Addio a Stuart Rosenberg

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Si e’ spento il 15 marzo, all’eta’ di 79 anni Stuart Rosenberg, nato a Brooklyn l’11 agosto 1927. Era uno di quei registi di “mestiere”, che operava soprattutto nel poliziesco e nel genere carcerario con qualche incursione nel catastrofico e nell’horror, il cui nome dice poco al grande pubblico (neppure imdb gli dedica una biografia e non e’ ancora stata aggiornata la sua scheda) pubblico che pero’ ama sicuramente molto i sui film piu’ famosi: la sua seconda regia cinematografica e’ Nick mano fredda (1967) che segna l’inizio di una grande amicizia con il protagonista, Paul Newman, che il regista dirigera’ nuovamente quasi dieci anni dopo, nel 1975 in Detective Harper: acqua alla gola. Nel 1979 sara’ il regista del primo episodio della saga horror Amityville Horror e nel 1980 dirigera’ Robert Redford in Brubacker.
Alla regia cinematografica Rosenberg ha alternato quella televisiva firmando episodi di serie molto famose come Ai confini della realtà e Alfred Hitchcock presenta.

Auguri a Elizabeth Taylor

Elizabethtaylor La diva dagli occhi viola è scomparsa il 23 marzo 2011

75 anni anni per la star dagli occhi viola, nata a Londra il 27 febbraio 1932. La famiglia e’ originaria degli USA e torna negli States nel 1939 per sfuggire all’imminente guerra.
Vivendo a Los Angeles la bellezza della piccola Liz non sfugge ai tycoon che ne fanno una baby star, con i successi Torna a casa Lassie! del 1943 e Gran premio del 1944, ma il ruolo che personalmente apprezzo di più della sua infanzia e’ quello in La porta proibita, versione del romanzo di Jane Eyre del 1944 diretto da Robert Stevenson e interpretato da Joan Fontaine e Orson Welles. Liz, non accreditata, è la piccola Helen Burns, l’amica di Jane negli anni in collegio che muore di polmonite perché lasciata un’intera notte sotto la pioggia a causa dei suoi peccaminosi capelli ricci che non si lasciavano raccogliere nelle severe pettinature del collegio.

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Nel 1949 e’ la leziosa Amy nella seconda versione di Piccole donne firmata da Mervyn LeRoy e finalmente nel 1950 la diva bambina diventa adulta ne Il padre della sposa: è lei infatti la giovane figlia di Spencer Tracy che sta per sposarsi nella divertente commedia di Vincente Minnelli , che l’anno seguente avra’ un sequel in Papà diventa nonno.
Sempre del 1951 e’ accanto a Montgomery Clift in Un posto al sole di George Stevens dove la bella Liz dimostra non solo di essere cresciuta ma di aver anche talento.

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Gli anni cinquanta la decretano una delle donne più belle del mondo, regina del gossip (in tutto collezionerà otto mariti) ma i film che gira non brillano per il loro valore anche se nel 1954 vince il suo primo oscar per il melodramma L’ultima volta che vidi Parigi, nel 1956 fa parte del cast de Il gigante, pellicola funestata dalla morte di James Dean durante le riprese; ad avere un vero spessore è il ruolo di Maggie in La gatta sul tetto che scotta (1958) accanto Paul Newman, per la regia di Richard Brooks.
Nel 1959, sempre da una piece di Tennesse Williams gira Improvvisamente l’estate scorsa di Joseph L. Mankiewicz accanto all’amico Montgomery Clift e la grande Katharine Hepburn.
Nel 1963 e’ Cleopatra nell’omonimo film diretto da Joseph L. Mankiewicz: il megakolossal dedicato alla più famosa regina d’Egitto è passato alla storia non tanto per i meriti artistici, ma per aver fatto incontrare la Taylor e Richard Burton dando vita a uno dei sodalizi artistico-sentimentali più burrascosi della storia del cinema; inoltre il film, per i suoi costi esorbitanti mandò in fallimento una delle più grosse major, la Twentieth Century Fox.

