The palace

2023
con Oliver Masucci, Fanny Ardant, John Cleese, Mickey Rourke, Bronwyn James, Joaquim de Almeida, Luisiana Kornuta Steffen, Danny Exnar, Sydne Rome, Aleksandr Petrov, Beatrice Frey, Luca Barbareschi, Milan Peschel, Fortunato Cerlino, Teco Celio
regia di Roman Polanski

31 dicembre 1999: al Palace Hotel di Gstaad, in Svizzera, i preparativi fervono per il veglione più atteso che sancirà il passaggio al nuovo secolo con l’incognita del millennium bug. Fin dall’alba il direttore Hansueli e il suo staff si prepara per esaudire le richieste della clientela, ricca, viziata e viziosa 

The palace è un film bizzarro, non perfettamente riuscito ma è un’opera che a modo suo rilegge questo primo ventennio del XXI secolo mettendo alla berlina un’élite economica e politica che non ha più vergogna di mescolarsi con i parvenu né tanto meno con chi i soldi li fa illegalmente.


Un mosaico di storie che riprende il genere alberghiero in voga nel cinema classico, come non pensare a Grand Hotel del ’32?
Polanski cita anche se stesso: un cerotto che richiama quello di Jack Nicholson in Chinatown, Sidne Rome da star di Che? ad epitome della vecchia succube della chirurgia estetica.

Il film ha fatto particolarmente discutere per la volgarità che però a me pare ampiamente sdoganata dai tempi.


Con un linguaggio cinematografico tipicamente novecentesco Polanski satireggia sulla situazione politica attuale non è un caso che film esca l’anno dopo l’invasione dell’Ucraina e in televisione si dia spazio alla salita al potere di Putin, evento che sconvolge alcune dinamiche di quello stesso veglione

Rusty il selvaggio

Rumble Fish
USA 1983
con Matt Dillon, Mickey Rourke, Dennis Hopper, Nicolas Cage, Diane Lane, Vincent Spano, Tom Waits, Chris Penn, Laurence Fishburne, Sofia Coppola
regia di Francis Ford Coppola




Rusty il selvaggio


Rusty James è un sedicenne della periferia di Tulsa cresciuto nel mito del fratello maggiore, Motorcycle Boy, capo di una gang ora partito per un viaggio in California. “Quello della moto” fa improvvisamente ritorno in città proprio durante una rissa di Rusty che per la sopresa di rivedere il fratello viene ferito. L’atteso ritorno di Motorcycle Boy però non riporta la serenità nella vita di Rusty ma il triste finale della sua esistenza dà al fratello minore la forza di prendere in mano la sua vita.




Rustyilselvaggio


Dal secondo romanzo di S. E. Hinton,  già autrice del romanzo I ragazzi della 56ª strada
da cui Coppola aveva tratto l’omonimo film che con Rusty il selvaggio compone idealmente un dittico sulla figura del ribelle senza causa aggiornato agli anni ’80.
Come la decade che rappresenta, anche lo stile di Coppola è “post” e rimescola suggestioni di diversi stili cinematografici: Matt Dillon sfoggia la canotta bianca di Marlon Brando in Un tram chiamato desiderio e il luminoso bianco e nero del film richiama molti melodrammi anni ’50 ambientati negli stati del Sud che raccontano il disagio famigliare. La famiglia di Rusty è stata distrutta dall’abbandono della madre, il padre, avvocato di successo, è diventato un alcolizzato ed è finito nelle periferie, come James Dean ne La Valle dell’Eden, anche Motorcycle Boy è andato in cerca della madre e ora informa il fratello dell’incontro.




Rustyselvaggio (2)


Il mito del fratello si sgretola al suo ritorno: Motorcycle Boy è ancora il ragazzo in grado di riuscire in tutto quello che vuole, potrebbe essere ancora un capo per i giovani della città ma quello che torna dal viaggio californiano è un uomo che non sa cosa fare della sua vita e uno che vuole che gli altri lo seguano deve sapere dove andare, confida al fratello.
Motorcycle Boy capisce che l’unico modo per liberare il fratello dalla sua influenza è portare alle estreme conseguenze tutto il suo disincanto (follia?) così il suo unico scopo diventa quello di liberare i “rumble fish” del titolo, i pesci da combattimento, convinto che negli ampi spazi del fiume perderanno la loro aggressività.





