La lunga notte dell’orrore

The Plague of the Zombies
UK 1966, Hammer Film Productions
con André Morell, Diane Clare, Brook Williams, Jacqueline Pearce, John Carson, Alexander Davion,Michael Ripper, Marcus Hammond, Dennis Chinnery,Louis Mahoney
regia di John Gilling

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Il dottor Thompson è medico condotto di un paesino della Cornovaglia funestato da una serie di morti inspiegabili. Il dottore non può fare molto dato che il nobile del paese impedisce le autopsie, decide così di chiedere l’aiuto a Sir James Forbes, il suo professore universitario. Su consiglio della figlia Silvye che vuole rivedere l’amica Alice, ora moglie di Tompson, Forbes si reca al villaggio dove trova l’ennesimo funerale e malumori crescenti verso il suo allievo. Forbes decide di forzare la situazione e fare un’autopsia non legalizzata dissotterrando  con Tompson un cadavere nella notte. Colti sul fatto dalla polizia trovano un inaspettato alleato nel  sergente Swift quando scoprono che la bara è vuota. Intanto Silvie vede Alice allontanarsi di notte e la segue nella brughiera finendo nelle mani degli scagnozzi del conte che iniziano a molestarla; salvata dal nobile Clive Hamilton, Silvie mentre torna a casa vede Alice ormai morta tra le braccia di un bruto. Hamilton le fa visita per farle le condoglianze e la induce a tagliarsi con un bicchiere, intanto Sir James scopre i riti wodoo causa delle misteriose morti: sarà ancora in tempo per salvare la figlia?

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Unico film di zombie della Hammer, La lunga notte del terrore è l’anello di congiunzione tra gli zombie classici degli horror americani (White zombie della Universal e Ho camminato con uno zombi della RKO) e La notte dei morti viventi di Romero uscito due anni dopo.

Il film Hammer si apre su una cerimonia wodoo che si tiene nel castello degli Hamilton: ben presto il film lascia intendere che è il barone ad aver macchinato la piaga degli zombie per avere manodopera gratis per riaprire le vecchie miniere di stagno in cui nessuno voleva più lavorare perché troppo pericolose. Questa critica sociale dello sfruttamento operaio avvicina il film alle tematiche sviluppate due anni dopo da Romero.


Fatta eccezione per il valore storico della pellicola, poco altro si salva in questo film dalla scarsa incisività narrativa con una storia che sembra modulata sul Dracula del 1958: il sangue come veicolo del rito, due donne, una bruna e una bionda, una cadrà vittima del sortilegio risorgendo dannata dalla tomba mentre l’altra verrà salvata dall’acume del personaggio che rappresenta la razionalità e il positivismo scientifico.

La caratterizzazione di Sir James Forbes è uno dei motivi per per vedere il film, più burbero e cinico di tutti i Van Helsing e gli Sherlock Holmes apparsi sullo schermo, Forbes nasconde una grande umanità dietro la noia che manifesta per l’intero genere umano e solo la figlia riesce a vedrete la sua vera natura. È un piacevole legame padre figlia quello portato in scena che rende ancora più orribile il destino di violenza sessuale che incombe sulla ragazza giocata a carte dagli scagnozzi di Hamilton che la salva all’ultimo minuto.


Le scene con gli zombi potrebbero essere inquietanti ma il trucco invecchiato male le rende risibili ma devo ammettere che non amo i film di zombie quindi perdo l’indulgenza che posso avere verso altri mostri anche meno curati.

