The fog

USA 1980
con Adrienne Barbeau, Jamie Lee Curtis, Janet Leigh, John Houseman, Tom Atkins, James Canning, Charles Cyphers, Nancy Kyes, Ty Mitchell, Hal Holbrook, John Goff, George “Buck” Flower, Regina Waldon, Jim Haynie, Darwin Joston
regia di John Carpenter

20 aprile 1980: la cittadina di San Antonio Bay sta per festeggiare il centenario della fondazione, è la notte della vigilia e un vecchio marinaio intrattiene i bambini raccontando vecchie storie di fantasmi e leggende locali mentre il reverendo Malone trova il diario di un suo antenato che racconta un misfatto all’origine della fondazione. A mezzanotte in punto strani fenomeni colpiscono la città e una strana nebbia avvolge un’imbarcazione che sta rientrando in porto. Il reverendo informa i notabili della città del crimine perpetrato a una comunità di lebbrosi dai loro avi ma si decide di procedere con i festeggiamenti: la sera la nebbia torna ad avvolgere la città e a pretendere la sua vendetta…

Cameo di Carpenter nel ruolo del tutto fare della chiesa di San Antonio

Dopo aver diretto il caposaldo del genere slasher, ovvero Halloween, Carpenter torna a una classica storia di fantasmi ma l’uscita (e il successo) di Scanners di Cronenberg fa intuire al regista che i gusti del pubblico virano verso il gore quindi al film vengono aggiunte tutte le scene in cui dalla nebbia emergono i fantasmi dei naufraghi e aggrediscono i cittadini di San Antonio, compresa la scena in cui la proprietaria della radio , Stevie Wayne, viene aggredita sul tetto del faro e quella in cui Elizabeth viene aggredita in obitorio.

Carpenter stesso ammette di non amare molto The Fog proprio per le aggiunte successive e se il film col tempo è diventato un classico che riaggiorna alla rinnovata stagione dell’horror anni’70-80 la lezione di Lev Lewton della paura creata dall’ignoto, si nota qualche sbandamento nell’evoluzione della trama. Ad esempio il personaggio di Jamie Lee Curtis, una misteriosa autostoppista che arriva in città proprio la sera del 20 aprile e che si chiama Elizabeth come la nave portata alla schianto nel 1880: ci sono un po’ troppi elementi non debitamente approfonditi per pensare che il personaggio nasca solo come scream queen dí contorno…

Interessante la figura di Stevie Wayne, la proprietaria del faro e della radio: non essendo originaria di San Antonio non dovrebbe attirare la vendetta dei revenants ma il suo ruolo di speaker che racconta in diretta l’avanzare della nebbia (escamotage narrativo d’effetto) la rende una figura ostile ai fantasmi in cerca di vendetta.

Il regista riconosce come ispirazione il film di fantascienza
I mostri delle rocce atomiche (The Trollenberg Terror) del 1958 ma a me è venuto in mente come possibile spunto anche l’ultimo film britannico di Hitchcock prima di partire per gli USA: Taverna alla Giamaica racconta di una banda di pirati che attira le navi sugli scogli per farle affondare e poi depredarle e la nebbia che penetra sotto le porte mi ha ricordato il fumo verde che s’infiltra per uccidere i primogeniti egizi ne’ I Dieci Comandamenti di Cecil B De Mille.

Curiosità: al suo secondo film Jamie Lee Curtis lavora accanto alla madre Janet Leigh (la signora Meyers),  si ritroveranno in uno stesso film 18 anni dopo in Halloween – 20 anni dopo.

Blue Steel – Bersaglio mortale

USA 1990 Lionsgate
con Jamie Lee Curtis, Ron Silver, Clancy Brown, Elizabeth Peña, Louise Fletcher, Richard Jenkins, Philip Bosco
regia di Kathryn Bigelow



Bluesteel


L’agente Megan Turner, appena arruolata nella polizia newyorkese, si accorge di una rapina in un market dall’altra parte della strada e interviene senza aspettare il collega, uccide il bandito ma per lei iniziano i guai: la pistola che secondo la poliziotta era in mano al rapinatore non si trova quindi viene sospesa. A far sparire la pistola è un agente di borsa che era casualmente coinvolto nella rapina, l’occasione scatena la sua psicopatia trasformandolo in killer ossessionato dalla poliziotta così decisa nell’uso delle armi, inizia un gioco di seduzione e anche quando Megan capisce che l’uomo è il killer che sta cercando, non sarà facile dimostrare la sua colpevolezza…



