I Fratelli Dinamite

Ifratellidinamite

Le avventure di tre fratelli terribili, detti per l’appunto Dinamite, raccontata da zia Cloe, che si e’ presa cura di loro dopo il naufragio della nave del padre, un capitano ubriacone. La zia li ritrova su un’isola deserta dove sono stati allevati dagli animali; riportati al mondo civile, i tre fratelli si dimostrano refrattari all’ordine precostituito, bigiando la scuola e finendo nelle mani del diavolo che riescono a mettere nel sacco. Scoperta la passione per la musica i nostri eroi arrivano a Venezia dove, con l’inganno, vengono eletti re del Carnevale, ma i tre rinunciano a tutto, anche alla vita, pur di aiutare una bambina.

Nonostante il finale edificante, il primo cartoon italiano a colori (siamo nel 1949) si segnala per la vena anarchica che non viene mai meno tanto che il leif motiv del film , cantato in falsetto sullo stile del Trio Lescano, dice piu o meno: “siamo i tre fratelli Dinamite… non riconosciamo alcuna autorita’… vogliamo strappare la barba a tutti i parrucconi…”.
Eccezionale anche l’inventiva dimostrata dai Fratelli Pagot nella realizzazione della pellicola: la creativita’ e’ dirompente, con una continua trasformazione delle immagini in qualcosa altro: alcune fatine bianco vestite che danzano intorno ad un pozzo si rivelano essere i denti e l’ugola di un cantante.
C’e’ una netta prevalenza dei toni grotteschi e del macabri: il magro ronzino che conduce i bambini che hanno saltato la scuola dal Diavolo, ricorda le danze macabre e ben presto si trasforma in uno scheletro infuocato, ed anche l’arpa nell’episodio del concerto a teatro diventa una sagoma scheletrica. Di certo c’e’ una grande attenzione all’arte figurativa, oltre al gia’ citato motivo della danza macabra, tutte le scene di confusione che seguono puntualmente l’ingresso dei fratelli Dinamite, sembrano una scusa per trasformare il film in un’esplosione di arte astratta.
Altro referente e’ il cinema come dimostra una scena di passaggio nell’episodio del teatro: l’immagine copia la ripresa di un dolly, piazzato nel fondo di un palco, con gli spettatori in primo piano che sembrano parlare direttamente in macchina indicando quello che sta
avvenendo sul palcoscenico sottostante.

Restaurata  nel 2004   e presentata alla Mostra Cinematografica di Venezia, la pellicola e’ stata  trasmessa da FuoriOrario nel periodo natalizio; I fratelli Dinamite si rivela essere una piacevolissima scoperta nella storia discontinua del film d’animazione italiano.

La foresta dei pugnali volanti

Durante il declino della dinastia Tang nasce la setta dei Pugnali Volanti, un’affiliazione ribelle che vuole opporsi alla corruzione dello stato; due ufficiali della guardia imperiali si interessano a una giovane e bellissima danzatrice cieca, probabile membro dei Coltelli Volanti, per smascherare il nuovo capo dell’organizzazione: uno dei due, l’affascinate Jin si finge un cavaliere errante disposto ad aiutarla con lo scopo recondito di carpire la fiducia della ragazza, ma nulla sarà come sembra…



Houseofflyingdaggers


Zhang Yimou, dopo il successo di Hero dichiara di  esser ormai padrone di tutti i segreti della wuxia e ci propina questo melodrammone noioso ed inconsistente.

Fatta salva la perfezione cromatica delle immagini, l’unica innovazione che il regista apporta è la manierizzazione degli
spettacolari momenti d’azione caratteristici del cappa e spada cinese, dilatando i tempi e rendendo le coreografie cosi’ lunghe e ridondanti da perdere tutto il loro fascino, lo si capisce gia’ nel momento del balletto alla Casa delle Peonie, che pure resta il segmento piu’valido del film, quando il passo dell’eco danzante e’ ripetuto all’infinito in un continuo crescendo di difficolta’ e il regista, preso dal virtuosismo si dimentica di celare la presenza della controfigura (ottima, per carità!) che sostituisce la bella Zhang Ziyi.