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Nel 1966 arriva il secondo oscar per Chi ha paura di Virginia Woolf? girato con Burton (insieme lavoreranno in 12 film), nel 1967 e’ Leonora Penderton, annoiata e fedifraga moglie del maggiore Penderton, interpretato da uno strepitoso Marlon Brando sotto la direzione di John Huston in Riflessi in un occhio d’oro ma è anche una superba Katahrina ne La bisbetica domata di Zeffirelli, sempre accanto a Richard Burton.
La relazione tempestosa con Burton, l’alcol sembrano mettere precocemente Liz Taylor sul viale del tramonto, ma tra film non memorabili (l‘ultimo è The Flinstones nel 1994) e apparizioni in serie televisive, è il teatro a rivalutare l’attrice con ottime prove sui palcoscenici inglesi nei primi anni ‘80; ma la vita di Liz è sempre stata un’altalena di successi e clamorosi flop, altalenante è anche la sua salute che più volte ha destato preoccupazioni: speriamo di rivederla presto più battagliera che mai.

Auguri a Robert Redford

Rredford Nel 1936 nasceva un bello per eccellenza di Hollywood, idolo incontrastato dei cuori femminili da almeno tre generazioni, anche se personalmente non appartengo alla schiera: troppo bello e perfettino per i miei gusti, gli preferisco il compare con cui formo’ una delle piu’ belle coppie cinematografiche degli anni ‘70, cioe’ Paul Newman.
Nato a Santa Monica, California il 18 agosto 1936, Charles Robert Redford Jr., scopre presto la passione per l’arte: dopo essersi avvicinato alla pittura ed alla scultura, arriva alla recitazione, iniziando a lavorare in diverse serie televisive a partire dal 1960.
Approda sul grande schermo nel 1965 e uno dei suoi primi film di quell’anno e’ Lo strano mondo di Daisy Glover triste ritratto della vita di una attrice, interpretata da una splendida Natalie Wood, di cui Redford era il marito omosessuale.

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Nel ‘66 e’ Charlie ‘Bubber’ Reeves, l’evaso inseguito dallo sceriffo Marlon Brando nel film di Arthur Penn, La caccia.
L’anno seguente Redford si cimenta con la commedia nel divertente A piedi nudi nel parco accanto a Jane Fonda.
E’ il 1969 a decretare il grande successo con il film Butch Cassidy recitato accanto a Paul Newman per la regia di George Roy Hill; il ruolo di Redford e’ quello di Sundance Kid da cui deriva il nome del festival di cinema indipendente creato dall’attore nel 1978, il Sundance Film Festival.

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Robert Redford diventa una star mentre ad Hollywood si sta affermando una nuova scuola di registi ed attori che rivoluzionano il cinema americano secondo quello stile che va comunemente sotto il nome di new cinema e di questa scuola Redford sara’ uno dei protagonisti principali, a partire dal ruolo di Bill McKay, avvocato idealista che corre per la Casa Bianca ne Il candidato di Michael Ritchie del 1972.
Nel medesimo anno sara’ anche Jeremiah Johnson il Corvo Rosso non avrai il mio scalpo in uno dei piu’ interessanti western “revisionisti” firmato da Sidney Pollack che l’anno successivo dirige Redford e Barbra Streisand in uno dei melodrammi piu’ significativi dell’epoca, Come eravamo.

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Nel 1975 l’attore torna a recitare in coppia con Paul Newman , ancora sotto la direzione di George Roy Hill, nel divertentissimo La stangata, pellicola che frutta a Redford il suo unico Oscar da attore.
Dopo essere stato anche Il Grande Gatsby nel ‘74, arrivano i ruoli che ancor oggi identificano meglio Robert Redford: quell dell’agente Joseph Turner ne I tre giorni del Condor nel film di Pollack del 1975 e quello del giornalista Bob Woodward in Tutti gli uomini del presidente diretto da Alan J. Pakula nel 1976.

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Ancora impegno civile nella pellicola del 1980, Brubaker, dove Redford veste i panni di un direttore di una prigione che si batte per migliorare le condizioni di vita dei carcerati.
Il 1980 e’ anche l’anno che vede il debutto di Redford dietro la macchina da presa con Gente Comune, dramma familiare premiato con quattro Oscar, tra cui miglior regia e miglior film.
Nel 1985 e’ il grande amore di Karen Blixen (Meryl Streep) nel celebre La mia Africa, ennesima collaborazione con il regista Sidney Pollack.
L’aver diradato l’attivita attoriale per l’impegno ambientalista e civile non porta l’attore a scegliere buone pellicole: dal mediocre thriller legale Pericolosamente insieme (1986), i film interpretati dall’attore peggiorano fino ad arrivare allo “scult” del 1993 Proposta indecente del sempre furbo Adrian Lyne.

