L’ululato

The Howling
USA 1981
con
Dee Wallace-Stone, Patrick Macnee, Dennis Dugan, Christopher Stone, Belinda Balaski, Kevin McCarthy, John Carradine, Slim Pickens, Elisabeth Brooks, Robert Picardo, Margie Impert, Noble Willingham, James Murtaugh, Jim McKrell, Sarina C. Grant, Daniel Núñez, Chico Martínez, Dick Miller, Kenneth Tobey, Meshach Taylor, Michael O’Dwyer, Wendell Wright
regia di Joe Dante



L'ululato


La giornalista Karen White fa da esca per la cattura di un serial killer, l’uomo viene ucciso ma la donna rimane scioccata da quanto ha visto e rimosso. Lo psichiatra che ha una trasmissione nella stessa rete televisiva le consiglia un periodo di riposo nella sua clinica sui generis, chiamata la Colonia, spersa sui monti. Tra gli strani personaggi che popolano la Colonia spicca Marsha una donna molto sensuale che da subito cerca di sedurre il marito di Karen. Intanto il corpo del serial killer scompare e i colleghi di Karen iniziano a sospettare che si tratti di un lupo mannaro, ben presto le ricerche lasciano intendere che il covo licantropesco sia proprio nella Colonia…



The howling


Un classico della cinematografia horror anni ’80 con ben sette seguiti, almeno fino a oggi.
La fama del film è dovuta anche agli effetti speciali: L’ululato batte di pochi mesi l’uscita di Un lupo mannaro americano a Londra e si assicura il primato della trasformazione licantropesca in diretta. La mano è sempre quella di  Rick Baker che lavorando al film di Landis che aveva un budget ben maggiore, si limita a supervisionare il lavoro dell’assistente  Rob Bottin autore effettivo degli effetti speciali.



LUlulato


La vicenda è stranota: come lascia intendere il nome della clinica, il luogo è in realtà una colonia di licantropi gestita dal professor Waggner e nonostante le note ironiche il finale è cupissimo visto che anche la protagonista non riesce a sfuggire alla maledizione del lupo mannaro.
Joe Dante rinnova il mito del licantropo ancorandosi bene alla tradizione cinematografica: alla tv non solo passa L’Uomo Lupo, ma lo spezzone che dice che chi viene ferito da un licantropo si trasformerà a sua volta è un fulcro del film, la citazione semmai è affidata al nome del professor Waggner che si chiama come il regista del film del 1941 e altri personaggi hanno nomi legati alla cinematografia dei licantropi.



The howling


I richiami passano anche dalle immagini dei libri della libreria esoterica al lupo cattivo dei Tre porcellini dei cartoon Warner, inserto questo molto azzeccato dato che passa in tv proprio mentre Chris riceve la telefonata di Terry che alla Colonia è alle prese con un vero lupo mannaro.
Toni giocosi e metacinematografici che fanno da contraltare a una critica molto precisa alla società dell’epoca l’esaltazione della violenza attraverso i media, dai peep shop dove avviene il primo omicidio di Eddie Quist al compiacimento di mostrare le immagini più efferate della redazione televisiva, fino alla morte in diretta di Karen ma l’omologazione e l’abitudine fa credere che l’incontro con l’orrore sovrannaturale sia solo l’ennesima trovata sorretta da un ottimo effetto speciale.

Scappa – Get Out

Get Out
USA 2017 Universal
con Daniel Kaluuya, Allison Williams, Catherine Keener, Bradley Whitford, Caleb Landry Jones, Betty Gabriel, Marcus Henderson, Stephen Root, Lakeith Stanfield, Lil Rel Howery
regia di Jordan Peele



Getout


Chris, fotografo di colore, è un po’ agitato perché deve andare a conoscere i genitori di Rose, la ragazza con cui sta da cinque mesi e lei, caucasica, non li ha informati del colore della sua pelle, garantendo che non sono razzisti. Pur accolto con calore, Chris avverte qualcosa di strano nell’atmosfera di casa Armitage, soprattutto trova inquietanti i due domestici di colore. Uscito a fumare, incrocia Missy, la madre di Rose che è una psichiatra che ha messo a punto una cura per smettere di fumare con l’ipnosi e così, un po’ contro la sua volontà, Chris viene ipnotizzato.
Il giorno dopo arrivano tutti gli amici degli Armitage, per una tradizionale festa di famiglia e Chris ha l’impressione di conoscere l’unico ragazzo di colore così gli fa una foto di nascosto ma scatta il flash che provoca in Andre una strana reazione e soprattutto invita Chris a fuggire e mettersi in salvo…



Scappa getout


Campione d’incassi e vincitore della migliore sceneggiatura originale agli Oscar 2018, Scappa – Get Out è davvero un film interessante che sa aggiornare l’horror ai temi più attuali, stigmatizzando una forma di razzismo più sottile, quella che riconosce agli afroamericani una maggiore prestanza fisica (atletica e sessuale) mettendo in questo modo una distinzione tra le due razze e cercando persino, nel sotto finale degno della migliore tradizione degli scienziati pazzi, di fare in modo che la razza bianca possa sfruttare i vantaggi fisici dei neri e se l’uso dell’ipnosi per ridurre a sorta di zombie i malcapitati a casa Armitage, poteva essere abbastanza intuibile, l’idea della Coagula è davvero una bella trovata horror.



