Carioca

FlyingdowntoriolocFlying Down to Rio
Usa 1933 RKO
con Dolores Del Rio, Ginger Rogers, Fred Astaire, Gene Raymond
regia di Thornton Freeland

A Miami la bella brasiliana Belinha flirta con il musicista Roger Bond che ha un ingaggio con la sua banda per l’apertura dell’hotel a Rio del padre della ragazza. L’inaugurazione si rivelerà piuttosto complicata perchè dei biscazzieri non accettano la concorrenza del nuovo albergo e cercano di boiccottarla; inoltre Belinha ha anche un fidanzato, Júlio Ribeiro, che è il miglior amico di Roger. Andata a buon fine l’inaugurazione, sembra che non ci siano più ostavoli per il matrimonio combinato ma Júlio si tira indietro per lasciare che trionfi l’amore tra Roger e Belinha.

Carioca


Se fosse per la trama, Carioca non sarebbe altro che una commedia musicale dimenticabile ma il film passa alla storia perché segna il debutto della coppia Fred Astaire – Ginger Rogers che avrebbe spopolato per tutti gli anni ’30 interpretando ben otto film insieme più uno alla fine degli anni ’40.
I due attori, Astaire praticamente debuttante, sono i coprotagonisti, gli altri componenti della banda del playboy Roger Bond, piacevoli e divertenti nei loro ruoli bucano lo schermo quando provano a ballare “la carioca”, un tipico ballo sudamericano.

Airdance Mentre scorre la banale storia d’amore tra Belinha e Roger con una bizzarra notte su un’isola deserta in cui l’inconscio si sdoppia dai personaggi reali per cedere alle lusinghe amorose mentre nella realtà nascondono i loro sentimenti, si può trovare un certo interesse storico nell’osservare le immagini di sfondo di una Rio de Janeiro ancora senza i suoi tipici grattacieli.
Carioca è una pellicola dove le coreografie musicali superano di gran lunga l’interesse per la trama, un perfetto musical del periodo della Grande Depressione, con fantasiose scenografie deco, e ballerini sulla cui bravura non c’è nulla da eccepire: qui abbiamo addirittura un doppio corpo di ballo, americano e sudamericano che enfatizza la sensualità dei ritmi esotici brasiliani: siamo ancora in una pellicola pre-codice Hays che sarebbe entrato in vigore l’anno successivo.
Indimenticabile anche un altro numero musicale, quello acrobatico delle ballerine sui biplani: pur essendo chiaramente delle immagini sovrapposte agli sfondi, smorzano un poco il morboso entusiasmo per il volo di Tom Cruise attaccato all’Airbus A400M dell’ultimo Mission Impossible.

Miami Vice

Miamivice1 USA 2005
con Jamie Foxx, Colin Farrell, Gong Li, John Ortiz
regia di Michael Mann

Una pericolosa organizzazione di narcotrafficanti ha un informatore all’interno degli organi di polizia, tocchera’ a Sonny e Rico infiltrarsi nel giro per scoprire la talpa e cercare di porre fine al racket, ma il gioco si fara’ sempre piu’ pericoloso..

I film tratti da celebri serie televisive hanno dato fino ad oggi esiti molto discutibili, non e’ il caso di questa rivisitazione di Michael Mann che, va ricordato, era stato produttore escutivo del famoso telefilm.
Il regista squassa totalmente il mood del serial, che era diventato celeberrimo come classico esempio di edonismo reaganiano: poliziotti vestiti con raffinate giacche firmate Armani che giravano per una Miami dagli accessi colori pastello a bordo di una Ferrari; in questa versione i protagonisti sono anime arrabbiate che si muovono nella notte nera della citta’ attraversata dalla luce gelida dei fanali che riverbera sulle vetrate dei grattacieli.
Un film crudo che si concede fulminanti sparatorie che non temono di sfiorare il gore piu’ sanguinoso; all’azione si alterna il melodramma con le vicende amorose (per certi versi complementari) dei due protagonisti.
Il cast e’ guidato con mano ferma: olte all’aficionados Jamie Foxx nei panni di Rico Tubbs, Colin Farrell sostituisce Don Johnson nel ruolo del fascinoso Sonny Crockett che seduce la gelida e pericolosa dark lady interpretata da una convincente Gong Li.
L’aspetto piu’ interessante della pellicola e’ la continuazione dell’analisi della metropoli iniziato in Collateral: se nel film precedente la citta’ di Los Angeles era rappresentata come un organismo vivente che continuava indisturbata la sue attivita’ nonostante il dramma del tassista Max, qui la metropoli mostra il suo lato piu’ fosco fatto anche di squallide periferie in contrasto con una natura rigogliosa (magnifiche le riprese delle cascate di Iguazu): citta’ e natura restano comunque matrigne indifferenti alle sorti degli uomini che in questo film si muovono come ratti tra i rifiuti.
Non c’e’ redenzione neanche per i buoni, i poliziotti che, se non sono corrotti, sono costretti a giocare sporco e a celarsi dietro ad una falsa identita’ che impedira’ di trovare l’amore.
Il topos da telefilm torna con il lieto fine venato di amarezza, ma gli atteggiamenti da Jago del perfido Jose’ Yero lasciavano intuire la possibilita’ di un finale tragico, di natura shakespeariana.

Recensione pubblicata a suo tempo su ImpattoSonoro