Dracula di Bram Stoker

Bram Stoker’s Dracula
USA 1992, Columbia
con Gary Oldman, Winona Ryder, Anthony Hopkins, Keanu Reeves, Richard E. Grant, Cary Elwes, Billy Campbell, Sadie Frost, Tom Waits, Monica Bellucci, Michaela Bercu, Florinda Kendrick, Jay Robinson, I.M. Hobson, Laurie Franks, Cully Fredricksen, Judi Diamond, Octavian Cadia, Robert Buckingaham, Mitchell Evans, Robert Getz, Fred Spencer, Dagmar Stanec, Van Snowden, Eniko Öss, James Murray, Daniel Newman, Don Lewis, Nancy Linehan Charles, Honey Lauren, Jules Sylvester, Tatiana Von Furstemberg, Hubert Wells, Maud Winchester
regia di Francis Ford Coppola



Dracula di bram stoker


1462: dopo la caduta di Costantinopoli i paesi dell’est Europa devono combattere duramente per fermare l’avanzata turca, decisivo è l’intervento del cavaliere transilvano Vlad Draculea ma i turchi si vendicano facendo recare alla moglie Elisabeta un biglietto con la falsa notizia della sua morte, la donna disperata si suicida poco prima del ritorno vittorioso dell’amato consorte. Il pope rifiuta di celebrare i funerali di Elisabeta perchè morta suicida e quindi destinata alla dannazione, Vlad, pazzo di dolore, rivolge la sua ira verso Dio e i suoi gesti sacrileghi lo trasformano in un essere demoniaco. Quattrocento anni dopo Dracula intende spostarsi a Londra, il giovane Jonathan Harker si reca in Transilvania per formalizzare gli acquisti immobiliari, in sostituzione del precedente impiegato, Renfield, che è misteriosamente impazzito. Dracula vede una miniatura di Mina, la fidanzata di Harker, la cui somiglianza con Elisabeta è impressionante. Il vampiro lascia il giovane al castello in balia delle sue tre spose e si reca a Londra per conquistare Mina che non resiste alle sue lusinghe. Per trarre la forza che gli serve per tornare giovane, Dracula si nutre dei marinai dell’imbarcazione che hanno portato le sue casse a Londra e una volta in città la sua vittima sarà Lucy, la più cara amica di Mina. Lucy deperisce sempre più e il dottor Seward si rivolge al suo antico maestro, Van Helsing uno studioso che non teme di confrontarsi con i lati più oscuri e misteriosi della scienza; nonostante Van Helsing abbia intuito la presenza di un vampiro non riesce a salvare Lucy che muore mentre Mina è andata nei Carpazi a sposare Harker che nel frattempo era riuscito a fuggire dal castello di Dracula e aveva trovato rifugio in un convento di monache. Tornati a Londra Jonathan si unisce alle ricerche del vampiro mentre Lucy trova riparo nella clinica di Seward, qui incontra Dracula e lo implora di vampirizzarla; quando Van Helsing e i suoi accoliti arrivano il processo di mutazione di Mina è già iniziato e verrà sfruttato il suo contatto telepatico con il vampiro per inseguire Dracula che sta tornando nelle sue terre. Ferito il vampiro viene lasciato solo con Mina nella cappella dove era iniziata la sua maledizione a cui porrà fine la giovane donna.



Dracula di bram stoker


Coppola trasforma Dracula, il mostro più celebrato dalla cinematografia, in un eroe romantico in grado di superare “gli oceani del tempo” per ricongiungersi con l’amata; l’operazione ha avuto molto successo facendo del suo Dracula una delle pellicole più amate dal pubblico.
La cosa più divertente del film è che s’intitoli Dracula di Bram Stoker e che sia la versione che più si discosta dal romanzo, non fosse altro che per il prologo iniziale. Consideriamo che il film è uscito nel 70mo anniversario di Nosferatu il vampiro il capolavoro di Murnau che rischiò di andare perduto per i problemi di diritti con la vedova di Stoker: già dal titolo che richiama ironicamente questa vicenda, si capisce come il film di Coppola sia un omaggio al mostro cinematografico per eccellenza e non mancano citazioni da Nosferatu esasperando l’uso delle ombre espressioniste quando vediamo l’ombra di Dracula prendere per il collo Jonathan, passando dal Dracula di Tod Browning che ha introdotto le tre spose, fino al Dracula di Badham che già aveva esasperato i tratti sensuali del conte transilvano.