Un posto al sole

A Place in the Sun
USA 1951 Paramount
con
Montgomery Clift, Elizabeth Taylor, Shelley Winters, Anne Revere, Keefe Brasselle, Fred Clark, Raymond Burr, Herbert Heyes, Shepperd Strudwick, Frieda Inescort, Kathryn Givney, Walter Sande, Ted de Corsia, John Ridgely, Lois Chartrand, Paul Frees
regia di George Stevens



A place in the sun


George Eastman raggiunge lo zio ricco nella speranza di fare carriera nella sua azienda, benché trattato con disprezzo dal resto della famiglia, viene assunto. Le regole nell’azienda di costumi Eastman sono ferree e vietano i rapporti tra i colleghi ma George stringe una relazione con l’operaia Alice che rimane incinta. Nel frattempo George riesce davvero a fare carriera e a una festa a casa dello zio conosce la bellissima e ricca Angela Vickers che s’innamora di lui, a George non resta che liberarsi di Alice che pretende un matrimonio riparatore, pianifica quindi di ucciderla ma poi gli manca il coraggio di portare a termine il piano omicida, una caduta accidentale di Alice gli risolve il problema ma non lo salva dalla sedia elettrica.



Aplace inthesun


Un classico del cinema a stelle e strisce che sottolinea la profonda ambiguità morale della società americana, non a caso Charlie Chaplin lo definì “il più grande film mai realizzato sull’America” e Un posto al sole ci racconta il grande mito americano, l’opportunità per tutti di avere successo con il lavoro ma ce ne mostra anche il lato oscuro e va ricordato che il romanzo a cui s’ispira il film, Una tragedia americana di Theodore Dreiser, prendeva spunto da un fatto di cronaca.
L’impronta iniziale del film è quella del genere noir: un giovane attraversa gli States in autostop e si volta sorridendo verso un cartellone di costumi da bagno, scopriamo che l’azienda è la sua destinazione, dove viene assunto alla catena di montaggio unico uomo tra diverse operaie e a George è stato ribadito di non stringere legami con loro, ma il caso ci mette lo zampino e un giorno al cinema, George e Alice, l’operaia con cui c’erano stati solo timidi sorrisi si ritrovano seduti vicini e iniziano a frequentarsi: per Alice George rappresenta quello che per il ragazzo è Angela Vicker, la bella ragazza ricca amica dei suoi cugini che non lo ha neanche notato il giorno che è andato a presentarsi dallo zio. Anche se fa un lavoro umile, George ha un cognome importante che sicuramente gli aprirà le porte all’interno dell’azienda come puntualmente avviene e Alice si fa più insicura per le nuove conoscenze che il fidanzato può fare ed infatti al secondo incontro Angela nota il giovane cugino dei suoi amici e attacca bottone, ben presto i due s’innamorano e la rappresentazione dei loro sentimento è ben più coinvolgente delle tristi passeggiate tra Alice e George che devono nascondere il loro sentimento per non perdere il lavoro: Angela e George sono sempre abbracciati, si baciano.. sono la rappresentazione stessa della passione, a sottolineare che per George la ragazza è più di un simbolo di uno stato sociale superiore da raggiungere.
Il dramma si compie con la gravidanza di Alice e Un posto al sole affronta, anche se in maniera indiretta, il tema scabroso dell’aborto e già così la scena fu attenzionata dalla censura, comunque è interessante notare come ancora una volta il colloquio col medico abbia come tema principale il denaro, e più che a pensare alle gioie della maternità, il dottore incita Alice ad affrontare i sacrifici economici che ora le paiono insormontabili ma che riuscirà a risolvere con impegno e spirito di sacrificio, fino a quando la ragazza sbotta e confessa di non essere sposata e allora il medico la invita a chiedere aiuto alla famiglia d’origine.



