Lo stagista inaspettato

The Intern
USA 2015
con Robert De Niro, Anne Hathaway, Rene Russo, Anders Holm, Andrew Rannells, Adam DeVine
regia di Nancy Meyers

Dopo alcuni anni di pensione Ben Whittaker si annoia mortalmente così risponde a un annuncio di lavoro: una start up di e-commerce assume stagisti senior, l’operazione ha più valore di marketing ma con i suoi modi d’altri tempi Ben diventerà insostituibile per Jules, la fondatrice della società che inizialmente non lo voleva al suo fianco…

C’è un sottogenere nella commedia classica americana dalle sfumature fantastiche: protagonisti buoni che si trovano in situazioni complicate salvate da un angelo o da un fantasma storie che vanno da La vita è meravigliosa a La via dell’impossibile,  Nancy Meyers fa rivivere questo genere nella commedia Lo stagista inaspettato: nessun angelo di seconda classe che deve mettere le ali o fantasmi burloni ma un anziano signore i cui sogni di serena pensione sono stati rovinati dalla vedovanza improvvisa.

I modi eleganti di un gentleman di altri tempi sono altrettanto fantastici della presenza sovrannaturale non tanto perché i tempi sono cambiati ma perché quell’uomo perfetto e comprensivo è sempre stata una figura immaginaria, più rara dell’araba fenice.

La Meyers rinnova il modello per parlare del nostro tempo e della condizione femminile, tematica portante del suo cinema.
Jules Ostin è una donna che ha fondato la propria azienda, travolta dal successo improvviso: il marito ha dovuto rinunciare alla propria carriera e trasformarsi in un mammo ça va sans dire che ci sono le corna dietro l’angolo; per sostenere il successo dell’attività Jules dovrebbe passare il comando a un AD esperto quindi cedere il controllo della propria società. 

In questa situazione stressante piove dal cielo Ben, il pensionato che lavorava nello stesso edificio ora trasformato in loft per l’attività digitale di Jules.

Quello di Ben è uno dei ruoli migliori nell’excursus nella commedia di De Niro dove negli ultimi anni non ha dato grandi prove ma qui è misurato e ironico: non manca la citazione riveduta e corretta di Taxi Driver.

Il punto di partenza è il tema della condizione femminile (a un uomo si chiederebbe di farsi da parte se la sua ditta avesse un successo superiore alle aspettative? A un imprenditore è richiesta la stessa presenza in famiglia e verso il marito che deve avere un’imprenditrice? ) ma la regista indaga anche altri temi: l’anziano messo da parte una volta terminata la sua utilità lavorativa.

La critica maggiore è proprio per l’ossessione per il lavoro che fa perdere il gusto per le cose belle della vita così nel XXI secolo gli angeli, finita la loro missione, non tornano in cielo ma vanno a fare tai-chi.

The Untouchables – Gli intoccabili

USA 1987 Warner Bros
con Kevin Costner, Sean Connery, Robert De Niro, Andy Garcia, Charles Martin Smith, Richard Bradford, Jack Kehoe, Brad Sullivan, Billy Drago, Patricia Clarkson, Steven Goldstein, Peter Aylward, Don Harvey
regia di Brian De Palma


Gliintoccabili


Nella Chicago del proibizionismo Al Capone gestisce il suo impero quasi alla luce del sole, ostentando la sua ricchezza e rilasciando interviste. L’integerrimo agente del Tesoro Eliot Ness viene incaricato di catturare il boss ma il suo primo tentativo fallisce e Ness si ritrova sbeffeggiato dalla stampa. Incontra casualmente un vecchio poliziotto di origine irlandese, Jimmy Malone e lo coinvolge nell’impresa di catturare Capone. Malone mette in guardia Ness dalla corruzione che serpeggia anche nel dipartimento di polizia e lo aiuta a creare una squadra speciale “Gli intoccabili” composta da loro due, una recluta di origini italiane e un contabile che ha l’idea di accusare il mafioso per frode fiscale. L’impresa riesce ma costa il dimezzamento della squadra…



Gliintoccabili


Ispirato all’autobiografia di Eliot Ness e all’omonima serie tv dei primi anni ’60, The Untouchables è una grandiosa produzione hollywoodiana dei secondi anni ’80 con un grandioso cast (di belloni tra l’altro) e un reparto tecnico e creativo di tutto rispetto: la sceneggiatura è di David Mamet, la musica di Morricone i costumi di Armani e alla regia c’è Brian de Palma che fa sfoggio di tutta la sua abilità tecnica e il suo citazionismo: il film è noto per aver riproposto la scena della carrozzina de La corazzata Potëmkin, ma oltre all’immancabile Hitchcock il regista cita anche altri capolavori del cinema: nello scontro a fuoco nella casupola al confine con il Canada, dopo che Ness ha ucciso un mafioso che non ha abbassato l’arma, Malone lo raggiunge mentre Ness è ripreso di spalle sulla veranda come John Wayne nella famosissima inquadratura di Sentieri Selvaggi.



