Breakfast Club

The breakfast club
USA 1985
con Judd Nelson, Molly Ringwald, Emilio Estevez, Anthony Michael Hall, Ally Sheedy, Mercedes Hall, Paul Gleason, Tim Gable, Mary Christian, Perry Crawford, Ron Dean, John Kapelos
regia di John Hughes



Thebreakfastclub


Cinque ragazzi di un liceo americano ricevono una punizione: trascorrere un intero sabato nella biblioteca della loro scuola con l’unica compagnia del severo preside che assegnerà loro un tema : Chi sono io? Più che svolgere il compito i ragazzi parleranno tra loro, superando, forse solo per quel giorno, le differenze che li dividono



The breakfast club


Un classico della teen comedy anni’80 che si conferma ancora attualissimo nello scavo dei malesseri adolescenziali e la nostalgia che diventa incomprensione da parte degli adulti.
E’ proprio la verità dello studio piscologico a dare forza al film che per il resto presenta caratteristiche molto classiche: l’unità di tempo e di luogo, si svolge tutto all’interno della scuola e al massimo negli esterni adiacenti all’istituto. La caratterizzazione degli cinque protagonisti nei tipi classici degli studenti americani: lo sportivo, il secchione, la disadattata, la ragazza popolare e il ribelle. Anche la formazione delle coppie è quella classica della bella che battibecca e poi s’innamora del ribelle, e lo sportivo che si accorge della stramba solo quando viene ripulita e truccata secondo i canoni del momento.
La capacità di mescolare gli elementi quasi ovvi della commedia a momenti di grande intensità ha reso il film un cult citato in canzoni e d’ispirazione per molte serie teen, direi che le celeberrime scene iniziali di Beverly Hills 90210 riprendono l’incipit della pellicola di cui va menzionata anche la canzone d’apertura, niente meno che Don’t You (Forget About Me) dei Simple Minds, appositamente scritta per il film.

Bobby

Bobby Le ore che precedono l’assassinio di Bobby Kennedy raccontate attraverso la vita di diverse persone che quella notte si trovavano all’Hotel Ambassador di Los Angeles

Un film corale, che piu’ che ad Altman rimanda a Grand Hotel citato espressamente dall’ex portiere Anthony Hopkins, e che il Mereghetti definisce “il prototipo dei film all-star con storie parallele che si incrociano”; ma qualunque sia il referente, la gente che quella fatidica notte dell’8 giugno ‘68 si ritrova all’Ambassador e’ lo spaccato di un’America che sta cambiando e perdendo definitivamente la sua innocenza, alcuni personaggi sono tipici di quell’epoca: la ragazza pacifista che si sposa solo per impedire che un ragazzo finisca in Vietnam, la moglie ricca che si identifica nel suo status sociale, il marito che invece e’ tra i primi ad andare in analisi per ritrovare se’ stesso, la ex bellona finita a fare la parrucchiera e tradita dal marito (un’intensa Sharon Stone, imbruttita per l’occasione ma soprattutto amara e fintamente cinica che con questa prova si riscatta alla grande dal “razzy” meritato per Basic Instinct 2).


Bobby

Il regista Emilio Estevez, figlio di Martin Sheen, non sempre riesce a dominare le varie storie che compongono questo affresco sociale, pero’ il film, che ha tra i suoi punti di forza quello di di amalgamare perfettamente le scene di repertorio con la fiction, colpisce nel segno ed e’ tragicamente commovente nell’attualita’ dei discorsi di Bobby Kennedy che punteggiano i film: non solo la necessita’ di lasciare il Vietnam si equivale alla necessita’ di uscire oggi dall’Iraq, ma di estrema attualita’ sono anche i discorsi sull’ecologia e quelli contro le lobby delle armi: peccato non aver dato una chance alla pace!