Rumble fish


Rivisto oggi l’interpretazione di Mickey Rourke che fece decollare la sua carriera risulta quasi profetica nel nichilismo dell’attore nel distruggere il suo potenziale (Motorcycle Boy ha un taglio di capelli alla John Lydon dei Sex Pistols).
Anche l’interpretazione di Dennis Hopper, nel ruolo del padre è in grado di lasciare il segno, nonostante la la brevità e va notato il cameo di Tom Waits nei panni del barista.
Tra i vari giovani attori che poi hanno lasciato un segno ricordiamo un allampanato Lawrence Fishburne, ben diverso dal massiccio Morpehus di Matrix. Comparsate per i giovani del clan Coppola: Nicolas Cage è quello che ruba la bella Diane Lane a Rusty, Sofia Coppola è la sorella minore di Patty.




Rustyselvaggio


L’uso del bianco e nero, che permette al regista di giocare con i toni espressionisti delle ombre e delle inquadrature sghembe, viene giustificato riferendosi al punto di vista di Motorcycle Boy che ha perso la capacità di vedere i colori in una rissa, l’unica ripresa a colori riguarda Rusty James e avviene solo dopo la morte del fratello, quando si scorge riflesso sul vetro dell’auto della polizia.




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A sottolineare la valenza simbolica dei rumble fish, Coppola ricorre al cut out o uso selettivo del colore per cui i pesci rossi e blu si muovono sullo sfondo in b/n una tecnica che oggi possiamo usare con l’app dello smartphone, ma che allora era molto innovativa visto che il primo film a sfruttare a pieno la tecnica è Pleasantville del 1998

L’anno del dragone

LannodeldragoneYear of the Dragon
USA 1985 MGM
con Mickey Rourke, John Lone, Ariane Koizumi, Dennis Dun, Raymond Barry
regia di Michael Cimino

Dopo un eclatante omicidio, al capitano di polizia Stanley White viene affidata la zona di Chinatown in preda alla ribellione delle gang giovanili. White capisce subito che quella delle gang è un manovra per nascondere un sanguinoso cambio di potere ai vertici della triade e il poliziotto va allo scontro diretto con il nuovo capo Joey Tai lasciandosi una scia di morti alle spalle, moglie compresa..

Tornato a cinque anni dal flop de I Cancelli del Cielo, Cimino racconta la violenza della metropoli in un film che all’uscita, fu tacciato di razzismo e criticato dalla comunità cinese per l’immagine che dava di Chinatown.
Di certo la figura di White è estremamente scomoda per il personaggio protagonista di un film: alla bidimensionalità di un eroe degli anni ’80 (e non dimentichiamo che Cimino sceneggiò anche il secondo Callaghan) si unisce l’antipatia di un uomo che cambia il proprio cognome polacco nel più anonimo White, un quarantenne colto nel momento di una crisi sentimentale per cui tradisce la moglie con la giovane giornalista che sicuramente lo attrae ma di cui intende anche sfruttare l’appeal televisivo per condurre in porto la sua operazione di pulizia di Chinatown, un poliziotto pluridecorato che si muove ancor come un soldato, ossessionato dal Vietnam. Eppure è proprio l’assurda caparbietà di White che finisce per farci schierare dalla sua parte, la sua ostinazione che ovviamente non porta a nulla: eliminato Tai, figura per certi versi speculare a quella del poliziotto, tornano gli accordi sottobanco tra mafia e polizia, a White non resta che il nuovo amore in un happy end che sa di posticcio nel mondo dei losers tanto cari a Cimino.
Il regista dirige da par suo con i fish eye che deformano gli spazi, gli improvvisi scoppi di violenza che alterano il ritmo della pellicola: basti pensare all’addio tra Stanley e Connie che si trasforma nell’omicidio della moglie da parte dei sicari di Tai.

Yearofthedragon

Cimino anticipa un cinema che sta per arrivare prima dall’Oriente con i noir di Hong Kong, poi con Tarantino che ha sempre messo L’anno del Dragone tra i suoi film preferiti e tutta la sequenza al Crystal Palace, scenografia compresa, mi ha ricordato lo scontro con gli 88 Folli nello showdown finale di Kill Bill vol.I.

