Mission: Impossible – Rogue Nation

MissionImpossibleRogueNation Il capo della Cia fa smantellare l’IMF e Ethan Hunt si trova da solo a cercare di dimostrare l’esistenza del Sindacato, un gruppo terroristico formato da agenti segreti di tutto il mondo dati per morti o dispersi. Hunt potrà contare sui fedeli compagni di sempre e sull’aiuto della bella Ilsa, agente dei servizi segreti britannici infiltrata nel Sindacato.

Il timore che la famigerata scena di Tom Cruise appeso all’Airbus A400M fosse l’unica trovata del film è stata piacevolmente smentita: Cruise si gioca la scena girata senza controfigure prima dei titoli di testa, a sottolineare il tono sempre più ironico che ha preso la serie di Mission Impossible, e i blockbuster d’azione in generale, poi il film diventa una piacevole sequenza di ottime scene d’azione che fanno dimenticare il volo iniziale di Cruise, girate in location bellissime, dall’Opera di Vienna al Marocco.
La storia è complicata quanto basta e con un pizzico di attualità: il Sindacato è un frutto deviato della stessa Intelligence britannica un po’ come l’Isis è figlio delle manipolazioni statunitensi in Medio Oriente.
Ilsa Il valore aggiunto del film è il gioco citazionista che forse per la prima volta entra nel genere d’azione: l’omicidio a teatro sul finale del vincerò di Nessun dorma ricorda la scena de L’uomo che sapeva troppo (1956) di Hitchcock e poi c’è la bellissima Rebecca Ferguson che avevo già notato quest’inverno nella serie The White Queen di cui era protagonista. Oltre alla bravura (il ruolo della regina Elizabeth Woodville le era valsa una nomination ai Golden Globe) avevo constatato l’incredibile somiglianza dell’attrice svedese con Ingrid Bergman e non devo essere la sola se il suo personaggio si chiama Ilsa come la protagonista di Casablanca!

Fantasma d’amore

Fantasmadamorejpg Italia 1981
con Romy Schneider Marcello Mastroianni
regia di Dino Risi

Un giorno, il distinto commercialista pavese Nino Monti prende l’autobus e presta cento lire a una donnetta sciatta per pagare la corsa. La donna garantisce che gli restituirà la moneta e la sera stessa lo contatta telefonicamente confessandogli di essere Anna Brigatti, l’amore giovanile di Nino, ormai sfatto dalla malattia. Raccontando l’accaduto ad alcuni amici, l’uomo viene a sapere che Anna è morta da qualche anno, dopo essere andata a vivere a Sondrio. Casualmente il commercialista deve andare a Sondrio e decide di telefonare al conte Zighi, marito (o forse vedovo?) di Anna ma a rispondere è proprio la donna e Nino la ritrova bella come in gioventù. I due decidono di vedersi a Pavia e durante una gita in barca la donna annega lasciando Nino nel timore di aver perso la ragione.

Incursione nel gotico da parte di Dino Risi e penultimo film della bellissima Romy Scheider che non si fa problemi ad imbruttirsi notevolmente per recitare il ruolo di Anna malata. Un film non molto amato dalla critica che andrebbe invece rivalutato per la capacità di costruire un’atmosfera malsana di delirio psicologico: solo nella scena finale capiamo che la voce off del protagonista non stava raccontando a noi la vicenda, ma Nino sta narrando ossessivamente la sua storia agli altri ricoverati nella stessa clinica dove alla fine è stato internato.
Alla luce della via destrutturata che ha preso il cinema contemporaneo potremmo quasi dire che Risi anticipa questo stile. La trama potrebbe essere raccontata in modo classico dicendo che il fantasma di una donna morta torna sulla terra per vendicarsi di chi l’aveva allontanata dal suo grande amore e vuole incontrarlo per l’ultima volta ma Risi preferisce giocare con l’illusione mentale di un uomo dalla vita apparentemente soddisfatta che improvvisamente si trova a fare i conti con il passato. Estremo anche il romanticismo nostalgico nella scena in cui Nino allontana il fantasma e si vede il soprabito bianco volteggiare giù dal ponte e scivolare nell’acqua
Gli attori sono bravissimi e oltre alle trasformazioni della Schneider va sottolineata l’interpretazione magistrale di Mastroianni. Coprotagonsita è la città di Pavia, brumosa e malsana nel suo spettrale panorama invernale, con le nebbie del fiume che salgono ad avvolgere i vicoli contorti del centro storico sotto lo sguardo severo dei suoi monumenti romanici.
E’ impressionante per la sottoscritta riconoscere quasi tutti gli esterni del film, credo sia la prima volta che mi capita; per chi fosse interessato a saperne di più consiglio lo speciale Davinotti sulle location esatte della pellicola.