Theuntouchables


I virtuosismi tecnici si sprecano: l’inquadratura iniziale è un carrello che scende dall’alto su Al Capone che si sta facendo fare la barba mentre concede un’intervista, il set da barbiere è quello realmente appartenuto al boss.
La ricostruzione del periodo storico è del resto ineccepibile, colpiscono gli interni: archi e cupole dominano la stazione, il palazzo di giustizia, il teatro, riportandoci al cinema di Orson Welles con cui De Palma ha collaborato a inizio carriera.
La fotografia riporta invece ai tardi anni ’50, la serie tv inizia del 1959 e i colori sottolineano le atmosfere hitchcockiane: l’insistenza sulla valigia che costa la vita alla bambina nel pub, il letto vuoto della figlia di Ness che fa sospettare il rapimento mentre la bambina sta giocando tranquilla di fianco al lettino vuoto…



Gliintoccabili


I bambini hanno una valenza simbolica, l’innocenza: l’omicidio della piccola dilaniata dalla bomba nel bar, scatena l’opinione pubblica contro la guerra della birra, Ness è l’unico ad avere una famiglia, una figlia e un bambino in arrivo: è per loro che deve costruire un mondo migliore osservando rigidamente le leggi ma quando ci si trova davanti al male assoluto bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani, come insegna il vecchio Malone e così nel celebre sottofinale alla stazione, Ness non esita di mettere a rischio la vita di un bambino innocente pur di catturare il contabile, da qui la famosa citazione della carrozzina con atletico lieto fine dell’aitante recluta Andy Garcia.
Lo scontro senza esclusione di colpi tra i quattro incorruttibili e Al Capone assume una dimensione epica che spiega l’atmosfera western nella sequenza al confine del Canada tra John Ford, Kurosawa e Peckinpah.

The Irishman

Theirishman

 Frank Sheeran dalla sua camera nella casa di riposo rievoca la sua storia nel mondo della mafia, da semplice camionista che rivende parte della merce si guadagna la fiducia del boss Russell Bufalino che lo presenta a Jimmy Hoffa, il più potente capo sindacato, nemico giurato dei Kennedy. Anche Hoffa prende a ben volere Sheeran, che diventa la sua guardia del corpo ma quando l’istrionico sindacalista diventa un ingombro pe la mafia sarò proprio Sheeran a doversi liberare dello scomodo amico…

Pur non essendo un capolavoro, The irishman è un film molto bello, affabulatorio: nonostante il ritmo lento ti lasci coinvolgere da tutte le storie di gangster e regolamenti di conti che circondano la trama principale.
Un grande affresco malinconico di un mondo che fu, non la mafia che fu attenzione, Scorsese usa il genere che più gli è congeniale, il gangster movie, per far rivivere l’America dagli anni ’50 agli anni ’70 che è poi quella della sua giovinezza. Lo fa con gli attori amici di sempre, facendosi carico di un viaggio collettivo nel tempo.



The irishman


In quest’ottica è giustificabile l’uso della computer grafica per ringiovanire i personaggi, ma se la tecnologia può ringiovanire un volto non riesce (ancora) a restituire il vigore di un corpo. Nella conversazione tra regista e attori principali, che segue la proiezione, Scorsese si dice soddisfatto dell’impegno con cui gli attori si sono sforzati nel muoversi con agilità, a mio parere la cosa non ha funzionato per nulla: nella scena in cui Sheeran va a pestare il negoziante che ha maltrattato Peggy, scena fondamentale perché la sensibile ragazzina inizia a capire la natura del lavoro del padre, nel pestaggio dicevo, per quanto ripreso da lontano, si vede che è un uomo anziano che scalcia un omone buttato per terra, come diverse volte si notano le spalline sotto le camice chiare che dovrebbero ridare imponenza al fisico un po’ incurvato di De Niro. Per gran parte della visione ho cercato di trovare una motivazione a queste scelte perché faccio fatica a credere che Scorsese, in un film così costoso, cada su dettagli così evidenti ma se lui stesso si dice soddisfatto prendo atto e mi tengo i miei dubbi.