Forestapugnalivolanti


Sulla storia d’amore, presunto cardine del film sarebbe meglio calare un velo pietoso: a parte i dialoghi che farebbero indignare anche gli sceneggiatori di Beautiful, non e’ possibile che il terzo elemento di un triangolo amoroso si scopra ben oltre la meta’ del film: quei dieci minuti di colpi di scena che anticipano il sotto finale e che illudono lo spettatore che il film si riprenda con un colpo di coda sono buttati li’ a casaccio.
LaforestadeipugnalivolantiLa parte conclusiva e’ veramente allucinante: il combattimento si vena di sfumature gore con improvvisi fiotti di sangue che schizzano sulla neve ma l’apoteosi arriva quando la ballerina ferita al cuore da qualche ora (giace al suolo ricoperta da almeno trenta centimetri di neve!) si rialza per la disperazione del pubblico in sala che non aspettava altro che la morte dei due contendenti e ora si ritrova tra i piedi un’ altra ingombrante protagonista che si sperava fosse schiattata da tempo, se non altro di ipotermia!
Un’esperienza veramente deludente, soprattutto per chi era restato ammaliato dalla purezza formale e cromatica di Hero. 

And the winner is..


Periodo di grandi vittorie per George Bush: la rielezione alla Casa
Bianca, il successo delle elezioni iraniane.. e’ dunque lecito
chiedersi se riuscira’ il nostro eroe a vincere anche il “Razzy”, la
statuetta per i peggio film.

La Golden Raspberry Foundation ha infatti nominato anche il
presidente Usa tra i peggiori attori dell’anno per la sua
partecipazione a Fahrenheit 9/11 di  Michael Moore.  George dovra’ battersi con opere del calibro di Alexander  e Catwoman, film che hanno ricevuto rispettivamente 6 e 7 nomination per i Razzies.

La premiazione avverra’ il 26 febbraio 2005.   

 

Auguri a Gene Hackman

Genehackman

Eugene Alden Hackman nasce a San Bernardino, California il 30 gennaio 1930.
L’abbandono della famiglia da parte del padre segna profondamente il tredicenne Eugene, che pochi anni dopo si arruolera’ nei marines.
Nel 1952, dopo essersi congedato con l’intento di iscriversi all’Universita’ dell’Illinois, Hackman si ritrova a New York con un diploma di tecnica radiofonica. E’ la radio che lo avvicina al mondo dello spettacolo portandolo a studiare recitazione alla Pasadena Playhouse.
Al cinema arrivera’ gia’ trentasettenne dopo alcuni lavori teatrali, il film e’ Gangster story che gli fruttera’ una nomination agli Oscar per il ruolo di Buck Barrow, la statuetta arrivera’ nel 1972 come miglior attore protagonista ne Il braccio violento della legge di William Friedkin.
Negli anni ‘70 sara’ uno dei protagonisti della “nuova Hollywood”, in pellicole come La conversazione (1974) di Francis Ford Coppola, o Bersaglio di notte dell’anno seguente diretto da Arthur Penn.
Un nuovo oscar lo attende nel 1992 per Gli spietati di Clint Eastwood, consacrandolo star indiscussa di Hollywood.
Filmografia completa

36, Quai des Orfevres

Finalmente un poliziesco crudo, dove gli agenti non temono di
inzozzarsi con la melma dei bassifondi invece di analizzare tutto
attraverso asettici guanti di lattice; una sequela di facce inquietanti
che non farebbe piacere incontrare di sera per strada.. e a questo
punto la domanda sorge inevitabilmente spontanea: perche’ nel Bel
Paese, che pure vantava una tradizione non indifferente, il genere e’
diventato esclusiva della fiction tv, confinato in storielle insipide
che trasudano buoni sentimenti, solitamente ambientate in amene
localita’ turistiche e perennemente interpretate da attori bellocci e
signorine tutte curve?
…vabbe’ torniamo a parlare del film, che e’ meglio…

