V ginnasio: la perfidia della nostra insegnante di lettere era tale da
mettere una selezione di brani dell’Anabasi di Alessandro in un
contenitore ed estrarre a sorte un capitolo per ciascuno.. Alessandro
varca l’Ellesponto.. non ricordo altro del testo se non questo titolo,
forse neppure toccatomi in sorte, che risuonava come una campana a
morto sulla testa di noi poveri studenti..
Alessàndro vàrca l’Ellespònto.. il lububre suono e’ rimbalzato
prontamente nella mia memoria al solo pensiero di andare a vedere il
film di Oliver Stone e non mi ha ancora lasciato..
Dalle amarezze scolastiche ad amarezze piu’ attuali: bizzarria
della sorte, l’uscita in italia della pellicola che ricostruisce una
favolosa Babilonia ha coinciso con la notizia dei danni arrecati dagli
americani al sito archeologico durante la guerra all’Irak, quindi gli
emuli di Alessandro si dimentichino ingressi trionfali sotto l’occhio
millenario dei leoni alati, restera’ ben poco quando Babilonia entrera’
nel circuito turistico.
In ogni caso, il film non e’ poi cosi’ malaccio come dicono, (qui il mio parere) di certo Angelina Jolie e’ uno dei motivi fondamentali per giustificarne la visione.
Auguri a Kevin Costner
Mezzo secolo anche per Kevin Costner, nato il 18 gennaio del 1955 a Lynwood, California.
Una star dalla carriera altalenante: idolo incontrastato degli anni
’80, celebre per la sua bellezza e per i ruoli onesti che ne facevano
il nuovo Gary Cooper, l’attore si e’ sempre distinto per le sue scelte
controcorrente: dopo aver interpretato due film di seguito sul mondo
del baseball, Bull Durham del 1988 e L’uomo dei sogni nel 1989, passa alla regia del grandioso Balla coi lupi che ebbe un successo planetario contro ogni pronostico.
Seguono film importanti come JFK – Un caso ancora aperto di Oliver Stone e Un mondo perfetto (1993) diretto da Clint Eastwood, in quello che e’ secondo me il suo ruolo piu’ bello.
La produzione di Waterworld nel 1995 segna il declino della
sua stella (giusta punizione per aver interpretato due film di cassetta
che hanno decretato il successo di due canzoni melense come I do it for You di Brian Adams per Robin Hood, principe dei ladri e I will always love you cantata da Whitney Huston, coprotagonista di Body Guard – Guardia del corpo) il fallimento della sua casa di produzione lo porta anche in Italia come testimonial delle "scarpe comode" Valleverde.
Nel 1999 la carriera di Costner riprende con Le parole che non ti ho detto e lo scorso anno il nostro ha ottenuto un buon successo con il suo nuovo western, Terra di confine.
Sweet sixteen
GB 2001, regia di Ken Loach
con Martin Compston, Annmarie Fulton
I sedici anni di Liam nei bassifondi di Glasgow: la madre in
carcere e il resto della famiglia allo sbando; non ha altra scelta che
tentare la carriera dello spaccio.
Ken Loach ha definitivamente acquistato una coscienza civile che lo
pone al di la’ delle appartenenze politiche: anche in questo film
dipinge un quadro spietato e crudo della realta’ britannica odierna.
Con il suo stile essenziale il regista ci avvicina al personaggio
del quindicenne Liam, lasciandoci prima increduli che la persona che
vediamo agire sullo schermo sia in fondo solo un bambino, poi
affascinati dalla sua lucidita’ mentale, anche se siamo sicuri che lo
condurra’ inesorabilmente ad una "brutta fine". Il finale e’
sconvolgente, un vero pugno nello stomaco, che ristabilisce in un sol
colpo ruoli e responsabilita’ quasi archetipe.
Su Sky cinema 3 stanotte alle ore 1,25 e sabato 29 alle ore 0,55
Il mistero dei templari
Benjamin Franklin Gates e’ l’ultimo rampollo di una bizzarra famiglia
che da sei generazioni e’ sulle tracce di un favoloso tesoro, per la
precisione da quando un avo, semplice cocchiere, raccolse le ultime
volonta’ di uno dei Padri Fondatori. Si tratta del piu’ grande tesoro
della storia, per la cui protezione venne creato l’ordine dei Templari,
la mappa per raggiungerlo si trova sul retro della Dichiarazione
d’Indipendenza Americana, e Gates sara’ costretto a rubarla per salvare
il prezioso documento dalle mire non proprio benevole del suo ex socio.