Theirishman


Ad impressionarmi in positivo non è stato il primo piano sequenza che ricorda Quei bravi ragazzi, ma quello nella galleria dove si trova il negozio da barbiere della sparatoria: la macchina da presa segue delle persone di spalle, poi improvvisamente torna indietro per seguire i veri killer che arrivano lateralmente li segue fin sulla porta poi si sentono solo gli spari mentre la macchina da presa indugia su un cuscino di rose rosse in una vetrina vicina: stupefacente.

Joker

Joker

Arthur Fleck vive con la madre malata, ossessionata dall’ex datore di lavoro, il miliardario Thomas Wayne che si è candidato come sindaco di Gotham. Arthur lavora come clown cercando di realizzare il suo sogno: diventare un comico di successo ma è affetto da una rara patologia che lo fa ridere sguaiatamente ogni volta che prova una forte emozione, questo fa di lui un disadattato vittima di derisioni e violenze finché un giorno non si ribella e in metropolitana uccide tre ragazzi ricchi che dopo aver importunato una ragazza se la prendono con lui che, in divisa da clown, era scoppiato a ridere a causa del suo disturbo. L’omicidio fomenta lo spirito di ribellione della città e l’assassino, soprannominato Joker, diventa un idolo delle masse; Arthur prova finalmente l’ebbrezza di essere idolatrato anche se non può rivelare di essere il colpevole, intanto, da una delle numerose lettere che la madre invia a Wayne, l’uomo sospetta di esserne il figlio illegittimo e lo affronta ma dopo aver negato il legame di sangue, il milardario gli fa delle rivelazioni sul suo passato che portano Arthur a scoprire la sua infanzia fatta di abusi, una scoperta che fa esplodere la follia latente di Arthur Fleck che sfrutta il passaggio televisivo nello show di Murray Franklin per rivelare di essere il Joker.



Joker_


Leone d’oro a Venezia e campione d’incassi d’inizio stagione (ma sarà davvero difficile batterlo se è arrivato alla quarta settimana di programmazione anche in provincia) Joker è un bel film che sa giocare con un discrimine cinematografico: è o non è un cinecomics? Essendomi annoiata da tempo del genere cinematografico in questione, propendo per la seconda categoria, per quelli che, forti della sequenza finale, pensano che l’elemento fumettistico derivato dalla saga di Batman sia solo una cornice a una storia di discesa della follia, un inferno di solitudine e dolore che trova sfogo e redenzione nella violenza.
L’innesto nella saga di Batman permette di attirare l’attenzione di un pubblico più giovane (o disimpegnato?) che altrimenti avrebbe evitato un film così intensamente drammatico. Del resto la pellicola è fatta tutta di rimandi, se vogliamo persino a L’uomo che ride il film muto del 1928 a cui si ispira la maschera del personaggio del fumetto: la risata forzata di Gwynplaine, frutto di un intervento chirurgico passa da costrizione fisica a una costrizione psicologica e c’è un rovesciamento nel rapporto con la figura paterna: nel film di Leni il protagonista rifiuta la sua ritrovata condizione di nobile per restare con gli ultimi che lo hanno accolto mentre in Joker, Arthur è disposto anche all’umiliazione pur di farsi accettare dal presunto padre miliardario.



Joker_


Ovviamente il richiamo più importante è ai film di Scorsese, iniziale produttore del film, Taxi Driver e Re per una notte, pellicole da cui deriva il tema dell’alienazione nella metropoli sporca e violenta dei tardi anni ’70 e che s’incarna in Robert de Niro, protagonista di quelle opere che ritroviamo nei panni del comico di successo, idolo di Arthur che lo invita in trasmissione solo per deriderlo ulteriormente di una sua performance assurda in uno spettacolo per aspiranti comici: che nel 1981 venga inviato un video di una serata amatoriale sarebbe un probabile buco di sceneggiatura ma la dimensione perennemente in bilico tra realtà e distorsione mentale del protagonista permettono anche queste ambiguità.
Altri elementi del cast rimandano alla follia e al mondo di Batman: Zazie Beetz, l’attrice che interpreta la vicina di casa con cui Arthur s’illude di avere una relazione, assomiglia ad Halle Berry che è stata Catwoman nel film del 2004.



