World Invasion

Worldinvasion

Michael Nantz e’ un sergente dei marines che dopo decenni di onorato servizio decide di ritirarsi dal corpo anche se c’e’ una macchia sul suo stato di servizio: nell’ultima missione in Afghanistan ha perso tutti i suoi ragazzi ed e’ rimasto l’unico sopravvissuto. L’ultimo giorno di servizio di Nantz succede un fatto molto strano: un’improvvisa pioggia di meteoriti in realta’ nasconde una flotta extraterrestre che invade il pianeta; oltre che con gli alieni il nostro sergente dovra’ fare i conti anche con il suo passato, comandando il fratello di uno degli uomini persi in missione.

La sensazione che il film sia in realta’ un megaspot a favore del corpo dei marines, e’ stata confermata dai fatti di ieri con la cattura di Bin Laden dal parte del corpo speciale dei Navy Seals: probabilmente negli States la fama di questa unita’ speciale era gia’ notevole prima del successo pakistano. Per ripotarre in vetta la fama dei marines ecco allora questa pellicola sci fi noiosissima dove i marziani ricalcano il modello di Alien. Gli scienziati intuiscono subito che gli extraterrestri puntano alla nostra acqua e infatti ben preso i livelli degli oceani si scendono risucchiati dagli infidi esseri.
Peccato che nessuno abbia capito che la flotta aliena localizza e sconfigge gli eserciti terrestri seguendo i segnali radio, ci arriverà solo il nostro glorioso manipolo con spericolate azioni che per la prima volta dalla nascita della telefonia cellulare rinnegano il mezzo per un nostalgico ritorno alla piu’ seria linea telefonica via filo (o hard wired, come dicono nella pellicola). A parte questa geniale intuizione che permetterà di capovolgere le sorti del conflitto, il glorioso corpo dei marines salva un gruppo di civili composto da un immigrato clandestino e il figlio e una donna con due nipotine.
Risolto lo spinoso problema dell’immigrazione con la morte fortuita del padre, perché “i marines non lasciano indietro nessuno!” si anticipa il riscatto sociale del povero orfanello con un futuro da marines, infatti da subito viene chiamato il piccolo marines.
Per nulla nascosto il ruolo drammaturgico delle due nipotine: non hanno una battuta, sono sempre inquadrate strillanti di paura mentre vengono portate in salvo dai soldati o consolate da una sicura stretta di quelle grandi mani guantate, proprio come succederebbe in uno spot a favore dell’arruolamento.

Pubblicita’ aliena

Ieri sera sono andata la cinema e piu’ che il film (l’orrendo Word Invasion) mi ha divertito la pubblicita’, sempre a tema fantascientifico. Quella di Greenpeace con le immagini amatoriali degli UFO che se ne vanno perche’ dopo aver dato un’occhiata al nostro pianeta lo trovano sempre piu’ inospitale, non e’ nuovissima ma mi ha convito a devolvere il 5X1000 di quest’anno all’associazione, ne approfitto quindi per pubblicare il codice fiscale di Greenpeace a favore di chiunque volesse seguire l’esempio: 97046630584


Il secondo spot e’ il divertentissimo The force, che la Wolkvagen ha realizzato per il Super Bowl 2011. E’ ormai notorio che la finale di football americano e’ il programma televisivo piu’ seguito negli Stati Uniti con spazi pubblicitari costosissimi per cui vengono formulati appositi commercial di cui vengono stilate classifiche. Questo della casa automobilistica tedesca diretto da Lance Acord (piu’ famoso come direttore della fotografia) e’ arrivato anche in Italia, anche se mezzo mondo ormai l’ha visto su YouTube e narra di un piccolo Darth Fenner sconsolato perche non riesce a far fluire la forza nel cane nella bambola (vestita come uno Jedi) e neppure ad attirare verso di se’ un panino ma quando arriva papa’ con la sua autovettura tutto cambia.. Tenerissimo.

Inception

Futuro prossimo venturo. L’ultima frontiera dello spionaggio industriale e’ introdursi nei sogni per carpire i segreti piu’ reconditi. Dom Cobbs e’ uno specialista del settore ma un giorno una delle sue vittime, il ricco industriale giapponese Saito, lo ritrova e gli propone un un progetto molto difficile: non estrapolare un’informazione ma impiantare un’idea nell’incoscio di un giovane miliardario, prossimo erede di un monopolio energetico. In cambio Saito dara’ a Cobbs la possibilita’ di liberarsi dell’accusa di uxoricidio e rivedere i suoi figli..

