Il cameraman

The cameraman
USA 1928 MGM
con Buster Keaton, Marceline Day, Harold Goodwin, Sidney Bracy, Harry Gribbon
regia di Edward Sedgwick, Buster Keaton (non accreditato)



Thecameraman


Buster, fotografo di ritratti a poco prezzo s’innamora a prima vista di Sally, impiegata al reparto notizie della MGM. Nel tentativo di conquistarla, si ricicla come cameraman ma i primi filmati che propone alla redazione sono inguardabili. Per aiutarlo Sally gli passa una soffiata su una probabile rissa a Chinatown ma Buster perde il rullo delle immagini in esclusiva. Sarà un a scimmia addomesticata a recuperare il documento e a filmare anche l’eroico salvataggio di Sally da parte di Buster, impresa di cui si era preso il merito Stagg, suo rivale in amore e sul lavoro.



The cameraman


Secondo evento della ottava edizione del Gran Festival del Cinema Muto, dedicato quest’anno alla commedia slapstick, The cameraman è il primo lungometraggio di Keaton prodotto dalla MGM e il penultimo film muto interpretato dal comico. Il film è conosciuto in Italia anche con il titolo Io… e la scimmia secondo la tendenza di rititolare in italiano diversi film di Keaton con l’espressione “Io… e“, suppongo per renderli immediatamente riconoscibili come film di Buster Keaton.



The cameraman


La pellicola è forse l’ultimo capolavoro di Buster Keaton che, passato sotto il controllo della MGM perse sempre più la propria indipendenza creativa, peggiorata anche dal passaggio al sonoro.
Nel film possiamo ritrovare tutti i temi cari alla teoretica keatoniana: l’impossibilità di vivere nel mondo per cui Keaton viene sempre sopraffatto dalla folla, sia nella sequenza iniziale quando incontra Sally, sia nella scena sull’autobus quando la folla lo divide dalla donna che sta corteggiando.
Altra situazione classica di Keaton è la protagonista femminile posta in una situazione di oggettivo pericolo, in questo caso al centro delle onde di un motoscafo rimasto senza guida.




TheCameraman


C’è anche tutta la prestanza fisica dell’attore: la sequenza in cui scende o sale le scale per andare a rispondere al telefono è girata in un unico piano sequenza con la macchina da presa che riprende frontalmente le molte rampe di scale mosse da un meccanismo ascendente/discendente per mantenere sempre in quadro il comico che si scapicolla.
Altrettanto celebre è la sequenza al campo di baseball dove le eccellenti doti di mimo permettono al grande comico di improvvisare un’intera partita tutto da solo.



Ioelascimmia


Come tema portante del film torna il rapporto cinema realtà, già affrontato ne La Palla n°13: la prima proiezione delle riprese incoerenti dell’apprendista cameraman fatte di movimenti indietro e sovrimpressioni sembrano anticipare L’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov che uscirà nel 1929; anche il rapporto sempre conflittuale con gli oggetti di Keaton rende la telecamera un oggetto che gode quasi di vita propria a discapito del povero cameraman.
Dopo questa sorta di tributo alle avanguardie cinematografiche, Keaton conclude facendo risolvere la sua situazione sentimentale e lavorativa dalle riprese di una scimmia che testimoniano come si sono svolti i fatti: il cinema lo possono fare davvero tutti?

Sicilian Ghost Story

Siciliaghoststory

La tredicenne Luna è innamorata del compagno di classe Giuseppe, anche se la madre non vuole che lo frequenti perché figlio di mafiosi. Quando il ragazzino viene rapito per ricattare il padre che si è pentito, Luna è l’unica che cerca di scuotere il paese dall’indifferenza omertosa..