Tra rielaborazioni piu’ o meno fantasiose della storia americana e
del mistero templare, oggi di grande attualita’, si cela l’intento di
far risalire la supremazia USA direttamente alla grandezza egizia, al
valore di Alessandro e al mito dei Templari: quasi un’Eneide
scalcagnata e rumorosa, se mi si permette l’azzardato paragone.
Quando Nicholas Cage dice che a volte e’ necessario fare qualcosa che
di primo acchito sembra sbagliato, piu’ che un semplice riferimento
alla vicenda della Rivoluzione americana, mi pare che ci sia una vaga
esaltazione del nuovo modello per esportare democrazia ideato da Bush.
Fortunatamente questa latente sensazione di indottrinamento ideologico
svanisce ben presto per lasciare posto ad una pellicola di puro
intrattenimento, che riesce ad avvincere lo spettatore a questa
bizzarra caccia al tesoro tra i piu’ importanti cimeli della storia
americana, puntando sul lato infantile ed incosciente che ci spinge a
sbirciare dietro ad una porta socchiusa ed a sgattaiolare dove non e’
permesso; del resto il produttore Jerry Bruckheimer e’ certamente piu’
interessato a far rivivere in prima persona il mito del tycoon, che
alla grandezza patria.
Alla fine un onesto film di mestiere che riesce a divertire, con
qualche citazione delle pellicole a cui si ispira: Cages che esce dalla
tuta di vigilantes in smocking, come James Bond ne usciva dalla tuta da
sub ed il rapporto tra il personaggio di Ben e il padre disilluso,
interpretato da John Voight che ricalca quello di Indiana Jones e l’ultima crociata: diciamo pure che Voight pare ispirarsi apertamente a Sean Connery.
Cameo di Harvey Keitel nel ruolo dell‘ispettore di polizia che dirige
le indagini per recuperare la Dichiarazione d’Indipendenza.
Un chien andalou
Francia, 1929
con Pierre Batcheff, Simone Mareuil, Salvador Dalí
regia di Luis Buñuel
Primo film di Luis Bunuel, realizzato con i soldi della madre e la collaborazione fondamentale di Salvador Dalì, diventato da subito il manifesto dei surrealisti.
Famosissimo il prologo in cui un uomo (Bunuel stesso) arrota una lama con cui aprira’ l’occhio di una donna mentre una nuvola passa davanti alla luna: dichiarazione di intenti solo per questo film, quello di penetrare oltre l’occhio, o valido per tutta l’opera bunueliana?
Il film racconta una storia d’amore utilizzando il linguaggio e il
ritmo onirico: dimenticata la connessione logica ed il processo
temporale, viene utilizzato esclusivamente il linguaggio simbolico.
Personalmente sono stata molto colpita dalla mano da cui escono le
formiche, dall’uomo che traina i due pianoforti, ma soprattutto
dall’episodio, spiato dai due amanti, della ragazza in mezzo alla
strada che raccoglie la mano mozzata.
L’ultima scena che mostra i due amanti pietrificati sulla spiaggia, di
tipico stampo daliniano e’ stata tagliata in alcune versioni, forse con
l’intento di dare una parvenza di lieto fine.
Dopo oltre 75 anni il film mantiene intatto tutto il suo potere
spiazzante, e non c’e’ luogo migliore per rendersene conto che la
mostra Salvador Dali’
a Palazzo Grassi a Venezia, aperta fino al 16 gennaio: l’unico luogo da
dove i colti conoscitori del maestro spagnolo (mai sentito dei
commenti cosi’ saputi ad una mostra!) escono (o fuggono?) piuttosto
sconcertati e’ la saletta in cui il film e’ in rotazione.
Sillogismi

Ma se The grudge e’ piu’ agghiacciante di The ring e Saw e’ piu’ agghiacciante di Seven,
sara’ piu’ agghiacciante la scarsa fantasia linguistica di chi crea i
trailer italiani o l’ingenuita’ logistica di chi trasmette i "provini"
in questione sempre contigui? Hai visto mai che qualcuno non ne noti
l’identica struttura…

Upgrade: Cercando le foto per il post ho scoperto l’ennesima guerra santa scatenata dal Codacons contro la locandina di Saw: occuparsi dei prezzi di frutta e verdura no, eh?
Transatlantici
Transatlantico, piroscafo.. bastano queste parole per far perdere lamente in immagini di viaggi da sogno, in pagine laceranti d’emigrazione, in tragedie mai dimenticate.
