Maleficent

Maleficent Malefica è la fata che difende il regno magico della brughiera dalle mire espansionistiche del re del vicino regno umano. Sconfitto in battaglia, Re Enrico promette figlia e regno a chi eliminerà la creatura magica. L’ambizioso Stefano, che nell’infanzia è stato legato a Malefica, le ruba le ali con l’inganno trasformando la fata nella strega vendicativa che alla nascita di sua figlia Aurora scaglierà la ben nota maledizione che la trasformerà la principessina nella Bella Addormentata..

La Disney continua a rileggere le fiabe classiche dal punto di vista dei personaggi cattivi come in Biancaneve o nel nel centone di fiabe alla base della serie Once Upon a Time (C’era una volta).
La Bella Addormentata nel bosco viene riletta in chiave tutta femminile e non è difficile sposare la teoria che gli uomini siano tutti degli imbecilli con personaggi infingardi come Re Stefano.
Scagliata la maledizione sulla neonata che viene mandata a vivere nel bosco con le tre fate buone, Malefica continua a seguire da lontano la crescita di quella che lei chiama bestiolina finendo per affezionarsi alla ragazza al punto da voler ritirare il maleficio, cosa che si rivela impossibile. Quando il fato si compie, Malefica, a rischio della vita, farà di tutto per salvare la principessa, anche trovarle il principe che la baci ma bacio salvatore non sarà quello del principino infatuato.
Se la rilettura potrebbe essere interessante soprattutto per il furto delle ali che equivale a uno stupro e il recupero delle stesse dopo un percorso di vendetta e perdono, i 95 minuti del film risultano a tratti noiosi per la mancanza totale dell’aspetto gotico della vicenda e la melensaggine della vita nella brughiera con personaggini magici leziosi e soprattutto già visti.
Il notevole carisma di Angelina Jolie che regge tutto il film da sola purtroppo non può valere il prezzo del biglietto.

Auguri a Brad Pitt

Bradpitt Non sono una fan sfegatata di Brad Pitt ma il giro di boa dei cinquanta merita i dovuti festeggiamenti. William Bradley Pitt è nato il 18 dicembre 1963 a Shawnee, in Oklahoma, e cresciuto a Springfield, nel Missouri. Debutta sul grande schermo nel 1987 in Senza via di scampo di Roger Donaldson e si fa definitivamente notare nel 1991 in Thelma e Louise, suo ottavo film. Non ho amato molto questo film di Ridley Scott e quindi non ho prestato più di tanto attenzione al beefcake in questione, a differenza di gran parte del pubblico femminile.

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La fama di Brad Pitt è cresciuta in maniera esponenziale tra pellicole romantiche come Vento di Passioni e veri cult movie come Seven e Fight Club ma io continuavo a restare insensibile al fascino del biondo divo e l’ho trovato veramente interessante sono nel ruolo di Louis de Pointe du Lac in Intervista col vampiro (Neil Jordan, 1994) dove la sua vaua espressione veniva sfruttata appieno dal ruolo. Il resto del gentil consesso intanto is sdilinquiva per Vi presento Joe Black o Ocean’s Eleven personalmente mi sono accorta delle attività recitative del nostro in Burn After Reading – A prova di spia dei Fratelli Coen: che sia stato l’amore per Angelina Jolie, dopo le scipite Gwyneth Paltrow e Jennifer Aniston a risvegliare la vena recitativa? Forse il contrappasso per essersi messi insieme durante le riprese di uno dei film peggiori della storia del cinema che ha anche il dolo di riprendere (presumo inconsapevolmente) il titolo di un film di Hitchcock. Impegno o fortuna il crisma alle capacità recitative gli arriva dalla chiamata di Quentin Tarantino per il ruolo del tenente Aldo Raine in Bastardi senza gloria, magari nei suoi prossimi cinquant’anni qualche ruga sporcherà quella bellezza da bambolotto e cederò al suo fascino, per ora happy birthay Brad!

