E’ cosi’ Nuovo mondo non e’ riuscito a entrare nella cinquina dei film nominati come migliori film stranieri: la fanfara vittoriosa si e’ spenta come al solito in un mormorio e tra i pochi a parlarne c’e’ FilmTv che riporta la notizia in un trafiletto del numero in edicola da oggi (un altro buon motivo per stare vicino all’unico settimanale che ritiene che occuparsi di tv e film non significhi fare esclusivamente gossip), avevo previsto con largo anticipo questa possibile debacle dell’ottimo lavoro di Crialese e vi assicuro che non e’ divertente dover dire “mi al prevediva”, soprattutto in casi come questo.
Assolutamente imprevisto e’ invece il nuovo mondo cinematografico scoperto di recente: sono due lunedi’ che per una serie di motivi vado al cinema al primo spettacolo, quello delle 20 e inaspettatamente trovo la sala piena, le pellicole proiettate erano per altro decisamente fuori dalle top ten del botteghino, (Le luci della sera e Bobby) insomma ho scoperto che “lo spettatore intelligente” , che va la cinema a vedere la pellicola di buona qualita’ e non ti rumina nelle orecchie ne’ commenta scioccamente tutto il tempo esiste, peccato che mi rubi i posti migliori, quasi personalizzati nelle piccolissime sale in cui questi film vengono trasmessi: va bene il sollievo di non essere sola, ma credo proprio che me ne tornero’ nel deserto del secondo spettacolo!
Casino royale
Son passati quasi 45 anni da quel primo Agente 007, licenza di uccidere che porto’ al successo un attore, Sean Connery e mitizzo’ il personaggio che interpretava, la spia playboy e raffinata, avvezza ai piaceri del jet-set. Dopo quasi mezzo secolo un restyling del personaggio era piu’ che doveroso ed ecco che anche la struttura fisica del nostro eroe si modifica: dalle figure longilinee e slanciate dei tre piu’ celebri interpreti, Sean Connery, Roger Moore e Pierce Brosnan, dotati anche di un fascino ironico si passa al fisico massiccio di Daniel Craig i cui occhi di ghiaccio lasciano trapelare una cupa determinazione e ben poca voglia di scherzare. Il cambio, giudicato azzardato ha invece funzionato benissimo e la nuova versione dell’agente segreto piu’ famoso del mondo ben si adegua a questi tempi duri, dove e’ impossibile lasciarsi una scia di cadaveri alle spalle con poche gocce di sangue e il sorriso sulle labbra.
Quello che a mente fredda spiace (e dovrebbe dispiacere soprattutto ai maschietti) e’ che l’ultimo esemplare di impenitente sciupafemmine e’ ormai tramontato e la sua carriera di tombeur de femmes viene giustificato nel piu’ banale dei modi: il cuore spezzato da una donna, che non e’ neppure una perfida dark-lady, ma adeguandosi alla moda neocon, che punta piu’ sulle Marie Goretti che sulle Maddalene, se la fanciulla non ha comportamenti specchiati e’ solo perche’ sta subendo un ricatto per amore.
Anche i moduli filmici si allineano ai canoni vincenti del cinema attuale: molta meno tecnologia, (manca all’appello la figura di Q) e molta piu’ azione fisica spttacolare: il bellissimo inseguimento iniziale tra Bond e il ragazzo africano sembra appartenere piu’ al filone di Spiderman che a quello solito dell’agente segreto.
Come gia’ detto tutte queste novita’ (o forse sarebbe meglio chiamarle adeguamenti al gusto corrente dello spettatore) funzionano e ci si appassiona alla trama che pur essendo lunga come vuole un altra regola attuale del blockbuster (2 ore e 30 minuti abbondanti) mantiene sempre alto il ritmo, e si concede risvolti melodrammatici che sanno coinvolgere anche lo spettatore piu’ sgamato.
Il mio migliore amico
Il ricco mercante d’arte, Francois, ha una crisi di mezza eta’ un po’ diversa dal solito cliche’: inizia a rendersi conto che non ha amici, ma pur di non ammetterlo con le sue solite frequentazioni che gli rinfacciano la sua freddezza nei rapporti interpersonali, scommette con la sua socia in affari che nel giro di breve tempo le presentera’ il suo migliore amico, iniziando una caccia affannosa alla ricerca dell’amico ideale.
Pur essendo tutto piuttosto prevedibile nella trama del film, l’amico del cuore verra’ trovato, perduto e finalmente conquistato, il lavoro di Leconte si segnala per lo scavo dei personaggi, ottimamente interpretati: Francois che inizia a sentire il peso di una vita dedicata solo al lavoro (e la scommessa e’ una conseguenza di questo sentire, come il gesto impulsivo di acquistare il vaso greco) e Bruno che apparentemente e’ una persona molto estroversa, cosa che attira l’attenzione di Francois per i suoi scopi, ma che patisce comunque la solitudine data da rapporti troppo superficiali.
