1994, TriStar Pictures
con Kenneth Branagh, Robert De Niro Helena Bonham Carter, Tom Hulce, Aidan Quinn, Ian Holm, Richard Briers, John Cleese, Robert Hardy, Cherie Lunghi, Celia Imrie
regia di Kenneth Branagh

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La nave del capitano Walton diretta al Polo Nord rimane incagliata sui ghiacci e trova un uomo allo stremo delle forze; accolto sulla nave, Victor Frankenstein racconta la sua storia al capitano della nave: di come la morte della madre lo abbia spinto a cercare di superare i confini della morte facendogli riportare in vita una creatura assemblata da diversi “materiali” (corpi). Inorridito dal risultato Frankenstein abbandona il Mostro al suo destino credendolo incapace di evolversi e non destinato a sopravvivere, invece l’essere riesce ad imparare a leggere e, letta la sua genesi sul diario del Dr. Frankenstein, decide di vendicarsi uccidendo il fratellino William e facendo incolpare la nutrice che viene linciata. La creatura si presenta a Frankenstein chiedendogli di trasformare la ragazza nella sua sposa ma il dottore rifiuta, il mostro allora uccide Elizabeth, la moglie del chirurgo. Frankenstein la riporta in vita ma la ragazza, contesa tra il marito e la creatura, preferisce uccidersi. Frankenstein e il Mostro iniziano una fuga verso il Polo fino all’incontro con la nave di Walton dove muore Frankenstein e la creatura decide di seguire la sorte del padre.

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Frankenstein di Mary Shelley è tornato in auge per le “somiglianze” con il Frankenstein di Del Toro che consistono nel recuperare la cornice del romanzo con la nave che s’imbatte in Frankenstein e la sua creatura mentre fa rotta verso il Polo Nord e la rinuncia del capitano nel proseguire la spedizione scientifica dopo aver conosciuto la storia del chirurgo.

Il film del 1994 fa parte di una trilogia di recupero di opere gotiche pensata da Francis Ford Coppola e iniziata con il suo Dracula di Bram Stoker.

La regia di Frankenstein fu affidata a Kenneth Branagh che veste anche i panni del protagonista, i dissidi con Coppola iniziarono subito e darei ragione al vecchio Francis: rivisto dopo trent’anni il film si conferma un’opera piuttosto calligrafica con grande sfoggio di costumi mentre la villa ginevrina è piuttosto spoglia con un grandissimo scalone che riprende la scala del Dracula del ’31 (stesso scenario del seguente Frankenstein).

Vorticosi movimenti di macchina e scene al rallenti spostano più il mood verso l’action piuttosto che verso il gotico. Da buon interprete shakespeariano Branagh esalta la componente romantica virando sul melodramma per quanto riguarda la storia di Elizabeth, orfanella accolta dai Frankenstein che diventa il grande amore di Victor che per riportarla in vita è disposto a profanare ancora una volta i confini tra la morte e la vita.

via GIFER

Per il ruolo della Creatura fu scelto De Niro e forse fu la prima volta che un attore acclamato accettò un ruolo in un genere allora sottostimato come l’horror, per quanto la prova dell’attore sia sempre stata osannata io non trovo nessun guizzo particolare mi ha ricordato i vilain precedenti de Gli Intoccabili o Cape Fear.

Rivisto oggi mi diverte l’antefatto: il personaggio di De Niro uccide il professor Waldman, mentore di Frankenstein per quanto riguarda gli studi galvanici, durante una campagna di vaccinazione contro la scarlattina e per questo viene impiccato e il suo corpo recuperato da Frankenstein per il suo esperimento, insomma la Creatura era un novax antelitteram.

The northman

USA 2021, Universal
con Alexander Skarsgård, Anya Taylor-Joy, Nicole Kidman, Ethan Hawke, Claes Bang, Willem Dafoe, Ralph Ineson, Kate Dickie, Björk, Tadhg Murphy, Olwen Fouéré, Ingvar Eggert Sigurdsson, Jon Campling, Murray McArthur, Gustav Lindh, Rebecca Ineson, Eldar Skar, Ian Whyte
regia di Robert Eggers


