Thelma

USA 2024
con June Squibb, Fred Hechinger, Richard Roundtree, Parker Posey, Clark Gregg, Malcolm McDowell
regia di Josh Margolin

Thelma ha più di 90 anni, è vedova da due e nonostante i numerosi acciacchi si gode la sua solitudine, s’interessa ad internet grazie all’aiuto del nipote ed è una fan di Tom Cruise in Mission Impossible. Quando finisce vittima di una truffa telefonica l’immarcescibile vecchietta non si perde d’animo e riesce a scoprire i truffatori con l’aiuto di Ben, un amico di famiglia che vive in una casa di riposo e da cui Thelma vorrebbe solo farsi prestare la moto a tre ruote…

Piacevole commedia che qualche anno fa si sarebbe definita “indie” e che ripropone i temi di quella stagione cinematografica: lo sguardo sulle famiglie disfunzionali. 

Ispirato alla storia della nonna del regista che compare negli ultimi fotogrammi del film che le è stato dedicato, Thelma racconta con grande tenerezza ma anche con grande realismo la terza età: la solitudine, l’abbandono, la malattia, la perdita di autosufficienza sempre dietro l’angolo. Tra amiche svanite e vecchi rinchiusi in case di riposo che attendono più o meno serenamente la morte, Thelma è l’unica che si mantiene viva grazie alla sua curiosità: lei vuole capire che cos’è Internet più che essere in grado di usarlo.

Vittima di una truffa telefonica in cui cadrebbero persone molto più giovani di lei, Thelma si ribella alla rassegnazione delle forze dell’ordine per un personale senso di giustizia ma soprattutto per dimostrare di essere ancora autonoma ai familiari che vedono nella truffa un’occasione per ricoverare l’anziana signora. 

L’unico ad essere dalla parte di Thelma è il nipote, un 24enne disagiato in una relazione complicata, con dei genitori troppi presi dal lavoro per ascoltarlo ma comunque ingombranti.

La vecchietta vorrebbe risolvere tutto da sola ma il fisico è nello specifico la protesi all’anca non la sorregge così pensa di farsi prestare la motoretta da Ben, amico di famiglia che ha sempre giudicato un mollaccione ma che invece non la lascia sola e diventa suo complice nello sventare i truffatori.

Il tono comico-melanconico del film prosegue anche nella caratterizzazione dei criminali: un negoziante sull’orlo del fallimento che sopravvive con le truffe, anche lui un vecchio (il sempre grande Malcolm McDowell) attaccato alla bombola di ossigeno con un non meglio precisato giovane assistente. 

Tra la parodia al rallenti dei film d’azione e gli altri spunti comici, il film stigmatizza un mondo morente non solo per l’anzianità dei protagonisti ma anche per il patetico tentativo di sopravvivenza di un sistema economico che ha dovuto soccombere alla rivoluzione digitale, fenomeno di cui si mostrano tutti i danni e i pochi vantaggi: l’ansia giovanile, l’eccessivo legame al lavoro degli adulti, la solitudine dei vecchi.

Mission: Impossible – Rogue Nation

MissionImpossibleRogueNation Il capo della Cia fa smantellare l’IMF e Ethan Hunt si trova da solo a cercare di dimostrare l’esistenza del Sindacato, un gruppo terroristico formato da agenti segreti di tutto il mondo dati per morti o dispersi. Hunt potrà contare sui fedeli compagni di sempre e sull’aiuto della bella Ilsa, agente dei servizi segreti britannici infiltrata nel Sindacato.