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Interessante come il regista ci mostri il pensiero dell’omicidio farsi strada nella mente di George: nello studio dello zio c’è un quadro che rappresenta l’Ofelia di Millais, parlando del lago Angela racconta di un incidente accaduto l’anno precedente dove una coppia è caduta nel lago e uno dei due corpi non è neppure stato ritrovato, tutto sembra facile e quando Alice, scoperto dalle cronache mondane che il fidanzato è l’accompagnatore ufficiale delle vacanze della bella ereditiera, raggiunge la località di vacanza pronta a fare uno scandalo pur di riprendersi George, all’uomo non resta che mettere in atto il piano omicida.
La gita serale sul lago si trasforma in una scena quasi horror dove la bellezza del lago Tahoe, classica ambientazione degli esterni hollywoodiani, si trasforma in un luogo cupo e mortifero mentre Alice comprende che George non l’ama più e vorrebbe solo liberarsi di lei, una Alice finalmente comprensiva compassionevole che però non sfugge al destino di morte cadendo accidentalmente dalla barca. Non vediamo cosa accade in acqua, se Geroge tenti di salvare la donna o la lasci al suo destino, vediamo solo l’uomo uscire dal lago e infilare una serie di errori che porteranno ben presto la polizia sulle sue tracce e lo faranno arrestare proprio quando i Vickers hanno accettato che la figlia frequenti il ragazzo di umili origini.
Il film si trasforma in una pellicola giudiziaria con l’entrata in scena del procuratore Marlowe, determinato a mandare il giovane Eastman alla forca e ci riuscirà anche se non è ben chiaro se il proposito omicida del protagonista si sia concretizzato, in fondo George viene condannato a morte per non aver saputo essere prudente, per aver voluto tutto e non essere stato in grado di saper fare le scelte giuste al momento giusto, insomma per non aver rispettato le regole di duro impegno del sogno americano, o forse solo per non essere stato abbastanza furbo da nascondere meglio le sue responsabilità.

Macabro

Macabre
Usa, 1958
con William Prince, Jacqueline Scott, Jim Backus, Christine White, Susan Morrow, Philip Tonge, Jonathan Kidd, Dorothy Morris, Howard Hoffman, Ellen Corby, Linda Guderman, Voltaire Perkins
regia di William Castle



-macabro


Da quando la moglie è morta di parto mentre lui era assente e ubriaco, il dottor Rodney Barrett gode di una pessima fama nella cittadina di Thornton; il giorno del funerale della cognata, Nancy, che si terrà di notte perchè la donna era cieca, viene rapita anche la figlioletta del dottore: la piccola Marge è stata sepolta viva e il dottore ha poche ore per salvarla, lo aiuta Polly la sua infermiera da sempre innamorata di lui…



Macabre


Macabro è un giallo che si ammanta di elementi gotici: la bambina sepolta viva che “sta con i morti” viene ricercata ovviamente nel cimitero che si presenta secondo i topos più classici del genere horror: cancelli arrugginiti e la classica nebbiolina che si leva dal suolo. La ricerca si sposta poi nell’agenzia di pompe funebri e la spasmodica perlustrazione nelle casse è meno risibile della parte al cimitero, non fosse altro perchè più cronologicamente congrua all’ambientazione contemporanea.



Macabre


Non mancano i flash back che raccontano la fine di Alice e descrivono il carattere ribelle di Nancy, la sorella cieca. Le due donne scomparse prematuramente erano le figlie del cittadino più in vista, Jode Wetherby il vecchio malato di cuore non reggerà al presunto ritrovamento del corpo della nipotina sotto il cumulo di terra che serve per ricoprire la tomba di Nancy.



Macabro


Il finale riserva un colpo di scena piuttosto cinico §§spoiler§§ è lo stesso dottore che ha inscenato il rapimento della figlia e causato la morte della cognata per impossessarsi dell’eredità del vecchio suocero, sicuro che non avrebbe retto alla visione del bambolotto nella piccola bara.



Macabro


Il film presenta delle incongruenze e la recitazione, soprattutto del protagonista è un po’ sopra le righe. A favore del film c’è la brevità , circa 75 minuti e la profonda autoironia: a Castle interessa di più strizzare l’occhio allo spettatore anziché spaventarlo e se ne La casa dei fantasmi svela i marchingegni che muovono i fantasmi nel film ma anche nel genere cinematografico, in Macabro il gioco è riservato all’introduzione e al finale, elementi che fanno ricordare la pellicola ancora oggi: nel prologo la voce off garantisce un risarcimento milionario a chi morirà di paura durante il film, sono esclusi ovviamente i deboli di cuore. I titoli di coda, a cartone animato e rappresentano un corteo funebre, prima passano i morti con il nome dell’interprete e a seguire i nomi dei personaggi che restano vivi.