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Inception


Nel film piu’ bello della storia del cinema si tenta di ricostruire la vita di un magnate della carta stampata dalla parola pronunciata in punto di morte, Rosabella; nella sua pellicola piu’ ambiziosa, Christopher Nolan fa in modo che nel giovane Fischer l’idea si innesti ritrovando la “Rosabella” dei suoi sogni.
InceptionFondere Quarto Potere e Blade Runner e’ un progetto molto audace e solo Nolan poteva ambire a tanto, riuscendo, almeno in parte a realizzare il suo proposito. Il congegno e’ perfetto, seppur complicatissimo: ci si muove su cinque livelli, tre di sogno, il piano della realta’ (o cosi’ l’epigono di Deckard crede..) e l’inconscio assoluto. La pecca molto probabilmente sta nel piano emotivo: non c’e’ una scena che riesca a commuovere anche se l’addio tra Cobbs e la moglie aveva un alto potenziale drammatico. Forse solo la scena finale riesce ad essere toccante ma benche’ il regista abbia cercato di limitare gli effetti speciali, quello che passera’ alla storia di questa pellicola sara’ il gusto tipicamente escheriano del cambiamento di prospettiva con il passaggio del piano orizzontale a piano verticale di Parigi.

Il pianeta proibito – Musical

Ilpianetaproibito L’astronave William S. e’ adibita al turismo spaziale. La guida il comandante Tempesta, playboy fanfarone alla testa di un equipaggio altrettanto balzano a cui si aggiunge un nuovo enigmatico elemento. Una pioggia di meteoriti costringe l’astronave a un atterraggio forzato su un misterioso pianeta abitato esclusivamente dalla bella Miranda, da suo padre Prospero, geniale scienziato dato per scomparso e dal robot Ariel…

Il pianeta proibito e‘ un celebre film di fantascienza del 1956, ispirato a La tempesta di Shakespeare; nel film compare uno dei primi robot della storia del cinema, Robbie, che divenne un giocattolo di grande successo. Da questo film, nel 1988, il commediografo inglese Bob Carlton trasse Return to the Forbidden Planet un rock musical, anzi un juke box musical, dato che le canzoni usate non sono inedite ma grandi successi anni ‘60 e’70 un po’ come Baz Luhrmann ha fatto per il suo Moulin rouge!.
Il musical con Lorella Cuccarini che e’ attualmente nei teatri, e’ l’adattamento italiano di questo spettacolo inglese, realizzato da un brillante Luca Tommassini che non teme di aggiungere al pastiche citazionistico, teatro elisabettiano, cinema e musica pop, il media televisivo. La possiblita’ di produrre un musical innovativo e grandioso nasce dal successo di X Factor e Tommassini compone meta’ del cast con ragazzi usciti dalle tre edizioni del talent show di Rai2, fa intervenire in maniera virtuale le tre icone del programma: Dj Francesco nelle vesti di uno speaker del telegiornale, Morgan nei panni quanto mai attuali del mostro sulla musica di Sympathy for the devil dei Rolling Stones e la Maionchi nientemeno che nel ruolo del presidente degli Stati Uniti che, come tutti i fan di X Factor sanno, non sa parlare l’inglese e a un certo punto dice le parolacce regolarmente bippate; una metateatralita’ che fa riferimento al mito televisivo che l’autore usa anche per la Cuccarini, quando nel corteggiamento con Tempesta gioca a fare Grease (la Cuccarini e’ stata protagonista dell’omonimo musical) e quando nel finale Prospero declama un monologo dove le citazioni di Shakespeare si mischiano con i versi di Vola.
Questo spettacolo mi ha anche riconciliato con Lorella Cuccarini, di cui devo ammettere non avevo una gran stima: dopo gli esordi con Pippo Baudo, la soubrette e’ passata a Mediaset finendo (si’, finendo!) a fare Paperissima, quando e’ diventata la regina del musical con Grease credevo che fosse l’ennessimo esempio di star televisa riciclatasi a teatro, in quel periodo lo facevano tutte, dalla Marini alla Parietti e ho sinceramente creduto che anche la Cuccarini avesse colto l’occasione. Invece vederla sul palco e’ stata una piacevolissima sorpresa: bravissima nel canto e nel ballo (ma non e’ una novita’) ha dimostrato una presenza scenica eccezionale soprattutto nell’assolo contro lo schermo bianco che man mano proiettava figurazioni astratte e quant’altro, uno spettacolo magnifico, che ho trovato piu’ innovativo del tanto decantato Avatar, mostrato anche a Sanremo ma che dal vivo e’ incredibile.
Eppure piu’ che su quel pezzo assoluto di bravura, l’emozione mi ha colto nel duetto tra Miranda e Tempesta dove l’amore scocca sui refrain delle piu’ note canzoni d’amore degli ultimi tempi, da Tre minuti dei Negramaro a Meravigliosa creatura della Nannini, da Gocce di memoria di Giorgia a Luce di Elisa e mentre gli interpreti duettavano, alle loro spalle si proiettavano immagini dell’edera che ricopre il balcone di Giulietta a Verona e tripudi di cuori e cupidi; a raccontarlo e’ una cosa melensa e anche la parte razionale del mio cervello era conscia di cio’ eppure sara’ stata l’onda dell’entusiasmo, la bravura degli attori, l’energia della sala.. fatto sta che la commozione prevaleva!
A Tommassini va quindi riconosciuto il merito di aver sprovincializzato il musical italiano con uno spettacolo ironico e divertente ma con estrema leggerezza il nostro ha anche dimostrato che si puo’ giocare con le citazioni del mezzo televisivo (la Vaudetti che fa gli annunci con un ditone all’E.T. con cui tocca lo schermo come le signorine buonasera di nuova generazione, la vecchia sigla rai di fine delle programmazione che scandisce l’intervallo), senza scadere nell’autoreferenzialita’ che la televisione ha verso se stessa e per cui viene notoriamente demonizzata. Se poi, intrigati dai risultati dell’ultimo Sanremo, sorvolando sulla boutade del Principe e del Pupo, ci si chiede il valore del talent show televisivo, questo o spettacolo e’ la risposta di un uso intelligente del talento canoro e soprattutto del consenso mediatico che puo’ portare anche su strade ben diverse dalla previdibile vittoria sanremese.