Parigi, una banda di criminali mette a segno impunemente diversi colpi a furgoni di trasporto valori; le due sezioni della polizia francese, investigativa ed anticrimine, di solito rivali, dovrebbero collaborare, ma in palio c’e’ la poltrona di direttore della gendarmeria che spettera’ al caposezione che per primo risolvera’ il caso: quali scorrettezze saranno disposti a compiere i due contendenti, amici in un passato ormai lontano, per ottenere questa carica?

Un film che risuscita un genere, il polar (il poliziesco francese) che stava languendo, riportandolo a livelli altissimi con un plot avvincente e complesso in cui si intrecciano storie di criminalita’, denuncia politica e sentimento. Non poteva essere altrimenti visto che Olivier Marchal, il regista, e’ un ex poliziotto che per quest’opera si e’ ispirato alla vita di Christian Caron (a cui il film e’ dedicato) suo superiore morto poco tempo prima di andare in pensione per un intervento non concordato di un altro dipartimento di polizia; ed uno dei momenti piu’ intensi del film e’ proprio la scena del funerale del poliziotto ucciso con gli uomini della sua sezione che voltano le spalle al feretro per contestare la presenza di colui che con la sua azione ha causato la morte del loro collega.
Ottima la prova del cast, anche Daniel Auteil e’ piuttosto credibile in un ruolo tutto azione che non parrebbe nelle sue corde, ma di certo Gerard Depardieu e’ in uno stato di grazia come non lo si vedeva da tempo: raggelato in questa maschera di sbirro disposto a tutto, recita soprattutto con gli occhi che, in alcune scene riescono veramente a bucare lo schermo.
Le contaminazioni con la scuola di Hong Kong sono evidenti: scene molto crude ed azioni rapide, pero’ il finale rispecchia una morale tipicamente occidentale: mentre in un poliziesco asiatico il protagonista avrebbe perso la vita per portare a termine la vendetta riacquistando cosi’ l’onore, qui l’uomo si ricorda di esser padre e decide di ricostruirsi un futuro con la figlia, tanto il destino riesce beffardamente a compiere il suo corso.
Un punto che andrebbe approfondito e’ quello della partecipazione di grandi aziende nella produzione filmica: nella pellicola e’ evidente una massiccia presenza della BMW che sicuramente avra’ offerto gratuitamente le automobili in cambio della visualizzazione del marchio, purtroppo nel film c’e’ un salto temporale di sette anni, quelli che il protagonista sconta in prigione prima di tornare a regolare i conti, e dato che la parte ambientata ai giorni nostri rappresenta una percentuale molto piccola della vicenda, la nuova BMW 530 e’ protagonista assoluta anche nella storia ambientata nel passato: questo non crea soltanto un “blooper” ma causa piuttosto un senso di straniamento cronologico, dato che la vettura e’ riconoscibilissima e il solo cambio del parco macchine avrebbe permesso di comprendere il salto temporale senza l’aggiunta di didascalie: questo e’ il prezzo che purtroppo il cinema europeo deve pagare per trovare i fondi per grosse produzioni.

Trokal Kazal, Trokar Mazal




Mira querida mira

el sol del vierno

en esta tierra es una lampa sin luz

Sueña querida sueña

el tiempo pasado

en nostra casa la primavera es ja

Canta querida canta

l’amor se ven

es una ves qui non torna atras

Suegna querida suegna

el tiempo pasado

en nostra casa la primavera es ja

Quest’ anno voglio celebrare il Giorno della Memoria, con quanto di
bello ci offre la cultura ebraica e allora ecco una canzone dei Klezroym , (tratta dall’album Scenì) gruppo italiano  di musica klezmer che e’ stata una delle piu’ belle scoperte musicali del 2004.

