Safe House – Nessuno è al sicuro

Safehouse Matt Weston, un giovane agente della CIA, gestisce la safe house di Citta’ del Capo, in Sud Africa: un posto tranquillo dove non succede praticamente nulla e infatti il giovane scalpita per un ruolo di maggior azione. Un giorno però, arriva la telefonata tanto attesa: dei clienti chiedono di usare la safe house per un interrogatorio e il prigioniero e’ nientemeno che Tobin Frost, leggendario agente della CIA che si è messo a vendere segreti di stato. Mentre si procede all’interrogatorio la safe house viene assaltata; Matt e Tobin sono gli unici a sopravvivere: riuscirà l’inesperto agente a tenere a bada l’astuta spia?

Non lasciatevi incantare dalla fotografia sgranata e dal grande uso della macchina a mano del regista Daniel Espinosa, nonostante il taglio contemporaneo Safe House procede sui binari più classici del film di spionaggio con il confronto tra il cinico deluso e il giovane di buoni propositi i cui scontri potrebbero anche portare a un’amicizia. E in un film di genere questo è ancora accettabile anche quando è costruito su misura della star che pure produce: Denzel Washington (che si circonda di comprimari del calibro di Brendan Gleeson e Sam Shepard) sfodera tutto il suo repertorio di ammiccamenti simpatici per poi trasformarsi nella seconda metà della pellicola in un gelido assassino e (scusate lo spoiler) sa morire da par suo.
Il film, che pure aveva mantenuto una buona tensione e anche ammaliato con l’ambientazione insolita del Sud Africa, deraglia completamente nella parte finale dove si accumula tutta una serie di sottofinali uno piu’ inutile dell’altro che sfiniscono lo spettatore, riservando però un inatteso colpo di scena: il finale è praticamente identico a quello di Mission Impossible Protocollo Fantasma: lui che da lontano osserva l’amore perduto accontentandosi di un languido sguardo.

Mission Impossible: Protocollo Fantasma

Ethan Hunt viene liberato da un carcere russo per l’ennesima missione impossibile: fermare un terrorista che vuole lanciare una testata nucleare russa perché crede che la guerra nucleare possa rinvigorire la razza umana. La prima fase della missione fallisce in seguito ad un’esplosione all’interno del Cremlino di cui viene incolpata la squadra di Hunt. Il fatto riporta la tensione tra Russia e Usa ai livelli della crisi cubana, scatta così il Protocollo Fantasma: Hunt e i suoi agenti sono disconosciuti dall’IMF e devono salvare il mondo da soli.



Mi protocollo fantasma (1)


Sarà l’appartenenza a Scientology, ma la caparbietà’ di Tom Cruise e’ davvero fenomenale, almeno nel continuare un genere piuttosto in disuso al momento: andati in pensione per anzianità Stallone e Schwarzenegger, superato in corsa Bruce Willis, abortita la stella nascente di Vin Diesel, è rimasto il solo Cruise, il piu’ “sfisicato” del gruppo a costruire blockbuster d’azione in cui sopperisce alla mancanza di massa muscolare con la passione spericolata per l’arrampicata e altri funambolismi.
Siamo al quarto capitolo di Mission Impossibile in 16 anni (il primo era del 1996) e la chiusa di quest’ultimo episodio lascia presagire che la saga non è ancora conclusa. La vera sorpresa (se ci sarà) riguarderà il regista scelto per dirigere la nuova avventura. Per questo Protocollo Fantasma la scelta pareva bizzarra ma si è rivelata molto azzeccata, infatti dopo l’inizio sotto l’egida di Brian De Palma, l’incontro con l’Oriente di John Woo e il tocco di J.J. Abrams e’ stata la volta di Brad Bird, regista che arriva dai cartoni della Pixar, per cui aveva diretto Gli incredibili e Ratatouille,



Protocollofantasma


Il tocco cartoon è stato geniale perché in fondo Mission Impossibile è un grosso fumettone dove tutto è incredibile e solo l’ironia tipica dei catoni animati poteva rendere divertente un prodotto che ricerca situazioni sempre più spericolate e di conseguenza paradossali, se pensiamo alla scalata dell’edificio più alto del mondo, il celebre Burj Khalifa di Dubai, a renderlo divertente e accettabile e’ proprio “la morte” in tipico stile cartone animato di uno dei guanti ventosa. Da segnalare anche il rocambolesco combattimento nel parcheggio automatizzato di Munbai e soprattutto la scena dentro il Cremlino in cui Hunt e il suo esperto informatico avanzano in un corridoio controllato da una guardia che ingannano grazie a un telone in cui riflettono un immagine del corridoio vuoto.
All’ironia si unisce una confezione patinata ed esotica: le location vanno dalla Russia a Dubai per terminare nel caos e nella pacchiana ricchezza di Munbai mentre il product placement della BMW (ormai specializzata nel settore con la decennale collaborazione in 007) culmina nell’eccezionale anteprima della i8.
Un film che si dimentica in una settimana e perciò ulteriormente perfetto come film d’evasione.