Spaziale!

Astrieparticelle

Tornano le rassegne cinematografiche al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Il tema questa volta e’ legato alla alla grande mostra dedicata all’Universo,
Astri e particelle. Le parole dell’Universo sempre al Palazzo delle Esposizioni.
Una rassegna cinematografica che partendo dagli esordi del cinema arriva ad un’anteprima estremamente appetibile che troverete scorrendo il programma

A chi resta ipnotizzato a guardare le stelle e sogna di raggiungere la Luna, il Palazzo delle Esposizioni offre un viaggio entusiasmante verso l’ignoto, attraverso una serie di eventi eccezionali. Il cinema riveste un ruolo importantissimo nell’immaginario contemporanea sull’Universo, perché ha interpretato sin dalle sue origini il nostro desiderio di evasione nello Spazio, traducendolo in mirabolanti scenografie e avventurosi viaggi. In occasione della mostra “Astri e particelle. Le parole dell’Universo” il Palazzo delle Esposizioni presenta la rassegna spaziale!, dedicata ai grandi film di fantascienza. Si parte con tre capolavori del cinema muto, arricchiti da live spaziale!, la sonorizzazione musicale composta appositamente ed eseguita dal vivo dai migliori esponenti del panorama della musica elettronica italiana. Dalle origini si passa ai film di culto della sci-fi degli anni ’50, sino alle opere più mature che, dagli anni ’60 ad oggi, hanno trasformato il viaggio nell’ignoto in una ricerca nel profondo dell’anima umana. Un percorso emozionante, con un evento imperdibile ed esclusivo: l’anteprima nazionale dell’attesissimo Moon, diretto da Duncan Jones, figlio di David Bowie. 

24 e 25 novembre, ore 21 

Metropolis

di Fritz Lang. Con Gustav Fröhlich, Brigitte Helm, Alfred Abel. Germania 1927 – v.o. con sottotitoli in italiano (117’)  live spaziale! musicato dal vivo da I.H.C.