Bella l’idea di incarnare in due situazioni fondamentali per l’economia filmica due qualita’ dell’amicizia, la sua fragilita’ rappresentata dal vaso greco e il detto “chi trova un amico trova un tesoro” dimostrato con la partecipazione a Chi vuol essere miliardario.
Sottile ma senza scosse, il film mi e’ piaciuto, forse perche’ ho sempre amato la commedia e il cinema francese e’ l’unico che riesce ancora a fare delle commedie brillanti dove si ride per l’arguzia delle battute e non per la volgarita’ delle gag, dove nelle avventure del bel mondo parigino non viene inserita per forza una inquadratura da cartolina con i monumenti piu’ celebri della citta’, come avviene sempre nel cinema italiano e spesso anche in quello americano.
Giu’ per il tubo
Roddy e’ un topo da compagnia che si sta godendo un periodo di totale liberta’ mentre la sua padroncina e’ in vacanza, ma le sue scampagnate sul modellino della Ferrari vengono interrotte dall’improvviso arrivo di un topo di fogna. Nel tentativo di liberarsene Roddy finisce giu’ per lo scarico e scopre un nuovo mondo..
Pur cavalcando la moda (ormai decisamente logora) di riproporre le scene cult dei blockbuster quest’ultimo lavoro della Dreamworks in collaborazione con gli studi Aardman Features di Wallace&Gromit, sembra ispirarsi, molto liberamente, alla favola di La Fontaine del topo di citta’ e del topo di campagna, per cui lo schizzinoso Rodney entrando in contatto con i liberi topi di fogna capisce le limitazioni della sua vita di dorata prigionia; un’altra citazione decisamente inconsueta per il genere e’ l’omaggio al mimo Marcel Marceau.
Da un punto di vista grafico, il connobio tra le tecniche di computer grafica e la plastilina danno una dimensione molto terragna alla scenografia che ben si adatta alla comicita’ di grana un go’ grossa (per gli standard di un carton, sia ben inteso!) proposta dalla storia: tra scarichi fognari, rutti e gag molto fisiche non si toccano i vertici dell’eleganza, ma e’ proprio questa dimensione irriverente a far funzionare il film.
Perfetto per chi si chiede cosa faccia il proprio animale domestico quando si e’ assenti e per chi rimase traumatizzato nei primi anni ‘80 da quella pubblicita’ in cui un vischioso prodotto per il WC sterminava dei teneri (nella rappresentazione) nemici dell’igiene.
50 anni senza Bogey














The prestige
Sono entrata in sala con qualche riserva e ne sono uscita completamente entusiasta, affascinata dalla ricostruzione del periodo storico, non tanto da un punto di vista puramente scenografico (un pezzo liberty potevano anche infilarcelo visto che il film e’ ambientato nell’ultimo quarto del XIX secolo, per dire..) ma per la qualita’ della trama che ha il respiro di un grande romanzo dell’epoca, fatto di colpi di scena e di protagonisti ossessionati dalle loro passioni e in Borden e Danton e’ possibile scorgere una rivisitazione di due archetipi nati dalla letteratura di quel periodo: Alfred Borden, per tre quarti del film, prima che si scopra o si intuisca (come non e’ difficile fare) il suo segreto, non e’ in fondo una sorta di Dr Jekyll e Mr Hyde? Mentre il desidero di rivalsa del Grande Danton non lo trasforma in un terribile Frankenstein (sia lo scienziato che il mostro)?
E’ molto intrigante anche la specularita’ dei due personaggi: se apparentemente il cattivo e’ Borden, che non esita a sacrificare colombe e mettere a rischio vite umane per soddisfare il pubblico, ben piu’ crudele si rivela essere Danton, che proprio come un novello Frankenstein supera ogni barriera morale in nome di una sterile ossessione.
Tema del doppio, inganno della visione.. non e’ difficile intuire che “il prestigio” di cui parla il film riguarda il cinema e genialmente Nolan, che con il suo esordio fulminante , Memento ha spostato i confini del cinema contemporaneo facendo della destrutturazione filmica la moda del momento, riparte dagli esordi dell’avventura cinematografica, che, non va mai dimenticato, nasce come semplice e curiosa attrazione del vaudeville, di quei teatri di infimo ordine dove inizia la carriera dei due maghi rivali. E se all’ingresso in sala sorridevo pensando che mi sarei trovata davanti a uno scontro tra il novello Batman e Wolverine, anche la scelta dei due attori cosi’ legati a ruoli fantastici acquista una suo significato nel faccia a faccia finale tra i due illusionisti, quando, smontando i segreti che hanno accompagnato le loro esistenze in realta’ riflettono sul cinema, ultimo depositario di una magia che nasconde banali e forse crudeli trucchi.