Bram stoker's dracula


Nel suo visionario barocchismo Coppola realizza un compendio dei Dracula cinematografici a cui aggiunge elementi tratti dalla storia dell’arte: il ritratto nel palazzo di Dracula che Jonathan crede essere di un avo deriva dall’Autoritratto di Albrecht Dürer; Lucy e i suoi lunghi capelli rossi sciolti in contrasto con le pettinature castigate di Mina rimandano ai Preraffaelliti.



Draculadibram stoker


Ad amalgamare il tutto i costumi visionari di Eiko Ishioka: mi impressiona sempre l’armatura rossa di Vlad con cui si reca in battaglia contro i turchi: ricorda i modelli del corpo umano che servono per studiare i muscoli: Vlad un uomo “senza pelle” il cui cuore (altro muscolo) è troppo esposto alle pene d’amore e alla vendetta persino contro Dio.
Per fronteggiare questo personaggio fuori dal suo e da ogni tempo servono ben cinque esseri umani che rappresentano i vari aspetti della logica: l’avvocato, il medico, addirittura un esponente del nuovo mondo, il texano Quincey Morris, tutti sotto la guida di Van Helsing, rappresentato come una figura a cavallo tra il mondo scientifico e quello del mistero.



Draculadibramstoker


Coppola ha la capacità di tenere insieme tutti i vari elementi e ci restituisce la perfetta atmosfera vittoriana fatta di reppressione sessuale, soprattutto femminile, interesse per l’occulto e slanci verso la modernità con particolare attenzione al nascente mondo del cinema: una realtà imperitura che affascina molto Dracula, consequenziale il passaggio da tecnica a estetica dello sguardo: quanti occhi nelle sovraimpressioni dai colori primari dei viraggi del cinema muto ma soprattutto la continuità tra il primo incontro di Mina con Dracula nelle vesti di mostro che seduce Lucy (rimando all’Incubo di Füssli) con lui che le dice in francese di non guardarlo, mentre nella scena successiva Dracula nelle vesti di azzimato principe invita telepaticamente Mina a guardarlo “adesso” cioè al suo meglio.

Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno

Da quando, otto anni prima, Batman si è assunto le colpe di Due Facce diventando un reietto, Gotham City gode di un periodo di calma e prosperità ma nuvole fosche si stanno addensando all’orizzonte mentre Bruce Wayne si è isolato nella proprietà di famiglia. La sua assenza favorisce un tentativo di scalata alle industrie Wayne e la città finisce in mano a Bane, un truce mercenario che rivela la verità su Dent/Due Facce e tiene Gotham sotto la minaccia di un esplosione nucleare..

