Mad Max – Fury Road

Madmaxfuryroad Nel suo peregrinare in un mondo sempre più disastrato e impoverito, Mad Max finisce alla Cittadella, dove Immortam Joe un vecchio dittatore, governa il popolo razionando l’acqua, possiede un esercito di giovani deformi a causa delle radiazioni atomiche che si sacrificano in nome di un delirio religioso ma soprattutto ha un harem di mogli bellissime e sane con cui vuole migliorare la razza. Furiosa, una delle “imperatrici” di Joe, rapita da piccola da una tribù di sole donne, cerca di tornare al suo luogo d’origine portando con sé le favorite dell’harem per restituire loro la libertà..

George Miller riprende in mano il suo eroe e lo adegua ai tempi gonfiando il tutto: veicoli più fantasmagorici, più inseguimenti, più esplosioni.
Nonostante l’accentuazione degli aspetti fumettistici Fury Road rimane fedele all’estetica tribal-punk inventata dal regista: che cos’è l’immaginifica chitarra sputafuoco con il suo apparato di autoparlanti e tamburi, se non la versione punk delle bande militari che accompagnavano gli eserciti in guerra?
Lo snodo più originale della vicenda non è tanto la presenza di donne guerriere come Furiosa, che resta comunque un bellissimo personaggio o la tribù matriarcale delle Vuvalini: l’idea delle donne come portatrici di un modello di vita più naturale che salvaguarda la natura e la sua biodiversità è piuttosto scontata.
Innovativa è l’idea che non esiste un luogo migliore da raggiungere dove ricostruirsi una vita (il “Luogo Verde” dell’infanzia di Furiosa è stato devastato dai cambiamenti climatici) ma che solo salvaguardando il posto in cui si vive dalla corruzione e dalla sopraffazione si può trovare una redenzione. E’ l’intuizione di Mad Max che però nella sua follia sempre più allucinata dai ricordi continua a vagare senza meta.

Interceptor – Il guerriero della strada

Interceptorilguerrierodellastrada Mad Max 2: The Road Warrior
Australia 1981
con Mel Gibson, Bruce Spence, Emil Minty, Vernon Wells
regia di George Miller

Anche dopo una guerra atomica che ha consumato tutte le risorse energetiche, Mad Max continua a vagare con la sua V8, con la sola compagnia di un cane. E’ ormai un guerriero cinico sempre in cerca della benzina per la sua automobile. Si ritrova così ad aiutare una tribù di sopravvissuti a lasciare le Terre Perdute per andare verso l’oceano. In cambio di una scorta di benzina, procurerà una motrice per la loro cisterna di carburante che fa gola ai barbari motociclisti capeggiati da Lord Humungus..

Il nuovo capitolo della saga di Mad Max è introdotto dalla voce off di un anziano che narra gli esiti nefandi della guerra atomica che ha prosciugato le risorse del pianeta ed esaltato la violenza, mentre sullo schermo scorrono i momenti salienti del primo film. Nel finale si scopre che a rievocare la vicenda è stato Kid, il ragazzino aborigeno che vive con la tribù del Nord e da subito è rimasto affascinato da Mad Max e lo ha aiutato in diverse occasioni contro gli Humungus.
La mia impressione è che tutto il film sia girato come se fosse visto attraverso gli occhi di un bambino di quel bambino senza infanzia dalla risata roca, da qui lo stile fumettistico della violenza parodiata e resa risibile ma un po’ più esplicita, anche se tenuta sullo sfondo, rispetto al primo episodio: ci sono momenti puramente gore e altri di puro divertimento (il taglio delle dita nel tentativo di prendere il boomerang).
Personalmente sono rimasta più affascinata dalla compattezza stilistica del primo episodio mentre ho trovato il secondo (giudicato solitamente migliore) più commerciale, diretto a un pubblico più ampio nonostante alcune riminiscenze dall’Iliade che fanno il paio con l’ispirazione tratta dall’Anabasi di Senofonte di un altro film cult dell’epoca I guerrieri della Notte, uscito nel 1979 come il primo Mad Max.
Resta indiscusso il merito di George Miller di aver saputo ricreare l’immaginario fantascientifico inventando il medioevo barbarico attingendo all’estetica punk a cui si richiama soprattutto Wez, il più cruento guerriero di Lord Humungus.