Joker


La magrezza di  Joaquin Phoenix rimanda a quella impressionante di Christian Bale (il Cavaliere Oscuro di Nolan ) in L’uomo senza sonno, altro film sull’alienazione mentale. Sulla bravura innegabile del protagonista è stato detto tutto, a me ha colpito un fattore extra: la somiglianza con il defunto fratello River, che non avevo mai notato prima ed emerge in maniera impressionante quando l’attore è truccato da Joker.

Heat – La sfida

HeatUSA 1995
con Al Pacino, Robert De Niro, Val Kilmer, Jon Voight, Tom Sizemore, Diane Venora, Amy Brenneman, Ashley Judd, Mykelti Williamson, Wes Studi, Ted Levine, Dennis Haysbert, Kevin Gage, William Fichtner, Natalie Portman, Danny Trejo
regia di Michael Mann

Neil McCauley architetta minuziosamente rapine in banca ma la presenza di un nuovo elemento sociopatico nella banda mette sulle sue tracce il tenace detective Vincent Hanna, inizia così una sfida tra guardia e ladro tra nuove rapine e vendette che non possono essere dimenticate.

Il film uscì in sala con molto clamore per la presenza dei due più grandi attori viventi che finalmente recitavano assieme, in Italia c’era anche il problema del doppiaggio: entrambi i divi erano doppiati dal grande Ferruccio Amendola che diede la voce a De Niro mentre Giannini doppiò Al Pacino diventandone poi la voce italiana ufficiale.
Se di solito il clamore attorno all’uscita di una pellicola si trasforma poi in delusione, viste le aspettative troppo alte, Heat – La Sfida è uno dei pochi casi in cui l’opera conferma le attese: Michael Mann regala un grande affresco metropolitano anzi losangelino e quanto il regista ami Los Angeles lo confermerà Collateral quasi 20 anni dopo.


Heatlasfida

Con una lunghezza di quasi tre ore che volano via, il film diventa un romanzo di ampio respiro dove i momenti di quiete si alternano ad altri di violenza improvvisa.
Spicca l’abilità con cui il regista riesce a portare a termine tutte le trame: la solitudine scelta da Neil messa in crisi dall’incontro fortuito con Eady, una grafica a cui non rivelerà fino alla fine la verità sulla sua vita; i problemi matrimoniali di Vincent Hanna sposato in realtà con il proprio lavoro cosa che ammetterà con la moglie in ospedale mentre attendono che la figlia adolescente di lei si salvi dal tentato suicidio. Anche il matrimonio tra  Chris, braccio destro di Neil e Charlene è in crisi ma quando la donna verrà costretta a testimoniare per non perdere il figlioletto riuscirà comunque a far fuggire il marito dalla trappola della polizia.
Il montaggio alternato delle scene di vita quotidiana conferma che tra poliziotto e bandito non c’è poi troppa differenza, due facce della stessa medaglia, per questo può nascere anche un rapporto di stima tra due persone costrette ad essere mortalmente nemiche come si confidano i due protagonisti nel celebre incontro nella tavola calda.


Heat

Molto spazio è dedicato anche alla vicenda, in fondo marginale, dell’ex galeotto Donald Breedan che sta cercando di cambiare vita accettando i soprusi di un dispotico direttore di un ristorante, proprio quello in cui si consultano i rapinatori dopo che l’autista di fiducia ha dato buca; vecchie conoscenze di galera, Donald non esita ad imbarcarsi nell’impresa segnando così il proprio destino perché Heat è la storia di una caccia all’uomo dove il caso la fa da padrone: se lo psicopatico Waingro, serial killer di prostituite, non fosse stato ingaggiato da Cheritto che la pessima abitudine di chiamare tutti Viscido, Neil avrebbe potuto fare il suo ultimo colpo e ritirarsi in Nuova Zelanda con Eady, ma sfuggito alla punizione della banda, Waingro torna come nemesi del losco broker Roger Van Zant che ha cercato di uccidere McCauley mentre gli rivendeva le azioni rubate nella rapina rovinata dal serial killer. Vendette sospese, variabili imponderabili che materializzandosi inaspettatamente, rovinano il perfetto ultimo colpo in banca.


Heat-lasfida

L’intelligenza di Hanna è quella di comprendere che la freddezza di McCauley verrà meno di fronte all’occasione di vendicarsi dell’uomo che ha causato la morte dei suoi più fedeli compagni. L’opera diversiva del bandito per raggiungere il suo obbiettivo è notevole ma la trappola del detective ha la meglio e dopo l’inseguimento nell’aeroporto la resa dei conti è inevitabile, vince il bene ma personalmente tifavo per McCauley, anche per la recitazione di Al Pacino un po’ troppo sopra le righe per i miei gusti.