In compagnia dei lupi

The Company of Wolves
GB 1984
con Sarah Patterson, Angela Lansbury, David Warner, Graham Crowden, Giorgia Slowe, Danielle Dax, Brian Glover, Dawn Archibald, Micha Bergese, Richard Morant, Susan Porrett, Shane Johnstone, Kathryn Pogson, Stephen Rea, Tusse Silberg
regia di Neil Jordan



Thecompaniof thewolves


Nella campagna inglese l’adolescente Rosaleen si abbandona a un sonno inquieto da cui non la risveglia nemmeno la sorella maggiore, Alice, che la avvisa del ritorno dei genitori. Il sonno della ragazzina è popolato di incubi ambientati in epoca fantastica, fuori dal tempo come i racconti delle fiabe a cui sembrano ispirarsi i sogni di Rosaleen. Tutto inizia con la morte della sorella maggiore sbranata dai lupi, per lasciare alla madre il tempo di riprendersi Rosaleen viene affidata alla nonna che vive ai margini del bosco. La vecchietta iniza a istruire la nipotina sui pericoli del bosco, soprattutto quelli legati ai lupi e più pericolosi sono quelli che si nascondono dietro fattezze umane. Un ragazzino del villaggio inizia a corteggiare Rosaleen e la porta nel bosco ma la ragazzino dopo averlo baciato fugge lasciando il sentiero. Mentre la cerca il ragazzo trova tracce della presenza di un lupo. Rosaleen torna a casa sana e salva mentre gli uomini del villaggio organizzano una battuta di caccia per eliminare il lupo. Una volta ucciso si spartiscono le sue spoglie ma la zampa presa dal padre di Rosaleen si trasforma in un arto umano che la ragazzina consiglia di bruciare. Nonostante i pericoli la ragazzina insiste per andare a trovare la nonna e sulla sua strada incontra un cacciatore che scommette di arrivare prima di lei a casa della nonna…



Thecompanyofwolves


Il film si ispira ai racconti di Angela Carter de La camera di sangue e in particolarmente all’adattamento radiofonico tratto dal racconto La compagnia di lupi. La scrittrice collaborò alla sceneggiatura insieme al poco più che esordiente regista Neil Jordan dando vita a questo capolavoro del fantastico anni ’80; il film cavalca l’ondata di passione per il lupo mannaro che investì i primi anni ’80 e ci regala alcune trasformazioni da uomo a lupo sicuramente efficaci ancora oggi. L’opera però si discosta dagli altri film del periodo per la forte caratterizzazione psicoanalitica del mondo delle fiabe, in fondo il film è una rilettura di Cappuccetto Rosso e il tema centrale, molto insistito è il passaggio alla maturità sessuale di Rosaleen con tutte le paure e i desideri che questo comporta.
La vecchia saggia nonna consiglia la ragazzina di non lasciare mai il sentiero (la retta via) e non cedere alle lusinghe degli uomini, soprattutto se hanno determinate caratteristiche che li fanno riconoscere come appartenenti alla razza dei lupi mannari, ovviamente sono tutte caratteristiche fisiche associate alla potenza sessuale.
Rosaleen però non appare così spaventata dal mondo di pericoli che la nonna le descrive, fin dal primo dialogo riguardante la morte della sorella, chiede alla nonna se Alice non avesse potuto difendersi da sola.

Anche la ragazzina inizia a raccontare delle storie alla madre ma il contenuto è ben diverso da quello della nonna, nella prima una donna si vendica del nobile che lo sedotta trasformando in lupi lui e tutti gli invitati al banchetto di nozze con una fanciulla di pari rango, una delle scene visivamente più notevoli di tutto il film, nel secondo racconto la protagonista è addirittura una lupa che si trasforma in essere umano ma poi preferisce tornare nel mondo di sotto. Un racconto che anticipa il finale tutto al femminile ben diverso da quello della fiaba: l’analogia con la fiaba di Cappucetto Rosso finisce con l’incontro tra il lupo e la ragazzina dopo la morte della nonna poi Rosaleen abbandona definivamente il sentiero in cui si era sempre persa in precedenza.