Uno dei più importanti film di ogni epoca, universalmente riconosciuto come modello del cinema moderno: il conflitto tra magia e tecnologia sconvolge i ritmi alienanti di una megalopoli del XXI secolo, portando alla ribellione degli operai-schiavi. Messinscena di un delirio, opera d’arte totale, vera e propria sinfonia visiva, in cui la fantasia architettonica e pittorica di Lang si esprime ai massimi livelli.

I.H.C.: attivo dal ’98, il gruppo è formato da alcuni dei più interessanti musicisti degli ultimi anni, provenienti da progetti quali l’Orchestra di Piazza Vittorio, Ardecore, Etruria Criminale Banda, Roberto Gatto Quintet, una fusione di jazz, funk, rock, noise ed avanguardia e un suono che unisce Miles Davis, gli Stooges e i Funkedelic. 

26 e 27 novembre, ore 21 

Una donna nella Luna

di Fritz Lang. Con Klaus Pohl, Willy Fritsch, Gerda Maurus. Germania 1929 – v.o. con sottotitoli in italiano (169’)

live spaziale! musicato dal vivo da Gianni Music Quartet

Un’astronave porta sulla Luna quattro uomini e una donna spinti dal miraggio di presunte miniere d’oro. Straordinario capolavoro e pietra miliare del cinema di fantascienza raramente proiettato in Italia, è il primo tentativo di rappresentare il viaggio spaziale in termini realistici e il risultato fu talmente convincente da indurre i nazisti a ritirare ogni copia dalla circolazione e distruggere il modellino originale del razzo, preoccupati di mantenere il segreto sui propri studi missilistici.

Gianni Music Quartet: torna la geniale miscela di sonorità elettroniche e acustiche di Gianni Rosace (dj e producer, fondatore dell’Half Die Festival), con Pino Pecorelli al contrabbasso, Mike Cooper (John Lee Hooker, Howlin’ Wolf) alla chitarra slide e Pietro Pompei (Ars Ludi e Ensemble di Musica Contemporanea dell’Auditorium di Roma), al vibrafono e percussioni. 

29 novembre, doppio spettacolo: ore 17 e 21 

Aelita

di Yakov Protazanov. Con Yuliya Solntseva, Igor Ilyinsky, Nikolai Tsereteli. URSS 1924 – v.o. con sottotitoli in italiano (120’)

live spaziale! musicato dal vivo da Gamers in Exile

La rivoluzione socialista nello spazio: un astronauta sbarca su Marte dove regna la bellissima regina Aelita e prende parte alla rivoluzione dei proletari marziani, soggetti a un sistema di bestiale sfruttamento. Primo leggendario capolavoro della fantascienza sovietica, un film straordinario anche dal punto di vista estetico, grazie all’estrosità della messa in scena, che vanta l’impiego di scenografie costruttiviste contrapposte a scorci realistici di Mosca.

Gamers in Exile: Due incredibili costruttori di paesaggi sonori elettronici, che hanno raccolto grandi consensi all’estero. Valerio Lupo Faggioni, artist in residency all’Istituto di Musica Elettronica di Arhus in Danimarca, ricercatore per i laboratori Dolby di San Francisco e Guido Zen, attivo dal ‘95 a Londra dove ha collaborato con Leftfield, John Lydon, Shola Ama. Insieme hanno suonato a Londra, New York, Copenaghen, Parigi, Tokyo e all’Art Basel in Svizzera. Autori della colonna sonora di Biutiful Cauntri, il film documentario rivelazione del 2008. 

1 dicembre, ore 21 

La ‘cosa’ da un altro mondo

di Christian Nyby, Howard Hawks. Con Margaret Sheridan, Kenneth Tobey, Robert Cornthwaite. USA 1951 – v. italiana (87’)

Un disco volante sepolto dai ghiacci del Polo Nord nasconde un mostro sanguinario arrivato dallo spazio. Vero e proprio capolavoro della science fiction e capostipite del filone “alieno”, questo leggendario fanta-horror sorprende ancora oggi per la suspense e il senso di attesa, che cancella le certezze e la razionalità della società contemporanea.