Ho recuperato Sicilian Ghost Story al cineforum di Alessandria, dove la proiezione è stata preceduta da un collegamento telefonico a Luca Bigazzi, direttore della fotografia del film fortemente risentito per le molte critiche tutte italiane alla pellicola che invece è molto apprezzato all’estero.
Non si può che essere d’accordo con il maestro della fotografia perché il film ha una forte valenza sociale nel rievocare la tragica vicenda di Giuseppe di Matteo, vittima di mafia segregato per oltre due anni e poi strangolato e sciolto nell’acido a soli quindici anni.
Non basta certo il senso civile per dare valore a una pellicola ma in questo caso il film è davvero ben fatto e il lavoro di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza è molto interessante perché cerca una nuova via per raccontare la tragedia malavitosa. Una strada per certi versi simile a un altro piccolo film (per budget e distribuzione) in cui spicca la fotografia di Luca Bigazzi, L’intervallo, un’altra storia di due adolescenti costretti a una convivenza forzata dai camorristi che ha dei passaggi che sconfinano nella fiaba.



Sicilian ghost story


Di fiaba gotica si parla espressamente per Sicilian Ghost Story, del resto anche il titolo richiama il genere ma anche se tornano diversi elementi favolistici classici ad esempio il montgomery rosso di Luna che fa di lei una sorta di Cappuccetto Rosso, ho avuto l’impressione che il mondo a cui fa riferimento il film non è il gotico inglese ma i rimandi sono alla cultura classica della Magna Grecia: molti degli animali mostrati sono degli psicopompi, traghettatori di anime, in grado di mettere in contatto il mondo reale con l’aldilà e su questo continuo contatto tra i due mondi è giocato tutto il film: l’io interiore estremamente creativo di Luna cerca strenuamente di entrare in contatto con l’amore perduto.
Questa insistita ricerca di un contatto con il mondo dei fantasmi mi ha fatto pensare a un altro film, sempre presentato a Cannes 2017: Personal Shopper dove Maureen tenta disperatamente di comunicare con il gemello morto per restare in contatto con una parte di sé che rischia di perdersi in un paese straniero, in un’attività fittizia e un mondo di comunicazioni virtuali. Allo stesso modo Luna si aggrappa all’amore per Giuseppe per non farsi derubare della capacità di amare dall’atteggiamento omertoso della società che la circonda: non sono più i fantasmi a reclamare l’attenzione degli uomini ma sono i vivi a cercare di colmare il vuoto interiore attraverso i morti.



Sicilianghoststory


Definirei Sicilian Ghost Story un film intriso di cultura classica e umanista, quasi esoterico: l’acqua, elemento dominante di tutta la pellicola non rimanda solo al tragico destino di Giuseppe di Matteo che il film oserà esplicitare con una sequenza veramente toccante, ma diventa strumento alchemico di trasformazione per un corpo distrutto che rivive negli elementi naturali: come nella mitologia la pietà degli dei trasforma in piante o animali tanti sfortunati amanti della mitologia.

Orgoglio e pregiudizio

OrgoglioepregiudizioPride and Prejudice
USA 1940 MGM
con Greer Garson, Laurence Olivier, Mary Boland, Edna May Oliver, Maureen O’Sullivan, Ann Rutherford, Edmund Gwenn, Melville Cooper, Frieda Inescort, Edward Ashley Cooper
regia di Robert Z. Leonard

Prima trasposizione cinematografica del celebre romanzo di Jane Austen che si segnala per la scarsa fedeltà al testo, motivo per cui oggi non è una versione molto amata.
Le differenze sono soprattutto nella scarsa fedeltà storica: il film viene ambientato in un periodo più tardo per dar modo di sfoggiare costumi fantasiosi con crinoline sullo stile di Via col Vento il trionfale kolossal dell’anno precedente a cui paga pegno anchel’immagine dell’allacciatura del corsetto di Elizabeth Bennett che torna anche su alcuni poster, rimando lampante alla celebre scena di Scarlett O’Hara.
Se la protagonista di Via col Vento era l’inglese in trasferta Vivien Leigh, l’orgoglioso Darcy ha il volto di Laurence Olivier marito della Leigh con cui formava in quel periodo una delle coppie più acclamate di Hollywood. E del cast di Via col Vento ritroviamo anche Ann Rutherford sorella minore di Rossella che in Orgoglio e Pregiudizio è la sventata Lydia che fugge di casa con il losco seduttore  Wickham.