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Anche le sue regie di Milagro (1988) ed In mezzo scorre il fiume del ‘92 non brillano, fortunatamente nel 1994 arriva la regia di Quiz Show che racconta il primo scandalo televisivo americano e nel 1998 il romantico L’uomo che sussurrava ai cavalli, dove per la prima volta Redford si propone contemporaneamente come attore e regista.
Da scordare la sua ultima prova registica del 2000, La leggenda di Bagger Vance ed anche i suoi ultimi film da attore non sono degni di nota, ma sicuramente Robert Redford potra’ ancora riservarci delle buone sorprese in futuro.

Film diretti da Redford dopo la pubblicazione di questo post

Leoni per agnelli

The conspirator

La regola del silenzio

100 anni di John Huston

JohnhustonUn secolo fa a Nevada, Missouri, nasceva John Marcellus Huston, membro centrale di una importante dinastia di attori: e’ infatti figlio dell’attore Walter Huston che John spesso fece recitare nei suoi film facendogli vincere l’Oscar per Il tesoro della Sierra Madre; John Huston e’ anche padre di due attori, Tony e Anjelica, quest’ultima portata all’Oscar dal padre che la diresse ne L’onore dei Prizzi (1981).
Huston e’ uno di quei personaggi per cui vale il detto “bigger then life”: lui stesso sostiene di aver vissuto piu’ vite ed infatti e’ stato pugile, pittore, grande appassionato di caccia, attore, sceneggiatore, documentarista; alla regia arriva nel 1941 con Il mistero del falco dove impone per il ruolo di protagonista Humphrey Bogart in sostituzione di George Raft.

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Il sodalizio con Bogey li porta a girare diversi film: Agguato ai tropici (1942), Il tesoro della Sierra Madre del 1948 come L’isola di corallo e nel 1951 il magnifico La regina d’Africa per cui Bogart vincera’ il suo unico Oscar.

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L’anno prima Huston aveva sdoganato un’attricetta che sarebbe diventata leggenda, Marilyn Monroe (tragicamente scomparsa proprio il 5 agosto 1962) facendola recitare in uno dei capolavori del genere noir, Giungla d’asfalto. Marilyn e Huston avrebbero ancora lavorato insieme nell’ultimo film dell’attrice ed altro capolavoro del regista, Gli spostati del 1961.

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La poliedricita’ registica di Huston riflette la sua irrequietezza nella vita e il regista spazia in quasi tutti i generi cinematografici: declina il melodramma dallo strappalacrime In questa nostra vita del 1942 interpretato da una grande Bette Davis, al romanzo d’amore sublimato L’anima e la carne (1957) dove il rude capitano Allison e Suor Angela (Robert Mitchum e Deborah Kerr), costretti su un‘isola deserta durante la II Guerra Mondiale, sfuggono ai giapponesi ed alla tentazione della carne, fino all’ottimo Riflessi in un occhio d’oro interpretato da un grande Marlon Brando nel 1967.

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Del 1960 e’ il western Gli inesorabili, con un’inedita Audrey Hepburn nei panni della mezzosangue indiana che imbraccia il fucile; il regista si riavvicinera’ al genere nel 1972 con L’uomo dai sette capestri interpretato da Paul Newman e Ava Gardner, altra attrice con cui ama collaborare: la bellissima Ava era stata protagonista de La notte dell’iguana (1964) e aveva avuto il ruolo di Sarah nel kolossal del 1966, La Bibbia dove il regista si ritaglia il ruolo di Noe’.

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Del 1972 e’ uno dei film migliori del regista, Citta amara, una pellicola che ruota attorno al mondo della boxe, pochissimo conosciuta a differenza dell’altro film sportivo di Huston, il notissimo Fuga per la vittoria (1981) dove accanto a Sylvester Stallone recita anche Pele’.
Da menzionare anche il film d’avventura L’uomo che volle farsi re, dal chiaro messaggio antimperialista del 1975, interpretato da Sean Connery e Michael Caine.

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Ultimo film del grande regista e’ il commovente The Dead – Gente di Dublino, delicata riflessione sulla morte tratta da un racconto di Joyce, girato nel 1987: John Huston sarebbe scomparso il 28 agosto di quel medesimo anno.

Auguri a Paul Newman

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Paul Newman è scomparso il 26 settembre 2008.