2 e 15 dicembre, ore 21

L’invasione degli ultracorpi

di Don Siegel. Con Kevin McCarthy, Dana Winters, King Donovan. USA 1956 – v. italiana (80’)

Strani invasori dallo spazio atterrano sotto forma di baccelli in una tranquilla cittadina e occupano i corpi dei suoi abitanti. Un grande film di fantascienza degli anni ’50, che la scrittura asciutta e concreta di Don Siegel trasforma in una parabola dell’orrore quotidiano di inquietante suggestione. 

3 dicembre, ore 21 

Moon

di Duncan Jones. Con Sam Rockwell, Kevin Spacey, Matt Berry, Kaya Scodelario. Gran Bretagna 2009 – v. italiana (97’) ANTEPRIMA NAZIONALE

Un’occasione imperdibile per scoprire in anteprima nazionale uno degli eventi cinematografici più attesi dell’anno: il primo film di Duncan Jones, figlio del mitico David Bowie. Un omaggio alla sci-fi anni ‘70 e ‘80 reinterpretata in chiave creativa, per una lettura profonda e provocatoria della condizione umana. Un astronauta solitario, interpretato dal fantastico Sam Rockwell, accompagnato da un robot calmo e rassicurante – che ricorda HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio – alla fine della sua missione triennale sulla Luna fa una scoperta orribile… Presentato al Sundance Film Festival, premiato ai Festival di Seattle ed Edimburgo. 

4 e 19 dicembre, ore 21 

2001: Odissea nello spazio

di Stanley Kubrik. Con Keir Dullea, Gary Lockwod. Gran Bretagna 1968 – v. italiana (141’)

Capolavoro assoluto della storia del cinema, rappresenta una delle riflessioni più articolate sul rapporto civiltà – tecnologia e sul destino dell’umanità, in un percorso temporale dagli uomini scimmia alla conquista dello spazio.

5 e 18 dicembre, ore 21

Solaris

di Andrei Tarkovskij. Con Natalya Bondarchuk, Donatas Banionis, Jüri Järvet. URSS 1972 – v.o. con sottotitoli in italiano (165’)

Tarkovskij trasforma il cosmo nel subconscio umano: su Solaris, un pianeta con un oceano che pensa, gli astronauti sono alle prese con le proiezioni della loro memoria. Angoscioso, ossessivo, enigmatico, il film ha un potere ipnotico che inchioda lo spettatore con immagini che non si erano mai viste al cinema. 

6 dicembre, ore 21 

Il pianeta selvaggio

di René Laloux. Disegni originali di Roland Topor. Francia, Cecoslovacchia 1973 – v. italiana (70’)

Gli umani sono diventati i servi di enormi alieni, in questo film d’animazione di straordinaria suggestione. Capolavoro di fantasia figurativa, grazie agli allucinati disegni di Roland Topor, grande pittore e scrittore surrealista, fondatore del celebre gruppo Panique con Arrabal e Jodorowski. Premiato al Festival di Cannes.

8 dicembre, ore 21

The Dish

di Rob Sitch. Con Sam Neill, Kevin Harrington, Patrick Warburton. Australia 2000 – v. italiana (101’)

Tratto da una storia vera, è una commedia brillante, coinvolgente e molto divertente. Racconta le emozioni, il dramma e l’umorismo che hanno caratterizzato i quattro giorni dell’Apollo 11 nel 1969 e lo straordinario ruolo di un paesino dell’Australia, dove la NASA decise di installare un enorme radiotelescopio per permettere la visione in tutto il mondo dello sbarco dell’uomo sulla Luna. 

9 dicembre, ore 21 

Uomini veri

di Philip Kaufman. Con Dennis Quaid, Sam Shepard, Barbara Hershey. USA 1983 – v. italiana (193’)

La storia avventurosa dei piloti che presero parte alle prime missioni aereospaziali della Nasa, e in particolare di Chuck Yeager che per primo superò nel 1947 la barriera del suono. Il film unisce bene la componente documentaristica a quella spettacolare grazie all’avvincente ricostruzione degli avvenimenti e a un ottimo cast. 

10 dicembre, ore 21 

Lo strano caso dei raggi cosmici

di Frank Capra, William T. Hurtz. USA 1957 – v.o. con sottotitoli in italiano (Documentario, 55’)

Un rarissimo e sorprendente esperimento del grande Frank Capra che si cimenta in un documentario sullo spazio, che ha per protagonisti tre insigni scrittori – Poe, Dickens, Dostoevskij, rappresentati da buffe marionette. Un intelligente mix di cinema dal vivo e di animazione, cui hanno dato un notevole contributo animatori della Disney e noti scienziati, che cercano di spiegare la complessa storia delle ricerche sui raggi cosmici dalla fine dell’Ottocento in poi. 