Incompagnia dei lupi


Ma di quale Rosaleen stiamo parlando? Il film ha una costruzione a scatole cinesi, Neil Jordan aggiunge una cornice contemporanea dove la protagonista trascorre il tempo a sognare una storia in cui sono raccontate delle fiabe, esaltazione del lato onirico e inconscio a cui la pellicola vuole dare spazio ma nel finale tutto si ricompatta e una torma di lupi entra nella camera della fanciulla distruggendo tutti i simboli dell’infanzia e risvegliandola bruscamente. Il film finisce qui e non è dato sapere se la Rosaleen “reale” sarà in grado di gestire altrettanto bene il rapporto con la sessualità del suo alter-ego sognato.

In treatment

Intreatment

In treatment pare essere proprio la serie italiana del momento che nella sua distribuzione giornaliera su Sky Cinema 1 ha riavvicinato il pubblico italiano all’appuntamento quotidiano con la fiction preserale.
Come tutti sanno la serie è l’adattamento italiano di un format israeliano venduto in tutto il mondo e per quanto il regista Saverio Costanzo abbia parlato con una certa supponenza del livello notevolmente inferiore delle fiction passate dalle tv generaliste, io trovo nella serie (certamente di spessore) una sfilza di difetti tipici forse più del cinema che della televisione italiana. Alludo a un certo minimalismo rappresentato da quella telecamera francamente troppo statica (pensiamo a Carnage e a cosa si può fare con quattro attori rinchiusi in un appartamento).
Il minimalismo di storie molto parlate e sofferte interiormente era una caratteristica tipica del cinema dei primi anni ‘90 di cui Castellitto fu un degno interprete e se ci si pensa, a parte i cellulari, non c’è nulla nello studio di Giovanni Mari che caratterizzi la contemporaneità dell’ambiente: le storie potrebbe risalire anche a 15/20 anni fa. Del resto anche lo schema di rapporti che si sta delineando è tipico di una certa italianità immobile da decenni: un professionista di successo, in crisi di mezz’età diviso tra una moglie che si è votata a lui e la passione per una giovane donna innamorata che l’uomo non ha il coraggio di ricambiare. Una donna più grande che in qualche modo lo domina, una coppia in crisi che ruota attorno all’idea di un figlio, una ragazzina con problemi familiari, un carabiniere infiltrato dalla ovvia doppia vita, il personaggio meglio riuscito della serie che però si può leggere come speculare alla figura del terapeuta: insomma, il solito maschio borghese schiavo del desiderio sessuale, oppresso da figure familiari femminili troppo ingombranti (che cosa sono Anna e Alice se non rispettivamente la figura materna e la figlia?).
Non ho mai visto la serie americana targata HBO quindi non so come sia il terapeuta descritto in quella serie ma in un periodo in cui i serial killer sono amabili vicini di casa (Dexter), le agenti della CIA bipolari (Homeland), il mitico Sherlock Holmes riletto dagli inglesi come affetto dalla sindrome di Asperger, che noia l’ennesima riproposizione del solito, vecchio modello del maschio italico!

Super 8

Super8 1979, in una cittadina dell’Ohio, Lillian, un gruppo di ragazzini gira un filmino sugli zombi da mandare a un festival. Durante una ripresa notturna assistono al deragliamento di un treno causato dal loro professore di scienze. Da quel momento la cittadina viene sconvolta da fatti misteriosi mentre l’esercito ne prende il controllo senza dare spiegazioni. La stampa del girato di quella notte rivelera’ quello a cui i militari stanno dando la caccia..

