Tutti i soldi del mondo

TuttiisoldidelmondoNel luglio del 1973 il sedicenne Paul Getty III, erede del ricchissimo magnate J.Paul Getty, viene rapito a Roma da alcuni esponenti della ‘ndrangheta allo scopo di chiedere un enorme riscatto al nonno che però si rifiuta di pagare. Inizia una trattativa al ribasso che culmina con il taglio dell’orecchio del ragazzo spedito a un giornale.

Pur essendo stata solo una bambina, ricordo perfettamente il clamore che suscitò il caso Getty e il taglio dell’orecchio del sequestrato ed è stata questa curiosità a spingermi in sala a vedere una pellicola destinata a passare alla storia per ben altri motivi, cioè l’improvviso cambio del protagonista quando il film era già in fase di montaggio per lo scandalo che ha coinvolto Kevin Spacey, licenziato in tronco e sostituito dall’ottuagenario Christopher Plummer.
Il nuovo protagonista rappresenta Getty con un’asciuttezza sicuramente interessante anche se resta da capire se sia dovuta al punto di vista dell’attore o alla fretta di rigirare le riprese e se la nomination agli Oscar di Plummer sia per effettivi meriti o voglia premiare la damnatio memoriae dell'(ora) impresentabile Spacey.
Di certo vedendo la vastità degli ambienti, l’enorme accumulo di oggetti d’arte, la morte davanti al caminetto e sapendo del grande lavoro di trucco su Spacey risulta evidente che il film doveva essere un tributo o quantomeno citare Quarto Potere e il solitario mistero del più ricco uomo del mondo, ma di questo, con l’eliminazione di Spacey non resta più traccia.
Che Tutti i soldi del mondo abbia uno spirito citazionista lo dimostra la scena iniziale che ricorda La Dolce Vita e anche se il rifiuto di pagare il riscatto da parte di J.Paul Getty è un fatto storico, il parente che si ribella alle pretese del rapitore è un tema caro alla cinematografia americana fin dagli anni ’50 con Il ricatto più vile interpretato da Glenn Ford, ispirazione per Ransom – Il riscatto girato da Ron Howard nel 1996, protagonista Mel Gibson.




Tutti i soldi del mondo


Tutti i soldi del mondo rimane un film inconcludente con momenti interessanti e altri decisamente mediocri: i contadini calabresi malavitosi rappresentati come in un film neorealista anni ’40 non sono credibili come rappresentazione dell’Italia anni ’70, per quanto arretrata (poi il delirio del ballo mentre Getty junoir brucia il grano.. vabbè sorvoliamo).
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Il film si è rivelato inconcludente anche nell’intento moralizzatore perché se il protagonista è stato cacciato sull’onda dello scandalo Weistein, a gennaio è uscita la notizia che la protagonista Michelle Williams è stata pagata circa mille dollari mentre il collega Mark Wahlberg si è portato a casa oltre il milione per rigirare le scene con Plummer, la giustificazione è stata attribuita a questioni contrattuali pregresse, resta comunque la palese ingiustizia della disparità di genere riguardo ai compensi, altro tema caldo di Hollywood che non pare scuotere la coscienza di Scott.
Per concludere degnamente questa fiera dell’ipocrisia non mi stupirei se tra qualche tempo quella vecchia volpe di Ridley ci propinasse la versione del film con Kevin Spacey, un po’ come le mille mila versioni che ha realizzato per ricordare ogni anniversario di Blade Runner.