American Hustle – L’apparenza inganna

Americanhustle Irving e Sidney (più nota come Edith) sono due truffatori che spillano denaro alla gente in difficoltà facendo passare lei per una lady inglese con contatti nelle banche europee, fino al giorno in cui non vengono beccati dall’FBI. Richie di Maso, l’intraprendente agente che li ha scoperti, promette loro l’immunità se lo aiuteranno a incastrare altri truffatori. Irving e Sidney accettano loro malgrado e finiscono travolti dall’ambizione folle di DiMaso che sfrutta i loro contatti per arrivare a membri del congresso e capimafia..

American Hustle è il film che ha stravinto i Golden Globes portando a casa tre premi ma da noi la notizia è passata in secondo piano per la gioia del premio vinto da La Grande Bellezza.
La pellicola conferma il momento d’oro del regista David O.Russell che con i precedenti The Fighter e Il Lato positivo ha fatto incetta di Oscar e sicuramente di American Hustle sentiremo parlare ancora nella prossima notte degli Oscar, date le sue 10 nomination.
Il film si ispira a una reale operazione dell’FBI ma al regista non interessa tanto il lato spionistico della storia quanto la girandola amorosa che si crea tra i quattro protagonisti: Sidney è l’amante di Irving, sposato con Rosalyn casalinga depressa e manipolatrice. Quando per agganciare il sindaco di Camden, Irving è costretto a portare a cena Rosalyn con il politico e la di lui consorte, Sidney per ripicca, cede al fascino di Richie.
Il film lievita come le acconciature e gli abiti tamarri degli italo americani dei tardi anni ’70 e ha il pregio di tenere fino alla fine tutte le strade aperte: pochade o tragedia. Resta qualche lungaggine di troppo per parlare di un capolavoro ma gli attori sono eccezionali: Jennifer Lawrence si conferma un’attrice di razza, di quelle che sanno diventare anche brutte (concetto molto diverso dall’imbruttirsi) e Christian Bale ci stupisce con una nuova trasformazione fisica: la prima inquadratura è per la sua ventrazza (parliamo dell’aitante Batman di Nolan e dell’attore che perse oltre 30 chili per interpretare L’uomo senza sonno).
Dopo la pancetta l’attenzione del regista è tutta per l’elaborato riporto con cui Irving copre la calvizie più che incipiente, metafora del gioco di apparenze attorno a cui ruota tutto il film.
Da citare il cameo non accreditato di Robert De Niro: gli occhiali dalla spessa montatura nera sembrano confermare la sua imitazione di Scorsese e del resto buona parte del film ricrea il mondo di Quei bravi ragazzi.

Il lato positivo

A Pat, giovane insegnante precario, viene diagnosticata una forma di bipolarismo che esplode quando scopre che la moglie lo tradisce con un collega. Dopo otto mesi di trattamento in un ospedale psichiatrico Pat torna in libertà sotto la custodia dei genitori. Per distralo dall’ossessione verso l’ex moglie gli viene presentata Tiffany, una giovane donna rimasta vedova da poco e appena uscita da una dipendenza di sesso e psicofarmaci..

Illatopositivo

Spassosa commedia brillante aggiornata ai canoni contemporanei mutuati dalle commedie indipendenti tipiche del Sundance dove i protagonisti e le loro famiglie sono sempre strambi o disfunzionali: c’è insomma il sentore di già visto tipico di un prodotto di nicchia che diventa mainstream ma il film funziona e diverte.
Il regista David O. Russell si dimostra un buon indagatore di psicologie familiari come già nel precedente lavoro, il più drammatico The Fighter e un ottimo direttore degli attori: è da segnalare la bella prova di Robert De Niro, nel ruolo più credibile degli ultimi tempi mentre l’intensa Jennifer Lawrence è stata giustamente premiata con l’Oscar e il Golden Globe per la miglior interpretazione femminile. Il Bafta ha premiato, oltre lei, anche Bradley Cooper, valido protagonista maschile della commedia.