Intervistavampiro
Fight-clug

 

Changeling

Changeling

Con mio grande rammarico non sono sono rimasta entusiasta dell’ultimo lavoro di Clint Eastwood: il film e’ indubbiamente buono, ben girato e recitato, ma quello di cui ho sentito la mancanza (o forse io non sono stata in grado di recepirla) e’ l’alta lezione morale che di solito investe i film dell’ex pistolero. 
Nonostante la presenza di temi molto cari alla teoretica eastwoodiana, l’infanzia negata, la perdita, l’ottusita’ delle forze dell’ordine, non ho trovato nulla che riuscisse a toccarmi veramente e piu’ di una volta mi sono chiesta cosa Clint ci volesse dire, ad esempio nel caso del montaggio alternato dei due processi che vedono Christine Collins implicata, uno contro la polizia di Los Angeles che l’ha ingiustamente fatta internare perche’ si rifiutava di riconoscere suo figlio nel bambino che le era stato portato e l’altro contro il serial killer che le aveva assassinato il bambino. L’unica immagine veramente forte ed emblematica che mi ha lasciato la pellicola e’ la fine del colloquio tra la donna e il serial killer Gordon Northcott, dove la macchina da presa si allontana da Angelina Jolie rimasta sola dietro le sbarre del parlatorio mostrandola come se quella (per sempre) chiusa in prigione, una prigione di dolore e sofferenza fosse la donna. 
Forse il film si perde in una sceneggiatura troppo densa che mette davvero tanta (troppa!) carne al fuoco: il personaggio di Christine Collins, madre single e lavoratrice, in una mansione tipicamente maschile nel lontano 1928;  quello del serial killer e del suo dolente aiutante ragazzino la cui vicenda non riesce mai ad intrecciarsi veramente a quella della vittima nonostante la fascinazione che l’assassino prova verso una donna cosi’ coraggiosa, stimata solo perche’ in grado di sfidare la polizia quindi percepita in fondo come simile. Resta complemante schiacciato il personaggio del Reverendo Briegleb, da cui giunge un vago sentore di ambiguita’ nel suo interesse per il caso Collins: e’ evidente che Christine e’ suo figlio diventano oggetti di puro interesse mediatico, stritolati dagli interessi contrastanti della polizia e del fustigatore di costumi; situazioni molto interessanti che si perdono pero’ nel corso di una narrazione che sembra privilegiare il solo melodramma, riducendosi a un puro esercizio di stile.

Shark Tale

Shark-Tale 

Oscar e’ un pesce che fa lo spazzino in un lavaggio per balene, il suo sogno e’ quello di diventare qualcuno, mentre Lenny e’ il figlio del boss degli squali Don Lino, dovrebbe succedere al padre nella gestione degli affari della “famiglia”, ma purtroppo e’ vegetariano e questo crea non pochi problemi. I due si alleeranno per realizzare i propri sogni.

La Dreamworks torna sugli schermi con un cartoon piuttosto diverso da quelli che hanno dominato il periodo natalizio.
Innanzitutto l’ambientazione e’ molto moderna: il reef diventa una metropoli sottomarina che ricorda New York, ma offre anche scorci di San Francisco o Las Vegas ed e’ perfetta la ricostruzione del lavaggio automatico per balene: i cetacei arrivano non solo incrostati di salsedine ma anche pieni di graffiti come i vagoni della metro, una ostenta anche la scritta “lavami” sul muso e dopo esser stati puliti ed incerati, c’e’ un arbre magic offerto dalla casa.
La pellicola e’ una ghiottoneria per cinefili che potranno sbizzarrirsi a riconoscere le innumerevoli citazioni, da Lo Squalo il cui tema e’ l’inno della famiglia di Don Lino, al Titanic il cui relitto e’ l’abitazione degli squali e nell’ufficio del boss c’e’ il famoso disegno di Rose con il diamante.
Non paghi della qualita’ tecnica, lo staff della DreamWorks ha voluto caratterizzare i pesci riprendendo i tratti somatici dei divi hollywoodiani che hanno prestato loro la voce: se Don Lino ricorda De Niro soprattutto per il neo e il nesso tra Sykes e Scorsese sono le folte sopracciglia, la somiglianza tra Oscar e Will Smith e’ impressionante, come quella tra Lola e Angelina Jolie ed anche il cameo di Missie Elliot ha goduto di una fedele riproduzione ittica.
Nel doppiaggio italiano sorprende Tiziano Ferro, mentre De Laurentis, pure adatto per il ruolo dell’insicuro Lenny ha una voce troppo riconoscibile che rimanda piu’ all’artista nostrano che al personaggio. I Pali e Dispari con i loro tormentoni sono perfetti per la caratterizzazione dei due scagnozzi medusa rasta.
Per godere appieno della perfetta qualita’ visiva dei colori smaglianti della barriera corallina e’ consigliabile cercare una sala che trasmetta il film in digitale: sara’ un’esperienza notevole.

