basso profilo

L’anno e’ iniziato con un innalzamento degli omicidi avvenuti
dentro le pareti domestiche, ma forse e’ solo una mia impressione: a parte
qualche sintetica nota nei telegiornali non e’ partito il solito carrozzone di
speciali ed inchieste sul tema.
Del resto queste tragedie si sono svolte
nella piu’ agghiacciante banalita’: coppie di mezz’eta’ se non anziane, famiglie
allo sfascio sopraffatte dal male di vivere, nessuna efferatezza su belle
ragazze, nessuna Medea carnefice dei figlioli, quindi manca l’elemento morboso
che possa incatenare l’attenzione dello spettatore, figuriamoci se un Crepet, un
Morelli o il criminologo di fama si possono scomodare! Non e’ neppure estate e i
palinsesti non si possono riempire con lo studio del rapporto tra caldo e
violenza: ci sono argomenti ben piu’ importanti all’attenzione dei media: sapere
quanto ha investito ogni singolo risparmiatore incappato nella fregatura
Parmalat, il nuovo look di Berlusconi, la bagarre Striscia-Bonolis, i guai
dell’Inter e poi stasera inizia il Grande Fratello: il basso profilo non paga,
nemmeno in cronaca nera.

Ritorno a Cold Mountain

Couldmountain

Occhei, occhei.. un film non va giudicato dal trailer; ma di certo quelli dell’ultima fatica di Antony Minghella, ricordano molto da vicino Via col Vento: il campo di battaglia dopo la sanguinosissima battaglia di Gettysburg cita i feriti alla stazione di Atlanta; vediamo Ada/Nicole Kidman raspare tra la neve e non puo’ non venirti in mente il giuramento d Rossella di non patire piu’ la fame dopo aver rosicchiato una radice; Jude Law compare da lontano a piedi esattamente come Ashley di ritorno alle Dodici Querce alla fine della guerra.
Vedremo, intanto il film ha fatto incetta di nomination (ben 13) per i Bafta, gli Oscar inglesi e promette bene anche per quelli americani e per i Golden Globe.

Recensione post visione 


Come mi possa aver sfiorato il pensiero che un film di Minghella fosse meritevole di essere visto, non saprei; fatto sta che questa sua ultima fatica e’ un centone di diversi film e generi cinematografici.
Il modello di paragone e’ sicuramente Via col Vento e Nicole Kidman piu’ volte e’ convinta di esser una novella Rossella O’Hara, mentre e’ solo “una pupattola” di Charleston come l’avrebbe definita l’inimitabile Scarlett. La scena piu’ debitrice al mitico film del ‘39 e’l’entrata in guerra del North Carolina con le scene di giubilo dei giovani volontari.
Ma veniamo alla storia: trasferitasi a Cold Mountain insieme al padre pastore (un inespressivo Donald Sutherland), la nostra eroina si innamora di un tipo alla Heatcliff (e infatti un passo di Cime Tempestose non ci verra’ risparmiato prima della fine della pellicola) il silenzioso Inman, interpretato da un Jude Law convincente.
Strappati l’uno all’altra da tre anni di guerra feroce, le vicende dei nostri eroi proseguono per flash back e storie parallele fino alla sospirata riunione. Il povero Inman viene ferito in una rappresaglia che segue il terribile attentato alle trincee sudiste della battaglia di Petersburg, finito con la sconfitta dei nordisti che si vanno ad incuneare sotto un terrapieno dalla cui sommita’ saranno finiti. La scena della battaglia e’ l’unica degna di nota in 150 minuti di film, con i feriti calpestati che annegano nel sangue.
Dopo un lungo periodo di convalescenza decide di tornare a casa, disertando, dalla donna che ama a cui nel frattempo e’ morto anche il padre, lungo il tragitto Inman fara’ numerosi incontri, alcuni tragici altri bizzarri: l’incontro col pastore vaneggiante mentre tenta di uccidere l’amata negra incinta sembra l’apparizione di Smeagol ne Il signore degli anelli