Wezinterceptor2

Interceptor (Mad Max)

Interceptor Mad Max
Australia 1979
con Mel Gibson, Joanne Samuel, Hugh Keays-Byrne
regia di George Miller

In un futuro prossimo venturo la violenza dilaga e sono rimasti pochi i poliziotti che cercano di arginarla con altrettanta foga, tra questi Max Rockatansky. Dopo la morte dello psicotico Nightrider le cose precipitano: gli altri componenti della banda bruciano vivo Jim Goose, un collega di Max, che a quel punto decide di abbandonare la polizia per non farsi inghiottire dalla spirale di violenza ma quando il branco di motociclisti gli stermina la famiglia, l’uomo cede e si dedica alla vendetta..

Il film capostipite è quello meno noto della saga di Mad Max, con minori passaggi televisivi ma anche la distribuzione nelle sale all’uscita del film fu discontinua perché Mad Max nasce come bmovie, a bassissimo costo.
Il titolo italiano, Interceptor, è un’omaggio all’auto elaborata guidata dal protagonista, un giovanissimo e pressochè esordiente Mel Gibson la cui carriera decollò col successo del film e del sequel del 1981, Interceptor – Il guerriero della strada.
E’ una pellicola che mischia con sapienza diversi generi, il debito maggiore è sicuramente verso il western a cui s’ispira per il taglio della fotografia: nella parte iniziale del film vengono solo mostrati dettagli degli occhiali del protagonista o parti del suo volto riflesse nello specchio, riprese solitamente dal basso per sottolineare la grandezza del personaggio.
Notevole il montaggio talvolta così rapido da sembrare confuso. Un altro grande merito del film è di essere un perfetto esempio di enfasi per celazione: la pellicola gronda violenza ma non la esplicita mai, avviene sempre tutto fuori scena o in campo lungo: non vediamo Goose ustionato all’ospedale ma leggiamo solo lo sgomento negli occhi di Max; l’omicidio della moglie e del figlioletto è narrato dalle ciabatte che rotolano verso la telecamera e la macchina da presa non si muove per esibire il dolore del protagonista quando raggiunge i cadaveri dei suoi cari. Il risultato è un senso di oppressione che pervade tutto il film e che comincia dall’inquadratura iniziale: il cancello della sede di polizia che mi ha ricordato il cancello di Auschwitz e che ci precipita in un mondo dove per sopravvivere non c’è spazio per il buon cuore ma serve solo la crudeltà.

Madmax

auguri a Jack Nicholson

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Oggi ricorre il genetliaco di Jack Nicholson, uno dei migliori attori viventi, se non il migliore penalizzato solo da un ghigno mefistofelico ormai troppo riconoscibile.
John Joseph Nicholson nasce il 22 Aprile 1937 a Neptune, nel New Jersey, a 17 anni si trasferisce in California per studiare recitazione a Los Angeles dove diventa allievo di Martin Landau ai corsi di recitazione creati dal celebre attore shakeasperiano Jeff Corey, qui conosce Roger Corman che gli offre il suo primo ruolo accreditato ne La piccola bottega degli orrori (1960) dove interpreta il ruolo del paziente masochista del dentista, Nicholson resta per qualche anno nella factory di Corman partecipando anche a I maghi del terrore e La vergine di cera (che e’ la sua prima regia non accreditata) entrambi del 1963.
Nel 1965 debutta anche nella sceneggiatura con Le colline blu, film di cui e’ protagonista, diretto da Monte Hellman in contemporanea con La sparatoria, che vede ancora Nicholson tra i protagonisti, e che uscira’ solamente nel 1967.
Shining Nel 1969 arriva la pellicola che decreta il successo di Jack Nicholson, Easy Rider, il film manifesto della contro cultura americana anni ’60 diretto da Dennis Hopper; la fama dell’attore viene confermata nel 1970 da un altra opera di culto, Cinque pezzi facili di Bob Rafelson: in questo modo comincia per Jack Nicholson un decennio che lo vede protagonista di film importantissimi, se non a livello artistico, almeno per identificare un’epoca, per citare solo i principali: Conoscenza carnale del 1971 diretto da Mike Nichols, L’ultima corvée di Al Ashby (1973), Chinatown di Roman Polanski girato nel 1974, Professione reporter di Michelangelo Antonioni del 1975, anno sublime per l’attore che gira anche Tommy di Ken Russell e Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman, considerata la miglior interpretazione di Nicholson che finalmente per questo film vince il suo primo Oscar dopo quattro nomination collezionate negli anni precedenti; Missouri del ‘76 girato accanto all’amico Marlon Brando per la regia di Arthur Penn, sempre del ‘76 e’ Gli ultimi fuochi diretto da Elia Kazan, il decennio si chiude con il ruolo di Jack Torrence in uno dei capolavori di Kubrick, Shining: credo che ogni commento sia superfluo!
Batmanjoker Gli anni ‘80 partono altrettanto bene con Il postino suona sempre due volte di Rafelson del 1981, un ruolo in Reds (1981) dell’amico Warren Beatty. Con Voglia di tenerezza del 1983 inizia un periodo di film meno impegnati e piu’ di cassetta (ma questo e’ quel che offrivano al cinema gli sfavillanti anni ‘80) e a Nicholson va riconosciuto di aver scelto film di qualita’ a partire dal bel L’onore dei Prizzi di John Huston (1985), Le streghe di Eastwich di George Miller dove interpreta niente meno che il diavolo e dove le sue sopracciglia inarcate acquistano lo status di icona; nel 1989 il ruolo di Joker nel bellissimo Batman diretto da Tim Burton con cui l’attore lavorera’ ancora nel 1996 in Mars Attacks!.
Aboutschmidt Dopo qualche film troppo di cassetta e in cui la gigioneria ha il sopravvento portandolo a sfiorare il Razzie nel 1992 per Hoffa: santo o mafioso?, Jack Nicholson ritrova nuovo vigore nel drammatico e commovente Tre giorni per la verita’ di Sean Penn del 1995, a cui fa seguito nel 1997 la commedia brillante Qualcosa e’ cambiato che gli fa vincere il suo terzo oscar, nel 2001 ancora per la regia di Sean Penn gira La promessa e una nuova nomination lo aspetta per A proposito di Schmidt del 2002; l’ultima sua interpretazione e’ del 2006 con il ruolo di Costello in The departed – Il bene e il male ultima fatica di Martin Scorsese e migliore film dell’anno secondo la Academy Awards.