Lydiaemrsbennettpridenadprejudice


Rispetto alle versioni seguenti (gran parte serie televisive prodotte dalla BBC) la produzione MGM si prende la libertà di sottolineare gli aspetti della “battaglia dei sessi” tipica della commedia brillante americana di quegli anni e anche il britannico Laurence Olivier è in grado di rivestire lo snobismo del suo Darcy di sorniona ironia.




Prideandprejudice


Puntando sugli aspetti da commedia vengono sottolineati con ottime caratterizzazioni i personaggi minori e le loro fisime: Mary Boland  è una Mrs.Bennet sventantamente ciarliera, inutilmente preoccupata del destino delle figlie che alla fine si sistemano da sole e resta esilarante, quasi un tocco slapstick, la gara con le carozze tra le signorine Bennet guidate dalla volitiva madre contro Lady Lucas e Charlotte per arrivare prima a casa e informare i rassegnati mariti dell’arrivo al villaggio dei due facoltosi giovanotti.




Prideandprejudice


Anche Melville Cooper è superlativo nell’interpretare il cugino Collins che erediterà la tenuta di M.Bennett ed è totalmente succube della sua protettrice, Lady Catherine de Bourgh interpretata da una quantomai segaligna ma adorabile Edna May Oliver.




Collinsorgoglioepregiudizio


Il ruolo di Lady de Bourgh nel film è quello che differisce più dal romanzo originale facendo diventare l’autoritaria nobildonna il deus ex machina che fa finalmente esplodere i sentimenti tra i due protagonisti: i puristi innamorati del libro storceranno il naso ma si sa che il film è sempre un’altra cosa e per la caratterizzazione del personaggio e il tono giocoso della pellicola, la libertà che si sono presi gli autori è deliziosa.




Ladydebourghprideandprejudice

Amore sublime

Stella Dallas
USA 1937 MGM
con Barbara Stanwyck, John Boles, Anne Shirley, Barbara O’Neil, Alan Hale, Tim Holt, Marjorie Main
regia di King Vidor



StellaDallas


Stella Martin, figlia di operai riesce a farsi sposare da Stephen Dallas il direttore della filanda dove lavorano il padre e il fratello. Ben presto le incompatibilità caratteriali e sociali dividono i due sposi e Stella rifiuta di seguire il marito a New York restando nel Massachussetts con l’amatissima figlia Laurel. Solo quando la ragazza è cresciuta, Stella si accorge che la sua volgarità innata rischia di rovinare il futuro della figlia e allora sparisce dalla sua vita concedendo al marito il divorzio e l’opportunità a Laurel di farsi una posizione sociale.




Amoresublime


Un caposaldo del melodaramma sull’amore materno che non scade mai nel patetico grazie alla robusta regia di King Vidor, autore del cinema muto che negli anni ’30 e ’40, abbandonata la sperimentazione personale, firma alcuni capolavori del melodramma come Duello al sole.
A reggere il film è la grande prova di Barbara Stanwyck davvero sublime nel tratteggiare la figura di una donna volgare che non riesce ad elevarsi nonostante il matrimonio con un uomo di classe superiore e si accontenta di esser uscita dalla povertà per lasciarsi sprofondare nel cattivo gusto di abiti sempre troppo carichi di pizzi, trucchi vistosi e riccioli troppo tinti, fino a diventare così ridicola da mettere in cattiva luce la figlia che ha preso tutto il buon gusto del padre: Stephen Dallas è un esponente del jet set, suo padre si è suicidato dopo il fallimento dell’azienda e Stephen ha lasciato tutto per rifarsi una posizione.




Stella dallas


A New York Stephen ritrova Helen, la ragazza di buona famiglia a cui era promesso e che ha dovuto lasciare per il tracollo finanziario del padre. La donna ora è vedova con tre figli e l’amore con Stephen rinasce. Laurel ammira moltissimo la signora Morrison ma è legata da affetto profondissimo alla madre perché se Stella Dallas è una donna senza gusto ha in fondo un buon cuore, lo si vede nel rapporto con Ed Munn, un allibratore equivoco che spesso la mette nei guai con il suo comportamento sguaiato ma che Stella non esita ad aiutare quando si accorge che le cose non gli vanno bene economicamente.




