2 cuori e 2 capanne

Italia 2025
con Edoardo Leo, Claudia Pandolfi, Giorgio Colangeli, Marco Quaglia, Gian Marco Tognazzi, Marco Vincis, Benedetta Tiberi, Francesca Alati, Federica Cifola, Alessia Barela, Marianna Menga, Betty Pedrazzi, Giuseppe Ragone, Massimiliano Bruno, Stefano Abbati, Carolina Crescentini, Valerio Lundini, Daniele Silvestri
regia di Massimiliano Bruno

Un incontro fortuito sull’autobus porta a una notte di sesso che dovrebbe essere una tantum ma i due protagonisti si ritrovano colleghi di lavoro, lui preside rigido lei insegnante schierata con le proteste dei ragazzi e come se non bastasse Valerio ed Alessandra si ritrovano ad aspettare un figlio…

L’inizio è quello più scontato del genere romantico: due sconosciuti hanno un’incontro di sesso occasionale e poi si ritrovano a lavorare insieme scoprendo caratteri opposti e dovendo superare l’antipatia per far trionfare l’amore.

Fortunatamente la commedia di Massimiliano Bruno sfrutta il cliché romcom per parlare di tutt’altro: innanzitutto la genitorialità.
I due si conoscono mentre lei sta cercando di leggere gli esiti del suo tentativo di maternità assistita non andata a buon fine e lui rivela candidamente la sua ipospermia quindi la scoperta di aspettare un figlio è un fulmine a ciel sereno.

Come gestire una genitorialità condivisa tra due persone dal carattere e dalle convinzioni opposte e soprattutto provenienti da due esperienze di famiglie agli antipodi? E come farlo oggi in un momento storico in cui si prova a smontare il maschilismo, anche il più inconsapevole?

Il film pone delle domande inconsuete per una commedia popolare e anche il modo di sviluppare l’argomento è interessante lasciando ampio spazio alla visione degli studenti.

Resta interessante che in un film che tratta argomenti così contemporanei l’andamento circolare della storia sia dato da un elemento “vetusto” come la lettera cartacea: semplice product placement o un senso di istituzionalità ancora conservato dalla lettera scritta rispetto alla mail?

Buona anche la risoluzione del dilemma amoroso tra Valerio e Alessandra: partendo da un altro topos classico della commedia contemporanea, il noi contro loro, l’opposizione insanabile tra le due parti, 2 cuori e 2 capanne propone una soluzione di buon senso: l’ascolto, il cercare di comprendere le posizioni altrui senza rinunciare alle proprie idee, tesi ben esplicitata nel contesto scolastico con Valerio che da preside che si vanta di non aver mai subito un’occupazione, arriva a seguire di nascosto le assemblee prima per controllare poi incuriosito da posizioni diverse dalla sua che accetta pur rimanendo saldo su alcuni estremismi che finirebbero per essere pericolosi (revisionismo storico) e per vanificare i risultati ottenuti.

Come dice il titolo ci vogliono due cuori e due capanne per capirsi e salvaguardare i propri spazi fisici e mentali.

Il miracolo della 34ª strada vs Miracolo nella 34ª strada

New York: mentre si prepara la sfilata del Ringraziamento di Macy’s, il vecchietto Kris Kringle segnala all’organizzatrice che il figurante che deve interpretare Babbo Natale è palesemente ubriaco. Data la somiglianza di Kringle con Santa Claus gli viene chiesto di sostituire l’ubriacone. Kringle si rivela un Babbo Natale perfetto e viene assunto ma ha un comportamento bizzarro: segnala ai genitori i negozi dove i giocattoli richiesti costano meno e soprattutto è convinto di essere il vero Babbo Natale mentre la cosa degenera e finisce in tribunale, la piccola Susan, la figlia di Doris a cui la madre ha sempre mostrato la verità nuda e cruda, inizia a credere che Babbo Natale esista…

Il miracolo della 34ª strada è un classico natalizio in cui la casa di produzione non credeva, tanto che uscì in estate e con pochissimi riferimenti alla festività nel trailer.
La pellicola è invecchiata bene ed è sorprendente più moderna del pessimo remake del 1994, Miracolo nella 34ª strada.

via GIFER

Innanzitutto spicca il livello del cast: l’irlandese Maureen O ‘Hara è la pragmatica Doris Walker segnata da un divorzio precoce che crede di tutelare la figlia Susan dalle disillusioni della vita raccontandole le cose come stanno, senza ingentilirle con fiabe e leggende.
Susan è interpretata da Natalie Wood sul cui talento non c’è nulla da aggiungere.