11 e 16 dicembre, ore 21

Il pianeta proibito

di Fred McLeod Wilcox. Con Walter Pidgeon, Anne Francis, Leslie Nielsen. USA 1956 – v.o. con sottotitoli in italiano (98’)

Classico della fantascienza cinematografica, è una fantasiosa rielaborazione della “Tempesta” di Shakespeare, in chiave psicoanalitica. Uno dei primi esempi maturi del genere, con uno dei primi personaggi-robot dello schermo. Un piccolo capolavoro brillante e intelligente che fissa i parametri dell’immaginario del cinema di fantascienza. 

12 e 20 dicembre, ore 21 

Blade Runner

di Ridley Scott. Con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young. USA 1982 – v. italiana (117’)

Uno dei film di fantascienza più celebri di tutti i tempi, cult-movie dalle atmosfere magiche che ha cambiato per sempre il nostro immaginario del futuro. Immagini cariche di emozioni travolgenti e oppressive costruiscono la metropoli del futuro, modernissima e decadente scenografia dove si inseguono un cacciatore di taglie e “replicanti” ribelli, uniti dalla paura della morte. 

13 e 17 dicembre, ore 21 

L’ignoto spazio profondo

di Werner Herzog. Con Brad Dourif, Ellen Baker, Donald Williams. Francia, Germania, Gran Bretagna 2005 – v. italiana (81’)

Un’avventura cinematografica monumentale, geniale, strabiliante e poetica. L’autore contemporaneo più visionario racconta, tra documentario e fantascienza, il viaggio allucinante e filosofico di un’astronave alla ricerca di altri pianeti su cui vivere, dopo che un’apocalisse ecologica ha reso vana la vita sulla terra.

Il progetto di sonorizzazione musicale live spaziale! è a cura di Giovanni Guardi.

Si ringraziano per la collaborazione alla rassegna cinematografica il Festival dell’Immaginario e Zero in condotta di Perugia

Si ringrazia Sony Pictures Entertainement, Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung, Cineteca di Bologna, Cineteca D. W. Griffith, Cinecittà Luce, Fandango, Warner Bros. Italia, International Entertainment Enterprises, Collettivo dell’Immagine, Boschetto, Lab 80 Film, Emme Cinematografica 

informazioni:
Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema
scalinata di via Milano 9 a, Roma

biglietto: intero € 4,00 – ridotto € 3,00
abbonamento alla rassegna € 25,00
www.palazzoesposizioni.it

The hurt locker

Thehurtlocker

Un robottino che ricorda il Pathfinder marziano, una terra desolata simile a un arido paesaggio lunare, un uomo che si muove indossando una tuta da astronauta: il film della Bigelow si apre su un mondo alieno, quello di questa schifosa guerra in Iraq così lontana da ogni concezione della guerra -sempre orrida- che nelle nostre tranquille lande occidentali possiamo avere.
L’ingresso del protagonista, il sergente William James che entra in una squadra affiatata a sostituire il precedente artificiere morto durante una missione, introduce una dimensione più epica: James si vede come un eroe solitario, quasi un cowboy moderno, che sfida le regole e gioca con la propria vita, collezionando gli inneschi delle bombe che è riuscito a disinnescare, pur e conservando sprazzi di umanità (il rapporto con Beckham).
In realtà è solo un modo per sopravvivere alla guerra, un’ armatura: a proposito è interessante notare come i gesti per indossare le raffinate tute protettive abbiano un che di arcaico, richiamando la vestitura del cavaliere medievale aiutato dagli scudieri. James si costruisce un personaggio da eroe solitario ma l’alienazione si è già impossessata di lui come dimostra la sua breve permanenza a casa soprattutto nella scena al supermercato davanti all’immenso scaffale dei cereali.
The hurt locker ha un andamento un po’ altalenante dovuto alla costruzione episodica della trama ma i momenti di tensione, soprattutto all’inizio, sono davvero mozzafiato e la regia è ottima e se la si piantasse a sottolineare questo film è firmato da una donna sarebbe un miracolo: mai ho tanto sentito strombazzare la cultura di genere e credo mai così a sproposito!
Pur con i suoi difetti, una pellicola che ha davvero qualcosa da dire, personalmente non riuscirò più a sentire l’annuncio dell’esplosione di una bomba da quelle parti con la stessa indifferenza di prima.