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Se è già notevole che una trilogia finisca senza snaturarsi, Nolan compie il miracolo (riuscito solo al Signore degli Anelli) di concludere in crescendo il suo trittico su Batman terminandolo con quello che a mio parere è il capitolo più riuscito dell’intera saga in cui si raggiunge l’equilibrio ottimale tra la riflessione autoriale e l’action necessaria a una storia di supereroi (penso alla notevole sequenza aerea iniziale).
La manipolazione della verità è uno dei temi fondamentali della teoretica di Nolan fin dai tempi di Memento dove va ricostruita come un puzzle, per arrivare a sfalsarla tra i vari piani di realtà in Inception passando per il capolavoro del regista, The prestige. La riflessione sulla menzogna è fondamentale anche nella trilogia di Batman: nel primo capitolo vediamo un uomo che sceglie di nascondersi dietro a una maschera per diventare un simbolo che scuota le coscienze, nel secondo episodio si altera la verità per permettere al bene di vincere mentre in quest’ultimo capitolo la verità sembra apparentemente trionfare svelando l’inganno su Dent ma la menzogna aumenta in modo esponenziale perchè è attraverso un’enorme bugia sull’innesco della bomba che Bane governa con pugno di ferro Gotham.
L’adesione della vicenda di Batman al nostro presente diventa totale ne Il Cavaliere Oscuro il ritorno dove la recessione economica e i vari Occupy assumono una dimensione apocalittica che coniuga il futuribile di Mad Max (il look di Bane per certi versi me lo ricordava) con reminiscenze della rivoluzione d’Ottobre (la distruzione delle case ricche ricorda certe foto del Palazzo d’Inverno devastato) e quella francese (l’allucinato Cillian Murphy assiso su un altissimo scranno pare uscito dal segmento sul Terrore del Napoleon di Abel Gance). Sperando che il film non sia profetico, nella figura di Bane si adombra un notevole populismo che si aggira anche nei nostri confini patri. “Questa è una borsa valori, non c’e’ niente da rubare!” esclama un broker e Bane prontamente gli risponde “Allora tu che ci fai qui?”.
Nolan però è autore molto complesso per proporre un’opera che si legga solo al negativo. La lettura positiva sembra ispirarsi alla frase di Brecht Beato il paese che non ha bisogno di eroi e infatti Batman è sempre più assente dai snodi fondamentali della vicenda: è il Commissario Gordon a disinnescare la bomba, un uomo normale, insignificante di mezz’età con gli occhiali e i baffi ingrigiti. Se Bane incarna il populismo, il commissario diventa il simbolo dell’impegno positivo dell’uomo della strada che si mette in gioco e non si chiude nel proprio egoismo indifferente.
Tornando al lato squisitamente comics del film, non si può tacere della bella prova di Anne Hathaway come CatWoman, certo la sua eroina deve il nome alla destrezza felina nel furto che la accomuna al Gatto di Caccia al Ladro, niente a che fare con la resurrezione burtoniana della CatWoman di Michelle Pfeiffer. Nonostante questo anche una burtoniana come la sottoscritta ha apprezzato la sensualità dell’attrice e l’attualità del personaggio.

Batman – Il cavaliere oscuro

The Dark Knight
Usa 2008 Warner
con Christian Bale, Heath Ledger, Gary Oldman, Michael Caine, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhaal, Morgan Freeman, Eric Roberts
regia di Christopher Nolan

Thedarkknight

Mentre Gotham City sembra aver trovato un paladino della giustizia nel Procuratore Distrettuale Harvey Dent, un nuovo criminale psicopatico, Joker, scala i vertici della malavita, iniziando col rubare i capitali della mafia ma puntando a uno scontro diretto con Batman che vuole costringere a rivelarsi pubblicamente..

Per prepararmi degnamente all’ultimo capitolo della saga di Christopher Nolan, ho ripassato diligentemente i due capitoli precedenti che pure avevo visto in sala e le impressioni sono un po’ cambiate. Sette anni fa scrissi un post piuttosto tranchant su Batman Begins che rivisto oggi mi ha invece divertito. Ho riflettuto sulle motivazioni che mi hanno spinto a cambiare idea e penso che il giudizio negativo condiviso all’epoca da tanti validi cineblogger, nascesse dalla difficoltà di accettare il crossover proposto da Nolan: eravamo abituati a un modello di film molto pop, colorato che rispecchiasse l’origine comics. Nolan, fin dal primo capitolo, affronta la saga di Batman con un approccio molto più realistico: Gotham City è una metropoli contemporanea con poche caratteristiche fumettistiche o futuribili. Questo realismo si sposa a battute a cui poi ci siamo abituati con la dilagante ironia di Iron Man. In poche parole penso che ci sia stata un progressivo adeguamento al modello estetico proposto dal genere filmico tratto dal comics.
De Il cavaliere oscuro non avevo scritto nulla nel 2008 ma ho sempre conservato un’ottima impressione che invece si è un po’ persa con la seconda visione.
Il secondo capitolo della trilogia di Nolan è sicuramente più ambizioso e cupo del primo episodio. Lo scontro tra Batman e Joker va ben oltre la semplice sfida tra un supereroe e il cattivo di turno, è un duello tra Bene e Male o per meglio dire, tra Ordine e Caos e a vincere, nella maniera più subdola, è il Joker la cui cattura costerà a Batman un prezzo altissimo a livello personale e, in nome di una giustizia più alta, l’uomo pipistrello si caricherà sulle spalle le colpe altrui diventando un reietto cacciato dalla società come voleva il suo nemico. Racconto fumettistico che si trasforma nella metafora di un male cieco che gode di sè stesso e riesce a contaminare anche gli elementi migliori (Dent/Due Facce) costringendo il supereroe a scendere a patti con la propria coscienza ma un giustiziere che si cela dietro una maschera e conduce una doppia vita, che rapporto ha con la Verità?
Se Il cavaliere oscuro ha il pregio di innescare riflessioni che smitizzano la figura del supereroe tout court, bisogna anche riconoscere che il film è appesantito dall’eccessiva lunghezza e verbosità, siamo lontani da quel capolavoro acclamato all’uscita in sala, anche sull’onda emotiva della morte di Heath Ledger, lui sì superbo nell’interpretazione del Joker.