Il miracolo della 34ª strada rientra nel filone fantastico fiorito nel primo dopoguerra, manca l’elemento melanconico ma la leggerezza imperante è gradevole e non superficiale.
Fu certamente un grosso product placement che consolidò la fama dei magazzini Macy’s con un idea di marketing davvero geniale: i clienti si legano maggiormente al negozio perché in mancanza del prodotto o se presente in offerta presso altri esercizi, è il negozio stesso a inviarli dove è più conveniente (e tornando al cast la prima mamma indirizzata a un negozio più economico da Babbo Natale è Thelma Ritter).

via GIFER

La grande catena Macy’s non presta più il suo nome per il remake: Doris (modernizzata in Dorey) lavora per Cole’s e anche il negozio rivale che nel film del ’47 era un vero concorrente di Macy poi chiuso negli anni ’80 è un’azienda di pura invenzione.

Miracolo nella 34ª strada riporta nei titoli di testa dì basarsi sulla sceneggiatura originale ma ci sono alcuni cambiamenti fondamentali che snaturano il film.

Nella versione del 1947 il processo nasce dal fatto che Kris Kringle si accorge che lo psicologo del negozio abusa (in modo non meglio approfondito) del giovane Alfred e lo affronta, lo psicologo sfrutta la propria posizione per mandare Kringle a processo. Nel remake è l’ubriacone a cui Kringle ha fatto perdere il posto a insinuare che il vecchio si spacci per Babbo Natale per soddisfare una tendenza pedofila e l’attacco fa infuriare Kringle che lo aggredisce davanti a tutti finendo in tribunale.

via GIFER

Nella versione originale è il servizio postale, organo federale, che, consegnando le lettere di Natale nell’aula del processo, sancisce l’esistenza di Babbo Natale mentre nel 1994 a confermare l’esistenza di Santa Klaus si tira in ballo il Tesoro americano che su ogni banconota fa stampare In God We Trust: il larvato messaggio anti consumistico originale va a farsi benedire ed è con i dollari che si vorrebbe smentire il senso capitalistico del Natale!

La melensa favoletta dei buoni sentimenti trova il suo apice nella storia tra Dorey e il vicino di casa: mentre nel film del 1947 l’avvocato non si è ancora proposto a Doris e l’amore sboccia assieme alla ritrovata fede della donna nella magia natalizia, nel remake i due sono già fidanzati ma non fanno sesso e non lo faranno fin dopo le nozze nonostante Susan abbia chiesto a Babbo Natale anche un fratellino, un’aggiunta inutile rispetto all’originale, soprattutto se si voleva anticipare questa tematica neocon: ovviamente l’allargamento della famiglia era implicito nel 1947 ma nella versione del 1994 tutto diventa didascalico e vuoto.

via GIFER

Interessante notare che Dylan McDermott e James Remar, rispettivamente il vicino di casa di Dorey e lo scagnozzo della ditta concorrente, siano poi stati nel cast di due serie emblematiche della famiglia americana in chiave horror: American horror story e Dexter, pensateci mentre rifilate quella ciofeca di remake ai vostri pargoli!