Un fuorilegge a Hollywood. Il mondo di Roger Corman

Image003 rassegna cinematografica promossa da
Palazzo delle Esposizioni, Cineteca di Bologna, Museo del Cinema di Torino

Il genio del cinema indipendente americano, premio Oscar alla carriera nel 2010, arriva al Palazzo delle Esposizioni per inaugurare la sua retrospettiva. Re del B-movie, celebre per le trasposizioni cinematografiche dei racconti di Edgar Allan Poe, ha diretto e prodotto centinaia di film “senza perdere un dollaro” (come ha detto egli stesso). È l’uomo che non conosce lo spreco: avanzano uno scampolo di pellicola, due pezzi d’attrezzeria, tre battute di sceneggiatura o quattro ore di contratto? Diventano un film. Il talento registico e produttivo di Roger Corman è diventato leggenda e ancora oggi nulla è cambiato della sua vulcanica creatività, che ha sperimentato l’intero ventaglio dei generi, dal western alla fantascienza, dalla commedia nera all’horror, come testimonia questa panoramica appassionante della sua immensa produzione, dagli esordi meno noti ai colori tenebrosi dei suoi celebri horror, passando attraverso le produzioni con cui tenne a battesimo tre allievi d’eccezione: Coppola, Scorsese e Demme. Una lunga avventura ben ripercorsa dal documentario, sinora mai visto in Italia, che conclude la rassegna.

18/04/2012 21:00
INCONTRO CON ROGER CORMAN – condotto da Mario Sesti
a seguire Il pozzo e il pendolo di Roger Corman
(The Pit and the Pendulum, USA 1961, 80′ – v. it.)
Capolavoro della celebre serie tratta da Edgar Allan Poe, è un gioiello del cinema gotico dal fascino ancora oggi inquietante, un viaggio allucinante verso la follia tra spazi vertiginosi e luoghi decadenti, che unisce suspense e ironia grazie all’istrionismo del grande mattatore Vincent Price.

19/04/2012 21:00
La piccola bottega degli orrori di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(The Little Shop of Horrors, USA 1960, 70′ – v.o. sott. it.)
Eccentrico cult movie su una pianta carnivora assetata di sangue umano, è l’emblema del modello produttivo ‘alla Corman’: budget ridottissimo, due giorni di riprese, set riciclato dal film precedente. Alla povertà dei mezzi sopperisce l’abilità del regista nel mescolare humour e horror, ordinario e bizzarro. Il paziente del dentista masochista è un giovanissimo Jack Nicholson.

20/04/2012 21:00
I vivi e i morti di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(House of Usher, USA 1960, 80′ – v. it.)
Poe incontra Freud nel capolavoro horror che avvia il ciclo tratto dallo scrittore americano e la collaborazione con l’attore-feticcio Vincent Price. La cupa vicenda dei fratelli Usher, vittime designate del destino di follia e morte che affligge la casata, è letta da Corman come delirio di una mente allucinata.

21/04/2012 21:00
Terrore alla tredicesima ora di Francis Ford Coppola – cinema
ingresso libero
(Dementia 13, USA 1963, 75′ – v.o. sott. it.)
L’esordio del grande Francis Ford Coppola avviene all’insegna dell’eccesso gotico: il fantasma di una bimba annegata, un castello irlandese, bambole, omicidi a colpi d’ascia… Un thriller psicologico a bassissimo costo che Corman decide di far dirigere al suo giovane assistente, che rivela già il suo potente talento visionario.

22/04/2012 21:00
America 1929 – Sterminateli senza pietà di Martin Scorsese – cinema
ingresso libero
(Boxcar Bertha, USA 1972, 88′ – v.o. sott. it.)
Corman pensa a un film d’azione, sexy e violento, adatto alla programmazione estiva e lo affida a Martin Scorsese che invece si concentra, fortunatamente, sullo stato d’animo dei protagonisti – un gruppo di rinnegati che vive per strada – e realizza così il suo primo film importante, un ritratto crudo e impietoso dell’animo umano.

23/04/2012 21:00
L’odio esplode a Dallas di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(The Intruder, USA 1962, 84′ – v.o. sott. it.)
Negli anni della presidenza Kennedy e del movimento per i diritti civili, Corman dirige il suo primo film “dettato da profonde convinzioni sociali e politiche” e con la storia di un fanatico razzista, che trascina nell’odio un’intera città, sconvolge lo spettatore con una durezza e un’intensità ininterrotte.

24/04/2012 21:00
I maghi del terrore di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(The Raven, USA 1963, 86′ – v. it.)
Il riso sfida l’orrore e la vena comica prende il sopravvento nel quinto capitolo del ciclo Poe. Nel ruolo dei tre maghi protagonisti Corman può contare sui talenti prodigiosi di Vincent Price, Peter Lorre e Boris Karloff, “tre volti della paura”, ciascuno capace di conferire un proprio stile alla recitazione.