 

recensione pubblicata nel febbraio 2005 su ImpattoSonoro

Alexander

Alexander 2004
con : Colin Farrell, Angelina Jolie, Anthony Hopkins, Val Kilmer, Jared Leto, Rosario Dawson, Jonathan Rhys-Meyers, Raz Degan
regia di Oliver Stone

A 40 anni di distanza dalla scomparsa di Alessandro, Tolomeo, il generale che alla morte del grande condottiero ha ereditato il regno d’Egitto, rievoca la vita del suo comandante: la giovinezza in Macedonia, sotto la guida di maestri del livello di Aristotele, ma oggetto di contesa tra le forti personalita’ del padre Filippo e la madre Olimpiade, la sconfitta di Dario a Gaugamela, la spasmodica conquista dei regni orientali, con l’intento di giungere ai limiti del mondo conosciuto che portarono Alessandro e il suo esercito sulle rive del Gange, fino alla prematura morte a soli 33 anni.

Un film possente che rievoca il mito di una delle figure piu’ affascinanti della storia, quell’Alessandro Magno che pare invincibile, in grado di compiere imprese strabilianti e mosso da un sentimento di conquista o forse di conoscenza che lo rende perennemente insoddisfatto degli obiettivi raggiunti.
Per Oliver Stone il modello di Alessandro e’ Prometeo, colui che oso’ rubare il fuoco agli dei per darlo agli uomini, permettendo loro di sconfiggere il buio della notte e quindi la paura. L’Alessandro che il regista porta sugli schermi vuole creare l’armonia sulla terra (ovviamente si omette che lo fa con la guerra..), mescolando le razze, creando un solo regno dove l’Oriente e l’Occidente, da sempre in lotta si fondano, e non e’ difficile capire perche’ proprio ora la figura di Alessandro goda di una rivalutazione cosi’ positiva.
In America la pellicola non ha avuto molto successo per la manifesta omosessualita’ del condottiero, in effetti il rapporto tra Alessandro ed Efestione e’ narrato come un amore omosessuale moderno, legame ben diverso da quello che poteva esserci tra due soldati del III secolo a. C., ma di certo io sono rimasta piu’ colpita dal forte legame edipico che Alessandro, secondo Oliver Stone, avrebbe avuto nei confronti di entrambi i genitori: il re Filippo, monarca guerriero che riesce a riunire sotto la sua guida tutta la Grecia e che vede il giovane figlio come un imbelle ed Olimpiade, regina non molto amata dal popolo per le sue pratiche del culto dionisiaco che instilla nel giovane Alessandro un senso di grandiosita’. Notevole l’interpretazione di Angelina Jolie che ha reso perfettamente questo ruolo, grazie alla sua presenza scenica ed al suo temperamento.
Le imprese militari di Alessandro sono rappresentate, per ovvi motivi di economia filmica, solo dalla piu’ importante, la battaglia di Gaugamela, dove con soli quarantamila uomini riusci’ a sbaragliare l’esercito di Dario, composto da duecentomila unita’. Le scene della battaglia sono spettacolari, le didascalie, dal tocco documentaristico, che indicano i compiti dei vari ruoli dell’esercito macedone si mescolano con momenti di azione pura mentre Dario (interpretato da un irriconoscibile Raz Degan) viene rappresentato con uno stile ieratico che ricorda Paradzanov.
Dopo la conquista di Babilonia il film diventa veramente dionisiaco, con la trasformazione di Alessandro da rozzo conquistatore a raffinato sovrano orientale, perennemente spinto dalla foga di conquista: la battaglia contro gli indiani e’ quasi delirante anche nell’eccessivo viraggio rosso; va riconosciuto a Colin Farrell il merito di aver saputo rendere la metamorfosi del personaggio: da principe insicuro a monarca invasato, mentre e’ del tutto insignificante l’interpretazione di Hopkins nel ruolo di voce narrante delle avventure del grande macedone.
Certamente ingombrante la presenza dell’aquila , simbolo di Zeus che guida le avventure di Alessandro: ricorda troppo da vicino l’aquila imperiale del Napoleon di Abel Gance.
Dal punto di vista storico non credo ci siano grandi errori, mi ha solo stupito che fosse Filippo a condurre Alessandro nelle grotte dove venivano rappresentati i miti piu’ sanguinari della cultura greca, in quella che pareva essere una rievocazione di un rito misterico, prerogativa che sarebbe spettata ad Olimpiade, visto il suo ruolo di sacerdotessa. Ho notato delle invocazioni piuttosto casuali agli dei che venivano chiamati indifferentemente col il nome latino o greco, ma questo potrebbe anche essere una liberta’ del doppiaggio italiano, si tratta comunque di sviste veniali nell‘insieme di un film sanguingno ed anche avvincente, vista la materia trattata, che nella sua imperfezione e’ in grado di far volare le tre ore della sua durata.