Rush

Rush La rivalità sfegatata tra James Hunt e Niki Lauda nata agli esordi dei due corridori sui circuiti di Formula 3, permette a Ron Howard di costruire un bellissimo film che indaga uno sport come l’automobilismo poco frequentato dal grande schermo ma del resto i generi sportivi più trattati al cinema sono soprattutto quelli amati dal pubblico americano.
Il nostro Ricky Cunningham, da regista vanta una certa frequentazione con il genere biografico da A Beautiful mind a Cinderella man, e in fondo anche lo stesso Apollo 13; l’esperienza gli ha permesso di capire i limiti in cui necessariamente incappa un film che cerca di ripercorrere grandi tratti di vita (se non l’intera esistenza) del protagonista per cui a partire dal penultimo biopic realizzato Nixon Frost il duello, Howard si è concentrato in momenti nodali nell’esistenza del protagonista, anzi dei protagonisti perchè è dallo scontro tra due diverse personalità che emergono le caratteristiche dei singoli personaggi.
Dallo scontro verbale e politico di Nixon Frost, il regista e lo sceneggiatore Peter Morgan si spostano alla rivalità sportiva tra due campioni della Formula 1 dalle caratteristiche opposte che si completano le une con le altre: tanto Lauda è preciso e ambizioso, quanto Hunt spreca il suo talento nelle gozzoviglie perdendo interesse alle gare di automobilismo dopo aver vinto un mondiale e dal contrasto tra le due personalità nasce lo spunto per una riflessione sulla vita e sul successo sportivo.
La competizione tra i due sportivi non sarebbe certo così interessante se la carriera di Lauda non fosse stata funestata dal terribile incidente accaduto al circuito tedesco del Nürburgring il 1° agosto 1976: sarà la lontananza di Lauda dalle corse a permettere ad Hunt di vincere il suo unico mondiale mentre la tremenda prova fisica dimostra tutta la forza di volontà del corridore austriaco che vincerà altri due mondiali dopo l’incidente.
Molto belle anche le soluzioni visive del film: la patina anni ‘70 data alla fotografia, le riprese con la macchina da presa appoggiata a terra che mi pare non siano più di moda nelle riprese dei Gran Premi (ma confesso di non averne più visto uno dalla metà degli anni ’90), tutto serve a ricostruire con tono nostalgico un’epica che ora non esiste più nell’automobilismo fortunatamente per certi versi, visto che all’epoca ogni gara costava la vita ad almeno un pilota.
L’unico appunto che mi sento di fare al film è la ricostruzione italiana: quando Lauda e la futura moglie vengono caricati con l’autostop si trovano in Trentino ma a caricarli sono ovviamente due italiani doppiati con accento meridionale e per quanto molte scene siano ambientate in Italia, visto che Lauda correva per la Ferrari, le targhe sono sempre estere, bloopers veniali se non sottolineassero ancora una volta come il nostro Paese sia ormai completamente emarginato dalle produzioni cinematografiche, anche europee.

Un fuorilegge a Hollywood. Il mondo di Roger Corman

Image003 rassegna cinematografica promossa da
Palazzo delle Esposizioni, Cineteca di Bologna, Museo del Cinema di Torino

Il genio del cinema indipendente americano, premio Oscar alla carriera nel 2010, arriva al Palazzo delle Esposizioni per inaugurare la sua retrospettiva. Re del B-movie, celebre per le trasposizioni cinematografiche dei racconti di Edgar Allan Poe, ha diretto e prodotto centinaia di film “senza perdere un dollaro” (come ha detto egli stesso). È l’uomo che non conosce lo spreco: avanzano uno scampolo di pellicola, due pezzi d’attrezzeria, tre battute di sceneggiatura o quattro ore di contratto? Diventano un film. Il talento registico e produttivo di Roger Corman è diventato leggenda e ancora oggi nulla è cambiato della sua vulcanica creatività, che ha sperimentato l’intero ventaglio dei generi, dal western alla fantascienza, dalla commedia nera all’horror, come testimonia questa panoramica appassionante della sua immensa produzione, dagli esordi meno noti ai colori tenebrosi dei suoi celebri horror, passando attraverso le produzioni con cui tenne a battesimo tre allievi d’eccezione: Coppola, Scorsese e Demme. Una lunga avventura ben ripercorsa dal documentario, sinora mai visto in Italia, che conclude la rassegna.

18/04/2012 21:00
INCONTRO CON ROGER CORMAN – condotto da Mario Sesti
a seguire Il pozzo e il pendolo di Roger Corman
(The Pit and the Pendulum, USA 1961, 80′ – v. it.)
Capolavoro della celebre serie tratta da Edgar Allan Poe, è un gioiello del cinema gotico dal fascino ancora oggi inquietante, un viaggio allucinante verso la follia tra spazi vertiginosi e luoghi decadenti, che unisce suspense e ironia grazie all’istrionismo del grande mattatore Vincent Price.

19/04/2012 21:00
La piccola bottega degli orrori di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(The Little Shop of Horrors, USA 1960, 70′ – v.o. sott. it.)
Eccentrico cult movie su una pianta carnivora assetata di sangue umano, è l’emblema del modello produttivo ‘alla Corman’: budget ridottissimo, due giorni di riprese, set riciclato dal film precedente. Alla povertà dei mezzi sopperisce l’abilità del regista nel mescolare humour e horror, ordinario e bizzarro. Il paziente del dentista masochista è un giovanissimo Jack Nicholson.

