World Invasion

Worldinvasion

Michael Nantz e’ un sergente dei marines che dopo decenni di onorato servizio decide di ritirarsi dal corpo anche se c’e’ una macchia sul suo stato di servizio: nell’ultima missione in Afghanistan ha perso tutti i suoi ragazzi ed e’ rimasto l’unico sopravvissuto. L’ultimo giorno di servizio di Nantz succede un fatto molto strano: un’improvvisa pioggia di meteoriti in realta’ nasconde una flotta extraterrestre che invade il pianeta; oltre che con gli alieni il nostro sergente dovra’ fare i conti anche con il suo passato, comandando il fratello di uno degli uomini persi in missione.

La sensazione che il film sia in realta’ un megaspot a favore del corpo dei marines, e’ stata confermata dai fatti di ieri con la cattura di Bin Laden dal parte del corpo speciale dei Navy Seals: probabilmente negli States la fama di questa unita’ speciale era gia’ notevole prima del successo pakistano. Per ripotarre in vetta la fama dei marines ecco allora questa pellicola sci fi noiosissima dove i marziani ricalcano il modello di Alien. Gli scienziati intuiscono subito che gli extraterrestri puntano alla nostra acqua e infatti ben preso i livelli degli oceani si scendono risucchiati dagli infidi esseri.
Peccato che nessuno abbia capito che la flotta aliena localizza e sconfigge gli eserciti terrestri seguendo i segnali radio, ci arriverà solo il nostro glorioso manipolo con spericolate azioni che per la prima volta dalla nascita della telefonia cellulare rinnegano il mezzo per un nostalgico ritorno alla piu’ seria linea telefonica via filo (o hard wired, come dicono nella pellicola). A parte questa geniale intuizione che permetterà di capovolgere le sorti del conflitto, il glorioso corpo dei marines salva un gruppo di civili composto da un immigrato clandestino e il figlio e una donna con due nipotine.
Risolto lo spinoso problema dell’immigrazione con la morte fortuita del padre, perché “i marines non lasciano indietro nessuno!” si anticipa il riscatto sociale del povero orfanello con un futuro da marines, infatti da subito viene chiamato il piccolo marines.
Per nulla nascosto il ruolo drammaturgico delle due nipotine: non hanno una battuta, sono sempre inquadrate strillanti di paura mentre vengono portate in salvo dai soldati o consolate da una sicura stretta di quelle grandi mani guantate, proprio come succederebbe in uno spot a favore dell’arruolamento.

.. e l’Africa?

Makepoevryhistory

Mi capita ancora, raramente, in verità, di vedere lo spot Make povery history, quello con attori e cantanti che schioccano le dita ogni tre secondi
per ricordare che in Africa i bambini muoiono con tale ritmo.
Dopo i fatti di Londra quel problema che sembrava pressante e
forse vicino ad una soluzione e’ diventato obsoleto: le priorità del mondo occidentale sono cambiate.
Che cosa abbia concretamente deciso il G8 a favore dell’Africa è andato perso nel bailamme mediatico seguito al 7 luglio, mentre sarebbe stato un modo per onorare le vittime londinesi e dare un senso alle loro morti, quello di uscire dagli incontri con l’immediata attuazione di un tentivo serio di risolvere il problema della totale indigenza africana, perché la vera battaglia è lì, se è vero quello che raccontava un giornalista (di cui purtroppo non ricordo il nome) ospitestamane a Cominciamo bene e cioè che nell’Africa sub sahariana la maglietta più diffusa reca l’effige di Bin Laden e molte vie o negozi di villaggi sono intitolati al leader terrorista, che viene visto come l’unica persona che, in un modo certamente distorto, si leva a criticare l’arroganza occidentale.
Non distogliere l’attenzione dall’Africa è forse il modo migliore per combattere il terrorismo, se non altro eliminando un bacino di potenziale manovalanza per Al Qaeda.