Una vita al massimo

True romance
Usa 1993,
con Christian Slater, Patricia Arquette, Dennis Hopper, Val Kilmer, Gary Oldman, Brad Pitt, Christopher Walken, James Gandolfini, Samuel L. Jackson, Chris Penn, Jack Black
regia di Tony Scott

Clarence lavora in un negozio di fumetti a Detroit e la sera del suo compleanno va al cinema. In sala conosce una ragazza, Alabama; i due trascorrono una bellissima serata e finiscono a letto insieme. Alabama confida a Clarence di essere una squillo, regalo di compleanno del suo datore di lavoro ma al ragazzo non importa e i due corrono a sposarsi. Clarence poi si reca dal magnaccia della moglie per riprendere le sue cose e finisce per ucciderlo. Invece della valigia di Alabama prende una valigia piena di droga. Gli sposini decidono di smerciarla in California ma lasciano molti indizi e ben presto si ritrovano i mafiosi proprietari della coca alle calcagna..


Unavitaalmassimo

Forse non è il film più adatto per ricordare la tragica scomparsa di Tony Scott: il film è scritto da Quentin Tarantino e rispecchia fedelmente le ossessioni e gli stilemi del regista che al momento aveva diretto solo Le iene come i monologhi su cinema e musica (in Una vita al massimo Clarence si confida addirittura con il fantasma di Elvis). Erano probabilmente gli anni in cui Quentin girava con lo spolverino di Mark, il protagonista di A better tomorrow di John Woo e infatti tra tante scene di kung fu, alla televisione passa un estratto del film: una scena di resa dei conti con pistole alla mano, anticipatrice del mexican standoff finale che omaggia a modo suo le sparatorie di John Woo con tutte le piume dei cuscini che svolazzano al posto delle colombe.
Tony Scott ci mette il suo stile patinato che è diventato uno stilema dei secondi anni anni ’80 e dei primi anni ’90: quei fasci di luce che filtrano dalle serrande o illuminano la notte di un blu fluo. Anche la direzione degli attori porta più la firma di Scott che di Tarantino (che ha sempre giurato di non essere mai stato sul set durante le riprese) Christian Slater fa il verso a Tom Cruise mentre il personaggio di Alabama è la classica figura di bionda svampita che scombina la vita dell’uomo che incontra, tipica di certo cinema anni ’80 vedi la Rosanna Arquette di Fuori Oraro, la Melanie Griffith di Qualcosa di travolgente e per certi versi anche la Madonna di Who’s that girl? remake pop e scanzonato di Susanna!: ecco dove sono finite le eroine delle commedie brillanti anni ’30, frequentano e tengono testa ai bad boys violenti! L’ideale femminino di Tarantino (alla Kill Bill) esplode solo nella scena in cui Alabama si difende dal killer interpretato da James Gandolfini.
Inutile comunque spartire i meriti e i compiti tra i due autori, il connubio funziona e il film è una divertente commistione tra commedia romantica sposato all’action movie più efferato spruzzato da grandi dosi di ironia. Credo che forse non l’avrei amato molto all’epoca, visto oggi mi diverte tantissimo ed è un’interessante compendio dell’evoluzione cinematografica dell’ultimo ventennio.