Il timore che la famigerata scena di Tom Cruise appeso all’Airbus A400M fosse l’unica trovata del film è stata piacevolmente smentita: Cruise si gioca la scena girata senza controfigure prima dei titoli di testa, a sottolineare il tono sempre più ironico che ha preso la serie di Mission Impossible, e i blockbuster d’azione in generale, poi il film diventa una piacevole sequenza di ottime scene d’azione che fanno dimenticare il volo iniziale di Cruise, girate in location bellissime, dall’Opera di Vienna al Marocco.
La storia è complicata quanto basta e con un pizzico di attualità: il Sindacato è un frutto deviato della stessa Intelligence britannica un po’ come l’Isis è figlio delle manipolazioni statunitensi in Medio Oriente.
Ilsa Il valore aggiunto del film è il gioco citazionista che forse per la prima volta entra nel genere d’azione: l’omicidio a teatro sul finale del vincerò di Nessun dorma ricorda la scena de L’uomo che sapeva troppo (1956) di Hitchcock e poi c’è la bellissima Rebecca Ferguson che avevo già notato quest’inverno nella serie The White Queen di cui era protagonista. Oltre alla bravura (il ruolo della regina Elizabeth Woodville le era valsa una nomination ai Golden Globe) avevo constatato l’incredibile somiglianza dell’attrice svedese con Ingrid Bergman e non devo essere la sola se il suo personaggio si chiama Ilsa come la protagonista di Casablanca!

Carioca

FlyingdowntoriolocFlying Down to Rio
Usa 1933 RKO
con Dolores Del Rio, Ginger Rogers, Fred Astaire, Gene Raymond
regia di Thornton Freeland

A Miami la bella brasiliana Belinha flirta con il musicista Roger Bond che ha un ingaggio con la sua banda per l’apertura dell’hotel a Rio del padre della ragazza. L’inaugurazione si rivelerà piuttosto complicata perchè dei biscazzieri non accettano la concorrenza del nuovo albergo e cercano di boiccottarla; inoltre Belinha ha anche un fidanzato, Júlio Ribeiro, che è il miglior amico di Roger. Andata a buon fine l’inaugurazione, sembra che non ci siano più ostavoli per il matrimonio combinato ma Júlio si tira indietro per lasciare che trionfi l’amore tra Roger e Belinha.

Carioca


Se fosse per la trama, Carioca non sarebbe altro che una commedia musicale dimenticabile ma il film passa alla storia perché segna il debutto della coppia Fred Astaire – Ginger Rogers che avrebbe spopolato per tutti gli anni ’30 interpretando ben otto film insieme più uno alla fine degli anni ’40.
I due attori, Astaire praticamente debuttante, sono i coprotagonisti, gli altri componenti della banda del playboy Roger Bond, piacevoli e divertenti nei loro ruoli bucano lo schermo quando provano a ballare “la carioca”, un tipico ballo sudamericano.

Airdance Mentre scorre la banale storia d’amore tra Belinha e Roger con una bizzarra notte su un’isola deserta in cui l’inconscio si sdoppia dai personaggi reali per cedere alle lusinghe amorose mentre nella realtà nascondono i loro sentimenti, si può trovare un certo interesse storico nell’osservare le immagini di sfondo di una Rio de Janeiro ancora senza i suoi tipici grattacieli.
Carioca è una pellicola dove le coreografie musicali superano di gran lunga l’interesse per la trama, un perfetto musical del periodo della Grande Depressione, con fantasiose scenografie deco, e ballerini sulla cui bravura non c’è nulla da eccepire: qui abbiamo addirittura un doppio corpo di ballo, americano e sudamericano che enfatizza la sensualità dei ritmi esotici brasiliani: siamo ancora in una pellicola pre-codice Hays che sarebbe entrato in vigore l’anno successivo.
Indimenticabile anche un altro numero musicale, quello acrobatico delle ballerine sui biplani: pur essendo chiaramente delle immagini sovrapposte agli sfondi, smorzano un poco il morboso entusiasmo per il volo di Tom Cruise attaccato all’Airbus A400M dell’ultimo Mission Impossible.