Amore sublime


Del resto solo un cuore grande può avere il coraggio di sparire dalla vita dell’amatissima figlia per non rovinarle il futuro con la sua imbarazzante presenza e così Stella Dallas si accontenterà di vedere lo sfarzoso matrimonio della figlia da una finestra (volutamente lasciata aperta da Helen) come una passante qualunque.
Se il ruolo di Stella Dallas valse alla Stanwyck la nomination agli oscar, tutto il cast offre un’ottima prova nel rappresentare l’evoluzione dei personaggi la cui storia occupa almeno un ventennio e infatti anche Anne Shirley ricevette una nomination come migliore attrice non protagonista per il ruolo della dolce Lollie Dallas.




Amoresublime


Da segnalare Tim Holt nel ruolo di Richard Grosvenor III il futuro marito di Lauren che nel 1942 sarà lo scapestrato George Minafer Amberson ne L’Orgoglio degli Amberson e non accreditata c’è Hattie McDaniels, la Mamie di Via col vento nel ruolo di cameriera di casa Dallas.

Mystic Pizza

Mystic pizzaUSA 1988 MGM
con Julia Roberts, Lili Taylor, Annabeth Gish, Vincent D’Onofrio, William R. Moses, Adam Storke, Conchata Ferrell, Matt Damon
regia di Donald Petrie

Jojo e le sorelle Kat e Daisy sono amiche per la pelle e lavorano come cameriere al Mystic Pizza, nell’omonima cittadina del Connecticut. Jojo è innamoratissima del fidanzato Bill ma terrorizzata dal matrimonio e sviene sull’altare rimandando la cerimonia a data da destinarsi. Kat è la classica brava ragazza che sta per andare a Yale ma s’innamorerà del padre della bambina a cui fa da baby-sitter. Daisy, pecora nera della famiglia Arujo, s’innamorerà di un ricco fannullone che probabilmente riuscirà a redimere.

Commedia sentimentale all’acqua di rosa che come notò un critico americano dell’epoca (vedi wikipedia) aveva la possibilità di farsi ricordare in futuro per aver lanciato delle future star e infatti il film è celebre per essere stato il trampolino di lancio della carriera di Lili Taylor  e soprattutto Julia Roberts che due anni e due film dopo sarebbe diventata una star con Pretty Woman, regina indiscussa della commedia romantica anni ’90; come se non bastasse Mystic Pizza è anche il film d’esordio di Matt Damon nel ruolo del fratello minore di Charles Gordon Windsor, Jr. il ricco ribelle che s’innamora di Daisy.



Mysticpizza


La pellicola presenta tutta una serie di situazioni tipiche: i ragazzi ricchi che vanno a passare una serata nel bar del paese con immancabile colpo di fulmine tra la bella e il bello dei due schieramenti, la delusione amorosa che spetta alla ragazza innamorata dell’uomo sposato ma tanto sta partendo per il college e l’attendono gli anni più interessanti della sua esistenza.
Mystic pizzaUn tocco d’originalità, tipico della commedia anni ’80, sta nel rovesciamento dei ruoli: Daisy e Charles alla prima uscita in porsche bucano una ruota e fanno l’autostop ma c’è il rovesciamento della citazione di Accadde una notte, infatti è quando Charles si cala i calzoni che troveranno un passaggio.
Anche la relazione tra Jojo e Bill procede al contrario: spaventata dal futuro che l’aspetta, Jojo vorrebbe una relazione tutta sesso e disimpegno con il suo pescatore ma lui si nega fino a quando la ragazza non accetta di sposarsi.