Addio a Yvonne De Carlo
Si è spenta a Los Angeles l’8 gennaio scorso, Yvonne De Carlo, esotica bellezza, star di melodrammi in costume e musical fantasiosi che forse non uscirono mai dall’artigianato cinematografico ma seppero far sognare intere generazioni.
Peggy Yvonne Middleton nasce a Vancouver, in Canada, il 1 settembre 1922; abbandonata dal padre in tenerissima età, cresce con la madre che sogna per lei un futuro nel mondo dello spettacolo. A 15 anni le due donne compiono una prima trasferta hollywoodiana che si rivela infruttuosa, tornate in Canada nel 1940 ritentano la carta di Hollywood e Yvonne viene scelta come ballerina di fila per debuttare nel 1941 al cinema in piccoli ruoli, il più delle volte non accreditati.
Il successo arriva nel 1945 quando la De Carlo viene scelta come protagonista per un surreale feuilleton musicale intitolato Salomé dove interpreta Anna Marie una ballerina-spia che ruba piani prussiani e si rifugia in America dove trova l’amore di un generale sudista (la vicenda è ambientata nella seconda metà dell’800). Il film firmato da Charles Lamont fa di Yvonne De Carlo una diva del genere esotico, di fantasiosi cappa e spada e bizzarri film in costume la cui miscellanea fantastica trapela anche dai titoli: Scheherazade del 1947, Tomahawk scure di guerra del ‘51, Gli sparvieri dello stretto del ‘53 o Il cavaliere implacabile del 1954.
Non mancano le incursioni nel noir con Forza bruta del 1947 girato accanto a Burt Lancaster per la regia di Jules Dassin: film che viene considerato uno dei capolavori del genere carcerario. Nel 1949 l’attrice è Anna Dundee nel celebre Doppio gioco di Robert Siodmak.
Nel 1956 arriva il ruolo piu’ importante: è Sephora, moglie di Mosé, nel kolossal di Cecil B. DeMille, I dieci comandamenti a cui segue, nel 1957, il bel melo’ di Raoul Walsh La banda degli angeli dove Yvonne e’ una schiava meticcia allevata come una signora bianca che scopre drammaticamente le proprie origini e tra mille colpi di scena si innamora di un razziatore di schiavi, Clark Gable.
Nel 1959 la De Carlo, che già aveva ricoperto ruoli televisivi in passato, è la Lotta Crabtree dell’esordiente serial Bonanza. Parteciperà anche a Il virginiano ma sarà il ruolo di Lily Munster ne I mostri a farne una presenza fissa del piccolo schermo, la ritroviamo infatti anche in Radici, Fantasilandia e non può mancare una sua partecipazione nel primo episodio de La signora in giallo.
Happy feet
Difficile scrivere un commento a un film di puro intrattenimento come questo dopo quindici giorni dalla visione, ma il mio spirito da archivista praticamente me l’impone.

Happy feet si distingue dalla moda attuale dei cartoon poiche’, invece di parodiare scene e situazioni delle pellicole piu’ famose, si ispira ad un unico film che avuto molto successo la stagione scorsa, La marcia dei pinguini, documentario che descrive la dura esistenza dei pinguini imperatore tra i geli dell’artico.
Partendo da questo modello, l’ autore ha costruito una fiaba ambientalista a tratti ingenua (magari bastasse qualche anomalo comportamento animale a convincere gli uomini a prestare attenzione all’incombente disastro ambientale a cui sicuramente stiamo andando incontro!) che propugna i soliti buoni valori dell’amicizia e della fede in se’ stessi.
Se la trama e’ esile, estremamente notevole e’ la perizia del disegno : su fondali molto difficili per la tendenza al monocromatismo sul bianco dei ghiacciai ben si staglia la livrea dei pinguini sottolineata da alcuni tratti di colori molto vivaci.
Cuori
Sei personaggi si incrociano in una Parigi irreale ed invernale, dove scende perennemente la neve, anche su due persone che si stanno confidando ad un tavolo di cucina, perchè il freddo atmosferico rimanda al freddo dell’anima, alla solitudine che circonda questi cuori che si sfiorano senza mai essere capaci di un vero contatto mentre si sbirciano attraverso sottili pareti o banconi che creano una barriera insormontabile.