Una vita al massimo

True romance
Usa 1993,
con Christian Slater, Patricia Arquette, Dennis Hopper, Val Kilmer, Gary Oldman, Brad Pitt, Christopher Walken, James Gandolfini, Samuel L. Jackson, Chris Penn, Jack Black
regia di Tony Scott

Clarence lavora in un negozio di fumetti a Detroit e la sera del suo compleanno va al cinema. In sala conosce una ragazza, Alabama; i due trascorrono una bellissima serata e finiscono a letto insieme. Alabama confida a Clarence di essere una squillo, regalo di compleanno del suo datore di lavoro ma al ragazzo non importa e i due corrono a sposarsi. Clarence poi si reca dal magnaccia della moglie per riprendere le sue cose e finisce per ucciderlo. Invece della valigia di Alabama prende una valigia piena di droga. Gli sposini decidono di smerciarla in California ma lasciano molti indizi e ben presto si ritrovano i mafiosi proprietari della coca alle calcagna..


Unavitaalmassimo

Forse non è il film più adatto per ricordare la tragica scomparsa di Tony Scott: il film è scritto da Quentin Tarantino e rispecchia fedelmente le ossessioni e gli stilemi del regista che al momento aveva diretto solo Le iene come i monologhi su cinema e musica (in Una vita al massimo Clarence si confida addirittura con il fantasma di Elvis). Erano probabilmente gli anni in cui Quentin girava con lo spolverino di Mark, il protagonista di A better tomorrow di John Woo e infatti tra tante scene di kung fu, alla televisione passa un estratto del film: una scena di resa dei conti con pistole alla mano, anticipatrice del mexican standoff finale che omaggia a modo suo le sparatorie di John Woo con tutte le piume dei cuscini che svolazzano al posto delle colombe.
Tony Scott ci mette il suo stile patinato che è diventato uno stilema dei secondi anni anni ’80 e dei primi anni ’90: quei fasci di luce che filtrano dalle serrande o illuminano la notte di un blu fluo. Anche la direzione degli attori porta più la firma di Scott che di Tarantino (che ha sempre giurato di non essere mai stato sul set durante le riprese) Christian Slater fa il verso a Tom Cruise mentre il personaggio di Alabama è la classica figura di bionda svampita che scombina la vita dell’uomo che incontra, tipica di certo cinema anni ’80 vedi la Rosanna Arquette di Fuori Oraro, la Melanie Griffith di Qualcosa di travolgente e per certi versi anche la Madonna di Who’s that girl? remake pop e scanzonato di Susanna!: ecco dove sono finite le eroine delle commedie brillanti anni ’30, frequentano e tengono testa ai bad boys violenti! L’ideale femminino di Tarantino (alla Kill Bill) esplode solo nella scena in cui Alabama si difende dal killer interpretato da James Gandolfini.
Inutile comunque spartire i meriti e i compiti tra i due autori, il connubio funziona e il film è una divertente commistione tra commedia romantica sposato all’action movie più efferato spruzzato da grandi dosi di ironia. Credo che forse non l’avrei amato molto all’epoca, visto oggi mi diverte tantissimo ed è un’interessante compendio dell’evoluzione cinematografica dell’ultimo ventennio.

Auguri a Tom Cruise

Tom-Cruise Più passa il tempo e più mi affeziono al vecchio Tom, sarà che la sua lunghissima carriera cinematografica ha accompagnato tutta la mia esistenza a partire da Legend e poi Top Gun, film che non ho mai amato molto a cui mi trascinarono a forza le amiche assatanate per il bel Cruise. I miei idoli giovanili erano altri, tipo Matt Dillon ma si sono un po’ persi per strada e così resta Tom Cruise (unica star di prima grandezza ad uscire dal brat pack) un po’ come quegli amici a cui non hai mai prestato molta considerazione e che invece sono gli unici su cui puoi contare nonostante il trascorrere del tempo. Ammetto che mi fa molta simpatia per il suo controverso rapporto con Scientology a cui Cruise presta una fedeltà indefessa che probabilmente gli è costato anche il terzo matrimonio con Katie “muso lungo” Holmes, pero’ a vedere come il nostro salta, canta a 50 anni (e guadagna!) probabilmente a Cruise la fede scientologica fa bene e finchè non danneggia nessuno saranno affari suoi, noi limitiamoci a ripercorrere le tappe salienti di una sterminata carriera, anche questa altalenante tra capolavori e ciofeche (ma sempre da sbancare il botteghino!) che Thomas Cruise Mapother IV, nato a Syracuse, il 3 luglio 1962 ha iniziato un po’ per caso sotto l’egida del nostro Zeffirelli che lo scelse per un piccolo ruolo in Amore senza fine nel 1981.

