Situazione pericolosa

I Wake Up Screaming (originariamente Hot Spot)
USA 1941 20th Century Fox
con Betty Grable, Victor Mature, Carole Landis, Laird Cregar, Alan Mowbray, Allyn Joslyn, Elisha Cook Jr.
regia di H. Bruce Humberstone



Situazione pericolosa


Quando viene uccisa una starlette in procinto di partire per Hollywood, il principale indagato è Frankie Christopher, il talent scout che l’ha scoperta, anche se le prove portano da un’altra parte e la sorella della ragazza assassinata aiuta il sospettato, un detective psicotico cerca d’incastrarlo a tutti i costi.



Situazionepericolosa


Situazione pericolosa è uno dei primi noir e determina molto del linguaggio caratteristico di questo genere cinematografico,in primis l’uso delle ombre; l’ambientazione metropolitanana e notturna (i titoli di testa scorrono sulle luci di New York) con un forte contrasto tra le opprimenti scene degli interrogatori di polizia e della fuga con quelle ariose dei flash back, altro stilema presente di molti noir, come la strenua lotta per dimostrare la propria innocenza spesso a discapito delle forze dell’ordine, spesso corrotte.



Situazione pericolosa


Un film low budget tanto da non avere neppure una colonna sonora originale e il crescere del sentimento tra Frankie e Jill è sottolineato dalle note suonate al piano di Somewhere over the rainbow.
Anche il cast è eterogeno: come protagonista femminile c’è Betty Grable in uno dei suoi rari ruoli drammatici recitato anche piuttosto bene.



Situazionepericolosa


Nel ruolo del detective Cornell, figura che riserva un finale inatteso e triste, troviamo l’attore Laird Cregar, morto appena trentunenne per problemi di salute legati al peso, noto per il ruolo di “Sua Eccellenza” il diavolo ne Il cielo può attendere di Lubitsch. Per il ruolo di Cornell mi sembra essersi ispirato molto al Peter Lorre di M – Il mostro di Düsseldorf.

Ernst Lubitsch

Ernstlubitsch Ho ben presente il momento in cui e’ nata la mia passione per Lubitsch, guardando Partita a quattro sono rimasta folgorata dalle scene nell’appartamento bohemienne di Gary Cooper e Frederic March: tutte le volte che qualcuno si siede sul vecchio divano, si solleva un vistoso nugolo di polvere.
Ovviamente di tutti i grandi del cinema si sente la mancanza ma per me il vuoto lasciato da Lubitsch e la sua scuola e’ incolmabile: in anni in cui la commedia e’ drammaticamente in declino affidata solamente a battutacce e doppi sensi, come non rimpiangere l’elegante allusivita’ delle commedie lubitschiane, che mettevano in scena storie che farebbero raddrizzare i capelli ai teocon del family day: l’allegro menage a tre di Partita a quattro o la noncuranza con cui Miriam Hopkins accetta che il compagno seduca la bella ereditiera in Mancia competente e il diavolo che rifiuta l’ingresso all’inferno a Henry Van Cleve, ritenendo troppo lieve la colpa di non essere stato altro che un impenitente don giovanni ne Il cielo puo’ attendere.
In questi anni di assurdi integralismi ci vorrebbe qualcuno che osasse mostrare una nuova irreprensibile Ninotchka che ceda con leggerezza alle lusinghe dell’amore o qualcuno che pur rifugiatosi in America non evitasse di bacchettarla bonariamente (il celeberrimo cartello de L’ottava moglie di Barbablu’ “si parla inglese e francese, si capisce l’americano”) senza essere tacciato di antiamericanismo.
Come non ricordare che assieme a Chaplin, Ernst Lubitsch e’ stato l’unico a mettere alla berlina Hitler negli anni in cui il Fuhrer era nel pieno della gloria in Vogliamo vivere! e tante altre cose andrebbero ribadite del suo genio, ma l’importante e’ che ci sia rimasta la magica leggerezza delle sue pellicole.