Cosetta

It
USA,1927 Paramount Pictures
Clara Bow, Antonio Moreno, William Austin, Priscilla Bonner, Jacqueline Gadsden, Julia Swayne Gordon, Elinor Glyn
regia di Clarence G. Badger

Betty Lou commessa di un grande magazzino s’innamora a prima vista di Cyrus Waltham Jr., il serioso erede appena subentrato al padre alla guida dell’azienda. Pur di farsi notare Betty Lou accetta la corte di Monty, amico svagato di Cyrus e finalmente la commessa riesce a conquistare il rampollo. Intanto le dame della carità vogliono portare in orfanotrofio il figlioletto della coinquilina di Betty Lou rimasta senza lavoro per le conseguenze del parto. Betty Lou interviene e spaccia per suo il bambino dichiarando che può mantenerlo grazie al suo lavoro. La notizia finisce sul giornale e arriva a Cyrus che inizia a prendere le distanze dalla presunta ragazza madre. Quando Betty Lou scopre che Cyrus è a conoscenza della sua millantata maternità decide di vendicarsi ma l’amore trionfa.

Fuorviante titolo italiano che sembra far riferimento al personaggio de I Miserabili con cui la protagonista del film ha in comune giusto l’estrazione sociale ma ha tutt’altro temperamento.

Del resto l’it del titolo è quel certo non so che che rende una persona magnetica e intrigante per citare gli Afterhours, non per nulla oggi lo chiamiamo X factor.

Si tratta di una commedia sentimentale che si fa ricordare per la verve della protagonista, Clara Bow in grado di bucare lo schermo ancora oggi. It è il film che lancia la sua carriera e la trasforma nell’epitome dell’età del jazz.

clara bow
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Il film pochi giorni fa ha aperto la rassegna su cinema e moda che il Mic di Milano ha organizzato in concomitanza della Milano Fashion Week e effettivamente la protagonista si distingue anche nell’abbigliamento.

I costumi sono di Travis Banton ed è da sottolineare la sfacciataggine con cui Betty Lou sistema il suo abituccio nero per trasformarlo in una mise da sera adatta al Ritz, ovviamente il maître scafato riconosce subito la ragazza povera portata a cena dal riccone e propone un tavolo laterale ma la scenetta ironica di trasforma in un segno della moda emergente quando Betty Lou è accanto ad Adéla, la fidanzata di Cyrus il cui elegantissimo abito lungo appare improvvisamente datato accanto al modello corto e scollato di Clara Bow.

Il termine it girl nasce proprio da questo film che vanta anche altri primati: dovrebbe essere uno dei primi film in cui si usa lo zoom in avanti (scena al Ritz quando Betty Lou rifiuta il tavolo laterale e ne sceglie uno accanto a quello in cui cena Cyrus e lo zoom diventa la soggettiva di Betty la cui attenzione è tutta rivolta all’oggetto del suo desiderio).

It è un chiaro caso di product placement antelitteram. L’opera è tratta da un racconto della scrittrice Elinor Glyn anche produttrice della pellicola e che appare nel ruolo di sé stessa intenta a spiegare a Cyrus e alle sue commensali che cosa sia l’it, argomento del momento grazie al successo del suo racconto pubblicizzato anche su Cosmopolitan di cui viene inquadrata la copertina prima di passare all’articolo che intriga Monty e introduce il personaggio di Betty Lou.

Il giornalista che assiste alla scena in cui le dame di carità vogliono portar via il bambino è un debuttante Gary Cooper mentre paiono definitivamente smentite le voci che volevano alcune scene del film dirette da Josef von Sternberg non accreditato

Mission Impossible: Protocollo Fantasma

Ethan Hunt viene liberato da un carcere russo per l’ennesima missione impossibile: fermare un terrorista che vuole lanciare una testata nucleare russa perché crede che la guerra nucleare possa rinvigorire la razza umana. La prima fase della missione fallisce in seguito ad un’esplosione all’interno del Cremlino di cui viene incolpata la squadra di Hunt. Il fatto riporta la tensione tra Russia e Usa ai livelli della crisi cubana, scatta così il Protocollo Fantasma: Hunt e i suoi agenti sono disconosciuti dall’IMF e devono salvare il mondo da soli.