Auguri a Susan Sarandon

Susansarandon La splendida e battagliera Susan Sarandon, al secolo Susan Abigail Tomalin, è nata a New York il 4 ottobre 1946, con radici italiane visto che uno dei suoi nonni era di originario di Ragusa, citta’ che ha dato all’attrice la cittadinanza onoraria.
Sposata con l’attore Chris Sarandon di cui manterra’ il cognome anche dopo la separazione, la giovane attrice si presenta nel 1970, assieme al marito, ai provini per il cast di La guerra privata del cittadino Joe di John G. Avildsen: il marito viene scartato mentre per lei il film sara’ il debutto di una lunga carriera.
Nel ‘72 ha un piccolo ruolo ne La mortadella di Monicelli e nel ‘74 interpreta la fidanzata di di Jack Lemmon in Prima pagina per la regia di Billy Wilder; ma sara’ il ruolo di un’altra fidanzatina a renderla una star: l’imbranata Janet Weiss che in una notte di tregenda trova rifugio nel castello del Dr. Frank-N-Furter in The Rocky Horror Picture Show, diretto da Jim Sharman.

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Nel 1980 e’ la protagonista del malinconico Atlantic City, USA di Louis Malle, che l’aveva gia’ diretta nel 1978 nel mediocre Pretty Baby.
Nel 1983 e’ la coprotagonista assieme a Catherine Deneuve e David Bowie del patinato horror Miriam si sveglia a mezzanotte di Tony Scott.
Nel 1987 e’ una delle tre streghe, (le altre sono Cher e Michelle Pfeiffer) che flirtano con il diavolo Jack Nicholson in Le streghe di Eastwick, un film di George Miller che all’epoca ebbe molto successo.

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L’anno seguente sul set di Bull Durham – un gioco a tre mani si innamora di Tim Robbins, con il quale forma una delle coppie piu’ impegnate di Hollywood: sara’ il marito a dirigerla nel film contro la pena di morte che e le ‘e valso l’unico oscar della sua carriera, Dead Man Walking – condannato a morte (1995) dove interpreta Suor Helen Prejean che accompagna fino alla pena capitale l’assassino Sean Penn.
Nel 1991 intanto, c’era stato il suo ruolo piu’ celebre: quello di Louise che insieme alla piu’ svagata Thelma (Geena Davis) da vita a una delle piu’ anticonvenzionali e a mio parere sopravvalutate coppie femminili del cinema in Thelma & Louise di Ridley Scott.

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Nella sua sempre intensa attivita’ c’e’ da segnalare nel 1998 l’inizio della collaborazione con John Turturro con Illuminata che e’ continuata con Romance e Cigarettes del 2005 dove la Sarandon offre una delle solite ineccepibili prove attoriali.