Kung fu Panda

Kungfupanda Po, panda pasticcione e un po’ imbranato, e’ ammaliato dal mito del kung fu, ma e’ rassegnato a raccogliere l’eredita’ paterna di ristoratore.
Quando tutto il villaggio si raccoglie al monastero shaolin per l’elezione del guerriero dragone, inaspettatamente la scelta cade su Po che dovrebbe diventare il paladino della giustizia contro il perfido Tai Lung, fuggito di prigione.. 

Nell’anno delle olimpiadi in Cina, la Dreamworks sfrutta furbamente l’attenzione verso il Celeste Impero anche con una simpatica rielaborazione del proprio logo iniziale in chiave “occhi a mandorla”. Come esplicitato fin dal titolo, il cartone si ispira ai film di kung fu degli anni ‘60/’70 e lo dimostra subito con l’onirica sequenza iniziale, per altro molto bella. Anche gli stili piu’ celebri del kung fu, tigre, gru, scimmia, vipera e mantide vengono incarnati dai cinque animali da cui prendono il nome, ma per una piu’ attenta analisi delle citazioni filmiche rimando all’accurata recensione di FilmTV.

Per il resto il film e’ una godibile commedia sull’esser se’ stessi e trasformare i propri punti deboli in punti di forza, per un attimo ho temuto che il flaccido e goloso panda si sarebbe trasformato in un forzuto e atletico combattente durante l’allenamento, ma Po riuscira’ a portare a termine la sua missione senza perdere le sue caratteristiche peculiari.
A dare la voce al simpatico panda c’e’ Fabio Volo, con una recitazione un po’ costruita, ma ammetto che il mio giudizio potrebbe essere parziale: non riesco a reggere quell’uomo, neppure come doppiatore.

Shark Tale

Shark-Tale 

Oscar e’ un pesce che fa lo spazzino in un lavaggio per balene, il suo sogno e’ quello di diventare qualcuno, mentre Lenny e’ il figlio del boss degli squali Don Lino, dovrebbe succedere al padre nella gestione degli affari della “famiglia”, ma purtroppo e’ vegetariano e questo crea non pochi problemi. I due si alleeranno per realizzare i propri sogni.

La Dreamworks torna sugli schermi con un cartoon piuttosto diverso da quelli che hanno dominato il periodo natalizio.
Innanzitutto l’ambientazione e’ molto moderna: il reef diventa una metropoli sottomarina che ricorda New York, ma offre anche scorci di San Francisco o Las Vegas ed e’ perfetta la ricostruzione del lavaggio automatico per balene: i cetacei arrivano non solo incrostati di salsedine ma anche pieni di graffiti come i vagoni della metro, una ostenta anche la scritta “lavami” sul muso e dopo esser stati puliti ed incerati, c’e’ un arbre magic offerto dalla casa.
La pellicola e’ una ghiottoneria per cinefili che potranno sbizzarrirsi a riconoscere le innumerevoli citazioni, da Lo Squalo il cui tema e’ l’inno della famiglia di Don Lino, al Titanic il cui relitto e’ l’abitazione degli squali e nell’ufficio del boss c’e’ il famoso disegno di Rose con il diamante.
Non paghi della qualita’ tecnica, lo staff della DreamWorks ha voluto caratterizzare i pesci riprendendo i tratti somatici dei divi hollywoodiani che hanno prestato loro la voce: se Don Lino ricorda De Niro soprattutto per il neo e il nesso tra Sykes e Scorsese sono le folte sopracciglia, la somiglianza tra Oscar e Will Smith e’ impressionante, come quella tra Lola e Angelina Jolie ed anche il cameo di Missie Elliot ha goduto di una fedele riproduzione ittica.
Nel doppiaggio italiano sorprende Tiziano Ferro, mentre De Laurentis, pure adatto per il ruolo dell’insicuro Lenny ha una voce troppo riconoscibile che rimanda piu’ all’artista nostrano che al personaggio. I Pali e Dispari con i loro tormentoni sono perfetti per la caratterizzazione dei due scagnozzi medusa rasta.
Per godere appieno della perfetta qualita’ visiva dei colori smaglianti della barriera corallina e’ consigliabile cercare una sala che trasmetta il film in digitale: sara’ un’esperienza notevole.

 

recensione pubblicata nel febbraio 2005 su ImpattoSonoro

Giu’ per il tubo

Giu_per_il_tubo Roddy e’ un topo da compagnia che si sta godendo un periodo di totale liberta’ mentre la sua padroncina e’ in vacanza, ma le sue scampagnate sul modellino della Ferrari vengono interrotte dall’improvviso arrivo di un topo di fogna. Nel tentativo di liberarsene Roddy finisce giu’ per lo scarico e scopre un nuovo mondo..

