Princess Mononoke

Princessmononoke Mononoke Hime
Giappone 1997
regia di Hayao Miyazaki

Il principe Ashitaka uccide un demone che sta attaccando il suo villaggio e viene contagiato dalla maledizione demoniaca: sara’ costretto ad abbandonare la sua gente ed andare in una terra lontana dove infuria una lotta tra gli uomini della citta’ del ferro che distruggono la foresta per i loro interessi e le divinita’ animali che abitano in essa e la vogliono preservare, a combattere per la foresta c’e’ anche una ragazza allevata dai lupi.

Bella favola ecologista, quanto mai attuale, che propone tutte le tematiche che caratterizzano l’opera di Miyazaki: una colpa iniziale involontaria che segna il protagonista e va scontata attraverso un viaggio, un percorso di conoscenza che porta a scoprire mondi fantastici che dimostrano che mai nessuno e’ completamente buono o cattivo e in Princess Mononoke la figura piu’ interessante e’ proprio quello della signora Eboshi, crudele fino al punto di sparare al Dio della Foresta ma anche molto attenta alle esigenze dei suoi sottoposti: ha emancipato le donne e dato dignita’ ai lebbrosi.
Sempre ottima la qualita’ del disegno del maestro Miyazaki che in questa pellicola esplode in un mondo estremamente fantasioso che si contrappone alla desolazione della guerra con esiti altamente drammatici e poetici.

Piuttosto povera l’edizione in dvd per quanto riguarda la sezione degli extra: solo un breve making of 5 minuti dove gli attori americani che hanno doppiato il film danno qualche parere sulla pellicola e il trailer USA: Princess Mononoke dovrebbe essere stato il primo film di Miyazaky distribuito nelle sale italiane (cfr. Mereghetti) ma posso immaginare l’esiguo numero di copie con cui sara’ uscito!

La cena per farli conoscere

Lacenaperfarliconoscere Sandro Lanza, un attore di bmovie ormai a fine carriera, esce sfigurato da una plastica facciale e questo lo spinge a tentare il suicidio, le tre figlie avute da tre donne diverse e con cui non ha mai avuto grandi rapporti, dopo questo fatto sono costrette a prendersi cura di lui ma ognuna di loro e’ desiderosa di tornare alla propria vita cosi’ organizzano una cena per fare incontrare al padre una donna da sempre innamorata d lui..

Come dice il sottotitolo della pellicola, questa e’ una commedia sentimentale il cui tema portante, il riavvicinamento tra un padre e le tre figlie procede senza sorprese, anzi il riscontro amaro della vicenda e’ gia’ chiaro quando viene introdotto il personaggio di Ines, la figlia che vive a Parigi.
Quello che e’ veramente notevole nel film, e’ la direzione degli attori: tutti bravissimi (se si eccettua Fabio Ferrari, improponibile marito di Violante Placido che recita ancora come quando interpretava Chicco ne I ragazzi della terza C) a sorprendere e’ il cameo di Francesca Neri, brava come attrice e con il ruolo piu’ interessante e imprevedibile del film; le tre figlie rimangono figure poco piu’ che sbozzate: vite troppo complicate che avrebbero meritato un intero film a loro dedicato per seguirne i risvolti.
Nell’insieme un’opera discreta e piacevole che pero’ nasconde una chicca molto gustosa per i cinefili: a parte la solita satira contro la tv (il protagonista nella sua carriera in declino segue tutte le tappe, dalla parte in una soap opera alla partecipazione al disgustoso reality Fogne dove un gruppo di vip viene costretto a sopravvivere nelle fogne di Milano) e la citazione dei grandi maestri, alla fine del film Avati si concede un sottile gioco cinefilo inventando una pseudofilmografia al suo protagonista, cosi’ verosimile che lascia stupito lo spettatore che si domanda se non abbia assistito alla biografia romanzata di un qualche attore di cui sfugge il nome, tanto sono accurati i rimandi; il gioco citazionista viene illustrato molto bene da Goffredo Fofi sull’ultimo numero di Film Tv.