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Il re Aurvandill, tornato da una battaglia, inizia il figlio Amleth ai riti di passaggio per l’età adulta e subito dopo viene ucciso dal fratellastro Fjolnir. Mentre la madre Gudrun viene forzata a nuove nozze, Amleth è costretto a fuggire per salvarsi la vita. Si unisce a una banda di vichinghi che vive di razzie sui mari, un giorno dopo il sanguinoso saccheggio di un villaggio, Amleth incontra una veggente che gli ricorda il suo giuramento di vendetta verso l’assassino di suo padre. Scoperto che Fjolnir ha perso il regno che gli spettava di diritto e si è rifugiato in Islanda, Amleth non esita a mescolarsi agli schiavi destinati ai possedimenti dello zio. Durante il viaggio conosce Olga delle Betulle, una giovane maga, anch’essa destinata alla schiavitù presso Fjolnir. Dopo aver salvato il fratellastro Gunnar, Amleth riesce a conquistare la fiducia dello zio e inizia il suo piano di vendetta con l’aiuto di Olga ma durante un drammatico confronto con la madre che vorrebbe salvare, scopre che Gudrun non ha mai amato il padre ed è da sempre complice dello zio. Amleth uccide la madre ma poi viene catturato, liberato dai corvi, animali totemici del padre, Amleth decide di abbandonare i suoi piani di vendetta e fuggire con Olga di cui ormai è innamorato ma quando scopre che la ragazza è incinta e la sua progenie reale è destinata a continuare, preferisce finire la sua opera di vendetta



Thenorthman


Ispirandosi alle antiche saghe che dovrebbero aver ispirato anche Shakespeare, il regista americano Robert Eggers costruisce un blockbuster intriso di violenza arcaica e vendetta senza redenzione con incursioni nel fantastico. Tematiche che non sono certo innovative e seguono il solco tracciato da Il Trono di Spade: rivendicazioni di regni legittimi in un universo che mescola la più prosaica crudeltà umana alla dimensione fantasy.
L’elemento fantastico in The Northman non è dato da animali o altri esseri mitologici, ma la rappresentazione visiva del mondo spirituale della civiltà vichinga, nate dalla fede (la valchiria che trasporta l’eroe nel Valhalla) poteri paranormali (le visioni riguardanti la progenie futura di Amleth) o l’uso di allucinogeni (il rito iniziatico del giovane Amleth). Paradossalmente l’indagine del mondo spirituale dei norreni, l’elemento “autoriale” che dovrebbe distinguere The Northman dai prodotti tipicamente action, è quello che funziona meno: da una ieraticità simbolica delle scene iniziali, in particolare dell’accoglienza del re Aurvandill o la presenza iconica di Bjork nelle vesti della veggente che richiama Amleth al suo compito di vendetta, si finisce a scene di sapore lisergico fino al deludente viaggio della valchiria, realizzata con una mediocre CG e un volo iniziale che ha lo stesso andamento di quello del drago di Never Ending Story: un’apparente caduta del soggetto volante che poi ricompare in cabrata dal basso dell’inquadratura.
Ho particolarmente sofferto la rappresentazione fantastica perché l’ho trovata stridente, mella sua mediocrità, con il resto del film: i paesaggi sono indubbiamente ammalianti ma anche la dimensione sanguigna, per non dire gore dell’opera è notevole: l’immagine di Amleth prigioniero è molto potente, richiama la pittura espressionista.
Il ritorno alle origini della più nota figura shakespeariana conserva le caratteristiche del pensoso principe di Danimarca descritto dal Bardo? qualcosa si può ritrovare: il dilemma della vendetta, se perseguirla o abbandonarla è declinata in maniera diversa: la complicità della madre con lo zio sconvolge Amleth che si risolve a lasciare l’Islanda con Olga e a ricostruirsi una vita, già imbarcati sulla nave che li porta in salvo, il principe ha la visione sul futuro della sua progenie e decide di portare a termine la sua vendetta, apparentemente è un controsenso ma solo eliminando l’eterno nemico Fjolnir, Amleth può assicurare la salvezza alla sua stirpe.
Notevoli le figure femminili e le loro interpreti: la determinata Olga è interpretata da Anya Taylor-Joy, la famosa Regina degli Schacchi lanciata dal film d’esordio di Eggers, The Witch ma soprattutto Nicole Kidman, inizialmente il suo ruolo pare poco più di un cameo ma lo scontro con il figlio è il momento cruciale del film che fa di Gudrun il personaggio più shakespeariano anche se da Amleto passiamo al livore di Lady Macbeth; l’unica nota stridente è ritrovare nel ruolo di madre e figlio la Kidman e Alexander Skarsgård che avevano già lavorato insieme pochi anni fa nella miniserie di successo Big Little Lies in cui interpretavano una coppia sposata vittima di un amore violento.