La talpa

Latalpa Controllo, capo dello spionaggio britannico viene licenziato con tutta la sua squadra quando ipotizza che una talpa si muova all’interno del Circus. Quando la notizia arriva al primo ministro, Controllo e’ ormai morto e il suo vice George Smiley viene richiamato in servizio con l’incarico di scoprire la talpa tra il gruppo ristretto di agenti in posizioni di rilievo con cui ha collaborato per tutta la vita.

Che quella dell’agente segreto non sia più l’attività fascinosa di James Bond lo abbiamo scoperto con Le vite degli altri e Umberto Eco durante la promozione de Il Cimitero di Praga ne ha ribadito l’inutilita’ descrivendo le spie come creatori di falsi documenti che supportano quanto la parte avversa gia’ conosce. A chiudere la trilogia arriva il thriller di Tomas Alfredson tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di John LeCarre’ che ci descrive le frustrazioni di un gruppo di spie sul viale del tramonto: i bei tempi che rimembra una vecchia collaboratrice contattata da Smiley erano quelli della guerra, solo perche’ erano quelli della giovinezza. La talpa una volta scoperta giustifichera’ il passaggio al nemico per scelta estetica piu’ che etica perche’ l’Occidente si sta involgarendo (ed il film e’ ambientato nel 1973/74!)
Nel sottile gioco di ricostruzione che Smiley deve operare riemergono frammenti di un passato trascorso tra cene aziendali degne della piu’ banale vita impiegatizia e tante pene d’amore e mai La Mer di Trènet sottolineò un finale più malinconico.
Alfredson ci ripropone lo stesso stile lento di Lasciami entrare, una lentezza che viene scossa come nella pellicola precedente da lampi improvvisi di cruda violenza, in aggiunta c’e’ l’insistenza sulla scelta stilistica del carrello all’indietro e infatti Smiley dovra’ prendere le distanze dal vissuto personale e facendo un passo indietro avere una visione d’insieme piu’ nitida e scorgere finalmente quel che ha sempre avuto sotto gli occhi, anzi gli occhiali spesso mostrati appannati. La necessita’ della messa a fuoco di cio’ che lo circonda e’ sottolineata dalla visita dall’oculista che segue immediatamente l’assunzione dell’incarico. Molte inquadrature rimandano anche a La finestra sul cortile con la visione delle vetrate di intere palazzine spiate.
Impossibile non parlare del cast di questo film, vedere Gary Oldaman in cima ai titoli di testa di una locandina e’ una gioia che potra’ essere bissata con l’Oscar come miglior protagonista a cui e’ candidato. Vederlo duettare con Tom Hardy e’ una chicca, quasi un passaggio del testimone tra due camaleonti del grande schermo. Si fa notare anche Benedict Cumberbatch (lo Sherlock televisivio) a cui spetta il ruolo tutto sommato piu’ leggero e nella tradizione della spia charmant.
Attenzione spoiler Dalla scelta del cast arriva anche l’unica nota negativa: quando ti accorgi che l’attore di grido dopo un quarto d’ora non ha ancora avuto una scena importante intuisci che e’ nel film per interpretare la talpa

Sid and Nancy

Sid&Nancy GB 1986
con Gary Oldman, Chloe Webb
regia di Alex Cox

La drammatica storia d’amore tra il bassista dei Sex Pistols e la groupie americana Nancy Spungen, iniziata quasi per gioco a Londra e finita con Nancy morta dissanguata in una camera del Chelsea Hotel di New York dopo che la band si era sciolta e la coppia caduta nel baratro dell’eroina.

