100 anni di Bette Davis

Sul numero 13 di Film tv compare un bell’articolo che rievoca il centenario della nascita della divina Bette Davis, come ci ha abituato il nuovo corso del giornale non manca pero’ un refuso: la diva viene fatta nascere un mese prima, il 5 marzo 1908: la conferma dell’errore su imdb e’ quasi inutile: avrebbe mai potuto una leonessa come Bette Davis nascere sotto il romantico segno dei pesci, invece che quello caparbio dell’ariete?!?

carta del cielo di Bette Davis

The essential Bette Davis

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La foresta pietrificata 1936

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La figlia del vento 1938

Tramonto

Tramonto 1939

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Il conte di Essex 1939

Ombremalesi

Ombre malesi 1940

Ilsignorerestaapranzo

Il signore resta a pranzo 1942

Lamica

L’amica 1943

Evacontroeva
Eva contro Eva 1950

Angeliconlapistola

Angeli con la pistola 1961

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Che fine ha fatto Baby Jane? 1962

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Piano Piano dolce Carlotta 1964

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Nanny, la governante 1965

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L’anniversario 1968

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Lo scopone scientifico 1972

Ernst Lubitsch

Ernstlubitsch Ho ben presente il momento in cui e’ nata la mia passione per Lubitsch, guardando Partita a quattro sono rimasta folgorata dalle scene nell’appartamento bohemienne di Gary Cooper e Frederic March: tutte le volte che qualcuno si siede sul vecchio divano, si solleva un vistoso nugolo di polvere.
Ovviamente di tutti i grandi del cinema si sente la mancanza ma per me il vuoto lasciato da Lubitsch e la sua scuola e’ incolmabile: in anni in cui la commedia e’ drammaticamente in declino affidata solamente a battutacce e doppi sensi, come non rimpiangere l’elegante allusivita’ delle commedie lubitschiane, che mettevano in scena storie che farebbero raddrizzare i capelli ai teocon del family day: l’allegro menage a tre di Partita a quattro o la noncuranza con cui Miriam Hopkins accetta che il compagno seduca la bella ereditiera in Mancia competente e il diavolo che rifiuta l’ingresso all’inferno a Henry Van Cleve, ritenendo troppo lieve la colpa di non essere stato altro che un impenitente don giovanni ne Il cielo puo’ attendere.
In questi anni di assurdi integralismi ci vorrebbe qualcuno che osasse mostrare una nuova irreprensibile Ninotchka che ceda con leggerezza alle lusinghe dell’amore o qualcuno che pur rifugiatosi in America non evitasse di bacchettarla bonariamente (il celeberrimo cartello de L’ottava moglie di Barbablu’ “si parla inglese e francese, si capisce l’americano”) senza essere tacciato di antiamericanismo.
Come non ricordare che assieme a Chaplin, Ernst Lubitsch e’ stato l’unico a mettere alla berlina Hitler negli anni in cui il Fuhrer era nel pieno della gloria in Vogliamo vivere! e tante altre cose andrebbero ribadite del suo genio, ma l’importante e’ che ci sia rimasta la magica leggerezza delle sue pellicole.