Taps – squilli di rivolta , 1981

Taps






I ragazzi della 56a strada, 1983
Iragazzidella56strada






Risky business – fuori i vecchi… i figli ballano, 1983

Risky business






Legend, 1985

Legend






Top Gun, 1986

TOP-GUN






Il colore dei soldi, 1986

Ilcoloredeisoldi






Rain Man – L’uomo della pioggia, 1988

Rain-man






Nato il quattro luglio, 1989

Nato_il_quattro_luglio






Codice d’onore, 1992

Codicedonore






Il socio, 1993

Ilsocio






Intervista col vampiro, 1994

Intervistacolvampiro






Mission: Impossible 1996, 2000, 2006, 2001

Missionimpossible






Eyes Wide Shut, 1999

Eyes Wide Shut






Magnolia, 1999

Magnolia






Minority Report, 2002

Minority-report






L’ultimo samurai, 2003

Lastsam






Collateral, 2004

Collateral






La guerra dei mondi, 2005

Guerramondi






Leoni per agnelli, 2007

Leoniperagnelli






Operazione Valchiria,2008

Operazione Valchiria






Rock of Ages, 2012

Rockofages

Rock of Ages

Rockofages Alla fine degli anni ‘80 la biondina Sherry arriva da Tulsa a Los Angeles per sfondare come cantante. Trova lavoro nello storico locale da concerti Barbour Room grazie a Drew, un altro cameriere con ambizioni canore; ben presto i due si innamorano ma un equivoco li farà allontanare e scendere a patti con i loro sogni di gloria mentre il Barbour rischia la chiusura sulla spinta moralizzatrice della moglie del sindaco.

Trama insulsa per un musical pesante che è stato un flop ai botteghini USA e non fatico a comprenderne il motivo, anzi i motivi perchè non so proprio da quale iniziare.
Il più irritante è di certo lo sfacciato perbenismo della pellicola che dovrebbe raccontare il mondo eccessivo del rock con continue allusioni sessuali mentre poi la trama è candidamente collegiale: Drew molla Sherry perchè crede che la ragazza abbia fatto sesso con Stacee Jaxx, dio del rock e macchina da sesso mentre OVVIAMENTE è tutto un equivoco: sia mai che l’angelica protagonista perda l’aura virginale anche se finisce ad esibirsi in un locale di spogliarelliste, raccolta per la strada dalla tenutaria dal cuore d’oro (Mary J. Blige).
Tom Cruise, sull’orlo dei cinquanta offre la prova più dignitosa del film interpretando la stella del rock in declino sempre strafatto e pieno di donne. Quando la giornalista novellina del Rolling Stones lo incalza con domande scomode scoppia una torrida passione sessuale che ovviamente ha il merito di scuotere l’artista e far nascere l’amore tra i due. Tanto sesso ovviamente porta al suo più giusto sbocco, nella scena finale lei esibisce un bel pancione!
Incommentabile la pantomima amorosa gay (immancabile per il politically correct!) tra il bolso Alec Baldwin che regge comunque l’interpretazione e l’odioso Russel Brand; di Paul Giamatti dirò solo che è conciato come Ricky Gianco.
Venendo alle musiche in questo film cantano troppo, anche per un musical. Molte canzoni sono anche pezzi famosi ma riarrangiati in maniera così melensa tra gorgheggi e svisate r’n’b (infilate anche in Dead or Alive dei Bon Jovi) che molti brani sono irriconoscibili.
Del rock anni’80 resta solo la tamarraggine.