Fermata d’autobus

Bus Stop
USA 1956 20th Century Fox
con Marilyn Monroe, Don Murray, Arthur O’Connell, Betty Field, Eileen Heckart, Robert Bray, Hope Lange
regia di Joshua Logan



Busstop


L’ingenuo e rude cow boy Beauregard Ducker lascia per la prima volta il suo ranch nel Montana per partecipare a un rodeo a Phoenix. Il suo mentore, Virgilio pensa che l’avventura in città sia anche l’occasione buona per il ragazzo per iniziare a conoscere le ragazze, argomento di cui è completamente a digiuno ma Bo ha le sue idee e s’innamora a prima vista di Cherie, chanteuse di un night club. Anche la ragazza rimane colpita da lui ma non si aspetta certo che il giovane cowboy pensi di sposarla il giorno dopo, finito il rodeo. Quando si rende conto della caparbietà dello spasimante Cherie fugge ma Bo la ritrova alla stazione degli autobus e la carica contro la sua volontà nel pullman diretto in Montana. Costretti a fermarsi per la notte per una tormenta, sarà Carl, l’autista del pullman a far capire al ragazzo come vanno trattate le ragazze e Cherie colpita dalla nuova tenerezza di Bo accetta di sposarlo.




Fermatad'autobus


Sgangherato ma divertente, Fermata d’autobus non ha la stessa fama di altri film con Marilyn Monroe eppure è una delle interpretazioni migliori dell’attrice che recitò anche con un accento del sud per rendere più credibile il personaggio di Cherie, ballerina di poco talento che imita malamente le pose delle dive del cinema e anche nella resa di questo aspetto la Monroe è superba.




Busstop


Marilyn aveva già vestito i panni della sciantosa nel locale di malaffare ne La Magnifica preda del 1954, ma con sfumature del tutto diverse e Cherie resta una delle figure più tenere e sincere che l’attrice abbia interpretato. Le scene al rodeo con l’amica Vera torneranno, ovviamente con un altro taglio e spessore, nell’ultimo film, il capolavoro Gli spostati.




Fermatadautobus


Convincente anche la prova dell’esordiente Don Murray che ricevette una nomination agli Oscar per il suo giovane cowboy rude ma di buon cuore che, una volta scornato come i vitelli o i cavalli che è abituato a domare, capisce che le persone non possono essere costrette a fare quello che non vogliono e dopo aver capito la lezione con il suo “angelo” deve nuovamente metterla con pratica con Virgilio il vecchio amico che si è reso conto che deve abbandonare il suo ruolo e non tornare più al ranch ora che Bo è innamorato e sotto la tenera guida di Cherie.

Amore folle

AmorefolleMad Love
USA 1935 MGM
con Peter Lorre, Frances Drake, Colin Clive, Ted Healy, Edgar Brophy
regia di Karl Freund

Gogol chirurgo geniale, è ossessionato da Yvonne, attrice di uno spettacolo Grand Guignol. Quando le rivela il suo amore scopre che la donna è sposata a un pianista che sta tornando da una tournèe. Il treno su cui viaggia l’uomo deraglia poco prima di entrare a Parigi e Stephen Orlac si ritrova con le mani maciullate. Yvonne si rivolge al dottor Gogol perché le mani del marito non vengano amputate e il chirurgo trapianta gli arti di un assassino appena ghigliottinato al pianista inconsapevole. Durante la lunga riabilitazione Orlac sembra aver perso il suo talento al pianoforte sviluppando un’insana passione per i coltelli, arma prediletta dall’omicida Rollo, e Gogol decide di sfruttare la situazione a su vantaggio per sedurre Yvonne: farà in mondo che il pianista si accusi dell’omicidio del patrigno..




Madlove


La più riuscita delle tante versioni filmiche del romazo di Maurice Reanrd, la storia delle mani dell’assassino trapiantate che vivono di vita propria conservando gli istinti omicidi del corpo originario.
La prima versione, Orlacs Hände, è del 1925 firmata dal maestro del cinema espressionista Robert Wiene; anche Karl Freund ha origini tedesche: fu l’operatore di Metropolis e lasciò la Germania all’avvento del nazismo.
In America Freund si cimenta come regista in una decina di film lasciandoci il capolavoro horror La Mummia con Boris Karloff; Amore Folle fu la sua ultima regia cinematografica dove ripropone la lezione espressionista nei giochi di ombre e negli ambienti gotici: Parigi non è mai stata così lugubre come in questa pellicola.




