Il sale della Terra

Ilsaledellaterra Documentario sulla vita e opere del fotografo Sebastião Salgado in occasione del 70 compleanno del maestro della fotografia nato in Brasile l’8 febbraio 1944.
L’inizio è forse un po’ confuso partendo dalle celebri immagini dei cercatori d’oro della Serra Pelada, l’innesto di Wim Wenders che racconta come si sia innamorato dell’opera di Salgado attraverso una fotografia (la bellissima beduina cieca) e l’intervento dell’aiuto regista, il figlio di Salgado, Juliano Ribeiro, che ora segue il padre documentando i suoi reportage per conoscere meglio quel padre che durante la sua infanzia fu molto assente.
Si resta poi completamente affascinati dalla parabola umana ed artistica di Salgado, laureato in economia che alla fine degli anni ’60 decide di lasciare il Brasile, vittima della dittatura assieme alla giovane moglie, Leila; sarà la consorte a comprare una macchina fotografica per i suoi studi di architettura ma il mezzo affascina talmente il marito che decide di abbandonare la vita sicura da manager londinese e seguire la passione per la fotografia.
Dopo essersi fatto conoscere Salgado inizia i suoi lunghi reportage in giro per il mondo, prima con Otras Americas dove va alla scoperta delle popolazioni del Sud America senza però rientrare in Brasile, poi Workers – La mano dell’uomo dedicato ai lavoratori del mondo.
La famiglia Salgado torna Brasile alla fine della dittatura e trovai una terra resa irriconoscibile dallo sfruttamento che spinge il fotografo a ripartire per altri progetti come Exodus dedicato alle grandi migrazioni del continente africano dovute a guerre e carestie.
La sconvolgente esperienza dei genocidi in Europa e in Ruanda spegne la vena creativa di Salgado che torna nella fazenda di famiglia e sempre su spinta della moglie Leila decide di riforestare la proprietà. Il successo dell’operazione, lunga e faticosa, porta il fotografo a misurarsi con il suo ultimo reportage Genesis, un tributo ai luoghi incontaminati della Terra, alla forza salvifica della natura che ha curato l’anima di Salgado, provata dagli orrori umani.

Salgado2 Il titolo del documentario fa riferimento alla razza umana definita “il sale della terra” nel senso sarcastico dell’espressione, usata per indicare chi si sente superiore a tutti e cerca d’imporre il proprio modo di vedere le cose, come l’umanità sta facendo col pianeta non comprendendo che alterando l’ecosistema compromette la propria esistenza.
Protagoniste dell’opera sono sicuramente le foto meravigliose di Salgado ma colpisce anche il volto stesso del fotografo, ripreso spesso in primo piano con la piega amara della bocca di chi ha visto troppo e i tratti marcati del volto in cui spiccano gli occhi chiari, sereni e ancora curiosi di questo mondo.

auguri a Jack Nicholson

Nicholsoneasyrider

Oggi ricorre il genetliaco di Jack Nicholson, uno dei migliori attori viventi, se non il migliore penalizzato solo da un ghigno mefistofelico ormai troppo riconoscibile.
John Joseph Nicholson nasce il 22 Aprile 1937 a Neptune, nel New Jersey, a 17 anni si trasferisce in California per studiare recitazione a Los Angeles dove diventa allievo di Martin Landau ai corsi di recitazione creati dal celebre attore shakeasperiano Jeff Corey, qui conosce Roger Corman che gli offre il suo primo ruolo accreditato ne La piccola bottega degli orrori (1960) dove interpreta il ruolo del paziente masochista del dentista, Nicholson resta per qualche anno nella factory di Corman partecipando anche a I maghi del terrore e La vergine di cera (che e’ la sua prima regia non accreditata) entrambi del 1963.
Nel 1965 debutta anche nella sceneggiatura con Le colline blu, film di cui e’ protagonista, diretto da Monte Hellman in contemporanea con La sparatoria, che vede ancora Nicholson tra i protagonisti, e che uscira’ solamente nel 1967.
Shining Nel 1969 arriva la pellicola che decreta il successo di Jack Nicholson, Easy Rider, il film manifesto della contro cultura americana anni ’60 diretto da Dennis Hopper; la fama dell’attore viene confermata nel 1970 da un altra opera di culto, Cinque pezzi facili di Bob Rafelson: in questo modo comincia per Jack Nicholson un decennio che lo vede protagonista di film importantissimi, se non a livello artistico, almeno per identificare un’epoca, per citare solo i principali: Conoscenza carnale del 1971 diretto da Mike Nichols, L’ultima corvée di Al Ashby (1973), Chinatown di Roman Polanski girato nel 1974, Professione reporter di Michelangelo Antonioni del 1975, anno sublime per l’attore che gira anche Tommy di Ken Russell e Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman, considerata la miglior interpretazione di Nicholson che finalmente per questo film vince il suo primo Oscar dopo quattro nomination collezionate negli anni precedenti; Missouri del ‘76 girato accanto all’amico Marlon Brando per la regia di Arthur Penn, sempre del ‘76 e’ Gli ultimi fuochi diretto da Elia Kazan, il decennio si chiude con il ruolo di Jack Torrence in uno dei capolavori di Kubrick, Shining: credo che ogni commento sia superfluo!
Batmanjoker Gli anni ‘80 partono altrettanto bene con Il postino suona sempre due volte di Rafelson del 1981, un ruolo in Reds (1981) dell’amico Warren Beatty. Con Voglia di tenerezza del 1983 inizia un periodo di film meno impegnati e piu’ di cassetta (ma questo e’ quel che offrivano al cinema gli sfavillanti anni ‘80) e a Nicholson va riconosciuto di aver scelto film di qualita’ a partire dal bel L’onore dei Prizzi di John Huston (1985), Le streghe di Eastwich di George Miller dove interpreta niente meno che il diavolo e dove le sue sopracciglia inarcate acquistano lo status di icona; nel 1989 il ruolo di Joker nel bellissimo Batman diretto da Tim Burton con cui l’attore lavorera’ ancora nel 1996 in Mars Attacks!.
Aboutschmidt Dopo qualche film troppo di cassetta e in cui la gigioneria ha il sopravvento portandolo a sfiorare il Razzie nel 1992 per Hoffa: santo o mafioso?, Jack Nicholson ritrova nuovo vigore nel drammatico e commovente Tre giorni per la verita’ di Sean Penn del 1995, a cui fa seguito nel 1997 la commedia brillante Qualcosa e’ cambiato che gli fa vincere il suo terzo oscar, nel 2001 ancora per la regia di Sean Penn gira La promessa e una nuova nomination lo aspetta per A proposito di Schmidt del 2002; l’ultima sua interpretazione e’ del 2006 con il ruolo di Costello in The departed – Il bene e il male ultima fatica di Martin Scorsese e migliore film dell’anno secondo la Academy Awards.