StarWars: le mostre

Starwartheshow Il capitolo conclusivo di StarWars potra’ non aver soddisfatto tutti i palati, ma di certo la chiusura della saga di George Lucas e’ un evento epocale se viene celebrata con un’esposizione alla Triennale di Milano, StarWars, the show e la mostra sul cinema di fantascienza, Cose da un altro mondo inaugurata martedi 24 maggio al Museo del Cinema di Torino, dedica un’ampia sezione ai giocattoli da collezione di StarWars perche’ e’ con il film di Lucas che il merchandising di fantascienza esce dal contesto dei giocattoli per l’infanzia e diventa oggetto di culto per gli adulti.

Cosedaunaltromondo Ho gia’ visto la mostra di Milano che e’ ben fatta e permette di approfondire i temi e l’immenso lavoro che sta dietro a StarWars.
Modelli a grandezza naturale degli sgusci de La minaccia fantasma, costumi di scena di molti personaggi: c’e’ anche la mise succinta che trasformo’ Carrie Fisher in un sex-symbol quando la Principessa Leila (Leia nella versione originale) apparve incatenata a Jabba The Hutt, modellini di edifici e l’antro che Luke Skywalker deve attraversare ne L’impero colpisce ancora per confrontarsi con la Forza, mentre schermi al plasma rimandano i momenti topici dei film.
Leila
Proprio rivedendo i vari spezzoni mi sono accorta di una cosa che manca totalmente nella nuova trilogia: lo scontro tra i sessi mutuato dalla commedia sofisticata e da Howard Hawks in particolare, felicemente impersonato da Jan Solo e la Principessa Leila con Luke che veste, suo malgrado, i panni dell’antagonista. La folgorazione pero’ l’ho avuta guardando i disegni che portano alla creazione di C3PO: se non avessi visto coi miei occhi uno schizzo con la scritta "this one is right" mai avrei intuito che lo storneggiato traduttore derivasse nientemeno che dalla sensuale donna-robot di Metropolis!
Metropolis

E siccome giusto martedi’ scorso ho rivisto Metropolis, che apriva la sezione filmica della mostra torinese, ancora sotto shock per la scoperta fatta pochi giorni prima a Milano ho notato altre somiglianze tra il capolavoro di Lang e l’epopea di Lucas che mi fanno pensare che il film tedesco sia tra i principali referenti del regista californiano.
L’invenzione architettonica: il futuristico profilo di Metropolis e’ l’archetipo di tutte le fantasiose citta’ di StarWars, sviluppate verso l’alto.
L’uso tecnologico: nella versione filologicamente restaurata da Enno Patalas si vede Joh Federsen usare un videotelefono!
L’inventore pazzo, Rothwang ha perso una mano nei suoi esperimenti, quindi calza un inquietante guanto di pelle nera, che in StarWars e’ il tratto distintivo della famiglia Skywalker, in particolare di Darth Fener, anzi Darth Vader, come vuole la versione originale e indovinate qual’e’ l’ unico appellativo che il giovane Freder utilizza per rivolgersi al padre dittatore? Vater! Forse nella Berlino del ’77 qualche acuto cinefilo poteva gia’ intuire che Darth Vader era l’incarnazione dell’ingombrante figura paterna da combattere…

Metafore e fregature

Sabato prossimo Fuori Orario proporra’ una nottata
dedicata alla Metafora della visione, che si comprende diversi corti di
Stan Brakhage e si concludera’ con The Elephant Man: quale occasione migliore per tirare fuori dal cassetto la recensione del film e questo pezzo sui mostri nel cinema che scrissi due anni fa per una rivista underground di cinema e musica, che ovviamente non arrivo’ mai alla pubblicazione e propinarli agli avventori di questo blog?

La bellezza è nell’occhio di chi
guarda?