Auguri a Mickey Rourke

Mickeyrourke il 16 settembre 1952 nasceva a Schenectady, New York, Mickey Rourke, uno degli ultimi attori maledetti dello star system.
Vedere in Domino come s’e ridotta una delle facce piu’ affascinanti degli anni 80 fa pensare a un film che lo vide protagonista nel 1989, all’apice del successo: Johnny il bello, di Walter Hill dove interpretava un avanzo di galera sfigurato che dopo un’intervento di chirurgia plastica riacquistava un volto normale; mi e’ sempre rimasta impressa la scena in cui Johnny per la prima volta guarda allo specchio il nuovo volto: commosso e sorpreso. Forse piu’ che una buona prova d’attore Rourke davvero non si e’ mai riconosciuto in quella faccia d’angelo che gli ha dato il successo e l’ha distrutta con l’amore per la boxe, carriera per cui non ha mai avuto un gran talento.
L’esordio al cinema risale al 1979 con una comparsata in 1941: allarme a Hollywood di Steven Spielberg, segue una piccola parte ne I cancelli del cielo di Michael Cimino nel 1980 ma e’ il ruolo di Motorcycle Boy, fratello mitizzato dall’adolescente Rusty (Matt Dillon) in Rusty il selvaggio di Francis Ford Coppola a dargli la notorieta’ nel 1983. Nel 1985 e’ protagonista del bellissimo film di Michael Cimino L’anno del dragone e nel 1986 viene proclamato sex symbol assoluto da Nove settimane e mezzo il film cult di Adrian Line, che porta sullo schermo i “valori” dell’allora imperante edonismo reaganiano: sesso e denaro.

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Nell’87 Rourke gira tre film: il famoso Angel Heart – ascensore per l’inferno dove interpreta l’agente Harry Angel che seduce Lisa Bonet (la primogenita de I Robinson) e lotta contro il mefistofelico Louis Cyphre, interpretato da Robert De Niro; il dimenticato Una preghiera per morire sul terrorismo irlandese e il fallimentare Barfly – Moscone da bar che si ispira alle atmosfere bukovskiane ed ha per coprotagonista Faye Dunaway.
Da personaggio maledetto Rourke tenta la via del misticismo con la Cavani che nel 1989 lo dirige in Francesco, ispirato alla vita del Poverello di Assisi.
Nel 1990 Rourke gioca nuovamente la carta del sex symbol nel caliente Orchidea selvaggia: sul set incontra la modella Carrie Otis con la quale da vita ad un’autodistruttiva (per entrambi) storia d’amore.
Nello stesso anno e’ anche il protagonista del remake di Ore disperate ancora una volta diretto da Michael Cimino.

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Forse e’ il pessimo Harley Davidson e Marlboro Man a segnare il declino della stella di Mickey Rourke e nel 1994 in F.T.W. il suo volto e’ gia’ schiavo delle plastiche facciali e il pubblico lo abbandona definitivamente.
A 11 anni dal film che lo aveva reso una stella di prima grandezza ne gira il triste sequel, Nove settimane e mezzo – la conclusione e da li’ ricomincia una vita da comparsa di lusso in film come L’uomo della pioggia, Buffalo66, un ruolo tagliato ne La sottile linea rossa.
E’ Robert Rodriguez a riproporlo in ruoli piu’ sostanziosi prima in C’era una volta in Messico (2003) e poi in Sin City del 2005.

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Ora e’ in arrivo nelle sale Stormbreaker e l’attore ha diversi film in post produzione per il 2007 tra cui la seconda parte di Sin City: forse senza piu’ la sua ingombrante bellezza, la carriera di Mickey sara’ piu’ equilibrata.

Jean Harlow

Jeanharlow Il mito della bionda sexy e prorompente, dalla vita sfortunata che si incarna tuttora nella leggenda di Marilyn Monroe, ha un precedente in Jean Harlow che incarno’ la bellezza sfrontata e al contempo ingenua nel cinema degli anni ‘30 e va da se’ che Marilyn avesse una venerazione per l’attrice scomparsa a soli 26 anni.
Harlean Carpenter nasce il 3 Marzo 1911, a Kansas City, nel Missouri; il padre e’ un dentista e la madre nutre velleita’ artistiche che riversa sulla figlia che scegliera’ il nome materno come pseudonimo per la sua carriera. A soli 16 anni si sposa e si trasferisce a Los Angeles dove tenta la via del cinema, entrando anche nel giro delle comiche di Hal Roach e lavorando accanto a Stanlio e Ollio.
Il matrimonio finisce nel giro di due anni e la giovane attrice e’ raggiunta dalla madre che per tutta la sua breve vita le fa da sprone e vive nel lusso guadagnato dalla figlia.
Nel 1930 finiscono i ruolo non accreditati di comparsa: Jean e’ stata notata da Howard Hughes che la scrittura in sostituzione della protagonista norvegese Greta Nissen per la versione sonorizzata del suo grandioso film sugli aeroplani, Gli angeli dell’inferno: Jean Harlow interpreta il ruolo che le sara’ congeniale per tutta la sua carriera, quello della maliarda.