Per una  degna celebrazione di questa giornata consiglio una lettura del  blog di Clos.

Auguri a Paul Newman

Paulnewman

Paul Newman è scomparso il 26 settembre 2008.

80 primavere per la grande star hollywoodiana, famosa per gli occhi blu.

Nato a Shaker Heights, nell’Ohio, il giovane Paul inizia la sua carriera recitando in una compagnia teatrale, frequenta poi l’Actor’s Studio ed esordisce sul grande schermo nel pessimo peplum Il calice d’ argento nel 1954.

Nel ‘56 il successo gli arride in Lassu’ qualcuno mi ama, la storia del pugile Rocky Graziano, la parte avrebbe dovuto esserinterpretata da
James Dean, ma l’attore scomparve tragicamente.
Il paragone con Marlon Brando e’ stata una costante nella carriera di Paul Newman, se all’inizio veniva considerato un suo emulo, anche per una certa vaga somiglianza fisica, l’attore diviene l’antitesi di Brando: il matrimonio di ferro con Joanne Woodward in contrapposizione alle innumerevoli mogli di Brando, il fisico asciutto temprato dallo sport di Newman (e’ notissima la sua passione per le auto da corsa che circa un mese fa ha visto l’arzillo vecchietto scendere tranquillamente dalla sua auto in fiamme) contrapposto all’obesita’ debordante di Marlon Brando, solo nelle sofferenze della vita privata le loro vite sono state simili:trambi hanno perso un figlio.
Innumerevoli film di successo interpretati da Paul Newman: da La gatta sul tetto che scotta a Lo spaccone, da La dolce ala della giovinezza a Detective’s story, Nick Manofredda, L’uomo dai sette capestri, La stangata, Buffalo Bill e gli indiani, Il Verdetto, Il colore dei soldi, per cui finalmente vinse l’Oscar e moltissimi altri, personalmente trovo che tutto il suo fascino emerga ne La lunga estate calda, il film del 1958 che gli fece incontrare l’attuale moglie.

Paul Newman si e’ dedicato con successo anche alla regia firmando 5 pellicole pellicole piu’ che dignitose.

Va menzionata anche la sua attivita’ nel settore alimentare: produzioni biologiche vendute per scopi benefici.




Un bacio appassionato

Unbacioappassionato Roisin
e’ una giovane insegnante di musica in una scuola cattolica, Kasim il
fratello maggiore di una sua allieva pakistana, tra i due nasce l’amore
ostacolato dalle due differenti culture a cui appartengono.

Loffia come la canzone da cui prende il titolo il film (nella
versione cantata dall’allieva, ovviamente!), l’ultima fatica di Ken
Loach delude soprattutto dal punto di vista della drammatizzazione.

Siamo di fronte al classico film in cui i protagonisti sono
carini, le scene d’amore sono tenere, la famiglia pakistana sembra
uscita dritta dritta da Sognando Beckham o East is East
ed infatti e’ molto piu’ simpatica della maestrina progressista (leggi
rompiscatole) anche se non capisco perche’ una famiglia cosi’ legata
alla tradizione debba mandare la figlia ad una scuola cattolica;
l’unico personaggio che ricorda il mondo di Loach e’ il rigido parroco
integralista.

Insomma la visione trascorre serenamente, il guaio peggiore
avviene all’uscita, quando ci si accorge che in realta’ non e’ successo
assolutamente nulla: qualche scaramuccia tra innamorati, un patetico
tentativo della famiglia di lui di dividerli con un trabocchetto e
l’amore trionfa senza aver in realta’ superato alcuna prova: Ken Loach
e’ sicuramente un grande regista, ma di certo non ha ben chiaro che
cosa sia una commedia.

Lettera ad Ed Bishop

Foto+autografoMy beloved Ed,

ho cercato di mantenere la mia promessa, ma e’ stato veramente difficile.