25/04/2012 21:00
La maschera della morte rossa di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(The Masque of the Red Death, GB 1964, 85′ – v.o. sott. it.)
In un’Italia meridionale di pura fantasia, le gesta sataniche del tiranno Prospero meritano la severa punizione della Morte Rossa. Peste, riti demoniaci, cospiratori incappucciati, l’uso sanguigno del colore e un Price sempre più barocco ne fanno il capitolo surrealista della serie ispirata a Poe.

26/04/2012 21:00
I selvaggi di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(The Wild Angels, USA 1966, 93′ – v.o. sott. it.)
Sostenuto da un team di futuri maestri (Hellman al montaggio, Peter Fonda protagonista, Bogdanovich supervisore), I selvaggi testimonia l’eclettismo di Corman, che filma la rude legge della strada di una banda di motociclisti, in una California pre-Easy Rider in cui s’intuisce una controcultura montante.

27/04/2012 21:00
Il clan dei Barker di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(Bloody Mama, USA 1970, 90′ – v. it.)
Gangster movie crudo e realistico, dal ritmo visivo irrequieto come i suoi protagonisti, una famiglia ribelle che negli anni della Grande Depressione sceglie una vita di crimine e violenza. Un urlo selvaggio all’America ricca e borghese. La ‘madre sanguinaria’ del titolo originale è dominatrice spietata, che lega i figli in un abbraccio letale e incestuoso.

28/04/2012 21:00
Femmine in gabbia di Jonathan Demme – cinema
ingresso libero
(Caged heat, USA 1974, ’90 – v. it.)
Primo film di Demme, prodotto da Corman, con l’icona Barbara Steele nei panni della direttrice sadica di un carcere femminile, che sottopone le detenute a sevizie e torture di tipo nazista, fino alla ribellione finale al ritmo della musica di John Cale (Velvet Underground). Un tipico film d’exploitation tra violenze e nudità, che il regista maneggia con maestria e rigoroso distacco.

29/04/2012 21:00
Corman’s World: Exploits of a Hollywood Rebel di Alex Stapleton – cinema
ingresso libero
(USA 2011, 90′ – v.o. sott. it.)
La vita e le avventure dell’uomo che ha inventato un mondo e uno stile, nel documentario applaudito a Cannes 2011. A raccontarlo voci e volti oggi saldamente installati nella Hollywood mainstream, ma tutti cresciuti o passati alla sua scuola indipendente: da Scorsese a Bogdanovich, da Tarantino a Ron Howard, da Nicholson a De Niro.

info

Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema

scalinata di via Milano 9 A, Roma

INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI

Possibilità di prenotare riservata ai possessori della membership card

Auguri a Mickey Rourke

Mickeyrourke il 16 settembre 1952 nasceva a Schenectady, New York, Mickey Rourke, uno degli ultimi attori maledetti dello star system.
Vedere in Domino come s’e ridotta una delle facce piu’ affascinanti degli anni 80 fa pensare a un film che lo vide protagonista nel 1989, all’apice del successo: Johnny il bello, di Walter Hill dove interpretava un avanzo di galera sfigurato che dopo un’intervento di chirurgia plastica riacquistava un volto normale; mi e’ sempre rimasta impressa la scena in cui Johnny per la prima volta guarda allo specchio il nuovo volto: commosso e sorpreso. Forse piu’ che una buona prova d’attore Rourke davvero non si e’ mai riconosciuto in quella faccia d’angelo che gli ha dato il successo e l’ha distrutta con l’amore per la boxe, carriera per cui non ha mai avuto un gran talento.
L’esordio al cinema risale al 1979 con una comparsata in 1941: allarme a Hollywood di Steven Spielberg, segue una piccola parte ne I cancelli del cielo di Michael Cimino nel 1980 ma e’ il ruolo di Motorcycle Boy, fratello mitizzato dall’adolescente Rusty (Matt Dillon) in Rusty il selvaggio di Francis Ford Coppola a dargli la notorieta’ nel 1983. Nel 1985 e’ protagonista del bellissimo film di Michael Cimino L’anno del dragone e nel 1986 viene proclamato sex symbol assoluto da Nove settimane e mezzo il film cult di Adrian Line, che porta sullo schermo i “valori” dell’allora imperante edonismo reaganiano: sesso e denaro.