La frase piu’ ripetuta dai commentatori durante le celebrazioni del decennale dell’11 settembre era che gli Stati Uniti dovevano girare pagina, che in questo decennio si erano vendicati ma non era iniziato un vero processo di elaborazione del lutto. Beh se il cinema e’ il mezzo principale con cui l’America racconta il proprio mito e fa i conti con la propria coscienza, Super 8 e’ (e sara’) un tassello fondamentale per questa nuova pagina da scrivere sull’11 settembre. Lo capiamo gia’ dalla sequenza d’apertura dove l’acciaieria attorno a cui si e’ sviluppata la cittadina di Lillian deve riaggiornare il cartello con cui orgogliosamente segna da quanti giorni non succede un incidente in fabbrica ripartendo da 1: non c’e’ bisogno di narrare la disgrazia, il film comincia dal giorno dopo, dal funerale della madre del piccolo protagonista, Joe Lamb.
La scena anticipa anche uno stile piuttosto classico, che sembra uscito dalle riviste di sceneggiatura lette dall’aspirante regista Charley, che domina buona parte del film in cui la suspense e’ data dalla negazione della visione (la famosa enfasi per celazione): lo spettatore si appassionera’ cosi’ alle vicende che legano le famiglie di Joe e Alice, mentre l’alieno comparira’ in tutto il suo orrore solo nel finale dopo che il terribile omicidio del ragazzo della pompa di benzina viene nascosto dal dolly che salendo, porra’ l’insegna rotante del distributore a coprire la vetrina dietro cui si compie lo smembramento.
Non hanno bisogno di commenti la scena del deragliamento del treno, una delle piu’ efficaci scene d’azione di tutti i tempi, girata in maniera perfettamente fluida, senza gli “squadrettamenti” o le accelerazioni che di solito inficiano una scena d’azione ed e’ adorabile anche il filmino girato dalla banda di ragazzini, mandato sui titoli di coda che vi impedira’ di leggere qualsiasi informazione stia scorrendo a lato.
Tornando al film, non manca un gusto cinefilo che rilegge tutta la fantascienza a partire dagli anni ‘50: la paura dei russi, gli incidenti e le autopsie alla Roswell, le abitudini alimentari dell’alieno che conserva le sue vittime in baccelli alla Body Snatchers e ovviamente l’omaggio principale e’ al cinema di Steven Spielberg. Credo di aver visto quasi tutti i film, per lo meno quelli di fantascienza del regista, ma solo in questa rilettura mi sono accorta in pieno del potere anarchico e rivoluzionario dello sguardo innocente e curioso di un ragazzino.
Il finale di Super 8 e’ davvero un capolavoro di suggestione e commozione a partire dallo sguardo dello alieno avvilito e spaventato che fissando negli occhi Joe ritrova un barlume della tenerezza degli occhioni di E.T. e poi c’e’ il coraggio di lasciare andare il medaglione che racchiude il ritratto della madre, ultimo tassello perche’ l’astronave riparta e tutto possa tornare alla normalita’. Tra lo sguardo in quegli occhi alieni e la mano che si apre per lasciare andare il ricordo di chi non c’e’ piu’ e’ racchiuso tutto il dramma di una generazione, la mia generazione, formatasi nella tenerezza di un incontro alieno e sconfitta da uno scontro di civilta’.