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Nel 1931 e’ la coprotagonista di James Cagney in Nemico pubblico diretto da William A. Wellman, uno dei primi gangster movie della storia del cinema .
Il potenziale erotico della Harlow scandalizza l’America ma fa di lei una diva, consacrata definitivamente dalla commedia di Frank Capra, La donna di platino tanto che il titolo diventa il suo soprannome (Platinum Blonde).
Nel 1932 gira per la regia di Victor Fleming Lo schiaffo, secondo dei sei film che la vedono protagonista accanto a Clark Gable, con il quale forma la coppia cinematografica piu’ sexy degli anni ’30.
Nel 1933 e’ la pacchiana Kitty Packard nella commedia sofisticata piu’ cattiva di tutti i tempi, Pranzo alle 8 per la regia di George Cukor. Altrettanto perfida e’ l’altra commedia che la Harlow gira nello stesso anno: Argento vivo per la regia di Victor Fleming, che racconta le vicissitudini della diva Lola Burns, circondata da una schiera di parenti e aiutanti scrocconi e avidi e amanti imbroglioni che ricalca molto da vicino la vera situazione di Jean Harlow.
Nel 1937, durante le riprese di Saratoga, commedia leggera ambientata nel mondo delle corse Jean Harlow muore il 7 giugno, per una nefrite.
Il film viene portato a termine da una controfigura, (riconoscibilissima, anche se compare solo di spalle) e per la morbosita’ suscitata dalla scomparsa della giovane star, diventa uno dei piu’ grandi campioni d’incassi della storia del cinema.

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Laurence Olivier

Laurenceolivier Il piu’ grande attore shakesperiano nasce a Dorking, nel Surrey il 22 maggio 1907; fin da bambino Laurence Kerr Olivier inizia a calcare i palcoscenici, spinto anche dal padre, un pastore anglicano. Nel 1925 debutta a Londra e nel 1935 iniza a dedicarsi con passione ai testi shakespeariani, facendo anche parte dell’Old Vic di Londra, teatro che dirige tra il 1944 e il ‘49
Gia’ nei primi anni trenta tenta la carriera cinematografica ad Hollywood, ma con scarsi risultati (la Garbo gli preferisce John Gilbert per la parte di Antonio ne La regina Cristina), il successo (ed una sterminata carriera cinematografica) arriva nel 1939 con il ruolo di Heathcliff ne La voce nella tempesta: la sua interpretazione ombrosa e selvatica dell’eroe del romanzo di Emily Bronte e’ modello per tutte le seguenti versioni filmiche della storia.

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L’anno seguente e’ Maxim de Winter il protagonista maschile del primo lavoro americano di Alfred Hitchcock, Rebecca, la prima moglie, nello stesso anno e’ Mr.Darcy nella versione di Orgoglio e pregiudizio diretta da Robert Z. Leonard.
Nel 1941 e’ Orazio Nelson in Lady Hamilton dove recita per la terza ed ultima volta accanto alla seconda moglie, Vivien Leigh con cui restera’ sposato fino al 1960.

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Nel 1945 debutta alla regia girando una versione di fondamentale importanza del Enrico V di Shakeaspeare: un opera che sa mischaire realismo storico alla dimesione teatrale del testo e che viene premiata con un Oscar speciale.
Nel 1948 Olivier firma il secondo capitolo della sua trilogia shakespeariana, Amleto e con quest’opera diventa il primo autore della storia del cinema che dirigendo se’ stesso vince l’Oscar come migliore attore; la trilogia si conclude nel 1955 con il Riccardo III.
Nel 1957 la quarta regia di Laurence Olivier ha un tono del tutto diverso e il piu’ grande attore vivente si trova ad interagire con la diva piu’ bella , Marilyn Monroe ne Il principe e la ballerina, il bizzarro accostamento non dara’ i frutti sperati.
Nel 1960 e’ Maro Licinio Crasso nello Spartacus di Kubrick, il regista l’aveva scelto anche per il ruolo di Humbert in Lolita ma l’atore rifuta la parte.