20/04/2012 21:00
I vivi e i morti di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(House of Usher, USA 1960, 80′ – v. it.)
Poe incontra Freud nel capolavoro horror che avvia il ciclo tratto dallo scrittore americano e la collaborazione con l’attore-feticcio Vincent Price. La cupa vicenda dei fratelli Usher, vittime designate del destino di follia e morte che affligge la casata, è letta da Corman come delirio di una mente allucinata.

21/04/2012 21:00
Terrore alla tredicesima ora di Francis Ford Coppola – cinema
ingresso libero
(Dementia 13, USA 1963, 75′ – v.o. sott. it.)
L’esordio del grande Francis Ford Coppola avviene all’insegna dell’eccesso gotico: il fantasma di una bimba annegata, un castello irlandese, bambole, omicidi a colpi d’ascia… Un thriller psicologico a bassissimo costo che Corman decide di far dirigere al suo giovane assistente, che rivela già il suo potente talento visionario.

22/04/2012 21:00
America 1929 – Sterminateli senza pietà di Martin Scorsese – cinema
ingresso libero
(Boxcar Bertha, USA 1972, 88′ – v.o. sott. it.)
Corman pensa a un film d’azione, sexy e violento, adatto alla programmazione estiva e lo affida a Martin Scorsese che invece si concentra, fortunatamente, sullo stato d’animo dei protagonisti – un gruppo di rinnegati che vive per strada – e realizza così il suo primo film importante, un ritratto crudo e impietoso dell’animo umano.

23/04/2012 21:00
L’odio esplode a Dallas di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(The Intruder, USA 1962, 84′ – v.o. sott. it.)
Negli anni della presidenza Kennedy e del movimento per i diritti civili, Corman dirige il suo primo film “dettato da profonde convinzioni sociali e politiche” e con la storia di un fanatico razzista, che trascina nell’odio un’intera città, sconvolge lo spettatore con una durezza e un’intensità ininterrotte.

24/04/2012 21:00
I maghi del terrore di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(The Raven, USA 1963, 86′ – v. it.)
Il riso sfida l’orrore e la vena comica prende il sopravvento nel quinto capitolo del ciclo Poe. Nel ruolo dei tre maghi protagonisti Corman può contare sui talenti prodigiosi di Vincent Price, Peter Lorre e Boris Karloff, “tre volti della paura”, ciascuno capace di conferire un proprio stile alla recitazione.

25/04/2012 21:00
La maschera della morte rossa di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(The Masque of the Red Death, GB 1964, 85′ – v.o. sott. it.)
In un’Italia meridionale di pura fantasia, le gesta sataniche del tiranno Prospero meritano la severa punizione della Morte Rossa. Peste, riti demoniaci, cospiratori incappucciati, l’uso sanguigno del colore e un Price sempre più barocco ne fanno il capitolo surrealista della serie ispirata a Poe.

26/04/2012 21:00
I selvaggi di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(The Wild Angels, USA 1966, 93′ – v.o. sott. it.)
Sostenuto da un team di futuri maestri (Hellman al montaggio, Peter Fonda protagonista, Bogdanovich supervisore), I selvaggi testimonia l’eclettismo di Corman, che filma la rude legge della strada di una banda di motociclisti, in una California pre-Easy Rider in cui s’intuisce una controcultura montante.

27/04/2012 21:00
Il clan dei Barker di Roger Corman – cinema
ingresso libero
(Bloody Mama, USA 1970, 90′ – v. it.)
Gangster movie crudo e realistico, dal ritmo visivo irrequieto come i suoi protagonisti, una famiglia ribelle che negli anni della Grande Depressione sceglie una vita di crimine e violenza. Un urlo selvaggio all’America ricca e borghese. La ‘madre sanguinaria’ del titolo originale è dominatrice spietata, che lega i figli in un abbraccio letale e incestuoso.

28/04/2012 21:00
Femmine in gabbia di Jonathan Demme – cinema
ingresso libero
(Caged heat, USA 1974, ’90 – v. it.)
Primo film di Demme, prodotto da Corman, con l’icona Barbara Steele nei panni della direttrice sadica di un carcere femminile, che sottopone le detenute a sevizie e torture di tipo nazista, fino alla ribellione finale al ritmo della musica di John Cale (Velvet Underground). Un tipico film d’exploitation tra violenze e nudità, che il regista maneggia con maestria e rigoroso distacco.