La stagione delle traversate transatlantiche dura circa un secolo,
dalla fine dell’Ottocento agli anni ‘70 del Novecento quando il piu’
veloce aeroplano diventa un mezzo di massa eppure non conosco persona
che non avrebbe voglia ancora oggi di raggiungere l’ America via mare..
La mostra genovese si compone di otto sezioni multimediali che
narrano dalle curiosta’ tecniche, la nascita del Nastro Azzurro, premio
per il piroscafo che compiva la traversata piu’ veloce, i principi
architettonici che stanno dietro a questi giganti del mare, alle pagine
di sofferenza umana nella la sezione intitolata “partono i
bastimenti..” che affronta il tema dell’emigrazione con riproduzioni di
documenti, foto, lettere mentre varie voci si avvicendano nel leggere
stralci di missive che ci mettevano mesi ad arrivare a destinazione,
una frase mi ha colpito particolarmente: la lettera di una emigrante
che potremmo definire di lusso che descriveva i vari dislocamenti sulla
nave: sotto la famigerata terza classe, regno degli italiani c’era la
stiva dove trovavano posto i musulmani, quindi e’ inutile ricordarci di
esser stati un popolo di emigranti, parafrasando Orwell potremmo dire
che tutti siamo stati emigranti, ma qualcuno e’ sempre stato piu’
emigrante degli altri…
Una sezione e’ dedicata alla triste vicenda del Lusitania
affondato durante la prima guerra mondiale da un U-20 tedesco, sotto il
suo carico umano nascondeva, ad insaputa di quest’ultimo, armi e
munizioni per gli alleati, un’altra narra l’ingloriosa fine del Rex
velocissimo piroscafo detentore del Nastro Azzurro bombardato dalla RAF
mente era in secca sulle costre friulane, esattamente un anno dopo
l’Armistizio, poi la tragedia dell’Andrea Doria scontratosi nel ‘56 al largo di Nuntucket con un altro transatlantico, e su tutti aleggiava la presenza ingombrante del Titanic, indimenticata tragedia del mare.
Dopo la catastrofe dello tsunami non si puo’ non notare quanto
l’uomo sia colpito in particolare dalle disgrazie marine: tutte le
civilta’ piu’ remote ricordano il diluvio universale, e l’homo
tecnologicus e’ ancora inane di fronte a quella potenza sconosciuta e
selvaggia che e’ il mare.
Romanticismo e dolore dell’epoca mitica del transatlantico non
potevano non ispirare la settima arte, cosi’ nella sezione ”.. e la
nave va” un filmato di circa mezz’ora racconta una traversata atlantica
dall’acquisto del biglietto fino allo sbarco, non senza passare
attraverso una tempesta, montando spezzoni di moltissimi film
ambientati su di un piroscafo: fra i tanti ovviamente Titanic di James Cameron, ma anche Titanic, latitudine 41 Nord, Gli uomini preferiscono le bionde, Il pianista sull’ oceano,Un amore splendido, Amarcord, L’emigrante di Chaplin, e spezzoni di film di tutti i piu’ grandi comici da Keaton a Lloyd passando per i Fratelli Marx.
La mostra TRANSATLANTICI, SCENARI E SOGNI DI MARE e’ aperta fino al 9 gennaio al Museo del Mare GALATA di Genova
Buona la fine , migliore l’inizio
Ultimo film del 2004 : Shrek2, primo film del 2005: Ferro 3,
capolavoro del sud coreano kim Ki-duc, assolutamente da non perdere:
per leggere le mie impressioni sulle due pellicole ckiccare sulle
locandine che meritano a loro volta due parole: elegante e raffinata
quella del film sud coreano, mentre solo a me Shrek 2 rammenta una rivisitazione digitale e scorretta del tondo della Camera degli Sposi del Mantegna? ok .. l’ho sparata!
Ultima mostra del 2004: Le stanze di re Artu’
i possenti affreschi di una torre medievale in quel di Frugarolo
(frazione alessandrina) rappresentanti il ciclo di Lancillotto, la
torre e’ ormai fatiscente e alcuni degli affreschi strappati hanno gia’
partecipato a mostre importanti come quella al Castello del
Buonconsiglio di Trento del 2002. Il gotico nelle alpi
Prima mostra del 2005: Transatlantici
al nuovo Museo del Mare Galata di Genova, una mostra affascinate a cui
vorrei di dedicare qualche riga piu’ approfondita, viste le emozioni
che mi ha suscitato, anche alla luce della recente tragedia dello
tsunami, la mostra e’ aperta fino al 9 gennaio e la consiglio
caldamente.