Amore folle


Protagonista del film è Peter Lorre al primo film americano: la testa calva, gli occhi sgranati che sanno prendere anche una luce crudele quando rivelano gli istinti sadici del suo animo: imperdibile la scena della condanna a morte per ghigliottina di Rollo, tutta fuori inquadratura ma leggibilissima sul volto del chirurgo che è solito non perdersi mai una condanna capitale.
Anche il suo amore per la bella Yvonne si sviluppa vedendola protagonista di uno spettacolo macabro dove la donna viene sottoposta a torture.




Madlove


Tutta la vicenda ruota attorno al tema del doppio: la doppia personalità di Gogol che oscilla tra l’estrema tenerezza per i pazienti e il sadismo, Yvonne e la statua di cera che la rappresenta e che Gogol ha acquistato alla fine dello spettacolo sognando di portarla in vita come Galatea, le personalità Orlac e Rollo fuse insieme dall’intevento chirurgico.
Amorefolle
Se è chiara la derivazione di Darth Vater da Metropolis (a cui Freund, come abbiamo già detto, partecipò attivamente) anche il mostruoso abbigliamento a cui Gogol ricorre per far impazzire Orlac trova dei rimandi nel cattivo di Star Wars: le mani metalliche, il sostegno per la testa ricucita da Gogol dopo esser stata spiccata dal collo dell’assassino.

Il silenzio del mare

LesilencedelamerLe silence de la mer
Francia 1947
con Howard Vernon, Nicole Stephan, Jean-Marie Robain
regia di Jean-Pierre Melville

1941 nella regione del Delfinato, la casa di un anziano che vive con la nipote viene requisita come abitazione per un ufficiale tedesco, i due francesi opporranno un severo silenzio a questa convivenza imposta ma l’ufficiale ex musicista cercherà di conquistare la fiducia dei suoi ospiti raccontando il suo amore per la Francia e spiegando romanticamente, facendo riferimento alla fiaba della Bella e la Bestia come un matrimonio apparentemente forzato darà frutti notevoli per le due nazioni. Pur mantenendo il riserbo i due francesi restano affascinati dalla presenza corretta dell’ufficiale ma dopo una visita al quartier generale tedesco a Parigi,  Von Ebrennac torna profondamente deluso dopo aver scoperto gli orrori di Treblinka e le vere intenzioni dei nazisti che vogliono cancellare la cultura francese e comunica agli ospiti l’intenzione suicida di tornare al fronte, la mattina della sua partenza il vecchio fancese fa trovare al tedesco un libro di Anatole France aperto sulla massima “viva il soldato che si oppone a un ordine criminale”.




LeSilencedelaMer


Il primo lungometraggio di Jean-Pierre Melville che diventerà il maestro indiscusso del polar francese è una riflessione sulla guerra, a due anni dalla sua conclusione.
Il regista porta sul grande schermo un libro scritto nei primi anni dell’occupazione tedesca e diventato di culto tra i dissidenti grazie al passaparola. Nonostante questa fama fu imposto un rigido controllo di una commissione di ex partigiani sulla lavorazione che complicò ulteriormente la genesi del film già faticosa per il ristretto budget della produzione; anche Vercors, l’autore dell’omonimo romanzo, non era molto fiducioso sul risultato che invece è davvero notevole: per quanto sia un’apparente trasposizione didascalica del monologo interiore del vecchio che racconta la convivenza con l’ufficiale tedesco, Melville è in grado di comunicare attraverso il mezzo filmico tutta una serie di emozioni che testimonia l’evoluzione del rapporto tra i tre personaggi; come dice il romanzo stesso le mani rivelano più del volto e ai tremori delle mani della ragazza che cuce, alle mani del vecchio che si scaldano al fuoco e a quelle noervose dell’ufficiale che ha visto cadere tutte le sue illusioni il regista affida molto del non detto.