Pur cavalcando la moda (ormai decisamente logora) di riproporre le scene cult dei blockbuster quest’ultimo lavoro della Dreamworks in collaborazione con gli studi Aardman Features di Wallace&Gromit, sembra ispirarsi, molto liberamente, alla favola di La Fontaine del topo di citta’ e del topo di campagna, per cui lo schizzinoso Rodney entrando in contatto con i liberi topi di fogna capisce le limitazioni della sua vita di dorata prigionia; un’altra citazione decisamente inconsueta per il genere e’ l’omaggio al mimo Marcel Marceau.
Da un punto di vista grafico, il connobio tra le tecniche di computer grafica e la plastilina danno una dimensione molto terragna alla scenografia che ben si adatta alla comicita’ di grana un go’ grossa (per gli standard di un carton, sia ben inteso!) proposta dalla storia: tra scarichi fognari, rutti e gag molto fisiche non si toccano i vertici dell’eleganza, ma e’ proprio questa dimensione irriverente a far funzionare il film.
Perfetto per chi si chiede cosa faccia il proprio animale domestico quando si e’ assenti e per chi rimase traumatizzato nei primi anni ‘80 da quella pubblicita’ in cui un vischioso prodotto per il WC sterminava dei teneri (nella rappresentazione) nemici dell’igiene.

Azur e Asmar

Il nobile Azur viene allevato da una nutrice saracena che lo cresce assieme al figlio Asmar e allieta l’infanzia dei due bambini con racconti arabi, in particolare quello della Fata dei Jinn. Quando Azur viene mandato in citta’ dal precettore, la nutrice e Asmar sono scacciati da palazzo. Diventato adulto Azur decide di andare in Arabia per liberare la Fata dei Jinn..



AZUREASMAR


Dopo Kiriku’ e gli animali selvaggi, Ocelot torna con un opera piu’ ambiziosa dei suoi lavori precedenti, oltre alla sperimentazione in 3D, introduce nuovi personaggi, in particolare Rospu’ che non ha la ieratica eleganza dei personaggi tipici di Ocelot ma e’ oggettivamente ridicolo.
Per il resto l’autore continua nel suo pregevole lavoro di recupero di miti e leggende dell’altro lato del bacino del Mediterraneo, approfondendone anche gli aspetti filologici, in questo caso la continuata iterazione delle stesse frasi o delle stesse scene (Rospu’ che sputa e si lamenta di quel che manca in Arabia o l’arrivo sequenziale di tutti i personaggi nel palazzo dei Jinn alla fine della storia) tipiche di ogni tradizione popolare.
AzuretAsmarIl messaggio di pace e fraternita’ tra due grandi culture come quella europea ed araba puo’ apparire forse troppo scontato e quasi lezioso (ma vorrei capire dove sta l’elemento di rottura nei cartoon targati Dreamworks o Pixar se non in un atteggiamento piu’ moderno e scurrile: preparatavi a rutti e puzzette per le nuove uscite), a me non e’ dispiaciuto rintanarmi per un ora e mezza nel fantastico mondo di fratellanza e coraggio disegnato da Ocelot che comunque con grande acume sottolinea un parallelo, a cui difficilmente si pensa, tra la mitologia dei Jinn e quella degli elfi.
Sublime come sempre la raffinatezza del disegno che si ispira al medioevo europeo e a quello arabo: alcuni paesaggi incorniciati dalle finestre del palazzo in Europa hanno la grazia delle vedute leonardesche e fiamminghe mentre il lavoro di ricostruzione sul medioevo arabo e’ perfetto, dati i molti anni di studi che il regista ha dedicato al loro progetto. Al sottile richiamo alla storia dell’arte si unisce un uso del colore smagliante e stupefacente che ha il suo apice nel bellissimo leone scarlatto dagli artigli blu.
Da menzionare anche la delicata colonna sonora.

Shark Tale

SharkTale Due spuntoni di roccia e una polla di acqua blu, senza troppe sfumature, lo schermo non
mostra altro, eppure il senso di vertigine e’ nettissimo: siamo sull’orlo di un
abisso marino!
Non mi capacito che la sensazione sia data solo dalla
perfetta tridimensionalita’ del digitale, secondo me quelli della DreamWorks
hanno utilizzato anche un escamotage psicologico: il prologo del vermicello che
si risveglia legato all’amo e compie una parabola nel cielo prima di scendere
nelle profondita’ marine, la folle discesa (mi ha dato la nausea!) lungo la
barriera corallina:non e’ piu’ possibile distinguere tra illusione e tecnologia.
Basisco.

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