Insomma un inizio d’ anno positivo, ma non voglio farmi prendere da facili ottimismi quindi mi limitero’ a citare L’odio di Kassovitz:
fin qui tutto bene
Lettera all’anno che sta finendo
Caro (?!?) 2004,
benche’ il mio amico Pigi dica che al peggio non c’e’ mai limite,
credo che difficilmente ci capitera’ un altro anno spiacevole come te:
al solito bagaglio di tribolazioni personali hai pensato bene di
aggiungere una scia di guerra, stragi e poverta’ e per fare in modo che
non ci scordassimo di te tanto presto, hai deciso di finire in bellezza
con un cataclisma di proporzioni immani con cui dovremo fare i conti
per lungo tempo.
Per queste ragioni capirai che e’ con sollievo che aspettiamo che
tu tra poco piu’ di dodici ora te ne vada, certo non sara’ la tua fine
a risolvere i nostri problemi, (lo so che non e’ mica colpa tua, ma con
qualcuno bisogna pur prendersela..) ma nella nostra bizzarra ingenuita’
abbiniamo ad ogni nuovo inizio la rinascita della speranza per un
futuro piu’ sereno, e allora..

Birth – Io sono Sean

La recensione del film e’ su ImpattoSonoro, con questa pellicola le azioni Kidman in casa mia sono di nuovo scese ai minimi storici..
Anna e’ rimasta vedova troppo presto, dopo dieci anni di lutto sta per risposarsi con Joseph, il suo nuovo compagno, quando nella sua quieta vita alto borghese irrompe un ragazzino che dice di essere il suo defunto marito, Sean e la invita a non risposarsi…
Premesso che nella pellicola non c’e’ nulla di soprannaturale ed e’ gia fastidioso assistere a una proiezione che promette qualcosa che non mantiene assolutamente, bisogna aggiungere che il film e’ anche brutto.
Come nei capolavori di Hitchcock il significato ci viene anticipato dalla frase iniziale pronunciata dalla voce fuoricampo del protagonista assente, quel Sean che dopo dieci anni la moglie non riesce ancora a dimenticare, purtroppo il regista non e’ riuscito ad apprendere dal maestro del brivido il senso della suspance. Il suo intento sarebbe quello di coniugare il thriller d’autore (Rosemary’s baby) con l’opera d’introspezione alla Bergman ma, ahime’, non basta usare i colori spenti degli interni del capolavoro di Polanski, pettinare la Kidman con una zazzera che ricordi sia Mia Farrow che Bibi Andersson e soffermarsi su eterni primi piani dei volti dei protagonisti per fare ”un film d’autore” ne’ basta filmare Central Park in inverno con gli alberi spogli e contorti per palesare la desolazione dell’anima e soprattutto non basta una bella scena finale per salvare un film: oltre alla grammatica filmica, che Glazer dimostra comunque di non maneggiare pienamente, bisogna avere dei contenuti da proporre e soprattutto una storia sensata (o quantomeno avvincente) da raccontare, elementi che mancano totalmente al lavoro in questione.
Birth si muove sul filo del pessimo gusto, arrivando in qualche occasione a sfiorare il risvolto pedofilo non tanto nella chiacchieratissima scena di Nicole Kidman nuda nella vasca con il bambino che nella sua perfetta inutilita’ non ha nulla di scabroso, quanto nell’avvalorare la tesi che una persona smarrita nella propria follia possa innamorarsi di un bambino.
Il film si e’ rivelato una pessima scelta per la Kidman non solo per la bruttezza della pellicola, ma anche perche’ mostra alcuni suoi limiti recitativi: la bella attrice e’ sempre piuttosto leziosetta ma nel personaggio di Anna, donna fragile ed insicura che vive all’ombra di una famiglia ingombrante, stonano molto gli ammiccamenti e le mossette vezzose tipiche della Kidman che infatti ha dato il meglio di se’ nel ruolo di Satine in Moulin rouge! e nell’aspirante giornalista di Da Morire di Gus Van Sant e se si paragona il suo primo piano a teatro, pieno di sospiri e boccucce, con quello commovente di Charlotte Rampling ne Le chiavi di casa si vede che la diva hollywoodiana ha ancora qualcosa da imparare.
Da citare il cammeo di Lauren Bacall, splendida ottantenne nel ruolo della matriarca gelida che tra le sue poche battute ha le uniche due ironiche di un inutile film che si prende troppo sul serio.