Iron Man 2

Ironman2 Il congegno al palladio che tiene in vita Tony Stark e gli ha regalato i superpoteri, gli sta anche avvelenando il sangue. Conscio della sua prossima dipartita, il ricco superoe tira fuori il peggio del suo estroso carattere. Nel frattempo dal passato emerge Ivan Vanko, figlio di un un collaboratore russo del padre di Stark, in grado di costruire un marchingegno molto simile a quello di Iron Man..

Forse troppa carne al fuoco per questo secondo episodio di Iron Man e soprattutto malamente sfruttato: la nota drammatica del progressivo avvelenamento causato dal palladio e’ giocata veramente male e cozza con lo spirito spumeggiante di cui e’ intrisa la saga. Brio che dovrei altrimenti apprezzare nel tentativo di ricostruire la guerra dei sessi tipica della mia adorata commedia sofisticata nei siparietti tra Tony Stark e Pepper Potts, ma l’insopportabile spirito algido di Gwyneth Paltrow riduce tutto a un sovrastarsi di alti toni di voce, almeno nel doppiaggio italiano ma siccome la nostra eroina non muove un muscolo facciale ne’ tantomeno gesticola dubito che ci sia qualche problema da imputare al doppiaggio.
Si e’ rivelata una scoperta molto piu’ piacevole Scarlett Johansson: l’attrice veste di ambigua sensualita’ il suo personaggio di spia inviata dagli Avengers anche se le scene d’azione erano pesantemente ritoccate al computer ed era molto facile accorgersene; molto piu’ sensazionali gli effetti speciali dell’incidente durante la gara automobilistica a Montecarlo, talmente perfetti da sembrare reali.
Grande presenza scenica per Mickey Rourke nei panni del cattivo Ivan, spiace solo che al suo personaggio non sia stato dato piu’ spazio, in realta’ i cattivi contro cui Iron Man doveva combattere erano due, Vanko e il perfido concorrente Justin Hammer interpretato dal sempre bravo Sam Rockwell.

The wrestler

Thewrestler

Randy “the ram” e’ un wrestler di mezz’eta’ che cerca di rinverdire i fasti degli anni’ 80 attraverso squallidi incontri che sono solo l’ombra del suo glorioso passato fino a quando un problema cardiaco lo costringera’ a riflettere sulla sua esistenza.. 
La faccia triste dell’America si incarna in corpi sfatti, esibiti e doloranti, unico mezzo per sopravvivere a una vita di fallimenti e successi ormai appassiti. 
C’e’ lo spettro della mezza eta’ ad incombere su Randy e su Cassidy, il suo alter ego femminile, spogliarellista per necessita’ che sempre piu’ spesso si vede preferire le colleghe piu’ giovani, mentre il vecchio ariete deve convivere di nascosto dal ring, con gli occhiali fino al giorno in cui il suo cuore non gli presenta il conto per una vita sregolata fatta di antidolorifici e anabolizzanti.
Randy cerca di scendere a patti con la sua nuova condizione, ma l’incapacita’ di costruirsi una vita fuori dal ring lo riporta al mondo del wrestler, sport (?) assurdo dove tutto e’ fasullo e iperbolico, pantomima cruenta dell’eterno scontro tra bene e male tanto da prestarsi a una rilettura sarcastica di alcune battute di The passion di Mel Gibson. 
Con uno stile che sembra isprarsi al Dogma , soprattutto nell’uso della telecamera a mano, il regista ci racconta la drammatica storia di un individualismo esacerbato che ha il coraggio di vivere fino in fondo la vita che si e’ scelto, in bilico tra patetismo ed eroismo. La figura di Randy “the ram” si intreccia con quella di Mickey Rourke, l’attore che lo interpreta, fenice che ha saputo risorgere dalle ceneri di talenti e bellezza gettati al vento.