As you like it

Rosalinda, figlia del deposto duca, viene scacciata da corte dallo zio che ha usurpato il trono di suo padre. La ragazza, travestitasi da uomo, decide di partire alla volta della foresta di Arden dove il genitore guida una piccola corte; la seguono Celia, figlia del Duca Frederick ma legata da un affetto enorme alla cugina e il giullare di corte, Touchstone.
Nella foresta incontrera’ il giovane Orlando di cui si era innamorata a prima vista e sfruttando il suo abbigliamento maschile Rosalinda-Ganimede instaurera’ un gioco amoroso con il suo innamorato, che coinvolgera’ altre coppie…


As you like it

Brahagh adatta per il grande schermo un’altra opera del Bardo, la quinta per l’esattezza, ma questa volta non gli riesce il gioco di contaminazione tra cultura alta e bassa: il film patinatissimo, si rivela uno sterile esercizio di stile e il gioco amoroso shakeasperiano si perde nella estrema frammentazione del film, che ha anche episodi validi, ma che non riesce mai a legarsi in una storia compatta ed intrigante.
C’e’ un tentativo di creare un parallelo tra due storie di fratelli: il duca Frederick che depone il fratello maggiore (entrambi i ruoli sono impersonati da Brian Blessed) e il giovane Orlando privato dei suoi diritti signorili dal fratello maggiore, qualche scena di montaggio alternato tra le due vicende speculari si rivela interessante ma anche questo aspetto della trama si perde tra i mille episodi del film.


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Branagh ambienta la vicenda nel Giappone del XIX secolo quando l’impero nipponico si apre all’Occidente e molti mercanti, soprattutto inglesi, vi si trasferiscono con il loro bagaglio di cultura e tradizioni. Il miscuglio di popoli non pesa sulla pellicola, mentre la ricostruzione del mondo orientale (gli esterni son tutti girati in Inghilterra) e’ un po’ folcloristica: in alcuni momenti la foresta sembrava una composizione degna dell’Euroflora.


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Ottimo il cast, sia per gli attori di matrice shakeasperiana che per i protagonisti: divertente Molina nei panni del giullare, simpaticamente svanita Romola Garai (Celia) , ma su tutti trionfa la freschezza di Bryce Dallas Howard (la figlia di Ricky Cunningham, per intenderci)

Il ponte di San Louis Rey

PolipontesanlouisreyPaolo Poli e’ un ricordo sbiadito che appartiene ai tempi alla televisione in bianco e nero, epurato dagli schermi ben prima che le epurazioni televisive diventassero di moda e per lo scandalo delle sue opere teatrali e’ un nome televisivamente impronunciabile ancora oggi.
Ieri sono andata a vedere lo spettacolo che sta portando in tournee, Il ponte di San Louis Rey ed ho adorato la verve leggera e sfrontata che e’ peculiarita’ delle  produzioni teatrali di Poli: un’arguto divertissemant su testi alti (la piece e’ tratta da un romanzo di Thornton Wilder e vengono citati Calderon de La Barca e Shakeaspere di cui la badessa del convento delle Rose di Lima, uno dei personaggi interpetati da Poli, apprezza, piu’ che la storia del principe danese con tutto quel veleno nell’orecchio e negli anelli, pazzi finti e veri, quella del negro dove un fazzoletto cade e scoppia la tragedia) mischiati alle pantomime del teatro "basso" con balletti e canzoncine e a ciniche freddure che nella trasgressiva televisione odierna sarebbero beepate clamorosamente come la battuta "I poveri sono cosi’ sfortunati che se la merda valesse oro non avrebbero il buco del culo" pronunciata sempre dall’irriverente badessa.
Caustico e immaginifico con i balletti delle Parche o un coro di gattini che ci riportano alla grandezza della  commedia dell’arte e al vero significato del Carnevale e del teatro stesso, se si pensa al continuo cambio di fondale a scena aperta.
Grandissimo Paolo Poli, da vedere almeno una volta nella vita: io mi sono comprata anche il dvd con altre sue due opere teatrali, e vi consiglio di leggere questa spassosa intervista .