29/04/2012 21:00
Corman’s World: Exploits of a Hollywood Rebel di Alex Stapleton – cinema
ingresso libero
(USA 2011, 90′ – v.o. sott. it.)
La vita e le avventure dell’uomo che ha inventato un mondo e uno stile, nel documentario applaudito a Cannes 2011. A raccontarlo voci e volti oggi saldamente installati nella Hollywood mainstream, ma tutti cresciuti o passati alla sua scuola indipendente: da Scorsese a Bogdanovich, da Tarantino a Ron Howard, da Nicholson a De Niro.

info

Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema

scalinata di via Milano 9 A, Roma

INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI

Possibilità di prenotare riservata ai possessori della membership card

Angeli e demoni

Angeliedemoni

Mentre a Ginevra si lavora sull’antimateria, la Chiesa Cattolica e’ sconvolta dalla morte improvvisa del Pontefice. Si apre il conclave ma quattro tra i vescovi piu’ vicini al Soglio, i Preferiti, vengono rapiti dall’antica setta degli Illuminati che vuole distruggere l’intera Citta’ del Vaticano; per risolvere l’enigma torna in campo il simbolista Robert Langdon..
La premiata ditta Howard-Hanks torna a cimentarsi con le opere di Dan Brown, stravolgendone pero’ l’assetto: se il volume Angeli e demoni precede il celeberrimo Codice da Vinci e apre le ostilita’ tra il Vaticano e lo scrittore, il film diventa il sequel delle avventure del famoso accademico, chiamato in causa proprio dalla Chiesa che nella precedente indagine era stata da lui svergognata dando luogo a un’inimicizia che si sanera’ alla fine di questa nuova avventura. 
Nonostante i toni concilianti il Vaticano non ha permesso le riprese, cosi’ tutte le scene ambientate nel piccolo stato pontificio sono girate alla Reggia di Caserta o realizzate al computer, in maniera molto credibile anche se l’azzurro della Cappella Sistina non e’ mai vivido come nelle riprese dell’originale. 
Oltre che un blockbuster (perfino dgnitoso!) dai toni millenaristici con i cieli che si aprono su San Pietro, il film e’ un meraviglioso spot per Roma (alzi la mano chi non subisce il fascino dell’Urbe!) vera protagonista del solito gioco di indovinelli alla base del plot.
Anche il product placement della nuova Lancia Delta e’ molto azzeccato, peccato che sia proprio l’autovettura a non esser piu’ bella come una volta. 
Quasi irriconoscibile Ewan McGregor nei panni del camerlengo con quella nuova fronte liscia senza la ciste che lo caratterizzava.

Lo sbarco sulla Luna

Levoyage danslalune

Gli appunti in bella copia del mio intervento su Cinema e Luna a Finalmente è sabato di sabato 18 luglio.

Quarantesimo anniversario dello Sbarco sulla Luna, “quel piccolo passo per l’uomo ma un grande passo per l’umanita’” che avvenne il 20 luglio 1969 alle ore 16.17, EDT. 

Ovviamente il cinema ama le ricorrenze ed infatti la pellicola piu’ attesa della nuova stagione e’ Moon, lungometraggio di esordio di Duncan Jones, noto anche come Zowie Bowie, essendo il figlio del celeberrimo David Bowie. La pellicola narra di un astronauta solo sulla Luna dove gestisce un giacimento minerario e allo scadere del suo mandato l’uomo fara’ delle scoperte sconvolgenti sul suo destino. La pellicola dalle reminiscenze kubrikiane di 2001 Odissea nello spazio ha vinto, tra gli altri premi, l’ultimo Sundance

Il piu’ celebre film degli ultimi tempi che ha per protagonista la luna e’ sicuramente Apollo 13, campione di incassi e statuette firmato dalla coppia Ron Howard&Tom Hanks prima di cadere nel gorgo della fascinazione di Dan Brown. Apollo 13 e‘ anche la consacrazione definitiva di Ed Harris, non nuovo alle avventure spaziali infatti nel 1983 era tra i protagonisti di Uomini Veri il film di Philip Kaufmann che racconta la nascita della conquista allo spazio partendo dall’ottobre 1947 quando Chuck Yeager sull’ X15 supero’ la barriera del suono. 