Michael Cimino: 70 anni per 7 film

Mcimino

***Il regista è scomparso sabato 2 luglio 2016 a 77 anni***

Nato a New York il 3 febbraio 1939, studia architettura ed arti figurative; nel 1962 inizia a girare documentari e spot televisivi. 
Clint Eastwood rimane colpito dal contributo di Cimino alla sceneggiatura di Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan e decide di farlo debuttare dietro la macchina da presa nel 1974 in Una calibro 20 per lo specialista
Il piu’ grande successo come regista di Michael Cimino e’ la sua seconda opera Il cacciatore (1978) capolavoro indiscusso della cinematografia, vincitore di 5 premi oscar, tra cui miglior film, nel 1979. 
L’enorme successo de Il cacciatore fa si che Cimino abbia carta bianca per la sua terza opera, I cancelli del cielo del 1980, western fluviale ed atipico “che contemporaneamente celebra e distrugge il mito della Frontiera” (Mereghetti). La pellicola fece fallire la United Artists e fa di Cimino un outsider che torna alla regia solo nel 1985 con L’anno del dragone. Il film non e’ esente da polemiche per lo spaccato cruento e senza speranza che offre delle metropoli americane, in particolare della Chinatown di NewYork. Resta forse l’opera piu’ visibile tra quelle di Cimino per la presenza di Mickey Rourke all’apice del successo, in Italia fu distribuito dopo Nove settimane e mezzo e ancora oggi gode di una buona distribuzione sui palinsesti televisivi.
 
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Rourke e Cimino collaborano in 3 film e l’incontro avviene sul set de Il papa di Greenwich Village del 1984 da cui Cimino fu licenziato a meta’ lavoro per venire sostituito da Stuart Rosenberg. 
Nel 1987 Cimino gira Il Siciliano rileggendo assieme a Mario Puzo la vita di Salvatore Giuliano come un Robin Hood siciliano, con un improbabile Christopher Lambert nel ruolo del bandito, ma allora il divo anglo francese era la star del momento.. 
Nel ‘90 torna a collaborare con Mickey Rourke in Ore disperate remake dell’omonima pellicola del 1955 firmato da William Wyler.
 
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L’ultimo film di Cimino e’ del 1996, il bellissimo Verso il sole, storia di Brandon ‘Blue’ Monroe, un ragazzo navajo condannato per omicidio e malato terminale di cancro. Brandon sequestra un medico e lo costringe a seguirlo in una sorta di viaggio iniziatico nel deserto in cerca della guarigione. Pellicola dolente e toccante e praticamente invisibile al cinema o in televisione.
 
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Nel 2007 Cimino ha anche diretto un episodio del film collettivo Chacun son cinéma ou Ce petit coup au coeur quand la lumière s’éteint et que le film commence (To each his own cinema – A ciascuno il suo cinema) diretto da 33 registi che raccontano il loro rapporto con il cinema, inutile dire che il film non e’ stato distribuito in Italia ma solamente presentato al festival di Roma di quell’anno.

Attualmente Cimino sta lavorando una nuova opera il cui titolo e’ Man’s fate e, ispirandosi al romanzo di Andre’ Malraux, La condizione umana,  narra le vicende di alcuni Europei nella Shangai della rivoluzione comunista del 1923.

Auguri a Mickey Rourke

Mickeyrourke il 16 settembre 1952 nasceva a Schenectady, New York, Mickey Rourke, uno degli ultimi attori maledetti dello star system.
Vedere in Domino come s’e ridotta una delle facce piu’ affascinanti degli anni 80 fa pensare a un film che lo vide protagonista nel 1989, all’apice del successo: Johnny il bello, di Walter Hill dove interpretava un avanzo di galera sfigurato che dopo un’intervento di chirurgia plastica riacquistava un volto normale; mi e’ sempre rimasta impressa la scena in cui Johnny per la prima volta guarda allo specchio il nuovo volto: commosso e sorpreso. Forse piu’ che una buona prova d’attore Rourke davvero non si e’ mai riconosciuto in quella faccia d’angelo che gli ha dato il successo e l’ha distrutta con l’amore per la boxe, carriera per cui non ha mai avuto un gran talento.
L’esordio al cinema risale al 1979 con una comparsata in 1941: allarme a Hollywood di Steven Spielberg, segue una piccola parte ne I cancelli del cielo di Michael Cimino nel 1980 ma e’ il ruolo di Motorcycle Boy, fratello mitizzato dall’adolescente Rusty (Matt Dillon) in Rusty il selvaggio di Francis Ford Coppola a dargli la notorieta’ nel 1983. Nel 1985 e’ protagonista del bellissimo film di Michael Cimino L’anno del dragone e nel 1986 viene proclamato sex symbol assoluto da Nove settimane e mezzo il film cult di Adrian Line, che porta sullo schermo i “valori” dell’allora imperante edonismo reaganiano: sesso e denaro.