United States of Tara

Unitedstatesoftara Se la guerra in Vietnam e’ stata alla base della grande stagione del cinema horror americano degli anni’70, e’ indubbio che l’elaborazione della tragedia dell’11 settembre sia passata attraverso la produzione seriale televisiva. Molte delle serie di grande successo di questo ultimo decennio trovano la loro ispirazione nel drammatico attentato di dieci anni fa. Che sia la realta’ improvvisamente alterata che non offre piu’ punti di riferimento certi di Lost, o il dolce fabbricatore di torte di Pushing Daisies con il dono di risuscitare i morti almeno per un minuto oppure l’amichevole serial killer Dexter a cui il passeggero oscuro si e’ avvinghiato dopo il tremendo bagno di sangue che ha segnato la sua infanzia, qualsiasi sia il genere in cui si declina il serial, in un modo o in un altro possiamo sempre ritrovare un riferimento all’evento catastrofico che ha cambiato l’America.
Anche in United states of Tara c’e’ un evento drammatico avvenuto durante il college che ha alterato la personalita’ di Tara Craine portandola a sviluppare personalita’ multiple per cercare di superare il trauma. Ormai quarantenne, sposata e madre di due figli Tara decide di abbandonare l’uso massiccio di medicinali per tenere a bada i suoi alter ego e di affrontarli con l’aiuto della famiglia. Le personalita’ che la abitano a sua insaputa fondamentalmente sono tre: Alice, l’irreprensibile madre di famiglia anni ‘50 timorata di Dio, la svampita e disinibita sedicenne T. e Buck, maschio rozzo e volgare, ma probabilmente in Tara albergano altri alter ego ancora sconosciuti. Come se non bastassero i disturbi mentali della donna, tutta la sua famiglia e’ altamente disfunzionale: la sorella minore e’ insicura e da sempre gelosa di Tara, Kate la figlia maggiore e’ un’adolescente inquieta mentre Marshall il figlio minore e’ gay e anacronistico nei suoi gilet di maglia. L’unico punto fermo della famiglia sembra essere il marito, Max, in grado di tenere insieme tutta la baracca, attento ai figli, pronto a sfuggire alle avances sessuali degli alter ego della moglie, riesce a trovare anche il tempo per improvvisarsi detective e cercare di risalire agli eventi che hanno causato il trauma che ha condizionato la vita di Tara.
Personalmente spero che sia l’indagine nel passato di Tara a guidare il plot perche’ ci sono degli snodi della vicenda che non mi convincono troppo e l’uscita della personalita’ piu’ congeniale alla risoluzione del problema comincia ad essere un po’ noiosa.
Resta indiscutibile la bravura camaleontica di Toni Collette e come sempre per le serie americane la sigla e’ un capolavoro in grado di riassumere l’idea base del serial: questa volta siamo di fronte a un piccolo gioiello di animazione.

Closer

Closer Un gioco delle coppie che lascia insoddisfatti, quello proposto da Mike
Nichols, una visione dell’amore piuttosto triste e intrisa di
perbenismo : Dan (Jude Law) colui che che per primo inizia il gioco dei
tradimenti, e’ quello che rimarra’ piu’ scottato mentre Larry (Clive
Owen) e Anna (Julia Roberts) riusciranno a recuperare in un modo o
nell’altro il loro matrimonio e Alice (Natalie Portman) e’ l’unica a
liberarsi definitivamente da questo gioco amoroso.
Il personaggio di Alice e’ sicuramente il piu’ interessante, che
riserva anche un colpo di scena finale: una figura femminile tutt’altro
che fragile o per lo meno in grado di fronteggiare benissimo le sue
debolezze. Il caschetto nero e il profilo stupendo della giovane
attrice mi hanno fatto tornare in mente Lulu’
e il suo personaggio ha effettivamente un impatto devastante sulla vita
degli altri protagonisti.
Il film e’ fortemente penalizzato dal fatto di essere un adattamento
teatrale, l’aspetto dialettico e’ preminente e la regia piuttosto
anonima, se si esclude la scena tra Larry e Alice nel night club.
La versione italiana dei dialoghi e’ orripilante: alla pretenziosita’
pseudo-intelletuale (quand’e’ l’ultima volta che vi e’ stato chiesto
del vostro drudo?) si alterna la volgarita’ intenzionale di chi non ha
altro modo per essere “trasgressivo”.
Ridicola la traduzione della chattata non tanto per il testo o il
linguaggio, quanto per il modo in cui viene simulato il linguaggio in
rete: alla k ed ad altre abbreviazioni sono state aggiunge eliminazioni
casuali di vocali in fine o a meta’ parola: mai letto su internet un
dialogo cosi’ o ricevuto un sms strutturato in questa maniera.
Un film gelido e raggelante che non lascia mai filtrare un brivido di
passione.