Una solitudine estremamente moderna quella raccontata con grande ironia da Resnais che dipinge in maniera pungente i caratteri dell’attuale società occidentale: c’è la stanchezza di due quarantenni che non trovano più stimoli per portare avanti la loro relazione e si arrendono alle difficoltà dell’esistenza, ma c’e’ soprattutto molta ipocrisia impersonata dagli altri due personaggi femminili: Gaelle che vive col fratello più grande si mostra scandalizzata quando lo becca a vedere una cassetta erotica ma e’ la prima a trascorrere le serate incontrando uomini conosciuti tramite annunci nella speranza di trovare il grande amore, ancora più caratteristico e’ il personaggio di Charlotte, beghina contemporanea che sbandiera la sua fede religiosa e la sua morigeratezza salvo poi “rallegrare” in maniera ben diversa gli uomini a cui si affeziona.
Un film delizioso.
Auguri a Fabrizio Bentivoglio
Uno degli attori piu’ bravi, ma innegabilmente anche piu’ belli del cinema italiano: Fabrizio Bentivoglio, nato a Milano il 4 gennaio 1957.
Abbandonata la carriera calcistica per un infortunio (giocava nelle giovanili dell’Inter, il che e’ un altro punto a suo favore) approda ai corsi di recitazione de Il piccolo di Milano, facendosi notare nelle sue prime apparizioni teatrali.
Al cinema debutta nel 1980 con Masoch di Franco Brogi Taviani e per tutti gli anni ‘ 80 fa la gavetta in molti film italiani, spaziando da La storia vera della signora dalle camelie di Mauro Bolognini, accanto a Isabelle Huppert (1980) fino allo scult di Carlo Vanzina, Via Montenapoleone accanto alle top model Carol Alt e Renée Simonsen del 1986.
L’affermazione arriva con la collaborazione con Gabriele Salvatores: la partecipazione a Marrakech express del ‘89 si concretizza l’anno seguente con Turnè di cui l’attore scrive anche la sceneggiatura.

Sempre nel 1990 e’ nel cast del film che piu’ di tutti rappresenta il “minimalismo italiano” tipico dei primi anni ‘90: storie intimiste di trentenni confusi tra i ricordi della giovinezza e le responsabilita’ che avanzano, Italia-Germania 4-3 di Andrea Barzini: di quel cast ritenuto promettente solo Bentivoglio e’ riuscito a mantenere le promesse, Giuseppe Cederna bloccato probabilmente dalla mancanza del phisique du role, Ghini riciclatosi nei film-panettone e la Brilli trasformatasi nello spot vivente del compagno chirurgo plastico.
L’incontro con Silvio Soldini sul set de L’aria serena dell’ovest (1990) ha un seguito nel ‘93 con Un’anima divisa in due (che vale all’attore la Coppa Volpi) e nel 1997 con Le acrobate.
Del 1995 e’ il film di Michele Placido Un eroe borghese dove l’attore offre una misurata ma intensa interpretazione del Giudice Ambrosoli, l’anno seguente supera altrettanto egregiamente la difficile prova del prete pedofilo in Pianese Nunzio 14 anni a maggio di Antonio Capuano.
Nel 1998 partecipa a La parola amore esiste di Mimmo Calopresti e si distingue in La balia di Marco Bellocchio, (1999) entrambi i film hanno come coprotagonista femminile Valeria Bruni Tedeschi.
Nel 2000 per la regia di Carlo Mazzacurati gira il divertente La lingua del santo accanto ad Antonio Albanese.

Nel 2003 la partecipazione a Ricordati di me, il film che ha spedito il regista, Gabriele Muccino in America; nel 2004 viene diretto da Sergio Rubini in L’amore ritorna e nel 2006 Bentivoglio e’ protagonista di un’altra pellicola del regista attore pugliese, La terra. L’ultima fatica e’ il ruolo del guardaspalle svagato con sogni da cowboy ne L’amico di famiglia di Paolo Sorrentino.
Fabrizio Bentivolgio si e’ cimentato anche con la regia, debuttando nel 1999 con il corto Tipota ed e’ imminente l’uscita del suo primo lungometraggio, Lascia perdere Johnny.
Lista aggiornata al 2017 dei film interpretati dall’attore
Happy Family, 2010, di Gabriele Salvatores
Una sconfinata giovinezza, 2010, di Pupi Avati
Scialla! (Stai sereno), 2011, di Francesco Bruni
Tutto tutto niente niente, regia di Giulio Manfredonia (2012)
La sedia della felicità, 2013, di Carlo Mazzacurati
Il capitale umano,2014, di Paolo Virzì
Il ragazzo invisibile, 2014, di Gabriele Salvatores
Dobbiamo parlare, 2015, di Sergio Rubini
Gli ultimi saranno ultimi, 2015, di Massimiliano Bruno
Forever Young, 2016 di Fausto Brizzi