Mission Impossible: Protocollo Fantasma

Ethan Hunt viene liberato da un carcere russo per l’ennesima missione impossibile: fermare un terrorista che vuole lanciare una testata nucleare russa perché crede che la guerra nucleare possa rinvigorire la razza umana. La prima fase della missione fallisce in seguito ad un’esplosione all’interno del Cremlino di cui viene incolpata la squadra di Hunt. Il fatto riporta la tensione tra Russia e Usa ai livelli della crisi cubana, scatta così il Protocollo Fantasma: Hunt e i suoi agenti sono disconosciuti dall’IMF e devono salvare il mondo da soli.



Mi protocollo fantasma (1)


Sarà l’appartenenza a Scientology, ma la caparbietà’ di Tom Cruise e’ davvero fenomenale, almeno nel continuare un genere piuttosto in disuso al momento: andati in pensione per anzianità Stallone e Schwarzenegger, superato in corsa Bruce Willis, abortita la stella nascente di Vin Diesel, è rimasto il solo Cruise, il piu’ “sfisicato” del gruppo a costruire blockbuster d’azione in cui sopperisce alla mancanza di massa muscolare con la passione spericolata per l’arrampicata e altri funambolismi.
Siamo al quarto capitolo di Mission Impossibile in 16 anni (il primo era del 1996) e la chiusa di quest’ultimo episodio lascia presagire che la saga non è ancora conclusa. La vera sorpresa (se ci sarà) riguarderà il regista scelto per dirigere la nuova avventura. Per questo Protocollo Fantasma la scelta pareva bizzarra ma si è rivelata molto azzeccata, infatti dopo l’inizio sotto l’egida di Brian De Palma, l’incontro con l’Oriente di John Woo e il tocco di J.J. Abrams e’ stata la volta di Brad Bird, regista che arriva dai cartoni della Pixar, per cui aveva diretto Gli incredibili e Ratatouille,



Protocollofantasma


Il tocco cartoon è stato geniale perché in fondo Mission Impossibile è un grosso fumettone dove tutto è incredibile e solo l’ironia tipica dei catoni animati poteva rendere divertente un prodotto che ricerca situazioni sempre più spericolate e di conseguenza paradossali, se pensiamo alla scalata dell’edificio più alto del mondo, il celebre Burj Khalifa di Dubai, a renderlo divertente e accettabile e’ proprio “la morte” in tipico stile cartone animato di uno dei guanti ventosa. Da segnalare anche il rocambolesco combattimento nel parcheggio automatizzato di Munbai e soprattutto la scena dentro il Cremlino in cui Hunt e il suo esperto informatico avanzano in un corridoio controllato da una guardia che ingannano grazie a un telone in cui riflettono un immagine del corridoio vuoto.
All’ironia si unisce una confezione patinata ed esotica: le location vanno dalla Russia a Dubai per terminare nel caos e nella pacchiana ricchezza di Munbai mentre il product placement della BMW (ormai specializzata nel settore con la decennale collaborazione in 007) culmina nell’eccezionale anteprima della i8.
Un film che si dimentica in una settimana e perciò ulteriormente perfetto come film d’evasione.

Auguri a Meg Ryan

Megryan

50 anni per la fidanzatina d’America degli anni ‘90, Margaret Mary Emily Anne Hyra nata a Fairfield, nel Connecticut il 19 novembre 1961.
Spinta dalla madre che aveva un passato da attrice e direttrice di casting, Meg Ryan debutta sul grande schermo a 20 anni, nel 1981, con il ruolo di Debby Blake, la diciottenne figlia di Candice Bergen in Ricche e Famose l’ultimo film diretto dal grande George Cukor.
Comincia la solita gavetta da giovane attrice: due anni in una soap (Così gira il mondo), una comparsata nell’horror Amityville 3-D nel 1983 fino ad approdare nel 1986 sul set del fortunatissimo Top Gun. Fortunatissimo non solo perche’ campione di incassi ma anche fucina di future star: oltre a confermare definitivamente il protagonista Tom Cruise, e a trasformare Kelly McGillis in un sex symbol, il film fu un ottimo trampolino per la carriera di Val Kilmer che interpretava Iceman. Meg Ryan era fidanzata di Goose, l’attore Anthony Edwards che tutti abbiamo imparato ad amare come il Dottor Green di E.R.
Nel 1987 Meg Ryan e’ chiamata ad interpretare Salto nel buio, il remake di Viaggio allucinante firmato da Joe Dante. Come protagonista maschile c’e Dennis Quaid: nasce l’amore. I due lavorano insieme anche l’anno successivo in DOA – cadavere in arrivo e coronano il loro sogno d’amore con il matrimonio nel 1991, finito dieci anni dopo per la liason di Meg con Russell Crowe.