Scappa get out


Il regista Jordan Peele ha un passato da comico e non mancano i tocchi ironici affidati al personaggio di Rod, migliore amico di Chris a cui è stato affidato il cane per la visita a casa Armitage e che si preoccupa quando Chris non fa ritorno pur non essendo creduto dalla polizia; sarà proprio lui a risolvere il finale che come nella migliore tradizione horror presenta nemici sconfitti che ritornano più forti di prima, vedi il fratello di Rose. Per quanto riguarda il destino della fidanzata, che fino all’ultimo si spera ignara dei biechi propositi dei famigliari, è interessante notare che le sia riservato lo stesso destino della madre di Chris, punto debole del ragazzo su cui si era fatta leva per ipnotizzarlo.

Heat – La sfida

HeatUSA 1995
con Al Pacino, Robert De Niro, Val Kilmer, Jon Voight, Tom Sizemore, Diane Venora, Amy Brenneman, Ashley Judd, Mykelti Williamson, Wes Studi, Ted Levine, Dennis Haysbert, Kevin Gage, William Fichtner, Natalie Portman, Danny Trejo
regia di Michael Mann

Neil McCauley architetta minuziosamente rapine in banca ma la presenza di un nuovo elemento sociopatico nella banda mette sulle sue tracce il tenace detective Vincent Hanna, inizia così una sfida tra guardia e ladro tra nuove rapine e vendette che non possono essere dimenticate.

Il film uscì in sala con molto clamore per la presenza dei due più grandi attori viventi che finalmente recitavano assieme, in Italia c’era anche il problema del doppiaggio: entrambi i divi erano doppiati dal grande Ferruccio Amendola che diede la voce a De Niro mentre Giannini doppiò Al Pacino diventandone poi la voce italiana ufficiale.
Se di solito il clamore attorno all’uscita di una pellicola si trasforma poi in delusione, viste le aspettative troppo alte, Heat – La Sfida è uno dei pochi casi in cui l’opera conferma le attese: Michael Mann regala un grande affresco metropolitano anzi losangelino e quanto il regista ami Los Angeles lo confermerà Collateral quasi 20 anni dopo.


Heatlasfida

Con una lunghezza di quasi tre ore che volano via, il film diventa un romanzo di ampio respiro dove i momenti di quiete si alternano ad altri di violenza improvvisa.
Spicca l’abilità con cui il regista riesce a portare a termine tutte le trame: la solitudine scelta da Neil messa in crisi dall’incontro fortuito con Eady, una grafica a cui non rivelerà fino alla fine la verità sulla sua vita; i problemi matrimoniali di Vincent Hanna sposato in realtà con il proprio lavoro cosa che ammetterà con la moglie in ospedale mentre attendono che la figlia adolescente di lei si salvi dal tentato suicidio. Anche il matrimonio tra  Chris, braccio destro di Neil e Charlene è in crisi ma quando la donna verrà costretta a testimoniare per non perdere il figlioletto riuscirà comunque a far fuggire il marito dalla trappola della polizia.
Il montaggio alternato delle scene di vita quotidiana conferma che tra poliziotto e bandito non c’è poi troppa differenza, due facce della stessa medaglia, per questo può nascere anche un rapporto di stima tra due persone costrette ad essere mortalmente nemiche come si confidano i due protagonisti nel celebre incontro nella tavola calda.


Heat

Molto spazio è dedicato anche alla vicenda, in fondo marginale, dell’ex galeotto Donald Breedan che sta cercando di cambiare vita accettando i soprusi di un dispotico direttore di un ristorante, proprio quello in cui si consultano i rapinatori dopo che l’autista di fiducia ha dato buca; vecchie conoscenze di galera, Donald non esita ad imbarcarsi nell’impresa segnando così il proprio destino perché Heat è la storia di una caccia all’uomo dove il caso la fa da padrone: se lo psicopatico Waingro, serial killer di prostituite, non fosse stato ingaggiato da Cheritto che la pessima abitudine di chiamare tutti Viscido, Neil avrebbe potuto fare il suo ultimo colpo e ritirarsi in Nuova Zelanda con Eady, ma sfuggito alla punizione della banda, Waingro torna come nemesi del losco broker Roger Van Zant che ha cercato di uccidere McCauley mentre gli rivendeva le azioni rubate nella rapina rovinata dal serial killer. Vendette sospese, variabili imponderabili che materializzandosi inaspettatamente, rovinano il perfetto ultimo colpo in banca.


Heat-lasfida

L’intelligenza di Hanna è quella di comprendere che la freddezza di McCauley verrà meno di fronte all’occasione di vendicarsi dell’uomo che ha causato la morte dei suoi più fedeli compagni. L’opera diversiva del bandito per raggiungere il suo obbiettivo è notevole ma la trappola del detective ha la meglio e dopo l’inseguimento nell’aeroporto la resa dei conti è inevitabile, vince il bene ma personalmente tifavo per McCauley, anche per la recitazione di Al Pacino un po’ troppo sopra le righe per i miei gusti.