Sullo sbarco sulla Luna grava anche la teoria di un complotto che il cinema seppe prontamente sfruttare nel 1978 con Capricorn One, dove si racconta la mega truffa della Nasa ordita perche’ l’ente spaziale era insicuro della riuscita su una missione su Marte: le immagini dello sbarco marziano vengono quindi girate in studio. Basta sostituire la Luna a Marte ed ecco narrato il complotto che vorrebbe 600 milioni di spettatori nel mondo truffati da un filmato girato sulla terra  e trasmesso in mondovisione in quella sera di luglio del ‘69. Il film si ricorda anche come il tentativo di lanciare la ex stella del football O.J. Simpson come star hollywoodiana ma l’uomo trovera’ una ben piu’ triste fama grazie al clamoroso processo per l’omicidio della moglie. 

Nei primi anni ‘70 sull’onda dell’emozionante missione anche la televisione si dedica alla Luna, soprattutto i telefilm inglesi firmati dalla premiata ditta Gerry&Sylvia Anderson: in U.F.O. la moon base (base luna) era il primo baluardo per cercare di respingere gli attacchi degli alieni, mentre in Spazio 1999 si ipotizza che il nostro satellite sia diventato, a trent’anni dalla sua conquista, la discarica delle scorie nucleari del pianeta Terra e il 13 settembre 1999 un’esplosione nucleare fa schizzare la Luna fuori dall’orbita terrestre lanciandola nello spazio profondo. 

Anche prima della conquista del suolo lunare, il pallido astro aveva ispirato il cinema, basta pensare al capolavoro del 1902 Le voyage dans la Lune firmato da Georges Melies. La pellicola e’ entrata cosiì tanto nell’immaginario collettivo che nel 1996 una band alternativa come gli Smashing Pumpkins decide di omaggiare il film di Melies girando un video che e’ praticamente il suo remake: Tonight, tonight



Frost/Nixon – il duello

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Un capitolo fondamentale della storia americana (e dei media) raccontato con piglio sicuro da Ron “ricky cunningham” Howard: le interviste che il presentatore inglese David Frost fece a Richard Nixon, unico presidente della storia americana costretto a dimettersi in seguito allo scandalo Watergate. Nixon sarebbe riuscito ad uscire indenne dalla bufera dello scandalo se non si fosse tradito, forse per troppa sicurezza, durante una delle ultime interviste (in tutto erano cinque) concesse a Frost. 
Al solito la storia la fa chi non ha nessun interesse in essa: Frost non era certo spinto da un interesse politico o da un senso di giustizia, ma piu’ prosaicamente voleva ritrovare la fama che aveva perso negli Stati Uniti, di certo il suo fiuto mediatico gli permise di indovinare una mossa estremamente azzardata e cosi’ poco credibile per i tempi che dovette finanziarsela di tasca sua. Per Nixon la beffa arriva da un mezzo, la televisione, che gli risulto’ sempre ostile anche nella campagna contro Kennedy, dove il sudore del labbro superiore gli costo’ la sconfitta dovuta alla miglior presenza fisica del giovane candidato democratico. 
Ron Howard dirige con classe questa bella pellicola, dandogli mordente e un buon ritmo, facendo rivivere sullo schermo un’atmosfera anni ‘70 di solito meno conosciuta, l’eleganza molto classica del jet-set. 
Eccezionale l’uso della luce, calda e tipicamente californiana negli esterni mentre nel momento delle interviste l’interno della casa diventa buio come l’antro di una grotta, dove di solito risiede la coscienza. 
Bravissimi gli attori, in particolare Frank Langella che avrebbe meritato l’oscar per la miglior interpretazione maschile, ma ci accontentiamo del glorioso ritorno del Dracula piu’ sexy della storia del cinema.

Roger Corman

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Il regista è scomparso il 9 maggio 2024

Il re dei B movie nasce a Los Angeles il 5 aprile 1926; laureatosi in ingegneria, si licenzia dopo soli tre giorni dalla U.S. Electrical Motors di Slauson dove era stato assunto come apprendista ingegnere; dopo aver ripreso gli studi ad Oxford in letteratura, approda finalmente al cinema trovando impiego presso la Fox come fattorino. La carriera all’interno della major e’ velocissima e ben presto diventa script-analyst. Insoddisfatto dalle storie che deve valutare, inizia a scriverne di proprie: nel 1952 da un suo soggetto nasce il film F.B.I. Operazione Las Vegas (Highway Dragnet) diretto da Nathan Juran.
Con quanto guadagnato dalla vendita del soggetto, nel 1953 Corman fonda la sua prima casa di produzione, la Roger Corman Production e produce The Monster from the Ocean Floor di Wyott Barney Ordung.
Il ruolo di Roger Corman produttore (fondera’ quattro compagnie di produzione e collaborera’ spesso con Sam Z. Arkoff della AIP) sara’ fondamentale nei decenni successivi per la rinascita del cinema hollywoodiano, infatti tutti i grandi cineasti hanno iniziato sotto la sua ala: da Coppola a Scorsese, da Bogdanovich a Joe Dante, da Demme a Ron Howard. Anche il suo ruolo di distributore si rivelera’ fondamentale per far conoscere all’America degli anni ‘70 molto cinema europeo e d’autore, a partire da Fellini, Truffaut, Bergman e Kurosawa.
Nel 1955 dirige il suo primo film, Cinque colpi di pistola inizia cosi’ un decennio fecondissimo che lo portera’ a dirigere 60 film, tutti girati in tempi brevissimi e a con un budget molto ridotto. Tra questi titoli si celano molti gioielli, da La piccola bottega degli orrori del 1960 girata in soli due giorni e una notte che vede il debutto del giovane Jack Nicholson, a molti film del ciclo dedicato a Poe che ha per protagonista il grande Vincent Price.