Un giardino per Josephine


Fino al 18 febbraio la reggia sabauda di Racconigi celebra una delle principesse che hanno fatto di questa residenza un salotto privilegiato, si tratta di Josephine di Lorena Armagnac, nata a Versailles il 26 agosto 1753 e giovanissima sposa di Vittorio Amedeo Luigi Maria Wolfango, V principe di Carignano a cui a 17 anni diede l’unico figlio, Carlo Emanuele, VI principe di Carignano.
Prototipo della femme savant del XVIII secolo, amica degli intellettuali del tempo, lettrice onnivora e scrittrice a sua volta, viaggiatrice instancabile, la sua figura viene rievocata con una mostra che si distingue per i toni scenografici e fiabeschi dell’allestimento.
Nell’atrio del castello la carrozza che condusse in italia la principessa e’ ricoperta da un velo bianco a ricordare la solennita’ di queste nozze, nelle sale adiacenti sono esposti oggetti appartenuti a Josephine e alla sua epoca: i suoi libri, gli arredi.
La parte piu’ spettacolare della mostra e’ pero’ riservata al parco che la principessa, con l’aiuto di uno scenografo teatrale, Giacomo Pregliasco volle render lo specchio della sua anima e del suo pensiero: la casa del contadino, disegnata dalla stessa principessa, fa rivivere il modo medievale, accanto alla chiesetta gotica, mentre l’isoletta in mezzo al lago ospita la grotta di Merlino, figura che affascinava Josephine come monito contro le passioni amorose, dato che Merlino, secondo la leggenda viene imprigionato in una grotta da Viviana, la donna che amava a cui aveva insegnato tutte le sue arti.
Questi aspetti del giardino di Josephine vengono fatti rivivere oggi da fiabeschi giochi di luce che fanno del parco la summa del pensiero della principessa: il vecchio viale di platani e’ illuminato da luci colorate, nastri multicolori davanti a una piramide luminosa rievocano il Nilo e l’Egitto, simbolo della passione per i viaggi e la liberta’ della principessa. Ogni situazione e’ sottolineata da una una voce che cita in italiano in francese i motti della saggia Josephine.
Un percorso davvero stupefacente, che permette di vivere fino a tarda sera un ambiente, solitamente chiuso al pubblico, come il parco di un castello.

Un giardino per Josephine
Paesaggi di una Principessa del Settecento
Castello di Racconigi
Dal 17 Dicembre al 18 Febbraio 2007

PERCORSO SCENOGRAFICO NEL PARCO
venerdì, sabato e domenica
Dalle 17:30 alle 23:00.


Beyond the rocks

Usa 1922
con Gloria Swanson e Rudolph Valentino, Alec B. Francis, Robert Bolder, Gertrude Astor, Mabel Van Buren
regia di Sam Wood
titolo Italiano: L’età di amare


Beyond the Rocks

Un film sicuramente piu’ affascinante per le vicissitudini che per il valore artistico: per lunghissimo tempo si e’ creduto che di quest’opera fossero sopravvissuti pochi fotogrammi, quando un collezionista nel 2002 ne ha donato una copia integrale al Nederlands Filmmuseum, che lo ha restaurato e distribuito nel 2005.

Si trattava certamente di un blockbuster per l’epoca, visto che per la prima volta recitano insieme due divi del muto, Rodolfo Valentino e Gloria Swanson, fatto inconsueto per l’epoca, come nota Martin Scorsese nella breve introduzione al film.


L'eta di amare

La storia e’ una smielata vicenda d’amore: Theodora Fitzgerald e’ l’ultimogenita di un capitano della Marina Britannica e le sue attempate sorellastre puntano sulla sua belta’ per risollevare le sorti della famiglia tramite un matrimonio d’interesse. Mentre le due organizzano un matrimonio con un vecchio e malato milionario, Josiah Brown, la bella Theodora, caduta in mare viene salvata dal bel conte di Bracondale, tra i due e’ subito amore ma la fanciulla si sacrifica al matrimonio d’interesse per amore verso il padre. In viaggio di nozze sulle Alpi Theodora cade in un precipizio e a salvarla e’ nuovamente l’aitante Hector, che ormai innamorato si mette sulle sue tracce e la ritrova a Parigi: durante una gita a Versailles le rivela il suo amore che Theodora confessa di ricambiare pur non potendo venir meno all’impegno con il marito. A un certo punto si mette di mezzo la promessa sposa di Hector che scoperta la passione che lega il suo fidanzato alla donna sposata, scambia gli indirizzi delle due lettere che Teodora aveva scritto al marito e ad Hector. Il vecchio Josiah scopre cosi’ la verita’ e parte con una spedizione in Egitto da lui sovvenzionata, qui viene ferito da un attacco dei predoni e muore non prima di aver dato la sua benedizione all’amore che lega i due giovani.


Letàdiamare

Che il film fosse un’opera di richiamo, lo dimostra non solo la presenza di ben due divi, ma anche i continui cambi di scenografia, alcuni sono fondali (le Alpi, la reggia di Versailles) altri girati in esterni: le coste inglesi, il deserto. Ad aumentare il cote’ romantico c’e’ la profusione di costumi: oltre allo sfoggio di pellicce e abiti del bel mondo, non mancano momenti fantastici come quello a Versailles dove Valentino e la Swanson si ritrovano in abiti settecenteschi, mentre la spedizione nel deserto ritrova i documenti che narrano il supplizio di una fedifraga e il vecchio Josiah immagina la giovane moglie nelle succinte vesti della condannata.