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Nel 1972 e’ il protagonista de Gli insospettabili, commedia nera diretta da Mankiewicz.
L’attore e’ in lizza per il ruolo di Don Vito Corleone, ne Il padrino, ma gli viene preferito Brando che interpreta magistralmente la parte.
Nel ‘76 e’ il perfido nazista con dui dovra’ vedersela Dustin Hoffman ne Il maratoneta mentre nel ‘78 e’ il caccaiotre di nazisti Ezra Lieberman che sventa il complotto genetico de I ragazzi venuti dal Brasile.
Nel 1979 e’ il professor Van Helsing nel Dracula di John Badham ,che ha per protagonista Frank Langella. Nell’81 e’ Zeus nel cult mitologico Scontro di Titani di cui si vocifera un remake per il 2008.
L’attore si spegne in Inghilterra l’11 luglio 1989.

Erich Von Stroheim

Stroheim 50 anni fa, il 12 maggio 1957 moriva a Yvelines, in Francia, Erich Von Stroheim, geniale e bizzara personalita’ del cinema muto, e non solo, famoso come the man you love to hate.
Nato a Vienna nel 1885, figlio di un borghesissimo cappellaio, fin da giovane Erich Oswald Stroheim subisce il fascino del mondo aristocratico e militare, e quando si trasferisce in America nel 1909 ben presto si avvicina al mondo della cinematografia hollywoodiana, presentandosi come il conte Conte Erich Oswald Hans Carl Maria Stroheim di Nordenwald, ufficiale dell’esercito austroungarico il che gli valse la fame di esperto in questioni belliche e spesso il ruolo di militare.
Gli esordi nel cinema nel 1915 avvengono comunque come stunt-man in particine non
accreditate tra questi ruoli va segnalata la sua partecipazione ad Intolerance di D.W. Griffith.

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Dopo aver vestito diverse volte i panni del perfido ufficiale austroungarico nei film di propaganda bellica del primo conflitto mondiale , celebre il suo ruolo in Cuori del mondo di Griffith (1918) dove tenta di violentare Lilian Gish in cerca del fidanzato sui campi di battaglia, Stroheim passa alla regia e nelle sue opere mette alla berlina i vizi del bel mondo europeo mettendo in scena triangoli amorosi che hanno per protagoniste signore dell’alta societa’ corteggiate o sedotte da cinici seduttori da lui stesso interpretati, come in Mariti ciechi la sua prima regia del 1918 che ebbe un grande successo e in Femmine Folli (1922) dove la messa alla berlina della decadenza europea tipica del regista raggiunge il suo apice facendo di Stroheim uno dei piu’ quotati autori del cinema muto, nel 1925 gira il suo capolavoro Greed dove, con il suo stile estremamente realista e al contempo allegorico, il regista sposta il suo sguardo dal bel mondo europeo al ceto medio-basso americano ma nonostante questo per l’autore il motore dei destini umani e’ sempre il denaro. Pellicola lunghissima, dai costi esorbitanti e dalle scene proibitive (la scena finale fu veramente girata nella Death Valley) Greed e’ ricordato come Il piu’ bel film mutilato della storia del cinema : dalle originarie otto ore di lunghezza i produttori arrivarono a mettere in circolazione una versione di soli 100 minuti che pero’ conserva la potenza delirante del cinema di von Stroheim.