I film girati dopo il 1964 si riveleranno fondamentali per l’inizio della New Hollywood, a partire da I selvaggi del 1966 che narra le vicende di bande di motociclisti, seguito da Il serpente di fuoco del 1967 che racconta le esperienze con LSD di un uomo in crisi: i pesanti tagli di censura a cui il film fu sottoposto allontanarono Corman dalla regia, non prima che nel 1970 girasse il bellissimo Il clan dei Baker, storia di una madre sanguinaria, (una grande Shelley Winters) e dei suoi quattro figli, uno dei quali e’ interpretato da un poco piu’ che esordiente Robert De Niro.
Nel 1971 Corman lascia la regia dopo aver girato Il Barone Rosso e vi ritorna solo nel 1990 con Frankenstein oltre le frontiere del tempo. Celeberrima la sua biografia edita in Italia dalla Lindau, Come ho fatto cento film a Hollywood senza mai perdere un dollaro, dove il regista si racconta con intelligenza ed ironia.







Cinderella man

Cinderellaman Questo film e’ l’esatto prototipo del cinema che non amo: buoni sentimenti in una confezione leccata.
Non so se si possa neppure parlare di veridicità storica e verosimiglianza dato che dubito che gia’ nei primi anni ‘30 l’Everlast ponesse il suo bel marchione sui guanti e i pantaloncini dei boxeur, e mi sembra alquanto strano che un pugile se ne torni regolarmente a casa dopo incontri massacranti con appena due punti sopra l’occhio.
Ma il difetto peggiore che imputo alla regia di Ron Howard e’ quello di ragionare per topos: la stamberga dove vive la famiglia Braddock non e’ per nulla dissimile da quella in cui vive la famiglia del Charlie de La fabbrica di cioccolato: sostituite tre pargoletti al quartetto di nonni e il gioco e’ fatto, le stesse atmosfere, le stesse brodaglie allungate con l’acqua, peccato che il film di Burton sia una fiaba e questo la biografia di un eroe della Grande Depressione!
Il film procede cosi’, in maniera del tutto olografica, per luoghi comuni: esempi di estrema onesta’ e dedizione alla famiglia che pero’ non riescono a far amare i protagonisti di questa vicenda.
La boxe e’ lo sport del riscatto per antonomasia, fatto di sudore e polvere ma in questa pellicola il sudore e il sangue mancano, addirittura Russel Crowe, attore molto fisico e sanguigno viene quasi sublimato nella sua aureola di sacrificio.
Le scene di pugilato sono poi il peggio che si sia mai visto sugli schermi per questo sport: gia’ in partenza si sa che Braddock vince (altrimenti non si sarebbe fatto il film) quindi manca la suspance, se poi ogni pugno viene fermato in un rallenti, in una radiografia del colpo subito, la noia regna sovrana grazie anche al peggior esempio di montaggio parallelo mai visto: mezza scena sul ring, stacco sulla moglie fremente, o sulla chiesa orante o sul pubblico esultante.. da rimpiangere il quindicesimo sequel di Rocky!

Ron Howard

Il 1° Marzo 1954 nasceva Ron Howard, prima attore bambino per cinema e tv (il primo film a cui partecipo’ e’ del 1959 Il
Viaggio
), poi ragazzo per bene in American Graffiti e querulo protagonista di Happy Days nei panni di Richie Cunningham, il ruolo che gli ha dato la fama.
Da piu’ di vent’anni e’ un prolifico regista con esiti altalenanti.



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Ron howard