I diari della motocicletta

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Il racconto del viaggio che trasformo’ il giovane borghese, studente in medicina Ernesto Guevara de la Serna, detto Fuser (cioe’ Furioso Serna) nell’uomo che sarebbe diventato il comandante Che Guevara, rischia di mettere piu’ in luce le caratteristiche del suo compagno di viaggio e fedele amico Alberto Granado, colpa forse della scelta degli attori: e’ sicuramente piu’ carismatico Rodrigo de la Serna, interprete del guascone Granado che Gael Garcia Bernal che non sempre e’ all’altezza del magnetico personaggio a cui deve dar vita: piu’ volte nel film i dialoghi fanno riferimento allo sguardo onesto o alla faccia che ispira fiducia del giovane Guevara e cio’ non trova riscontro nell’immagine data dall’ attore

La fotografia e’ strepitosa, grazie alla magnificenza del paesaggio sudamericano: dalla pampa argentina alla cordigliera andina: i momenti piu’ sentiti del film sono quelli dell’arrivo a Cusco e sul Machu Pichu, nonostante un retorico contrasto tra la grandezza della civilta’ incaica e la tristezza della capitale scelta dagli spagnoli: Lima. Non avendo letto i diari di Che Guevara, non so quanto egli nel suo viaggio abbia subito il fascino della civilta’ precolombiana, di certo porre l’accento piu’ sulle questioni razziali ed ecologiste che quelle politico economiche, rispecchia la filosofia del produttore americano, Robert Redford. Anche il documentario di Gianni Mina’, recentemente trasmesso da Rai3 e’ si concentra piu’ sull’influenza che a Lima il dottor Pesce esercito’ sui giovani viaggiatori, piu’ che sulle rovine Incas.

Ultima tappa del viaggio e’ il lebbrosario di San Pablo in Peru’ , dove lo spirito egalitario di Ernesto Guevara esce allo scoperto nel suo modo di approcciarsi ai malati senza protezioni: ai guanti che le monache rettrici del lebbrosario impongono ai dottori viene dato il valore simbolico di creare una barriera tra lebbroso e medico, barriera accentuata dal fiume che divide il lazzaretto in due: da una parte il villaggio dei malati, dall’altra le residenze dei medici e nel giorno del suo ventiquattresimo compleanno, il 14 giugno 1952, Ernesto Che Guevara attraversera’ quel ramo del Rio delle Amazzoni a nuoto per tuffarsi completamente nel mondo degli umili.

I diari della motocicletta e In viaggio con Che Guevara

Sicuramente una versione completa del DVD de I diari della
motocicletta
dovrebbe comprendere anche In viaggio con Che Guevara,
l’interessante documentario che Gianni Mina’ , detentore dei diritti
cinematografici del libro del Che, ha girato durante la produzione del film di
Walter Salles.


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A tratti il lavoro del
giornalista italiano e’ piu’ interessante del film stesso, scevro da obblighi
romanzeschi e meno timoroso di complicazioni politiche che la produzione
americana di Robert Redford sta ben attenta ad evitare essendo Cuba ancora tra i
nemici degli USa ed infatti il battagliero ottantenne Alberto Granado che in
questi giorni ha presentato il film anche in Italia, dopo averlo accompagnato al
Festival di Cannes, non ha potuto partecipare al Sundance Festival dove l’opera e’ stata mostrata in anteprima perche’ persona non gradita sul suolo americano.
E’ qui, piu’ che nel film, che il regista di Central do Brasil
sottolinea come ripercorrere le orme di Che Guevara attraverso le miserie del
Sud America dimostri che esattamente cinquant’anni dopo (il film e’ stato girato
nel 2002) praticamente nulla sia cambiato.
Tra le rivelazioni piu’ curiose
del documentario, c’e’ il fatto che l’eroico viaggio in moto attraverso l’America
Latina dei due giovani argentini non e’ solo l’avventura dai risvolti storici
che tutti conosciamo ma anche un’epica impresa dei viaggi in motocicletta,
leggendaria tutt’ora nel mondo dei bikers, dato che fu il primo tentativo di
andare alla scoperta del vasto continente sudamericano con questo mezzo.
La
mia recensione del film che racconta come un viaggio trasformo’ un giovane
studente in un rivoluzionario si trova qui