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Queen Kelly del 1928 viene addirittura bloccato dai produttori per i costi altissimi e per la forte valenza erotica della pellicola, con la scusa che il film non avrebbe retto il confronto con i nuovi film sonori e l’avvento del sonoro diviene la scusa ufficiale per non produrre piu’ i film di questo regista visionario e battagliero, cosi’ a partire dai primi anni’ 30 Stroheim ritorna al ruolo di attore con esiti sempre molto buoni ma incastonando in questa sua seconda vita cinematografica due perle assolute della storia del cinema: il ruolo del capitano von Rauffenstein ne La grande illusione di Jean Renoir del 1937 e il marito maggiordomo di Norma Desmond, Max von Mayerling in Viale del tramonto.

auguri a Jack Nicholson

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Oggi ricorre il genetliaco di Jack Nicholson, uno dei migliori attori viventi, se non il migliore penalizzato solo da un ghigno mefistofelico ormai troppo riconoscibile.
John Joseph Nicholson nasce il 22 Aprile 1937 a Neptune, nel New Jersey, a 17 anni si trasferisce in California per studiare recitazione a Los Angeles dove diventa allievo di Martin Landau ai corsi di recitazione creati dal celebre attore shakeasperiano Jeff Corey, qui conosce Roger Corman che gli offre il suo primo ruolo accreditato ne La piccola bottega degli orrori (1960) dove interpreta il ruolo del paziente masochista del dentista, Nicholson resta per qualche anno nella factory di Corman partecipando anche a I maghi del terrore e La vergine di cera (che e’ la sua prima regia non accreditata) entrambi del 1963.
Nel 1965 debutta anche nella sceneggiatura con Le colline blu, film di cui e’ protagonista, diretto da Monte Hellman in contemporanea con La sparatoria, che vede ancora Nicholson tra i protagonisti, e che uscira’ solamente nel 1967.
Shining Nel 1969 arriva la pellicola che decreta il successo di Jack Nicholson, Easy Rider, il film manifesto della contro cultura americana anni ’60 diretto da Dennis Hopper; la fama dell’attore viene confermata nel 1970 da un altra opera di culto, Cinque pezzi facili di Bob Rafelson: in questo modo comincia per Jack Nicholson un decennio che lo vede protagonista di film importantissimi, se non a livello artistico, almeno per identificare un’epoca, per citare solo i principali: Conoscenza carnale del 1971 diretto da Mike Nichols, L’ultima corvée di Al Ashby (1973), Chinatown di Roman Polanski girato nel 1974, Professione reporter di Michelangelo Antonioni del 1975, anno sublime per l’attore che gira anche Tommy di Ken Russell e Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman, considerata la miglior interpretazione di Nicholson che finalmente per questo film vince il suo primo Oscar dopo quattro nomination collezionate negli anni precedenti; Missouri del ‘76 girato accanto all’amico Marlon Brando per la regia di Arthur Penn, sempre del ‘76 e’ Gli ultimi fuochi diretto da Elia Kazan, il decennio si chiude con il ruolo di Jack Torrence in uno dei capolavori di Kubrick, Shining: credo che ogni commento sia superfluo!
Batmanjoker Gli anni ‘80 partono altrettanto bene con Il postino suona sempre due volte di Rafelson del 1981, un ruolo in Reds (1981) dell’amico Warren Beatty. Con Voglia di tenerezza del 1983 inizia un periodo di film meno impegnati e piu’ di cassetta (ma questo e’ quel che offrivano al cinema gli sfavillanti anni ‘80) e a Nicholson va riconosciuto di aver scelto film di qualita’ a partire dal bel L’onore dei Prizzi di John Huston (1985), Le streghe di Eastwich di George Miller dove interpreta niente meno che il diavolo e dove le sue sopracciglia inarcate acquistano lo status di icona; nel 1989 il ruolo di Joker nel bellissimo Batman diretto da Tim Burton con cui l’attore lavorera’ ancora nel 1996 in Mars Attacks!.
Aboutschmidt Dopo qualche film troppo di cassetta e in cui la gigioneria ha il sopravvento portandolo a sfiorare il Razzie nel 1992 per Hoffa: santo o mafioso?, Jack Nicholson ritrova nuovo vigore nel drammatico e commovente Tre giorni per la verita’ di Sean Penn del 1995, a cui fa seguito nel 1997 la commedia brillante Qualcosa e’ cambiato che gli fa vincere il suo terzo oscar, nel 2001 ancora per la regia di Sean Penn gira La promessa e una nuova nomination lo aspetta per A proposito di Schmidt del 2002; l’ultima sua interpretazione e’ del 2006 con il ruolo di Costello in The departed – Il bene e il male ultima fatica di Martin Scorsese e migliore film dell’anno secondo la Academy Awards.

