Buona la fine , migliore l’inizio

Ultimo film del 2004 : Shrek2, primo film del 2005: Ferro 3,
capolavoro del sud coreano kim Ki-duc, assolutamente da non perdere:
per leggere le mie impressioni sulle due pellicole ckiccare sulle
locandine che meritano a loro volta due parole: elegante e raffinata
quella del film sud coreano, mentre solo a me Shrek 2 rammenta una rivisitazione digitale e scorretta del tondo della Camera degli Sposi del Mantegna? ok .. l’ho sparata!

Ultima mostra del 2004: Le stanze di re Artu’
i possenti affreschi di una torre medievale in quel di Frugarolo
(frazione alessandrina) rappresentanti il ciclo di Lancillotto, la
torre e’ ormai fatiscente e alcuni degli affreschi strappati hanno gia’
partecipato a mostre importanti come quella al Castello del
Buonconsiglio di Trento del 2002. Il gotico nelle alpi
Prima mostra del 2005: Transatlantici
al nuovo Museo del Mare Galata di Genova, una mostra affascinate a cui
vorrei di dedicare qualche riga piu’ approfondita, viste le emozioni
che mi ha suscitato, anche alla luce della recente tragedia dello
tsunami, la mostra e’ aperta fino al 9 gennaio e la consiglio
caldamente.

Insomma un inizio d’ anno positivo, ma non voglio farmi prendere da facili ottimismi quindi mi limitero’ a citare L’odio di Kassovitz:

fin qui tutto bene

fin qui tutto bene

Two Sisters

Twosister

Il film coreano ha l’eleganza formale di cui
parla qualsiasi recensione, ma purtroppo questa non basta: il
meccanismo della vicenda e’ subito chiaro e forse l’eccesso di
personaggi rende confuso un plot di per se’ gia’ molto complesso. Il
ruolo chiave della matrigna e’ molto poco comprensibile, ma potrebbe
essere che questa liberta’ d’interpretazione sia voluta dal regista.
Qualche momento veramente spaventoso c’e’, anche se ormai pure l’horror
orientale ha il suo cliche’ in queste donne dai movimenti rallentati
con la testa china in avanti coperta dalla loro fluente chioma: tutte
emule della Masako di Ringu.

Senza svelare nulla della trama, devo dire che questo percorso nei
meandri di una mente malata mi ha ricordato moltissimo l’ultimo
capolavoro di David Cronenberg: Spider, interpretato da un grandissimo Ralph Fiennes nel 2002.

Sottolineati i difetti del film, invito chiunque avesse un
interesse o per il cinema orientale o per l’horror in genere ad andarlo
a vedere per motivi cosi’ dire civili, dato che quella gentaglia da
evitare che risponde alla sigla del Moige si sta scatentado con la
locandina del film, che a loro parere da un’ immagine poco rassicurante
della famiglia, notoriamente luogo di serenita’ e rifugio dai mali del
mondo: qui
la notizia. Posso solo dire che ho visto coi miei occhi 4 ragazzini
adolescenti che uscivano dal primo spettacolo sul punto “linciare”
(scherzosamente, of course) l’amica che aveva proposto il film perche’
non lo avevano trovato abbastanza spaventevole: c’e’ ancora da sperare
nelle giovani generazioni!

Hero

Nel
221 avanti Cristo la Cina che conosciamo noi geograficamente non
esiste. Il territorio è diviso tra sei grandi regni sempre in lotta tra
di loro. Il re di Qin è il più feroce e ha intenzione di conquistare
gli altri cinque territori. Sono in molti ad attentare la sua vita. Da
un piccolo distretto un guerriero che viene chiamato “Nameless” arriva
al cospetto del re portando con sé, le spade dei tre guerrieri più
temuti dal re: Sky, Flying snow e Broken sword. Mano mano che le armi
verranno presentate “nameless” verrà ricompensato con oro, terreni e la
possibilità di stare sempre più vicino al re, come mai nessuno prima….

Hero

Prima di parlare del film, lasciatemi lo spazio per fare un po’ di
polemica. La solita polemica di chi ama il cinema orientale. E’ mai
possibile che un film uscito nel 2002, distribuito nelle sale di tutto
il mondo (dall’Inghilterra alla Francia, dalla Lituania alla Croazia) a
metà del 2004 in Italia non si sia visto né nelle sale né in dvd o via
satellite… E dire che i presupposti per vedere questo film c’erano
tutti. Un wuxiapian (film di combattimenti cavallereschi) che avrebbe
potuto bissare il successo de La tigre e il dragone, un film di Zhang
Yimou, le cui fatiche hanno sempre trovato spazio sui grandi schermi
italiani, la produzione di quel colosso che ormai è la Miramax.
Nonostante tutti questi aspetti favorevoli il film in Italia risulta
invisibile. C’è ancora chi spera che possa uscire nello stanco periodo
estivo (stanco solo qui), e nonostante le perplessità che la pellicola
mi ha suscitato, lo spero anche io.

Dicevo delle perplessità, c’è la scena di uno scontro su di un lago. I
due contendenti danzano sulla superficie dell’acqua nel momento in cui
un piede dovesse finire un po’ sotto la superficie viene perso il
controllo del movimento. Ecco Zhang Yimou ha paura di andare oltre la
superficie. Peccato, perché una storia più compatta, dei personaggi
tratteggiati meglio e alcuni evitabilissimi commenti pleonastici
avrebbero resto questa pellicola degna dei film storici del genere
wuxiapian, degna del maestro King Hu. Invece Zhang Yimou s’interessa
solo della superficie, di creare scene dal forte impatto cromatico e
visivo, sperando che da questo possa scaturire una poesia che la storia
non riesce a trasmettere. Ma la poesia delle sue immagini sta al cinema
come il movimento new-age sta alla filosofia. Dopo un primo forte
impatto visivo, ben presto ci si accorge che non c’è nulla di più che
una esagerata ricerca estetica fine a se stessa.
Chi non fosse avvezzo con il genere wuxiapian si lascerà più facilmente
ammaliare dalle meravigliose immagini di Hero, ma chi avesse più
confidenza con questo genere riconoscerà molto presto la “furbizia” di
questa operazione che più che proseguire la tradizione orientale è uno
smaccato riadattamento per un novello pubblico occidentale, e i soldi
della Miramax sono lì a testimoniarlo.