Rivedendo il film dopo tanto tempo sono rimasta colpita dalla discrepanza tra la vicenda narrata e lo stile della pellicola che ha un che di patinato, alcuni esterni sembrano addirittura ricostruiti in studio, insomma una cifra molto lontana dal mondo “osceno e furioso” in cui si svolse la storia d’amore dell’icona piu’ emblematica del punk inglese. Oggi il film sarebbe stato girato con uno stile molto piu’ sporco, probabilmente in bianco e nero ma erano gli anni ‘80 e anche il finale romantico, velata anticipazione della morte di overdose di Sid Viciuos si segnala per il classico codazzo di ragazzini che corre dietro al taxi sul quale una finalmente felice Nancy e’ venuta a prendere il suo Sid. A far stringere il cuore oggi pero’ e’ l’inquadratura che precede la danza di Sid con i ragazzini, quando lo si vede dirigersi verso la fermata del taxi con le Torri Gemelle sullo sfondo: a posteriori l’anticipazione della scomparsa di Sid si e’ trasformata nel preludio di una distruzione epocale.
Restano memorabili la prove attoriali dei due protagonisti, gli esordienti Gary Oldman e Chloe Webb, contornati da camei di musicisti, tra cui ricordiamo Coata Mundi nel ruolo del nero che fa il monologo contro la droga e Courtney Love nei panni dell’amica a cui Nancy dice la celebre battuta È l’amore che uccide, non la droga..

Harry Potter e il calice di fuoco

Harry Potter and the goblet of fire
U.S.A., 2005,
con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Ralph Fiennes, Gary Oldman, Michael Gambon, Alan Rickman, Maggie Smith, Tom Felton, Brendan Gleeson, Miranda Richardson
regia di Mike Newell


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Il nuovo anno di studi ad Hogwarts inizia con una sorpresa: la scuola ospitera’ il torneo Tremaghi, importantissima e perigliosa competizione tra le principali accademie di magia. Al termine della selezione dei rappresentanti di ogni istituto, viene misteriosamente indicato anche Harry Potter per difendere i colori di Hogwarts, benche’ non abbia ancora raggiunto l’eta’ minima per partecipare alla sfida.

In due ore e mezza si condensa il voluminoso resoconto delle (dis)avventure del quarto anno di studi di Harry Potter: mentre un futuro inquietante si annuncia per il mondo della magia con la reincarnazione di Voldemort, Harry e i suoi amici devono anche vedersela con le prime pulsioni ormonali.
Della pellicola rimangono impressi tre momenti: l’iniziale Coppa del Mondo di Quidditch, manifestazione clou del mondo della magia, funestata dall’attacco dei Mangiamorte, che purtroppo richiama i veri attentati che hanno sconvolto l’estate appena trascorsa; il divertente momento del ballo con i dubbi e le titubanze che impacciano Harry e Ron nel trovare il coraggio per invitare una ragazza ed in questo segmento il regista, Mike Newell, autore del celebre Quattro matrimoni e un funerale riesce a ricreare perfettamente l’atmosfera della commedia brillante.
Da segnalare una curiosita’: quando il ballo perde il tono ufficiale e si trasforma per un brevissimo momento in un concerto rock sul palco avrebbero dovuto esserci i Franz Ferdinand che declinarono l’offerta di partecipare al film per gli impegni dovuti al successo del loro primo album e vista la brevita’ della scena non si puo’ che approvare la loro scelta.
In fine e’ memorabile la reincarnazione di Lord Voldemort che da sgorbietto insignificante, grazie ad un incantesimo, prende le fattezze di un bravissimo Ralph Fiennes che recita senza naso rubando la scena al giovane protagonista (e da un punto di vista puramente recitativo si prevedono tempi veramente difficili per HP!)
Malocchio Moody invece non e’ cosi’ inquietante come nel romanzo: ci si affida alla recitazione molto fisica del possente Brendan Gleeson e l’occhio magico finisce in secondo piano, al pari degli altri arti meccanici del nuovo insegnante di Difesa contro le Arti Oscure.
Per il resto il film si conferma un’operazione commerciale di lusso: gli effetti speciali sono sempre piu’ accurati ed impressionanti: dalle vertiginose scene del mondiale di quidditch, agli immaginifici ingressi delle delegazioni delle altre scuole, per finire con il perfetto realismo dei draghi.
Per quanto riguarda le polemiche riguardanti un eventuale divieto del film che in Spagna e’ stato vietato ai minori di sette anni, non trovo che le immagini siano cosi’ paurose: in fondo il film e’ costruito pensando ad un target di giovanissimi, piu’ che all’intervento dello censura, sta alla coscienza dei genitori valutare se sia il caso di iniziare i proprio figli sotto i sei anni alla frequentazione cinematografica proprio con questa pellicola, che ripeto, non e’ terrificante nelle immagini, ma forse inquieta per il particolare punto della saga che si intreccia sempre piu’ con la drammatica realta’ che la televisione porta in casa.