40 anni senza Toto’

Il 15 aprile 1967 moriva Toto’, un anniversario una volta tanto degnamente celebrato con mostre ed eventi, da consigliare sicuramente la tappa romana de Un principe chiamato Toto’ , mostra itinerante che da alcuni anni porta in giro per il mondo effetti personali ed artistici del grande comico.
Per gli appassionati internettici invece, questa chicca trovata su youtube: un provino rarissimo datato 1930 che rivela gia’ tutto il talento di Antonio De Curtis, in arte Toto’.

auguri a Warren Beatty

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Il fascinoso sex-symbol hollywoodiano (che pero’ alla sottoscritta non ha mai fatto molto effetto: troppo “vitaminizzato” per essere credibilmente bello e tormentato): Henry Warren Beaty nasce a Richmond , in Virginia il 30 marzo 1937 ed e’ il fratello minore della celebre Shirley MacLaine.

Gli esordi nel mondo della recitazione sono nelle sitcom televisive dei tardi anni 50, il debutto sul grande schermo avviene con il celebre film di Elia Kazan, Splendore nell’erba (1961): e’ il giovane rampollo Bud Stamper che non riesce a gestire il suo amore con la bella Deanie, interpretata da Natalie Wood.
Sempre nello stesso anno e’ un gigolo’ italiano che seduce l’attempata Vivien Leight ne La primavera romana della signora Stone.
Nel 1965 e’ il comico imprigionato dai sensi di colpa e dalle paure nel bel Mickey One di Arthur Penn; il regista lo dirigera’ ancora nel 1967 in uno dei capolavori del genere gangster Gangster story dove l’attore interpreta il ruolo di Clyde Barrow mentre Bonnie Parker e’ la bellissima Faye Dunaway.

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Nel 1971 e’ John McCAbe in I compari amaro ed insolito western diretto da Robert Altman dove ha per comprimaria Julie Christie. Da segnalare sempre nel ‘71 il buon Il genio della rapina, di Richard Brooks.
Shampoo del 1975 e’ una commedia che sottolinea amari risvolti politici e sociali, diretta da Hal Ashby.
Nel 1978 Beatty debutta alla regia codirigendo con Buck Henry Il paradiso puo’ attendere remake, non del capolavoro di Lubitsch come il titolo potrebbe far pensare, ma della commedia L’inafferrabile signor Jordan del 1941 che ha per protagonista un uomo che viene fatto morire prima del tempo da un dipendente del Paradiso, dopo diverse vicissitudini riavra’ la sua vita in un altro corpo.

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Se l’esordio di Beatty e’ stato buono, superlativa e’ la sua seconda prova Reds del 1981: la vita del giornalista John Reed durante gli anni 1915-20 ebbe un grande successo di critica e pubblico portando a casa ben 3 Oscar.
Nel 1990 Beatty dirige Dick Tracy tratto dalle avventure dell’omonimo fumetto, il film viene ricordato per le particolari scelte fotografiche (solo colori primari) e la presenza di Madonna con cui il play-boy Beatty ha una relazione.
Con gli anni ‘90 dirada le sue apparizioni cinematografiche, l’ultimo film interpretato e’ del 2001 Amori in città… e tradimenti in campagna.
Secondo le curiosita’ sulla sua pagina imdb avrebbe rinunciato al ruolo di Bill in KillBill di Tarantino per l’eccessiva violenza del film.