Blue steel


Quello che colpisce oggi di Blue Steel è la modernità di ripresa un uso all’epoca poco convenzionale del bokeh, l’effetto sfocatura per tutto ciò che non è in primo piano e a Katherine Bigelow in questo film interessano molto i dettagli, come testimonia la vestizione rituale che precede il conseguimento del diploma.



Bluesteel


La scelta di messa a fuoco corrisponde anche alla scelta delle inquadrature: i personaggi sono quasi sempre soli in scena a rappresentare la loro solitudine: Megan Turner (notevolmente interpretata dall’androgina Jamie Lee Curtis) è un ragazza problematica che sceglie di diventare poliziotta per sfuggire alla situazione famigliare dove il padre è solito picchiare sua madre.



Bluesteel


Nick Mann è il classico detective troppo dedito al lavoro e abbandonato dalla moglie mentre Eugene Hunt è un uomo di successo, uno yuppie, la cui psicopatia latente esplode con il fortuito “incontro”con la pistola: il primo omicidio sarà casuale ma basterà a trasformare Eugene in un killer seriale convinto di aver trovato in Megan la donna ideale che non si fa scrupoli nell’uccidere. Quando si accorge che la deduzione è sbagliata Hunt cerca di vendicarsi della poliziotta: le uccide l’amica, si fa invitare a cena dai genitori di lei, si intrufola in casa sua e ferisce Mann con cui ora Megan ha una storia e riesce sempre a farla franca quindi alla donna non resta che abbandonare le regole e avere uno scontro diretto con il killer; in fondo, trasportato nella metropoli notturna, Blue Steel è un western, schematico nello stile, solitario nelle inquadrature.

Addio a Tony Curtis

Tonycurtis Settimana pesantemente luttuosa per la cinematografia americana, iniziata con la scomparsa il 26 settembre, della centenaria Gloria Stuart, tra le attrici preferite del regista James Whale che aveva avuto un ritorno di gloria in tarda eta’ interpretando la parte di Rose da anziana in Titanic, proseguita con la dipartita di Arthur Penn e culminata il 29 settembre con la morte a Las Vegas di Tony Curtis, attore dalla carriera sterminata in cui incastona alcuni gioielli assoluti della storia del cinema.
L’attore era nato nel Bronx di New York il 3 giugno 1925, da una famiglia ebrea di origini ungheresi e infatti il suo nome era Bernard Schwartz cambiato per il debutto sulle scene in James Curtis poi in Anthony e accorciato definitivamente in Tony Curtis.
Il debutto nel cinema avviene nel 1949 in un film di Jerry Lewis inedito in Italia, How to Smuggle a Hernia Across the Border dove incontra Janet Leigh, l’attrice che sara’ la sua prima moglie, comprimaria in molti dei suoi film e madre delle figlie che proseguiranno la carriera artistica, Jamie Lee Curtis e Kelly Curtis.
Il successo arriva nel 1953 dove l’attore, con accanto a Janet Leigh, porta sullo schermo la biografia romanzata de Il Mago Houdini per la regia di George Marshall, classico film hollywoodiano che non spicchera’ per meriti eccezionali ma che ha il pregio di insinuarsi sotto pelle, soprattutto se lo vedi in giovanissima età.
Del 1957 e’ Piombo rovente, riflessione pessimista sulla corruzione e sul potere dei massmedia firmata da Alexander Mackendrick che vede Curtis recitare accanto a Burt Lancaster con cui lavorera’ molto spesso, come in Trapezio dell’anno precedente sotto la direzione di Carol Reed.
Tra i quattro film girati dall’attore nel 1958 sono da segnalare I vichinghi diretto da Richard Fleischer ed interpretato accanto a Kirk Douglas: si tratta di uno dei primi film dove la documentazione storica prevale sulle classiche rievocazioni hollywoodiane estremamente fantasiose. La parete di fango gli valse l’unica nomination agli oscar per il ruolo del galeotto evaso bianco incatenato al compagno di colore Sidney Poitier.
Il ‘59 e’ l’anno di grazia per Tony Curtis, protagonista con Jack Lemmon e Marilyn Monroe del capolavoro di Billy Wilder, Nessuno e’ perfetto e per la regia di Blake Edward e’ il tenente burlone Nicholas Holden del sottomarino che finira’ dipinto di rosa in Operazione sottoveste.
Nella sterminata carriera dell’attore che dopo i successi del ‘59 e’ richiestissimo, vanno menzionate la partecipazione a Spartacus di Kubrick nel 1960, il rinnovato incontro con Blake Edwars ne La grande corsa (1965) omaggio alle comiche slapstick e in una carriera quasi tutta votata alla commedia, spicca il ruolo de Lo strangolatore di Boston girato nel 1968 sotto la direzione di Richard Fleischer.
Attentiaqueidue Tra il 1971/72 Tony Curtis, accanto al futuro 007 Roger Moore interpreta una serie televisiva britannica Attenti a quei due (The Persuaders!), di grandissimo successo in Europa ma non altrettanto seguita in America e questo fu forse uno dei motivi che porto’ alla chiusura della serie. Il telefilm narra le avventure di due amici rivali, il nobile inglese Lord Brett Sinclair (Moore) e il milionario americano, self-made man, Danny Wilde.
Nel 1976 partecipa a Gli ultimi fuochi di Elia Kazan, uno degli ultimi ruoli degni di nota dell’attore che restera’ attivo tra cinema e tv fino al 2008 quando interpreta il film di Alain Zaloum David & Fatima, storia di amore tra un ebreo e una musulmana nella Gerusalemme divisa dallo scontro tra israeliani e palestinesi.