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Nel frattempo, nel 1989, l’attrice gira Harry ti presento Sally la commedia firmata da Rob Reiner che consacra Meg Ryan come stella del firmamento hollywoodiano grazie alla celeberrima scena del finto orgasmo al ristorante.
Nel 1990 gira il primo film con Tom Hanks, Joe contro il vulcano; i due faranno coppia in altre due pellicole, vette della commedia romantica del decennio, Insonnia d’amore nel 1993 diretta da Nora Ephron. La stessa regista li dirige nel 1998 in C’è posta per te. Entrambi i film si segnalano per essere degli omaggi alla grande Hollywood classica: Insonnia d’amore cita Un amore splendido interpretato da Cary Grant e Deborah Kerr nel 1957 mentre C’è posta per te e’ un remake in chiave internettica del capolavoro di Lubitsch Scrivimi fermo posta del 1940.
Unico ruolo in un decennio tutto dedicato a sentimento e’ il ruolo di Pamela Courson, la fidanzata di Jim Morrison nel discusso biopic The Doors diretto nel 1991 da Oliver Stone.



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Stanca di essere considerata la reginetta dei ruoli ingenui e romantici, l’attrice nel 1994 cerca di dare una nuova immagine di se’ con Amarsi dove interpreta il ruolo di un alcolizzata ma il film non e’ pienamente riuscito, forse Meg Ryan non avrebbe dovuto rifiutare il ruolo di Basic Instinct che nel 1992 ha lanciato Sharon Stone. La Ryan si riserva il debutto in un ruolo torbido per il nuovo millennio con In the Cut (2003) di Jane Campion. il thriller d’autore, per quanto sexy, non porta fortuna all’attrice che da allora ha molto diradato le sue apparizioni e non ha piu’ trovato un ruolo che ne esaltasse le indubbie qualita’ artistiche.

Mission: Impossible III

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Ethan Hunt non e piu’ un agente segreto in servizio, ma si limita alla formazione di nuove leve, conduce una vita tranquilla e sta organizzando il proprio matrimonio, quando gli viene richiesto di recuperare un’agente che lui ha istruito e che ora si trova nei guai..

Dopo De Palma e John Woo tocca a J.J. Abrams, il Re Mida delle serie televisive, rinvendire i fasti della saga di Mission Impossible; purtroppo la mela non cade troppo lontana dall’albero e tutto si normalizza dopo un’ìnizio davvero strepitoso: piu’ che l’anticipazione del finale (?) e’ il duello tra elicotteri in quel di Berlino ad essere memorabile, anche perche’ alle adrenaliniche scene d’azione si alternano momenti fortemente drammatici all’interno dell’elicottero. Poi prevale la natura televisiva di Abrams, non nell’impianto registico che si dimostra un valido esempio di genere, ma nel plot che assume i classici toni del serial americano: chi sia il traditore all’interno dell’agenzia lo si intuisce dalla prima inquadratura e persino l’attivita’ della fidanzata di Hunt tornera’ utile ai fini della trama, e non e’ neppure spoiler rivelare che una rianimazione nel finale, segue il piu’ banale modello del serial televisivo.
Tom Cruise non e’ piu’ protagonista assoluto ma si degna di concedere qualche spazio alla sua squadra di supporto, che non brilla certo per costruzione di personaggi o prove recitative, anche se e’ divertente lo sforzo di Cruise e Jonathan Rhys Meyers di gesticolare all’italiana all’inizio dell’episodio romano.
Per quel che concerne il resto del cast, Laurence Fishburne non riesce ancora a liberarsi del ruolo di Morpheus; l’unico a distinguersi, dipingendo un significativo ritratto di cattivo a tutto tondo, e’ Philip Seymour Hoffman, reduce dalla grande prova di Truman Capote.