Ilsilenziodelmare


Inizialmente Werner Von Ebrennac è ripreso dal basso verso l’alto a sottolineare l’imposizione prima di tutto militare ma anche dell’uomo che cerca di vincere l’ostilità dei suoi ospiti con l’insistenza della propria presenza, man mano che la tacita stima si instaura anche la ripresa del volto del militare si fa meno dominante e verso la fine del film lo vediamo addirittura inquadrato alla stessa altezza della giovane donna a cui molte delle sue parole sono destinate.
La pellicola è in sintesi, un lungo monologo dell’ufficiale tedesco, i pochi dialoghi riguardano episodi che lui racconta ai suoi ospiti; il vecchio è solo la voce off narrante e la ragazza pronuncia due sole parole in tutto il film quando le illusioni di Von Ebrennac sono oramai crollate e ha deciso di tornare al fronte.
Il film viene considerato un’anticipazione della Nouvelle Vague per la libertà dello stile, le riprese negli esterni originali, anche la casa non è ricostruita in studio ma è la vera abitazione di Vercos.
Molte di queste scelte nfurono dettate dalle difficoltà economiche ma certamente ne Il silenzio del mare emerge l’autorialità del linguaggio cinematografico di Melville, pur con l’evidente debito verso Quarto Potere di Orson Welles.

Rusty il selvaggio

Rumble Fish
USA 1983
con Matt Dillon, Mickey Rourke, Dennis Hopper, Nicolas Cage, Diane Lane, Vincent Spano, Tom Waits, Chris Penn, Laurence Fishburne, Sofia Coppola
regia di Francis Ford Coppola




Rusty il selvaggio


Rusty James è un sedicenne della periferia di Tulsa cresciuto nel mito del fratello maggiore, Motorcycle Boy, capo di una gang ora partito per un viaggio in California. “Quello della moto” fa improvvisamente ritorno in città proprio durante una rissa di Rusty che per la sopresa di rivedere il fratello viene ferito. L’atteso ritorno di Motorcycle Boy però non riporta la serenità nella vita di Rusty ma il triste finale della sua esistenza dà al fratello minore la forza di prendere in mano la sua vita.




Rustyilselvaggio


Dal secondo romanzo di S. E. Hinton,  già autrice del romanzo I ragazzi della 56ª strada
da cui Coppola aveva tratto l’omonimo film che con Rusty il selvaggio compone idealmente un dittico sulla figura del ribelle senza causa aggiornato agli anni ’80.
Come la decade che rappresenta, anche lo stile di Coppola è “post” e rimescola suggestioni di diversi stili cinematografici: Matt Dillon sfoggia la canotta bianca di Marlon Brando in Un tram chiamato desiderio e il luminoso bianco e nero del film richiama molti melodrammi anni ’50 ambientati negli stati del Sud che raccontano il disagio famigliare. La famiglia di Rusty è stata distrutta dall’abbandono della madre, il padre, avvocato di successo, è diventato un alcolizzato ed è finito nelle periferie, come James Dean ne La Valle dell’Eden, anche Motorcycle Boy è andato in cerca della madre e ora informa il fratello dell’incontro.




Rustyselvaggio (2)


Il mito del fratello si sgretola al suo ritorno: Motorcycle Boy è ancora il ragazzo in grado di riuscire in tutto quello che vuole, potrebbe essere ancora un capo per i giovani della città ma quello che torna dal viaggio californiano è un uomo che non sa cosa fare della sua vita e uno che vuole che gli altri lo seguano deve sapere dove andare, confida al fratello.
Motorcycle Boy capisce che l’unico modo per liberare il fratello dalla sua influenza è portare alle estreme conseguenze tutto il suo disincanto (follia?) così il suo unico scopo diventa quello di liberare i “rumble fish” del titolo, i pesci da combattimento, convinto che negli ampi spazi del fiume perderanno la loro aggressività.





