Lo svitato

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Italia, 1956
con Dario Fo, Franca Rame, Giorgia Moll, Leo Pisani, Alberto Bonucci, Franco Parenti, Carlo Bagno Umberto D’Orsi
regia di Carlo Lizzani

L’aspirante giornalista Achille lavora come fattorino in un giornale. Quando viene pubblicato un suo articolo su un pugile che piange nella sua cameretta dopo aver messo ko l’avversario, il pugile in questione lo stende. Per evitare guai Gigi, il manager del pugile intorta Achille con l’aiuto di Elena, insegnante di ginnastica nella stessa palestra. Achille s’innamora di Elena e si confida con Diana, ballerina che ha una relazione burrascosa con Gigi. L’amicizia con Gigi porta Achille a sviluppare un piano: fingere il rapimento dei cani di razza, stelle di un’esposizione canina per liberarli pochi giorni dopo. Achille sarebbe l’unico a riportare i due scoop e diventerebbe reporter ma Gigi ha intenzione di vendere gli animali e sposarsi con Elena. Il piano non riesce perché i cani sfuggono ad Achille che scopre anche il tradimento di Gigi ed Elena ma fortunatamente una precedente vittoria a bigliardino segna un nuovo capitolo con Diana.

Lo svitato è l’unico film di cui Dario Fo è protagonista, oltre che soggettista e sceneggiatore per la regia di Carlo Lizzani, anche lui poco più che debuttante (è la sua quarta regia).

Si tratta di una commedia dove Fo s’ispira chiaramente alle grandi maschere della comicità cinematografica: abbigliamento strambo, gag fisiche, episodi surreali: la fuga di Achille inseguito dai cani rimanda a Le sette probabilità di Buster Keaton.

Emerge lo spirito satirico del futuro commediografo in una critica pungente del mondo del giornalismo: il direttore del giornale che spiega i meccanismi del settore ad Achille gli racconta che ha sbaragliato la concorrenza il giorno dell’esperimento della bomba H aprendo con la notizia del rapimento di una bambina perché le vecchie paure hanno più presa sul pubblico delle nuove. La lezione di manipolazione giornalistica porta Achille ad elaborare il suo piano per diventare giornalista ma la sua ingenuità si scontra con il doppiogiochismo del presunto amico Gigi.

Anche i personaggi femminili nascondono un colpo di scena la vistosa e svampita Diana è molto più onesta di Elena che ha tutte le apparenze di una brava ragazza.

Oltre che come approfondimento delle origini della comicità del Premio Nobel per la letteratura, Lo svitato può essere interessante come documento storico della vecchia Milano del primo dopoguerra, grazie allo stile neorealista di Lizzani che gira il film quasi tutto in esterni.

L’uomo che fissa le capre

L'uomochefissalecapre The Men Who Stare at Goats
Usa 2009
con George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges, Kevin Spacey
regia di Grant Heslov

Deluso dalla fine del proprio matrimonio, il giornalista Bob Wilton decide di seguire la guerra in Iraq per fare uno scoop giornalistico e riconquistare la ex moglie. Mentre è in Kuwait incontra Lyn Cassady, di cui aveva già sentito parlare qualche tempo prima mentre conduceva un’inchiesta su un corpo segreto dell’esercito militare che negli anni ’80 sperimentava super soldati con poteri paranormali: mentre attraversano il confine con l’Iraq, Cassady gli racconta come è stato travisato il sogno di un super soldato che abbia il potere di sventare la guerra..