Batman Begins

Caro Batman, fai bene a startene mogio, a testa bassa sulla locandina: anche questa volta il film che dovrebbe raccontare l’inizio della tua leggenda si e’ rivelato mortalmente noioso: ah i bei tempi di Tim Burton!

recensione pubblicata a suo tempo su ImpattoSonoro


Batmanbegins

Come Bruce Wayne, miliardario affetto da un grande senso di colpa, diventi illeggendario giustiziere Batman.

Se il tema principale di questo film e’ la paura, c’e’ da chiedersi se Christopher Nolan abbia avuto timore del salto di qualita’: da regista di nicchia a quello di blockbuster.
Questa potrebbe essere una plausibile spiegazione di un’opera molto interessante sulla carta ma assai meno avvincente sullo schermo: indiscutibilmente ben confezionata ma senza mai nulla che sia in grado di catturare l’attenzione, tutto si muove sul filo del deja vu: a partire dai combattimenti in salsa orientale, qui conditi con chincagliera ninja.
Come si conviene all’attuale filone del supereroe, vediamo il povero Batman intento a costruirsi il costume che diventera’ il suo tratto distintivo e regolarmente lo vediamo sbattere contro un muro quando e’ alle prese con i primi interventi: un passaggio banale e sinceramente ridicolo.
Altro difetto del film e’ l’estrema verbosita’, di certo poco congeniale ad un film d’azione: ci viene spiegato tutto prima, dopo e persino durante l’accadimento, ma in tanta prolissita’ si son dimenticati di motivarci come Batman riesca a camuffare la sua voce: un altro marchingegno costosissimo oppure raucedine da notti passate sui tetti o, piu’ probabilmente, costrizione da maschera, evidentemente non della misura giusta, visto che l’emaciato Bale quando indossa il suo costumino si ritrova con due guanciotte da criceto?
Ma l’occasione mancata e’ stata quella di non sfruttare l’elemento della sostanza psicotropa che permette di visualizzare le peggiori paure di ognuno, per trasformare la pellicola in un film decadente e barocco (quante volte viene ribadita l’importanza della teatralita’?) o dal taglio orrorifico: gia’ Gotham City non ha nulla di fantastico, ma e’ una riproduzione di una qualsiasi metropoli a cui sono state aggiunte due o tre linee ferroviarie sospese che fanno tanto Metropolis, e scoprire che le fobie di un intera popolazione riguardano qualche vermicello, due o tre facce con gli occhi rossi ed un cavaliere senza testa, unico motivo per tirare in ballo Tim Barton a proposito di questo film, e’ estremamente deludente.
Venendo agli attori le note rimangono altrettanto dolenti: il Batman disegnato da Christian Bale e’ oggettivamente antipatico e, ammetto che sia una fisima personale, non riesco a concepire un attore che interpreti questo personaggio senza avere delle labbra ben disegnate, come quelle memorabili di Michael Keaton, ma a parte questo Bale viene surclassato dall’antangonista Cillian Murphy che interpreta il medico folle Crane.
Katie Holmes continua ad interpretare il personaggio di Dawson’s Creek: la ragazzina spocchiosa e saccente innamorata con scarse speranze del suo migliore amico.
Molto piu’ interessante il cast degli attori di contorno, benche’ spesso penalizzato dalla sceneggiatura: Liam Neeson ormai specializzato nel ruolo di insegnante di arti marziali, Michael Caine nella parte del fedele maggiordomo Alfred e’ costretto a battute talmente stupide che neppure la sua classe ed ironia riescono a renderle credibili, Morgan Freeman al suo solito ruolo alimentare, fa il verso a se stesso, Rutger Hauer ha poche battute, ma se non altro ha la faccia giusta per il magnate senza scrupoli, mentre Gary Oldman garantisce l’ennesimo trasformismo disegnando un uomo comune, unico poliziotto integerrimo della citta’ ed e’ grandioso alla guida della Batmobile.
Purtroppo la chiusa finale lascia intuire la possibilita’ di un sequel, o forse
preferisco vederla in questo modo che pensare ad un tentativo di legarsi al primo Batman di Burton.