Mi protocollo fantasma (1)


Sarà l’appartenenza a Scientology, ma la caparbietà’ di Tom Cruise e’ davvero fenomenale, almeno nel continuare un genere piuttosto in disuso al momento: andati in pensione per anzianità Stallone e Schwarzenegger, superato in corsa Bruce Willis, abortita la stella nascente di Vin Diesel, è rimasto il solo Cruise, il piu’ “sfisicato” del gruppo a costruire blockbuster d’azione in cui sopperisce alla mancanza di massa muscolare con la passione spericolata per l’arrampicata e altri funambolismi.
Siamo al quarto capitolo di Mission Impossibile in 16 anni (il primo era del 1996) e la chiusa di quest’ultimo episodio lascia presagire che la saga non è ancora conclusa. La vera sorpresa (se ci sarà) riguarderà il regista scelto per dirigere la nuova avventura. Per questo Protocollo Fantasma la scelta pareva bizzarra ma si è rivelata molto azzeccata, infatti dopo l’inizio sotto l’egida di Brian De Palma, l’incontro con l’Oriente di John Woo e il tocco di J.J. Abrams e’ stata la volta di Brad Bird, regista che arriva dai cartoni della Pixar, per cui aveva diretto Gli incredibili e Ratatouille,



Protocollofantasma


Il tocco cartoon è stato geniale perché in fondo Mission Impossibile è un grosso fumettone dove tutto è incredibile e solo l’ironia tipica dei catoni animati poteva rendere divertente un prodotto che ricerca situazioni sempre più spericolate e di conseguenza paradossali, se pensiamo alla scalata dell’edificio più alto del mondo, il celebre Burj Khalifa di Dubai, a renderlo divertente e accettabile e’ proprio “la morte” in tipico stile cartone animato di uno dei guanti ventosa. Da segnalare anche il rocambolesco combattimento nel parcheggio automatizzato di Munbai e soprattutto la scena dentro il Cremlino in cui Hunt e il suo esperto informatico avanzano in un corridoio controllato da una guardia che ingannano grazie a un telone in cui riflettono un immagine del corridoio vuoto.
All’ironia si unisce una confezione patinata ed esotica: le location vanno dalla Russia a Dubai per terminare nel caos e nella pacchiana ricchezza di Munbai mentre il product placement della BMW (ormai specializzata nel settore con la decennale collaborazione in 007) culmina nell’eccezionale anteprima della i8.
Un film che si dimentica in una settimana e perciò ulteriormente perfetto come film d’evasione.

Angeli e demoni

Angeliedemoni

Mentre a Ginevra si lavora sull’antimateria, la Chiesa Cattolica e’ sconvolta dalla morte improvvisa del Pontefice. Si apre il conclave ma quattro tra i vescovi piu’ vicini al Soglio, i Preferiti, vengono rapiti dall’antica setta degli Illuminati che vuole distruggere l’intera Citta’ del Vaticano; per risolvere l’enigma torna in campo il simbolista Robert Langdon..
La premiata ditta Howard-Hanks torna a cimentarsi con le opere di Dan Brown, stravolgendone pero’ l’assetto: se il volume Angeli e demoni precede il celeberrimo Codice da Vinci e apre le ostilita’ tra il Vaticano e lo scrittore, il film diventa il sequel delle avventure del famoso accademico, chiamato in causa proprio dalla Chiesa che nella precedente indagine era stata da lui svergognata dando luogo a un’inimicizia che si sanera’ alla fine di questa nuova avventura. 
Nonostante i toni concilianti il Vaticano non ha permesso le riprese, cosi’ tutte le scene ambientate nel piccolo stato pontificio sono girate alla Reggia di Caserta o realizzate al computer, in maniera molto credibile anche se l’azzurro della Cappella Sistina non e’ mai vivido come nelle riprese dell’originale. 
Oltre che un blockbuster (perfino dgnitoso!) dai toni millenaristici con i cieli che si aprono su San Pietro, il film e’ un meraviglioso spot per Roma (alzi la mano chi non subisce il fascino dell’Urbe!) vera protagonista del solito gioco di indovinelli alla base del plot.
Anche il product placement della nuova Lancia Delta e’ molto azzeccato, peccato che sia proprio l’autovettura a non esser piu’ bella come una volta. 
Quasi irriconoscibile Ewan McGregor nei panni del camerlengo con quella nuova fronte liscia senza la ciste che lo caratterizzava.