Beyondtherocks1922

Per quanto riguarda gli attori, ho trovato molto convincente la prova di Valentino, la Swanson e’ troppo “panterona” per il ruolo della donna onesta: nonostante sia molto piu’ paffuta gli occhi sono maliardi e le mani artigliate come nella sua piu’ celebre interpretazione, la Norma Desmond di Sunset Boulevard

L’arte del sogno

Lartedelsogno

Stephane, un ragazzo timido e sensibile, lascia il Messico dove era cresciuto col padre che e’ appena scomparso e torna a a vivere a Parigi, richiamato dalla madre che gli avrebbe trovato un lavoro in cui esprimere la sua vena creativa. Il lavoro si rivela noioso e ripetitivo ma c’e’ l’incontro con la vicina di casa, Stephanie ad attirare l’attenzione del ragazzo…

Per certi versi il film racconta una storia speculare al precedente Se mi lasci ti cancello: in quel lavoro un ragazzo non riusciva a liberarsi delle pene per un amore finito, mentre in questo il protagonista combatte contro un sentimento nascente (all’inizio Stephane e’ attratto dall’amica di Stephanie e fa amicizia con lei per arrivare a Zoe).


Lartedelsogno


Oltre alle difficolta’ di vivere una storia d’amore, questa volta Gondry ci illustra anche la difficolta’ di adeguarsi a una vita lavorativa frustrante: la fantasia spiccata di Stephane che punta la sua attivita’ di grafico su un calendario che ogni mese ricorda una catastrofe che ha segnato l’inconscio collettivo, non puo’ certo adeguarsi al lavoro monotono che gli viene proposto e il film racconta anche la difficolta’ di adeguarsi ai modelli comuni della vita sociale che puntano soprattutto sul sesso obbligato come la classica fantasia con la collega.
Un film profondamente surreale sostenuto in questa sua scelta da effetti speciali volutamente imperfetti, che hanno lo stesso significato di quelle cuciture a vista degli oggetti cuciti da Stephanie che danno un’aria cosi’ amichevole al manufatto. Tutto ha inizio nella testa del protagonista: uno studio televisivo rudimentale insonorizzato dai cartoni per le uova e si finisce in maniera altrettanto bizzarra con una perdita dei contorni tra sogno e realta’ ma quel lieto fine viene messo in dubbio dalle orecchie di peluche che nelle ultime scene crescono sulla testa di Stephane: sicuramente il mio immaginario e’ molto legato ai telefilm della mia infanzia (leggi Pinocchio di Comencini) e in quelle immagini ho trovato un che di pinocchiesco che gia’ mi veniva suggerito da quell’improbabile completo melanzana, divisa del nostro eroe.

auguri a Zsa Zsa Gabor

Zsazsagaborjpg Le starlette che si fregiano della nomea di attrice per diventare regine del gossip e del jet-set, sono sempre esistite, anche se sembra che negli ultimi tempi stiano aumentando in maniera esponenziale. A riprova della loro sempiterna presenza, oggi festeggia i suoi primi 90 la piu’ famosa rappresentante della categoria, Zsa Zsa Gabor .
La statuaria Sári Gábor, nata a Budapest il 6 febbraio 1917, segue la sorella Eva ad Hollywood dove iniziano una carriera fatta di piccoli ruoli ma grandi feste e illustri matrimoni: ZsaZsa vanta un carne’ di nove sposalizi con rampolli del jet set di tutto il mondo e non manca all’appello un Hilton che la rende prozia della prezzemolina attuale, Paris Hilton, poi uno dice che la genetica non conta..

Zsa Zsa Gabor è scomparsa il 18 dicembre 2017 a 99 anni.

riflessione

Baudo La televisione e’ cattiva maestra, si sa: pozzo senza fondo di volgarita’ e superficialita’. Forse per questo mi ha profondamente colpito il fatto che l’unica persona che abbia avuto il coraggio di criticare la posizione indifferente della Chiesa nei confronti della tragedia calcistica di Catania sia stato Pippo Baudo: il re del nazionalpopolare in collegamento telefonico a quelli che il calcio e.. ha avuto la fermezza di sottolineare come sia stato vergognoso il silenzio delle massime cariche religiose che, come tutti, erano perfettamente a conoscenza del fatto che molti dei delinquenti che venerdi’ avevano attaccato la polizia, nei giorni seguenti sarebbero stati in prima fila nei festeggiamenti di Sant’Agata; soprattutto un Papa indifferente che all’Angelus di ieri ha continuato la sua guerra personale contro i Pacs senza preoccuparsi di mettere all’indice questi “fedeli” .
La televisione e’ cattiva maestra, si sa, ma il guaio e’ che non c’e’ altro all’orizzonte.

