Il castello errante di Howl

CastelloerrantehowldvdHo finalmente visto in dvd l’ultimo lavoro di Miyazaki che mi ero persa al cinema.
E’ una pellicola davvero molto bella, anche se non arriva alla perfezione de La citta’ incantata: probabilmente quello che rende impeccabile il lavoro precedente e’ l’introduzione che accompagna personaggi e spettatori in un mondo fantastico, mentre l’Europa di fine Ottocento percorsa da macchine volanti a vapore in cui e’ ambientato Il castello errante di Howl lascia spiazzati (mi ha ricordato Steamboy) e Sophie, la timida cappellaia non e’, almeno all’inizio, un personaggio accattivante e la maledizione che la trasforma in una vecchia non aiuta il procedimento d’identificazione con la protagonista. Superato lo sbigottimento iniziale il film riesce a prendere un suo ritmo e ad appassionare per la sua vena a tratti malinconica (bellissimo il valzer, leit-motiv della colonna sonora) ma anche ironica.
Resta sempre insuperabile la magnificenza delle immagini create dal Maestro Miyazaki.

Per quanto riguarda la versione limited edition del dvd, contiene extra sicuramente interessanti anche se la presentazione non e’ soddisfacente, ad esempio l’intervista a Diana Wynne Jones riporta solo le risposte dell’autrice e invece delle domande compaiono dei fotogrammi del film che dovrebbero introdurre l’argomento, una didascalia non avrebbe fatto male e neppure presentare la donna come l’autrice del romanzo da cui Miyazaki ha tratto il film (magari anche nella presentazione degli extra in copertina), cosa che si riesce comunque ad evincere dall’intervista.
La visita di Miyazaki alla Pixar e’ interessante per ottenere ragguagli sulla versione americana del film , mentre i venti minuti dedicati alla computer grafica che sta dietro al movimento del castello sono estremamente tecnici; rivedere tutto il film attraverso lo storyboard a cui e’ stato aggiunto il sonoro puo’ essere un’esperienza significativa.
Il fotogramma originale della mia confezione rappresenta Sophie che decide di cucinare le uova sulla testa di Calcifer.

Steamboy

Manchester 1866: Ray e’ un ragazzino con il pallino della meccanica, figlio e nipote di due scienziati autodidatti che stanno lavorando all’estero. Un giorno il nonno torna improvvisamente, inseguito da da loschi figuri, affidandogli una misteriosa sfera..

Avvincente cartone giapponese che indaga sugli effetti spesso deleteri del progresso tecnologico piegato al redditizio mercato delle armi.
Con questa vicenda a meta’ tra la spy-story e i romanzi di Jules Verne, ambientata negli anni della rivoluzione industriale, quindi agli albori di questa era tecnologica, si stigmatizza la follia della guerra e della supremazia sugli altri popoli, con momenti assurdamente toccanti, come quando la Torre Steam, da mezzo di distruzione di massa torna ad essere l’oggetto che era nel piano originale, un luna park con le musiche e le giostre che girano a vuoto su una Londra semidistrutta.
Altro tema portante e’ la presa di coscienza della realta’: Ray Steam dovra’ decidere se stare dalla parte del nonno o del padre, schierati su due opposti versanti della scienza.

Steamboy

Non mancano i tocchi d’ironia, come il personaggio di Scarlett, la superficiale ragazzina snob, figlia del presidente della fondazione O’Hara (si’, si chiama proprio come la protagonista di Via col Vento!)
Il regista Katsuhiro Otomo e il suo staff hanno lavorato una decina d’anni su questo progetto e il risultato si vede: le invenzioni dei prodigiosi macchinari a vapore lasciano a bocca aperta.
Nonostante l’uso del digitale, il tratto del disegno e’ quello classico, per intenderci ci si aspetta di veder sbucare da un momento all’altro Heidi o Anna dai capelli rossi, ma in piu’ c’e’ uno studio molto realistico dei volti, in particolare mi ha colpito quello del Dottor Stevenson.
Attenzione ai titoli di coda che dovrebbero essere un’ anticipazione del sequel, io li ho solo intravisti perche’ hanno prontamente acceso le luci in sala..