Sogno di una notte di mezza estate

A Midsummer Night’s Dream
USA 1935, Warner Bros
con James Cagney, Olivia de Havilland, Mickey Rooney, Dick Powell, Victor Jory, Ian Hunter, Verree Teasdale, Ross Alexander, Joe E. Brown, Anita Louise, Nini Theilade, Frank McHugh, Grant Mitchell, Jean Muir
regia di Max Reinhardt e William Dieterle




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La notte che precede le nozze di Teseo, duca di Atene con Ippolita, regina delle Amazzoni, strane cose accadono nei boschi fuori la città: l’incontro clandestino tra Ermia e il suo innamorato Lisandro viene disturbato Demetrio l’uomo che il padre della ragazza vorrebbe farle sposare contro la sua volontà. Elena, innamorata senza speranza di Demetrio, assiste impotente sua alla passione per Ermia. Oberon, re degli elfi, vede il dolore di Elena e chiede a Puck di fare in modo che il suo amato s’invaghisca della ragazza e provi le stesse pene d’amore. Puck sbaglia amanti e fa litigare Lisandro ed Ermia così tra i quattro giovani inizia un corteggiamento confuso e forsennato.
Intanto tra Oberon e Titania, regina delle fate, si litigano il possesso di un piccolo principe indiano, sempre grazie a Puck, Oberon fa in modo che Titania s’invaghisca di Bottom, un artigiano che con i suoi amici si è recato nel bosco per provare una recita che dovrebbe omaggiare le nozze dei sovrani d’Atene ed è stato trasformato da Puck in un essere con la testa d’asino.
Col finire della notte terminano anche le baruffe tra elfi e fate mentre gli umani tornano in città con bizzarri ricordi e finalmente il matrimonio dei regnanti è allietato dalla stramba rappresentazione della compagnia degli artigiani.




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Unica regia sonora del regista austriaco Max Reinhardt esule negli Stati Uniti per sfuggire alle leggi razziali; non conoscendo la lingua si avvalse della collaborazione di William Dieterle, anche lui di origini tedesche.




A  midsummer night's dream


Pur non ottenendo un grande successo di pubblico all’uscita in sala, Sogno di una notte di mezza estate è una meravigliosa fantasmagoria che unisce diversi generi e tecniche cinematografiche, alcuni effetti speciali nascono da un raffinato uso delle sovrimpressioni: così la nebbia si trasforma magicamente nel corteo delle fate, altri effetti sono ottenuti banalmente dall’uso di tulle e paillettes davanti alla macchina da presa ma l’effetto fantastico che il regista vuole ottenere riesce comunque alla perfezione e infatti il film fu premiato con l’Oscar per la miglior fotografia e il miglior montaggio.




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Il personaggio di Puck interpretato da uno stupefacente Mickey Rooney neppure quindicenne, ha una connotazioni fortemente naturalistica che per contrasto con il mondo fantasioso delle fate e degli elfi rafforza la dimensione fantastica del film sottolineata, a livello sonoro, dai versi animaleschi del folletto, dalla voce melodiosa di Titania e dalla musica di Mendelssohn.




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I costumi del film sono un altra perla della produzione, che vanta anche un cast di tutto rispetto: Ermia è interpretata da una Olivia De Havilland non ancora ventenne che dimostra un grande temperamento, James Cagney interpreta alla perfezione Bottom e la sua testa d’asino ma nell’esilarante rappresentazione di Piramo e Tisbe che conclude il film il divertimento è assicurato da Flute che veste i panni femminili di Tisbe: l’attore Joe E. Brown, il famoso Osgood Fielding di A qualcuno piace caldo sapeva già, venticinque anni prima, che “nessuno è perfetto”.

Il cameraman

The cameraman
USA 1928 MGM
con Buster Keaton, Marceline Day, Harold Goodwin, Sidney Bracy, Harry Gribbon
regia di Edward Sedgwick, Buster Keaton (non accreditato)



Thecameraman


Buster, fotografo di ritratti a poco prezzo s’innamora a prima vista di Sally, impiegata al reparto notizie della MGM. Nel tentativo di conquistarla, si ricicla come cameraman ma i primi filmati che propone alla redazione sono inguardabili. Per aiutarlo Sally gli passa una soffiata su una probabile rissa a Chinatown ma Buster perde il rullo delle immagini in esclusiva. Sarà un a scimmia addomesticata a recuperare il documento e a filmare anche l’eroico salvataggio di Sally da parte di Buster, impresa di cui si era preso il merito Stagg, suo rivale in amore e sul lavoro.



The cameraman


Secondo evento della ottava edizione del Gran Festival del Cinema Muto, dedicato quest’anno alla commedia slapstick, The cameraman è il primo lungometraggio di Keaton prodotto dalla MGM e il penultimo film muto interpretato dal comico. Il film è conosciuto in Italia anche con il titolo Io… e la scimmia secondo la tendenza di rititolare in italiano diversi film di Keaton con l’espressione “Io… e“, suppongo per renderli immediatamente riconoscibili come film di Buster Keaton.



The cameraman


La pellicola è forse l’ultimo capolavoro di Buster Keaton che, passato sotto il controllo della MGM perse sempre più la propria indipendenza creativa, peggiorata anche dal passaggio al sonoro.
Nel film possiamo ritrovare tutti i temi cari alla teoretica keatoniana: l’impossibilità di vivere nel mondo per cui Keaton viene sempre sopraffatto dalla folla, sia nella sequenza iniziale quando incontra Sally, sia nella scena sull’autobus quando la folla lo divide dalla donna che sta corteggiando.
Altra situazione classica di Keaton è la protagonista femminile posta in una situazione di oggettivo pericolo, in questo caso al centro delle onde di un motoscafo rimasto senza guida.




TheCameraman


C’è anche tutta la prestanza fisica dell’attore: la sequenza in cui scende o sale le scale per andare a rispondere al telefono è girata in un unico piano sequenza con la macchina da presa che riprende frontalmente le molte rampe di scale mosse da un meccanismo ascendente/discendente per mantenere sempre in quadro il comico che si scapicolla.
Altrettanto celebre è la sequenza al campo di baseball dove le eccellenti doti di mimo permettono al grande comico di improvvisare un’intera partita tutto da solo.



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Come tema portante del film torna il rapporto cinema realtà, già affrontato ne La Palla n°13: la prima proiezione delle riprese incoerenti dell’apprendista cameraman fatte di movimenti indietro e sovrimpressioni sembrano anticipare L’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov che uscirà nel 1929; anche il rapporto sempre conflittuale con gli oggetti di Keaton rende la telecamera un oggetto che gode quasi di vita propria a discapito del povero cameraman.
Dopo questa sorta di tributo alle avanguardie cinematografiche, Keaton conclude facendo risolvere la sua situazione sentimentale e lavorativa dalle riprese di una scimmia che testimoniano come si sono svolti i fatti: il cinema lo possono fare davvero tutti?