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

 
Harrypotter_recensione_dvd_t5_1Il terzo anno di studi ad Hogwarts si apre in un clima di tensione: un pericoloso mago e’ fuggito dalla prigione di Azkaban e le sue malevole intenzioni sembrano rivolte contro Harry Potter, ma nella saga fantastica del piccolo mago nulla e’ mai come sembra e in questo episodio Harry scoprira’ chi e’ veramente coinvolto nella morte dei suoi genitori.

La pellicola diretta da Alfonso Cuarón e’ la migliore delle tre finora prodotte.
Il regista messicano scelto per realizzare il piu’ oscuro dei film tratti dai
volumi dedicati ad Harry Potter, non ha creato una fiaba dark dal consueto
immaginario gotico, ma ha realizzato una fantasia degna di una casa degli orrori
al luna park, dove il soprassalto e’ sempre mischiato al gioco ed alla
sorpresa.

La scena piu’ bella e piu’ emblematica del registro filmico e’
quella del passaggio sull’autobus fantastico Nottetempo, che viaggia a folle
velocita’ nelle strade di Londra salvo inchiodare davanti alle vecchiette che
attraversano la strada e restringersi per passare tra due bus che procedono
appaiati, guidato da un flemmatico vecchietto che ha per navigatore un’assurda
testolina wodoo parlante.
Anche la scuola di Hogwarts non e’ piu’ vista come
un severo collegio inglese: i quadri parlanti che portano alle varie case
assumono in certi momenti il ruolo di coro e i sussiegosi fantasmi si sono
trasformati in una masnada caciarona che corre lungo il salone dove gli allievi
dovrebbero studiare.

Il cast si fa sempre piu’ ricco ed interessante,
oltre all’arrivo di Michael Gambon, che sostituisce degnamente il compianto
Richard Harris nei panni di Albus Silente, e quello del sempre strepitoso Gary
Oldman
nel ruolo di Sirius Black, si segnala il gustoso cameo di Emma Thompson
che da vita a Sibilla Cooman, la bislacca docente di Divinazione. David Thewlis
fa una misurata interpretazione di Remus Lupin, l’insegnante di Difesa contro le
Arti Oscure con cui Harry stringe un rapporto quasi figliale.

Il prossimo
capitolo della saga Harry Potter e il calice di fuoco sara’ diretto da
Mike Newell, il regista di Quattro matrimoni e un funerale: probabilmente
per sottolinearne il tono da commedia rosa: infatti inizieranno i primi palpiti
amorosi per Harry ei suoi amici.

Gary Oldman

Garyoldman



Auguri di cuore a Gary
Oldman, uno dei migliori attori viventi, genio del camaleontismo che dissipa il suo talento con altrettanta arte:
peggio di Orson Welles che recitava in pessimi film per ragrannellare il denaro
per i suoi progetti.
Gary Oldman si spreca in camei e in film di dubbia
qualita’ quasi con grazia, come se il ruolo autodistruttivo che l’ha rivelato
nell’1986, Sid and Nancy di Alex Cox dove interpretava Sid Viciuos fosse
profetico. Lo rivedremo a giugno sul grande schermo nel ruolo di Sirius Black
nella saga di Harry Potter.

Filmografia completa