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Nell’87 Rourke gira tre film: il famoso Angel Heart – ascensore per l’inferno dove interpreta l’agente Harry Angel che seduce Lisa Bonet (la primogenita de I Robinson) e lotta contro il mefistofelico Louis Cyphre, interpretato da Robert De Niro; il dimenticato Una preghiera per morire sul terrorismo irlandese e il fallimentare Barfly – Moscone da bar che si ispira alle atmosfere bukovskiane ed ha per coprotagonista Faye Dunaway.
Da personaggio maledetto Rourke tenta la via del misticismo con la Cavani che nel 1989 lo dirige in Francesco, ispirato alla vita del Poverello di Assisi.
Nel 1990 Rourke gioca nuovamente la carta del sex symbol nel caliente Orchidea selvaggia: sul set incontra la modella Carrie Otis con la quale da vita ad un’autodistruttiva (per entrambi) storia d’amore.
Nello stesso anno e’ anche il protagonista del remake di Ore disperate ancora una volta diretto da Michael Cimino.

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Forse e’ il pessimo Harley Davidson e Marlboro Man a segnare il declino della stella di Mickey Rourke e nel 1994 in F.T.W. il suo volto e’ gia’ schiavo delle plastiche facciali e il pubblico lo abbandona definitivamente.
A 11 anni dal film che lo aveva reso una stella di prima grandezza ne gira il triste sequel, Nove settimane e mezzo – la conclusione e da li’ ricomincia una vita da comparsa di lusso in film come L’uomo della pioggia, Buffalo66, un ruolo tagliato ne La sottile linea rossa.
E’ Robert Rodriguez a riproporlo in ruoli piu’ sostanziosi prima in C’era una volta in Messico (2003) e poi in Sin City del 2005.

Rourkesincitydomino

Ora e’ in arrivo nelle sale Stormbreaker e l’attore ha diversi film in post produzione per il 2007 tra cui la seconda parte di Sin City: forse senza piu’ la sua ingombrante bellezza, la carriera di Mickey sara’ piu’ equilibrata.

The good shepherd – L’ombra del potere

Goodshepherd

Robert De Niro torna dietro alla macchina da presa a tredici anni di distanza dal suo esordio con un film,apparentemente molto diverso dal precedente Bronx: si tratta di una pellicola ambiziosa che cerca di raccontare la storia della CIA dalla nascita fino al 1964, quando fallisce il tentativo di ingerenza americana nella rivoluzione cubana.
Cupo e a tratti irrisolto, a questo film andrebbe riconosciuto se non altro il merito di tener desta l’attenzione dello spettatore per le tre ore di un racconto fiume dalla sceneggiatura spezzettata in flashback e con un intrigo giallo da svelare, ma a mio parere la pellicola riesce anche a miscelare bene le vicende private del protagonista con l’epopea della Storia.
Edward Wilson, che seguiamo dalla sua brillante carriera universitaria diventa uno dei primi agenti segreti americani, ma la figura della spia dipinta in questo film e’ ben diversa da quella dello 007 tutto azione e bella vita solitamente protagonista al cinema: qui siamo di fronte a un burocrate dell’Intelligence che sacrifica tutta la sua esistenza in nome di un bene superiore, quello della Nazione.
Il protagonista sceglie di dedicare la sua vita al controspionaggio per riscattare l’onta del padre, ufficiale di marina che si era suicidato per esser venuto meno al suo dovere, questa decisione condizionera’ tutta la sua vita, non solo lavorativa ma anche sentimentale, costringendolo a rinunciare alla donna della sua vita, per sposare una bella ragazza del suo ambiente che ha messo incinta; quindi come in Bronx a De Niro sta a cuore analizzare il rapporto padre-figlio, approfondendo due aspetti della vita di Edward: il suo bisogno di riscattare il padre che condizionera’ il rapporto con il figlio.
Un altro aspetto che il film esamina e’ quello dell’amicizia, quella sui generis che nel corso degli anni Edward instaura con il suo corrispettivo russo, Ulysses, fatto di drammatici tranelli ma anche di coperture perche’ i nemici di oggi possono essere gli amici di domani, ma in realta’ solo l’antagonista che vive lo stesso genere di vita puo’ capire un’esistenza fatta di segreti e un continuo guardarsi le spalle che porta a una sottile paranoia, ben sottolineata dal tono noir del film.
Forse un po’ troppo artefatta la regia di De Niro che si diletta in qualche manierismo (le inquadrature sghembe) mentre il film avrebbe richiesto uno stile piu’ asciutto, molto belle le scene di raccordo per cui da immagini di repertorio si entra direttamente nelle scene del film.