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Nell’87 Rourke gira tre film: il famoso Angel Heart – ascensore per l’inferno dove interpreta l’agente Harry Angel che seduce Lisa Bonet (la primogenita de I Robinson) e lotta contro il mefistofelico Louis Cyphre, interpretato da Robert De Niro; il dimenticato Una preghiera per morire sul terrorismo irlandese e il fallimentare Barfly – Moscone da bar che si ispira alle atmosfere bukovskiane ed ha per coprotagonista Faye Dunaway.
Da personaggio maledetto Rourke tenta la via del misticismo con la Cavani che nel 1989 lo dirige in Francesco, ispirato alla vita del Poverello di Assisi.
Nel 1990 Rourke gioca nuovamente la carta del sex symbol nel caliente Orchidea selvaggia: sul set incontra la modella Carrie Otis con la quale da vita ad un’autodistruttiva (per entrambi) storia d’amore.
Nello stesso anno e’ anche il protagonista del remake di Ore disperate ancora una volta diretto da Michael Cimino.

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Forse e’ il pessimo Harley Davidson e Marlboro Man a segnare il declino della stella di Mickey Rourke e nel 1994 in F.T.W. il suo volto e’ gia’ schiavo delle plastiche facciali e il pubblico lo abbandona definitivamente.
A 11 anni dal film che lo aveva reso una stella di prima grandezza ne gira il triste sequel, Nove settimane e mezzo – la conclusione e da li’ ricomincia una vita da comparsa di lusso in film come L’uomo della pioggia, Buffalo66, un ruolo tagliato ne La sottile linea rossa.
E’ Robert Rodriguez a riproporlo in ruoli piu’ sostanziosi prima in C’era una volta in Messico (2003) e poi in Sin City del 2005.

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Ora e’ in arrivo nelle sale Stormbreaker e l’attore ha diversi film in post produzione per il 2007 tra cui la seconda parte di Sin City: forse senza piu’ la sua ingombrante bellezza, la carriera di Mickey sara’ piu’ equilibrata.

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DominoDomino Harvey figlia dell’attore inglese Laurence Harvey e di una celebre modella, abbandona il dorato mondo del jet set per diventare una bounty hunter..

La pellicola prende spunto dalla storia vera della “trasgressiva” Domino, trasgressiva nel senso piu’ banale del termine: una VIP che lascia il suo dorato background per impantanarsi nello sporco mondo dei cacciatori di taglie e’ quanto di piu’ inconcepibile esista per l’occidentale medio, basti pensare al fatto di cronaca che ha dominato l’estate italica, il modesto cameriere che ha rifiutato una cospicua eredita’.
Su questo accenno di biopic Tony Scott innesta una complicatissima vicenda di soldi rubati girata secondo lo stile cinematografico piu’ cool del momento che omaggia le pellicole anni’70 (da Tarantino all’ultimo Rob Zombie, per citare due che lo sanno usare) con l’aggiunta di tutto il ciarpame televisivo imperante, dal videoclip sculettante al reality show.
Mi e’ parso lampante l’intento del regista di ritentare il colpaccio che gli riusci’ negli anni ‘80 con Miriam si sveglia a mezzanotte e Top Gun che definirono l’estetica di un decennio, ma la stigmatizzazione del XXI secolo fatta di dipendenza televisiva e verita’ falsate e destrutturate sono troppo per il furbastro Scott che finisce per girare una versione dopata e incazzosa di un telefilm dei primissimi anni ‘80, Professione Pericolo.
Del resto il cote’ televisivo dell’opera di Scott e’ sottolineato dalla presenza di due attori simbolo della tv, gli Steve e David di Beverly Hills 90210 nei panni di loro stessi, mentre il mafioso Cigliutti e’ sempre un retaggio della famosa serie, lo impersona Stanley Kamel, che in Beverly Hills era il mandante dell’omicido del padre di Dylan nonche’ il genitore del suo grande amore, Tony.
Su questa base televisiva si innesta un cast cinematografico di tutto rispetto come Jacqueline Bisset ed il sempre perfetto Christopher Walken. Dei protagonisti che dire? Per una sopravvissuta degli anni ‘80 il volto liftato di Mickey Rourke e’ un colpo al cuore, per quanto riguarda la bella Keira, non mi pare che faccia qualcos’altro, oltre che sbattere gli occhioni e socchiudere in maniera sexy la boccuccia.