Recensione pubblicata su IMPATTOSONORO

Il signore e la signora Smith




Quando si e’ iniziato a vociferare della liason tra Angelina Jolie e Brad Pitt nata sul set, pensavo che il film galeotto, Mr. and Mrs. Smith fosse il remake dell’omonimo lavoro di Hitchcock del 1941, l’unica commedia brillante girata dal regista. La pellicola di Hitch racconta dei signori Smith, interpretati da Robert Montgomery e Carole Lombard, che dopo alcuni anni di matrimonio scoprono che le loro nozze non sono valide per un vizio legale: dovranno decidere se risposarsi o lasciarsi (sarebbe il momento ideale per un remake italiano, se si aggiunge l’opzione di restare una coppia di fatto, cosa che, se non erro, il marito proponeva gia’ nella commedia del ‘41)
In realta’ il Mr. and Mrs. Smith della coppia Pitt/Jolie e’ una spystory virata al rosa, ma il richiamo al film di sir Alfred Hitchcock ritorna prepotente, perche’ come nella sua pellicola l’amore trionfa anche nella realta’ e presto la coppia’ piu’ chiacchierata di Hollywood convolera’ a nozze. In Italia, su quel ramo del lago di Como che e’ diventato il regno di George Clooney.



Mrmssmith


Alexander

Ajoliealexander
V ginnasio: la perfidia della nostra insegnante di lettere era tale da
mettere una selezione di brani dell’Anabasi di Alessandro in un
contenitore ed estrarre a sorte un capitolo per ciascuno.. Alessandro
varca l’Ellesponto.. non ricordo altro del testo se non questo titolo,
forse neppure toccatomi in sorte, che risuonava come una campana a
morto sulla testa di noi poveri studenti..

Alessàndro vàrca l’Ellespònto.. il lububre suono e’ rimbalzato
prontamente nella mia memoria al solo pensiero di andare a vedere il
film di Oliver Stone e non mi ha ancora lasciato..

Dalle amarezze scolastiche ad amarezze piu’ attuali: bizzarria
della sorte, l’uscita in italia della pellicola che ricostruisce una
favolosa Babilonia ha coinciso con la notizia dei danni arrecati dagli
americani al sito archeologico durante la guerra all’Irak, quindi gli
emuli di Alessandro si dimentichino ingressi trionfali sotto l’occhio
millenario dei leoni alati, restera’ ben poco quando Babilonia entrera’
nel circuito turistico.