Rumble fish


Rivisto oggi l’interpretazione di Mickey Rourke che fece decollare la sua carriera risulta quasi profetica nel nichilismo dell’attore nel distruggere il suo potenziale (Motorcycle Boy ha un taglio di capelli alla John Lydon dei Sex Pistols).
Anche l’interpretazione di Dennis Hopper, nel ruolo del padre è in grado di lasciare il segno, nonostante la la brevità e va notato il cameo di Tom Waits nei panni del barista.
Tra i vari giovani attori che poi hanno lasciato un segno ricordiamo un allampanato Lawrence Fishburne, ben diverso dal massiccio Morpehus di Matrix. Comparsate per i giovani del clan Coppola: Nicolas Cage è quello che ruba la bella Diane Lane a Rusty, Sofia Coppola è la sorella minore di Patty.




Rustyselvaggio


L’uso del bianco e nero, che permette al regista di giocare con i toni espressionisti delle ombre e delle inquadrature sghembe, viene giustificato riferendosi al punto di vista di Motorcycle Boy che ha perso la capacità di vedere i colori in una rissa, l’unica ripresa a colori riguarda Rusty James e avviene solo dopo la morte del fratello, quando si scorge riflesso sul vetro dell’auto della polizia.




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A sottolineare la valenza simbolica dei rumble fish, Coppola ricorre al cut out o uso selettivo del colore per cui i pesci rossi e blu si muovono sullo sfondo in b/n una tecnica che oggi possiamo usare con l’app dello smartphone, ma che allora era molto innovativa visto che il primo film a sfruttare a pieno la tecnica è Pleasantville del 1998

Schiavo della furia

Raw Deal
USA 1948
con Dennis O’Keefe, Claire Trevor, Marsha Hunt, Raymond Burr, John Ireland
regia di Anthony Mann



Rawdeal


Pat Cameron organizza la fuga dal penitenziario del suo uomo, Joe Sullivan con l’aiuto del boss Rick Coyle non immaginando che il capobanda conta sulla cattura o l’omicidio di Joe da parte dei poliziotti per non spartire con lui il bottino. Contro ogni previsione Pat e Joe riescono a fuggire ma a metterli nei guai è l’amore: con l’automobile resa inagibile dai proiettili, i due si rifugiano da Ann Martin, l’assistente avvocato che aveva preso a cuore il caso di Joe e poi si servono di lei per la fuga. Quando Ann viene catturata da Rick, Pat non riesce a nascondere la notizia a Joe come aveva pensato di fare e lascia che il suo uomo vada incontro al proprio destino per salvare la ragazza che ama.




Rawdeal


Noir esemplare dove l’impossibilità della fuga diventa l’impossibilità di sfuggire al proprio destino: l’ineluttabilità della sorte incombe sulla coppia anche se Pat e Joe sembrano riuscire sempre a sfangarla, addirittura quando un ricercato per uxoricidio porta i poliziotti alla locanda dove sono rifugiati.
L’originalità del film sta nell’essere narrato dal punto di vista della compagna del bandito: sua è la voce off che commenta tutta la storia a partire dall’ultimo colloquio in carcere prima della fuga dove Pat è costretta ad aspettare che Joe finisca di parlare con Ann che sta cercando di convincerlo a confessare per poter uscire in pochi anni, fin da subito è chiara che questa presenza femminile finirà per sconvolge i piani dei due amanti.
SchiavodellafuriaIl film fu uno delle pellicole con il maggior uso dei toni neri dopo Quarto potere di Orson Welles e i toni scuri hanno una valenza simbolica: Joe parla di libertà e poter respirare aria pura e ci sono due momenti prima nel bosco e poi sulla spiaggia in cui la luce e gli esterni rappresentano proprio la libertà tanto agognata ma l’attrazione che lega Ann e Joe rischia di attirare anche la giovane donna nel buio della disperazione e la vediamo letteralmente sprofondare nell’oscurità dopo aver sparato al killer inviato da Rick per salvare Joe.




Schiavodellafuria


Rick Colyle è interpretato da Raymond Burr votato ai ruoli di vilain prima di diventare Perry Mason, l’avvocato più amato della tv. Crudele e diabolico, Rick ha una passione per il fuoco: getta un braciere addosso a una ragazza che lo ha urtato involontariamente, minaccia Ann con l’accendino se non rivela dove si trova Joe e perirà tra le fiamme causate da un candelabro che incendia le tende del suo appartamento.