Addio a Janet Leigh

Su “gentile” segnalazione di  Renzo apprendo della scomparsa di Janet Leigh, l’attrice protagonista del montaggio più famoso del mondo, quello dell’omicidio sotto la doccia in Psyco di Afred Hitchcok.




Psycho


Jeannet Helen Morrison nasce a Merced, California il 6 luglio 1927, l’ingresso nel mondo dello spettacolo è del tutto fortuito: l’attrice Norma Shearer, in vacanza in una località sciistica, nota sul tavolo del signor Morrison la foto della bella figlia adolescente e la segnala a un talent scout della MGM che la mise sotto contratto.
Debutta ventenne ne La cavalcata del terrore accanto all’attore Van Johnson che le suggerisce il nome d’arte Janet Leigh; nel 1949 è nel cast della seconda versione di Piccole donne diretto da Mervyn LeRoy, con il ruolo di Meg.
Nel 1952 gira Scaramouche uno dei più celebri film di cappa e spada, l’anno dopo è la protagonista femminile de Lo sperone nudo,terzo dei dei famosi cinque western diretti da Anthony Mann e interpretati da James Stewart.
sempre del 1953 è la pellicola Il mago Houdini accanto al Tony Curtis sposato nel 1951: per lui era il primo matrimonio mentre per la 23enne Janet era già il terzo marito. Dal loro matrimonio che ha incarnato la bellezza hollywoodiana nascono le figlie Kelly e Jamie Lee Curtis.




Ilmagohoudini


Ad illuminare una carriera non memorabile arrivano due della cinematografia: oltre la collaborazione con Hitch, va ricordato il suo ruolo di moglie del mezzosange Vargas (Charlton Heston) ne L’infernale Quinlan girato da Orson Welles nel 1958.




Infernalequinlan


Altri ruoli importanti di quegli anni: il thriller Va’ e uccidi di John Frankenheimer nel 1962, il musical Bye Bye Birdie nel 1963 e il giallo Detective’s Story nel 1966 accanto a Paul Newman e Lauren Bacall.
Le apparizioni cinematografiche si diradano a favore dell’attività televisiva ma è indubbiamente da ricordare il ruolo in Fog di John Carpenter del 1980, dove passa alla figlia Jamie Lee lo scettro di “scream queen” la figura della bella ragazza urlante del genere horror di cui Janet Leigh fu emblema in Psycho.