Era l’ 8 dicembre 2001 (come scordare il giorno in cui conosci l’idolo della tua infanzia?) ad una cena di Isoshado
e non persi certo l’occasione di sedermi proprio di fronte al mitico
Comandante Straker , poi l’emozione mi sopraffece e il mio inglese si
fece sempre piu’ inarticolato ai tuoi tentativi di esser gentile con i
tuoi adoranti commensali.
Ma quando ti vidi palesemente annoiato alle solite domande trentennali sulla serie televisiva U.F.O.
lasciai cadere con nonchalance un “so iu plaied olso in 2001, a space
odissey..” e i tuoi meravigliosi occhi blu lampeggiarono di
soddisfazione, parlammo un po’ del carattere burbero e perfezionista di
Kubrick, ma sempre amichevole nei tuoi confronti (la parte del
comandante del modulo spaziale avrebbe dovuto essere piu’ articolata)
poi mi dicesti che avevi lavorato anche in Lolita, “really? in
che ruolo?” chiesi, ormai completamente affascinata e ti mi dicesti di
rivedere il film e scoprirlo. Te lo promisi.
Son passati  piu di 3 anni e non ho piu’ avuto occasione di vedere Lolita
fino a ieri sera, quando Sky Classic l’ha trasmesso nel ciclo dedicato
al grande cineasta e io ho passato due ore e mezzo a scrutare tutte le
comparse, avevi 30 anni, era il tuo primo ruolo in una grande
produzione, o meglio in un capolavoro!

Non e’ stato facile,  ammetto che mi sono dovuta aiutare con imdb
(dove ho scoperto che siamo nati quasi lo stesso giorno: tu l’11
giugno, io il 10) e oramai sono praticamente certa che dei tre
“ambulance attendant” nella scena dell’incidente alla madre di Lolita
tu sei quello che comunica a Humbert che la moglie e’ morta.

Missione compiuta , comandante!

Giu’ la testa

Il peones Juan Miranda vive dei furti compiuti
insieme alla sua scalcagnata banda composta dai 6 figli e dal vecchio
padre, un giorno incontra John Mallory, un ribelle irlandese
specializzato nell’uso della dinamite, Juan vede in lui la chiave per
giungere alla realizzazione del suo sogno: svaligiare la banca di Mesa
Verde, finira’ invece per diventare un eroe della rivoluzione di Pancho
Villa.


Giùlatesta

Il film si apre con la storica frase
di Mao Tze Tung che dice che la rivoluzione non e’ un gioco, ne’ un
atto delicato, ma un azione di violenza e Sergio Leone ci mostra
l’evoluzione del peones Juan Miranda da semplice ladro per
sopravvivenza a eroe suo malgrado, non saprei se sia il caso di parlare
di una presa di coscienza perche’ fino all’ultimo Juan e’ refrattario
alle azioni in cui si trova coinvolto per la testardaggine di seguire
Mallory e convincerlo ad entrare nella sua banda.

Il tono volutamente comico della prima parte contrapposto alla
drammaticita’ della seconda serve per dimostrare come la rivoluzione
sia un atto di violenza non solo verso coloro contro cui e’ rivolta, ma
che ci sia un alto prezzo da pagare anche per i rivoluzionari: Juan
perdera’ tutto: gli sara’ uccisa la famiglia e vedra’ morire anche il
nuovo amico, l’irlandese di buona famiglia da sempre votato alla causa
irridentista che nell’incontro con il peones e la vita della povera
gente vede crollare alcune delle sue certezze: molto significativo il
momento in cui getta via il libro di Bakunin dopo una discussione con
Juan.

In quello che viene definito i suo film piu’ politico, mi pare che
Leone prenda le distanze dalla politica, sottolinenando ancora una
volta il valore universale dell’amicizia.

Celeberrimo il tema musicale di Morricone “Sean Sean”.