80 primavere per la grande star hollywoodiana, famosa per gli occhi blu.

Nato a Shaker Heights, nell’Ohio, il giovane Paul inizia la sua carriera recitando in una compagnia teatrale, frequenta poi l’Actor’s Studio ed esordisce sul grande schermo nel pessimo peplum Il calice d’ argento nel 1954.

Nel ‘56 il successo gli arride in Lassu’ qualcuno mi ama, la storia del pugile Rocky Graziano, la parte avrebbe dovuto esserinterpretata da
James Dean, ma l’attore scomparve tragicamente.
Il paragone con Marlon Brando e’ stata una costante nella carriera di Paul Newman, se all’inizio veniva considerato un suo emulo, anche per una certa vaga somiglianza fisica, l’attore diviene l’antitesi di Brando: il matrimonio di ferro con Joanne Woodward in contrapposizione alle innumerevoli mogli di Brando, il fisico asciutto temprato dallo sport di Newman (e’ notissima la sua passione per le auto da corsa che circa un mese fa ha visto l’arzillo vecchietto scendere tranquillamente dalla sua auto in fiamme) contrapposto all’obesita’ debordante di Marlon Brando, solo nelle sofferenze della vita privata le loro vite sono state simili:trambi hanno perso un figlio.
Innumerevoli film di successo interpretati da Paul Newman: da La gatta sul tetto che scotta a Lo spaccone, da La dolce ala della giovinezza a Detective’s story, Nick Manofredda, L’uomo dai sette capestri, La stangata, Buffalo Bill e gli indiani, Il Verdetto, Il colore dei soldi, per cui finalmente vinse l’Oscar e moltissimi altri, personalmente trovo che tutto il suo fascino emerga ne La lunga estate calda, il film del 1958 che gli fece incontrare l’attuale moglie.

Paul Newman si e’ dedicato con successo anche alla regia firmando 5 pellicole pellicole piu’ che dignitose.

Va menzionata anche la sua attivita’ nel settore alimentare: produzioni biologiche vendute per scopi benefici.




Addio a Janet Leigh

Su “gentile” segnalazione di  Renzo apprendo della scomparsa di Janet Leigh, l’attrice protagonista del montaggio più famoso del mondo, quello dell’omicidio sotto la doccia in Psyco di Afred Hitchcok.




Psycho


Jeannet Helen Morrison nasce a Merced, California il 6 luglio 1927, l’ingresso nel mondo dello spettacolo è del tutto fortuito: l’attrice Norma Shearer, in vacanza in una località sciistica, nota sul tavolo del signor Morrison la foto della bella figlia adolescente e la segnala a un talent scout della MGM che la mise sotto contratto.
Debutta ventenne ne La cavalcata del terrore accanto all’attore Van Johnson che le suggerisce il nome d’arte Janet Leigh; nel 1949 è nel cast della seconda versione di Piccole donne diretto da Mervyn LeRoy, con il ruolo di Meg.
Nel 1952 gira Scaramouche uno dei più celebri film di cappa e spada, l’anno dopo è la protagonista femminile de Lo sperone nudo,terzo dei dei famosi cinque western diretti da Anthony Mann e interpretati da James Stewart.
sempre del 1953 è la pellicola Il mago Houdini accanto al Tony Curtis sposato nel 1951: per lui era il primo matrimonio mentre per la 23enne Janet era già il terzo marito. Dal loro matrimonio che ha incarnato la bellezza hollywoodiana nascono le figlie Kelly e Jamie Lee Curtis.




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Ad illuminare una carriera non memorabile arrivano due della cinematografia: oltre la collaborazione con Hitch, va ricordato il suo ruolo di moglie del mezzosange Vargas (Charlton Heston) ne L’infernale Quinlan girato da Orson Welles nel 1958.




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Altri ruoli importanti di quegli anni: il thriller Va’ e uccidi di John Frankenheimer nel 1962, il musical Bye Bye Birdie nel 1963 e il giallo Detective’s Story nel 1966 accanto a Paul Newman e Lauren Bacall.
Le apparizioni cinematografiche si diradano a favore dell’attività televisiva ma è indubbiamente da ricordare il ruolo in Fog di John Carpenter del 1980, dove passa alla figlia Jamie Lee lo scettro di “scream queen” la figura della bella ragazza urlante del genere horror di cui Janet Leigh fu emblema in Psycho.