Killer Joe

Killerjoe Texas: Chris, piccolo spacciatore pieno di debiti, propone al padre Ansel l’omicidio della madre al fine di ripianare i debiti con la polizza assicurativa della donna. Dell’omicidio si occuperà un poliziotto che arrotonda facendo il killer. Killer Joe è solito ricevere pagamenti anticipati per i suoi servizi ma nel caso di Chris si accontenta di una caparra: Dottie, la sorella poco più che adolescente dello spacciatore. L’accordo si stipula tra mille mugugni ma i guai veri iniziano quando si scopre che il beneficiario della polizza è il nuovo compagno della donna assassinata.

William Friedkin torna con un film spiazzante che commistiona, su un classico impianto noir, l’estetica e il grottesco del pulp con suggestioni horror. E’ lo stesso regista a suggerire una rilettura della fiaba di Cenerentola in chiave dark per la vicenda di Dottie, ceduta al killer in cambio dell’omicidio della madre che ha tentato a sua volta di eliminare Dottie quando era piccola. L’esperienza ha reso Dottie una ragazza molto inquietante apparentemente persa in un mondo fantastico ma improvvisamente lucida e cosciente delle situazioni che la circondano.
Il finale interrotto, più che sospeso, non permette di capire fino in fondo se Dottie si innamori di Joe; di certo, per come evolve la storia, il killer è un essere demoniaco (i tuoi occhi fanno male, dice Dottie) che una volta invitato ad entrare nella vita dei disperati protagonisti se ne impossessa senza lasciar loro scampo.
Killer Joe è interpretato da un bravissimo Matthew McConaughey attore di cui non seguo la carriera se non nei suoi exploit negli horror , ricordo di averlo visto solo in Frailty. In Killer Joe abbandona i panni del sex symbol per vestire quelli di un uomo dalla sessualità disturbata, al limite dell’impotenza.
Con queste premesse è facile intuire che l’esito dell’estetica pulp sia molto diversa da quella a cui ci hanno abituato Tarantino e i suoi accoliti, la cui lezione però Friedkin ha assimilato benissimo: dialoghi scombinati e ridicoli alternati a esplosioni di violenza al limite del gore. Dal mondo pulp deriva anche la femminilità esibita ma perdente di Sharla, la seconda moglie di Ansel, che rappresenta il rovescio del femminile candido ma letale di Dottie e che pagherà sulla propria pelle il doppio gioco di cui è protagonista, con un totale rovesciamento degli aspetti predatori della dark lady nel noir classico.

Match point

Matchpoint

L’arrampicata sociale nel bel mondo londinese di un giovane insegnante di tennis belloccio e squattrinato potrebbe essere bruscamente interrotta da una liason con la sensualissima ex fidanzata del cognato..

Un film che mi e’ piaciuto molto, forse perchè non sono mai stata "alleniana praticante" e di conseguenza non mi  ha turbata il cambio di stile operato dal vecchio maestro newyorkese che lascia Manhattan per ambientare in una Londra livida questo apologo cinico e amaro (ma veritiero) sul ruolo  preponderante che la fortuna ha nelle nostre esistenze.
Non si salva nessuno in questa pellicola: da subito la ricca famigia Hewett si rivela insopportabile e lo spettatore parteggia istintivamente per i due outsiders, la bella Nola, americana in trasferta per tentare una carriera artistica che non decollera’ mai e l’aitante Chris, irlandese, figlio di  minatori che "si e’ tirato fuori" dai bassifondi grazie allo sport, ma ben presto  anche i due protagonisti dimostrano una smania di non perdere quel che hanno ottenuto che li rende simili ai ricchi borghesi a cui si sono agganciati e la sfida puo’ essere vinta solo dalla fortuna che deciderà il risutato finale.
Nonostante ci sia molto del "classico" Allen soprattutto nelle scene d’interni dove l’alta borghesia interagisce, il film e’ intriso di cultura europea, non solo nell’ambientazione ma anche nei modelli: una storia che in fondo e’ un classico americano (giusto ieri, ricordando Shelly Winters, citavo Un posto al sole) assume i toni più lenti e assoluti della letteratura europea (nel film si leggono Dostoevskij  e Strindberg) e anche  nei referenti cinematografici Allen pare distaccarsi dai suoi maestri preferiti per concedersi un beffardo   gioco finale degno di Hitchcock.
La colonna sonora e’ composta  esclusivamente da arie d’opera e talune tornano a caratterizzare i vari momenti: un brano giocoso, da commedia, scandisce il rapporto tra il protagonista e la ricca moglie viziata, mentre un brano piu’ languido sottolinea il rapporto passionale tra Chris e Nola.
Molto piacevole la coppia di attori protagonisti la cui visibile alchimia si nota sullo schermo: soprattutto Scarlett Johansson conferma definitivamente le sue capacita’ recitative e il suo fascino.