Collateral

Collateral

Max fa il tassista a Los Angeles, e’ molto scrupoloso nel suo lavoro:
maniaco della pulizia e con un progetto per il futuro in testa. Una
sera incontra Vincent che colpito dalla sua precisione lo assume per
tutta la notte in cui deve compiere cinque incontri prima di lasciare
L.A. all’alba. Ben presto Max capira’ che l’uomo che sta accompagnando
e’ un killer spietato.

La storia che il film racconta e’ collaterale alla vera
protagonista della pellicola: la smisurata metropoli di Los Angeles che
Mann ci mostra sempre incombente in ogni inquadratura. E’ quasi un
organismo vivente a se’ stante fatta di luci, macchine, metropolitane e
scale mobili che sembrano animate da una propria volonta’. Al suo
interno l’incontro-scontro tra il cinico Vincent e il buon Max che da
dodici anni culla il proprio sogno di cambiar vita. Non si puo’ neppure
parlare di scontro tra Bene e Male perche’ l’anima pia di Max si
sveglia realmente solo quando viene toccato direttamente, altrimenti e’
disposto ad assecondare il killer giustificandosi col fatto di non
avere scelta. Molto piu’ interessante la figura di Vincent, per cui
parteggia il pubblico e lo stesso regista. Questo killer non e’ malato
di mente o particolarmente bisognoso di soldi, e’ un animale che si
adatta a quella natura meccanica, ma sempre matrigna, che e’ la
metropoli dove una persona puo’ morire in metropolitana senza che
nessuno se ne accorga per ore ed il momento piu’ bello del film e’
quello in cui il taxi si ferma per far passare il coyote che li fissa e
poco dopo nella scena della discoteca, che e’ indubbiamente una gran
bella scena d’azione, Tom Cruise sapra’ replicare quello sguardo
distaccato di predatore.

L’ultimo samurai

Lastsam
E’ sicuramente un film di puro intrattenimento, anche con qualche sbavatura
registica (l’esagerato uso del rallenti) e qualche eccessiva semplifcazione
filosofica (svuotare la mente non e’ poi cosi’ facile). Cio’ non toglie che il film che vede Tom Cruise protagonista, non che produttore sia
affascinante e degno di nota.
Ancora una volta torna il mito dell’estremo
oriente depositario dell’onore, valore che l’occidente ha perduto cedendo alle
lusinghe del profitto, assunto che sta anche alla base di Kill Bill e
Ghost Dog.
Estremamente interessante a mio parere (ma ammetto di avere
sempre avuto un debole per gli indiani) il parallelo tra samurai e pellirossa,
non piu’ visti come barbari assassini ma depositari di una valida civilta’ e
infatti penso che i referenti di questo film, piu’ che Braveheart o
Balla coi lupi che comunque sono citati, come omaggiato e’ il grande
Kurosawa, siano i film che negli anni ’70 rivalutarono la figura degli indiani:
Piccolo grande uomo e Soldato blu la cui scena di sterminio del
villaggio indiano e’ ripresa negli incubi che attanagliano le notti di Nathan
Algreen, del resto anche il titolo rimanda al romanzo L’ultimo dei
Mohicani
di J.F. Cooper.