L’uomo che fissa le capre è una divertente commedia antimilitarista che prende spunto da un un vero libro inchiesta sugli esperimenti Esp condotti dall’esercito americano e le follie in ambito militare sono tali che ritengo molto probabile che si sia cercato di sfruttare anche i poteri della mente a fini bellici.
Strutturato come un road movie, il film è una parodia della vita militare: l’esercito Nuova Terra nasce dall’idea di Bill Django, veterano del Vietnam che sviluppa una sua teoria per prevenire la guerra coniugando un lasco regime militare con il “flower power” degli hippies e la saggezza orientale. Questa pratica è il fondamento del soldato jedi, votato alle forze del bene ma come nell’ispiratore Star Wars arriva qualcuno che vuole sfruttare il lato oscuro della forza: si tratta di Larry Hooper da sempre invidioso dei successi di Cassady, l’allievo più bravo di Django. Hooper fa in modo che Django sia congedato con disonore e prende il comando, costringendo Cassady a usare i suoi poteri per uccidere una capra: affascinato dal lato oscuro il soldato cede e uccide l’animale attirando la sventura sull’esercito Nuova Terra. Venti anni dopo Casady è in Iraq in cerca di redenzione sulle tracce di Django che gli è apparso in una visione e ritroverà i suoi commilitoni riportando l’equilibrio nella forza.
A parte la capacità di rendere credibile una trama così demenziale, il film ha anche un sottile gioco metacinematografico. Tutti i personaggi che ruotano attorno a Clooney interpretano ruoli che hanno a che fare con i loro successi del periodo: il Django di Jeff Bridges ricorda Il grande Lebowski, la vena crudele di Hopper permette a Kevin Spacey di parodiare i suoi cattivi per eccellenza, Keyser Söze e il serial killer di Seven. Il gioco si fa ancora più scoperto nel caso di Ewan McGregor che interpreta il giornalista a cui viene spiegata la filosofia del soldato jedi quando nella seconda trilogia di Star Wars l’attore veste i panni del maestro Obi Wan Kenobi.

Scoop

Scoop Sondra, una svampita aspirante giornalista del Midwest americano, e’ a Londra ospite di amici. Un giorno assiste allo spettacolo di un mago da strapazzo, Splendini (al secolo Sid Waterman) che la invita sul palco; mentre si trova nello “smaterializzatore” Sondra viene contattata dallo spirito di un famoso giornalista appena scomparso che attraverso di lei vuole mettere a segno l’ultimo scoop della sua carriera: smascherare l’imprendibile killer dei tarocchi..

La trasferta londinese di Allen pare davvero fruttuosa, in breve tempo il maestro newyorchese ha sfornato due film molto belli: il melodrammatico Match Point dello scorso anno e questa nuova godibilissima commedia che lo vede tornare a recitare in un ruolo comico, dalle battute fulminanti come non gli riuscivano da tempo.
Scoop non sta certo tra i capolavori dell’autore, ma resta un divertissement notevole dove i protagonisti cercano di essere qualcun altro, in particolare la strana coppia Sandra/Splendini che si finge padre e figlia e ricchi magnati americani, pur di riuscire a trovare le prove di quanto il reporter scomparso comunica dall’aldila’. Con grande leggerezza il regista mischia citazioni dei suoi film e reminiscenze hitchcockiane anche se ho l’impressione che Allen sia affascinato dalla sopravvissuta distinzione in classi sociali che caratterizza Londra e che gli permette di confrontarsi con il romanzo di Dreiser Una tragedia americana: anche in questo film come in Match Point e’ possibile trovare dei riferimenti al film tratto dal libro nel ‘51 Un posto al sole, nel primo film l’omicidio dell’amante incinta era l’unica soluzione per non perdere i privilegi acquisiti, in Scoop c’e’ la diretta citazione dell’omicidio in barca previa spiegazione del perche’ si sta compiendo.
Molto azzeccato il cast, soprattutto maschile: distaccato ed ironico Allen, credibile e fascinoso Hugh Jackman senza unghioni e doppio ciuffo a banana di Wolverine e last but not least il cameo di Ian McShane nella parte di Joe Strombel il reporter capace di osare allungare anche una mancia alla morte e calarsi di soppiatto nelle acque dello Stige per portare a termine il suo scoop: solo il mitico Al Swearengen (il ruolo di McShane in Deadwood) poteva osare tanto!