In ogni caso, il film non e’ poi cosi’ malaccio come dicono, (qui il mio parere) di certo Angelina Jolie e’ uno dei motivi fondamentali per giustificarne la visione.

Babbo bastardo

BadsantaCon la festività dell’8 dicembre s’inaugura ufficialmente il grancirco natalizio: regali e panettoni, apparizioni improvvise di personeche fortunatamente latitano per tutto il resto dell’anno.. stressati al
solo pensiero? Salvatevi con Babbo bastardo (qui la mia recensione) e, ragazze, rifacciamoci gli occhi con Billy Bob Thornton: che sara’ mai passato nella testa di Angelina Jolie permollarlo!

Sky captain and the world of tomorrow

Skycaptain Riconosco che il film non sia molto entusiasmante al di la’ di meriti degli attori, ma se il bel Jude Law e’ credibile nei panni dell’eroe, Angelina Jolie e’ magnetica come sempre nelle poche scene in cui compare, e concordo con Murdamoviez sul ruolo che le avrebbe dovuto esser assegnato, l’odiosa Gwineth Paltrow ricorda Veronica Lake solo quando la inquadrano di spalle con la chioma bionda che esce dal Borsalino. Non nego di aver sperato per tutto il tempo che i robot la facezzero a pezzettini come non nego che queste righe siano FORSE un po’ di parte..

1939: mentre la giornalista Polly Perkins si trova ad indagare sulle strane scomparse di diversi scienziati, il suo ex fidanzato ed eroe dell’aviazione americana, Joe Sullivan, detto Sky Captain, deve fronteggiare l’attacco alla citta’ di New York da parte di enormi macchine robotizzate che hanno gia’ seminato il panico nel resto del mondo. Le loro strade sono destinate ad incontrarsi nuovamente per sconfiggere una grave minaccia all’intera umanita’.




Skycaptainandtheworldoftomorrow


Il film che passera’ alla storia per essere stato il primo in cui attori in carne ed ossa recitano su un set totalmente digitale, mimando cioe’ le scene che devono girare con alle spalle lo sfondo azzurro del cromaki sul quale verrano poi proiettate tutte le immagini degli oggetti elaborati al computer, vanta pochi altri meriti: se riesce a ricreare l’atmosfera dei film anni 40 con i toni cupi delle versioni colorizzate delle pellicole in bianco e nero, i tagli di luce sul viso, i toni fiammeggianti dei primi film a colori, le rotative in azione su cui si sovrappone l’immagine del titolo del giornale in uscita, purtroppo non riesce ad avvincere completamente lo spettatore.
L’intento che il regista si proponeva era chiaro: omaggiare tutta la storia del genere sci-fi dagli anni ‘30 ad oggi ma probabilmente gli e’ scappata un po’ la mano e non c’e’ una singola inquadratura in cui non scatti la sensazione di deja-vu.




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Gli omaggi piu’ evidenti sono alla saga di Star Wars a cui si ispirano quasi tutti i combattimenti aerei, il rapporto tra Sky Captain e Polly ricalca il secondo episodio di Indiana Jones, l’episodio nel Tibet, nella vallata nascosta di Shangri-La arriva da Orizzonte perduto di Capra, l’incontro con i dinosauri e’ un misto tra Il mondo perduto del 1960 e The lost world di Spielberg, ma ci sono anche battute rubate ad Alien, omaggi a King Kong, citazioni orientali (immancabile il gesto di sfida alla Bruce Lee) e persino quando la citazione non e’ presente l’evocazione e’ tale che la mente corre ad un film precedente: quando Sky Captain viene sfidato sulla passerella dall’esperta di arte marziali che gli mostra la sua abilita’ ci si aspetta che la freddi con un colpo di pistola come Indiana Jones.
Forse l’intento era alto e anche nobile e fatto con sicuro amore per questo genere cinematografico e per il cinema i genere, vista la scelta di affidare il ruolo del perfido Totenkopf che appare solo in ologramma o in qualche vecchia foto a una leggenda come lo scomparso Sir Laurence Olivier, ma il risultato e’ uno sterile centone che riesce a far presa solo sull’appassionato.