I cultori di fantascienza, ma non solo loro, avranno ben presente un racconto breve di Fredric Brown, La sentinella, famoso per il colpo di scena finale che stravolge completamente i criteri di identificazione dei concetti di “normalità” e di “diversità”: la percezione del nemico, dell’alieno o del reietto sta tutta nella soggettività dello sguardo: se non ci riconosciamo visivamente in ciò che ci sta di fronte istintivamente scatta il rifiuto..
Quindi, chi meglio della settima arte poteva rappresentare
questo mondo parallello e i meccanismi che lo regolano?
Fin dai suoi esordi,
il cinema da vita al genere orrorifico proprio per soddisfare il gusto
voyeristico degli spettatori, cioè la stessa gente che frequenta i vaudeville o
le fiere di paese alla ricerca di emozioni forti nella visione di un povero
derelitto sfigurato da malattie o incidenti.
Star indiscussa del genere negli
anni ’20 è Lon Chaney senior, noto come l’uomo dai mille volti per la capacità di storpiarsi il viso e il corpo in maschere grottesche, andando oltre il trucco scenico e procurandosi addirittura lesioni e dolori fisici.

LonChaney

Nel decennio successivo la Warner Bros dà vita a saghe di mostri che sono entrate di diritto nel mondo degli archetipi, quali i celeberrimi Dracula, Frankenstein e King Kong, mentre a parte si sviluppano la mostruosa “normalità” rappresentata da Tod Browning con il suo capolavoro Freaks e la scuola espressionista tedesca che offre opere mirabili come il Nosferatu di Murnau e Il dottor Mabuse e M, il Mostro di Dussendorf di Fritz Lang. In particolare, M non è
un horror in senso stretto, in quanto per la prima volta la mostruosità del
personaggio non viene identificata con la sua deformità o manifesta diversità,
ma bensì con la sua labilità mentale.
Per tutti gli anni ’50, il genere
“mostruoso” continua a riscuotere grande successo al cinema, portando in auge la Hammer, mitica casa di produzione inglese, che riprende tutti i personaggi horror degli anni ’30, dalla Mummia al Fantasma dell’Opera.
Qualcosa, però, è cambiato. Qualcosa che già i più grandi registi della stagione
d’oro dell’horror americano avevano anticipato: Whale e Browning, infatti,
avevano umanizzato i loro mostri, facendoci partecipare ai loro tormenti, alla
loro percezione della propria diversità. In tal senso, un emblema di questo
processo di umanizzazione è il b-movie americano Il mostro della laguna nera del 1954, dove l’esotica figura protagonista, mezzo tritone e mezzo umano, ha una connotozione estremamente simpatica.
Bisogna aspettare, però, fino
al 1980 per assistere al riscatto del mostro ”fisico” con The elephant
man
di David Lynch. Pochi anni dopo, nel 1985, con una storia molto simile,
Peter Bogdanovich tratteggia un mostro molto umano, capace addirittura di far
capire i colori a una ragazza cieca nel commovente Dietro la
maschera
.
Sul finire degli anni ottanta sale alla ribalta mondiale Tim
Burton, un autore che ha imperniato sul tema del “diverso” la sua teoretica
filmica. Il regista di Edward mani di forbice e di Nightmare before
Christmas
è un cultore assoluto dei film anni cinquanta e racconta in
prevalenza il mondo adolescenziale con la sua solitudine e difficoltà ad
inserirsi nella società, attraverso immagini e moduli visivi che rimandano a
quel periodo, avvalendosi anche delle interpretazioni di attori dell’epoca, come
il grande Vincent Price.
Negli ultimi anni anche il mostro subisce una
rivisitazione politically correct: mentre i vampiri e i promotei moderni sono
oggetto di una visione puramente filologica (ma siamo sicuri che non abbiano più
nulla da dirci?) come nel Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola
o nel Frankenstein di Mary Shelley di Kenneth Branagh, l’interesse si
sposta su personaggi scomodi non per il loro aspetto, ma per la loro realtà che
può metterci profondamente a disagio. Un chiaro esempio di questo fenomeno è il
film, vincitore anche del Sundance Film Festival, Edwig la diva con qualcosa
in più
, dove il tema della transessualità è visto in chiave musical, pur non
perdendo nulla della sua forza di denuncia. Forse il cinema ci aiuterà ancora
una volta a liberaci da pregiudizi e convenzioni, lasciando veramente al nostro
occhio la libertà di vedere la bellezza dove gli è più congeniale
coglierla.