Bobby

Bobby Le ore che precedono l’assassinio di Bobby Kennedy raccontate attraverso la vita di diverse persone che quella notte si trovavano all’Hotel Ambassador di Los Angeles

Un film corale, che piu’ che ad Altman rimanda a Grand Hotel citato espressamente dall’ex portiere Anthony Hopkins, e che il Mereghetti definisce “il prototipo dei film all-star con storie parallele che si incrociano”; ma qualunque sia il referente, la gente che quella fatidica notte dell’8 giugno ‘68 si ritrova all’Ambassador e’ lo spaccato di un’America che sta cambiando e perdendo definitivamente la sua innocenza, alcuni personaggi sono tipici di quell’epoca: la ragazza pacifista che si sposa solo per impedire che un ragazzo finisca in Vietnam, la moglie ricca che si identifica nel suo status sociale, il marito che invece e’ tra i primi ad andare in analisi per ritrovare se’ stesso, la ex bellona finita a fare la parrucchiera e tradita dal marito (un’intensa Sharon Stone, imbruttita per l’occasione ma soprattutto amara e fintamente cinica che con questa prova si riscatta alla grande dal “razzy” meritato per Basic Instinct 2).


Bobby

Il regista Emilio Estevez, figlio di Martin Sheen, non sempre riesce a dominare le varie storie che compongono questo affresco sociale, pero’ il film, che ha tra i suoi punti di forza quello di di amalgamare perfettamente le scene di repertorio con la fiction, colpisce nel segno ed e’ tragicamente commovente nell’attualita’ dei discorsi di Bobby Kennedy che punteggiano i film: non solo la necessita’ di lasciare il Vietnam si equivale alla necessita’ di uscire oggi dall’Iraq, ma di estrema attualita’ sono anche i discorsi sull’ecologia e quelli contro le lobby delle armi: peccato non aver dato una chance alla pace!

Le luci della sera

Lucidellasera Koistinen, fa la guardia notturna in un grande magazzino, incapace di instaurare dei rapporti coi suoi colleghi di lavoro e di rendersi conto che c’e’ una donna che potrebbe amarlo (la ragazza del chiosco) forse perche’ chiuso nei suoi sogni di gloria, quelli di formare una ditta tutta sua e diventare qualcuno. L’uomo si lascia irretire dalla bella Marja che in realta’ vuole solo scoprire i codici per entrare nel centro commerciale e fare un colpo nella gioielleria; Koistinen si accorge della manovra della ragazza ma va incontro al suo destino di vittima predestinata senza ribellarsi..

Si conclude con questo film la “trilogia dei perdenti” che ha toccato i disoccupati de Le nuvole in viaggio gli emarginati senza casa e senza memoria de L’uomo senza passato e ora la solitudine dettata da il mito economico della vita moderna. Il film si chiude quasi come si apriva l’opera precedente: il protagonista pestato e buttato fuori da un auto, aiutato da una donna: forse solo al di fuori delle regole schematiche di questa societa’ si puo’ pensare di trovare la felicita’?
Anche nello stile Kaurismaki resta sempre splendidamente fedele a se’ stesso: la gelida fotografia dai colori smorzati “tipici” dell’Est Europa, i primi piani insistiti, la macchina da presa quasi fissa e quasi sempre frontale rispetto alla scena, i dialoghi laconici e tanta musica.
Bello e toccante.

Medium

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“..allora meglio medium, che è chiaramente fantastico e non ha pretesa alcuna di realismo.” Cosi’ abteilung conclude il suo commento sul post che Manu dedica alla nuova serie di Dr. House.
Il discorso di abteilung era molto piu’ lungo e articolato ma mi son permessa di rubare questo stralcio perche’ paradossalmente io trovo che una parte del fascino di Medium stia proprio nel contrasto tra il cote’ fantastico del plot e l’estremo realismo della messa in scena: Patricia Arquette ha una presenza fortemente fisica (la suggerirei alla Melandri come ottimo esempio di bellezza over taglia 38) che àncora alla dimensione terrena le evanescenti storie di cui e’ protagonista Allison Dubois.
La famiglia Dubois e’ ben lontana dalla perfezione che aleggia nei signorili sobborghi di Wisteria Lane abitati dalle Casalinghe disperate: se Allison non e’ un’eterea figura inguainata in raffinati completini ton sur ton, anche il resto della famiglia non pare uscito da uno spot ma ha un’aria terribilmente normale e la casa non sembra il reportage fotografico di una rivista d’interni, ma ha l’aspetto disordinato e un po’ trasandato che realmente possono avere le abitazioni di famiglie con bambini piccoli e tanti impegni lavorativi, come saltava particolarmente all’occhio nell’episodio della seconda serie in cui si temeva che la suocera di Allison si trasferisse presso di loro.
Perche’ questo ulteriore panegirico del telefilm? ma perche’ stasera tornano i nuovi episodi! Sempre su Rai3, ore 21,00.