La guerra dei mondi

Trovo che sia molto angosciante che proprio Spielberg, “il papa’” di E.T.
abbia girato un film con alieni cattivissimi e non ditemi che non c’e’
un nesso tra i due film: che cos’e la Rachel interpretata da Dakota
Fanning se non la versione sclerotizzata della Gertie che fece di Drew
Barrymore una star?

Di seguito la recensione pubblicata a suo tempo su ImpattoSonoro

Laguerradeimondi

New York: Ray Ferrier lavora al porto ed ha un rapporto conflittuale con i due figli. Durante un fine settimana in cui i ragazzi gli sono affidati, uno strano temporale sconvolge la citta’: e’ l’inizio di una terribile invasione aliena..

H. G. Wells scrisse il romanzo La guerra dei mondi nel 1898 e quarant’anni dopo, nel 1938 Orson Welles ne fece uno sconvolgente adattamento radiofonico preso per veritiero che mise in allarme tutti gli Stati Uniti. Nel 1953 venne fatta una versione cinematografica del romanzo, perfetto esempio di quel filone sci-fi in cui nell’alieno si adombrava la minaccia sovietica; oggi Spielberg riprende in mano questo classico per raccontarci un mondo che sta andando alla deriva.
Pur essendo molto fedele alla prima versione filmica nell’iconografia e seguendone fedelmente la trama (l’invasione fallisce perche’ gli alieni vengono uccisi dall’atmosfera terrestre), l’attenzione del regista e’ puntata sull’uomo: il nucleo familiare di Ray che imparera’ a conoscersi ed amarsi durante questa terribile avventura e le reazioni di un’ umanita’ stupida che anche nei frangenti piu’ terribili e’ piu’ interessata a litigare che ad unirsi contro il nemico comune: emblematico il silenzioso scontro tra Ray e lo psicopatico che lo ospita, interpretato da un bravo Tim Robbins mentre il tentacolo alieno sta perlustrando la cantina dove sono nascosti.
l film ha una struttura road movie e quello del viaggio da New York a Boston e’ un buon escamotage per illustare i vari aspetti della disperazione che attanaglia il pianeta, perfettamente messa in scena dal regista, la tensione viene invece a mancare nei momenti di scontro diretto tra Cruise e gli alieni: la zampata con cui viene fermato e il rovesciamento dell’auto sapevano troppo dei predecenti scontri con tirannosauri imbufaliti.
Pensando che Spielberg e’ stato il regista di E.T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo, colui che ha “sdoganato” la figura dell’alieno facendolo uscire dall’aura malefica che l’ha sempre circondato per trasformarlo in un personaggio carissimo al nostro immaginario (ridisegnandone i tratti ispirandosi al muso di un gatto, mentre quelli che ci mostra oggi ricordano i gargoyles che adornano le chiese gotiche) ci si rende drammaticamente conto come la situazione mondiale sia precipitata nel giro di un quarto di secolo: se all’inizio degli anni ‘80 la fiducia e la sicurezza erano tali da permetterci di affrontare senza paura l’incontro con il nuovo, lo sconosciuto , rappresentato dall’extraterrestre, oggi le cose sono ben piu’ tragiche e Spielberg ce le illustra chiaramente durante l’odissea della famiglia Ferrier: la follia delle armi, l’indigenza, i militari che chiudono le frontiere, i muri ricoperti di foto e appelli per tentare di ritrovare le persone scomparse che rimandano al’11 settembre o alla tragedia dello tzunami: non si tratta solo del ritratto di una nazione che si sente minacciata come quella americana, ma delle ansie dell’intero mondo, ben rappresentate dall’agghiacciante suono che emettono i macchinari alieni: la versione distorta e crudele di una delle cinque note che era l’amichevole saluto alieno di Incontri ravvicinati del terzo tipo.