Nel frattempo a Cold Mountain l’inane Ada suscita la pieta’ di alcuni abitanti del paese che dopo averla aiutata a vedere il futuro nel pozzo grazie a uno specchio (citazione di The ring evidentissima, mi sa che era lo stesso pozzo!), le mandano in aiuto una ragazza abbandonata ma volenterosa, Ruby, interpretata dalla Zelwegger che ha ormai capito come racimolare nomination agli oscar: recitare in maniera aggressiva e sguaiata come ha fatto per la Roxy di Chicago e Bridget Jones quando e’ ubriaca. Il suo personaggio e’ ispirato alla Doris Day/Calimity Jane di Non sparare, baciami: evidentemente avra’ voluto approfondire il rapporto con la virginale attrice degli anni ‘50, nato con Down whit love.
L’incontro tra le due donne le porta verso una netta emancipazione e qui si oscilla tra Pronti a morire e Thelma e Louise.
L’atteso incontro tra i due amanti e’ banalissimo, la notte d’amore ha coinciso con un mio calar de palpebra, il finale non ve lo racconto.
Notevoli anche le citazioni nei dialoghi, Inman chiede dove si trovi il torrente Capefear (!), Ruby parlando della fattoria dice “io ho una visione” scommetto che nella versione originale avra’ detto “I have a dream”: beh era un film ambientato durante la guerra di liberazione dalla schiavitu’, per cui ci stava bene anche una citazione di Martin Luther King!

Da evitare accuratamente.

Striscia il disgusto

Tacere, avrei voluto tacere su questa squallida bagarre
televisiva che credo stia solo disgustando gli italiani MA quando Tito
Giliberto, pochi minuti fa in un servizio di Verissimo ha paragonato
questa ridicola messinscena a I duellanti, capolavoro del 1977 di Ridley
Scott, oltre ad averci rimesso quasi un piatto (al solito stavo lavando i
piatti) mi sono incazzata come una jena.

Non ho
mai sopportato Striscia, per l’evidente manipolazione d’immagini (sia pure a fin
di bene) che contraddistingue i suoi servizi, per il modo di infierire e poi
conludere tutto a tarallucci e vino e non sopporto Bonolis per i programmi
disgustosi che ha fatto e per il suo ostentato citazionismo di Sordi e Toto’,
artisti di cui non e’ pure degno di legare le scarpe e ora mi tocca sorbirmeli
in tutte le salse…
Non volete fare un passo in dietro e
vergognarvi?
Bene vi propongo una soluzione piu’ radicale: potreste
gentilmente gettarvi dalla finestra e lasciarci vivere in
pace?
Grazie.

L’ultimo samurai

Lastsam
E’ sicuramente un film di puro intrattenimento, anche con qualche sbavatura
registica (l’esagerato uso del rallenti) e qualche eccessiva semplifcazione
filosofica (svuotare la mente non e’ poi cosi’ facile). Cio’ non toglie che il film che vede Tom Cruise protagonista, non che produttore sia
affascinante e degno di nota.
Ancora una volta torna il mito dell’estremo
oriente depositario dell’onore, valore che l’occidente ha perduto cedendo alle
lusinghe del profitto, assunto che sta anche alla base di Kill Bill e
Ghost Dog.
Estremamente interessante a mio parere (ma ammetto di avere
sempre avuto un debole per gli indiani) il parallelo tra samurai e pellirossa,
non piu’ visti come barbari assassini ma depositari di una valida civilta’ e
infatti penso che i referenti di questo film, piu’ che Braveheart o
Balla coi lupi che comunque sono citati, come omaggiato e’ il grande
Kurosawa, siano i film che negli anni ’70 rivalutarono la figura degli indiani:
Piccolo grande uomo e Soldato blu la cui scena di sterminio del
villaggio indiano e’ ripresa negli incubi che attanagliano le notti di Nathan
Algreen, del resto anche il titolo rimanda al romanzo L’ultimo dei
Mohicani
di J.F. Cooper.

Tippi Hedren

Altro compleanno “hitchcockiano”: nel 1930 è nata Tippi Hedren, terza ossessione bionda del mago del brivido dopo le defezioni di Ingrid Bergman e Grace Kelly.

Tippihedren
In seguito al regale matrimonio di Grace Kelly, Hitchcok fatico’ a trovare un’altra attrice che incarnasse perfettamente il suo tipo algido e al contempo torbido: non lo convinse neppure la bellezza, troppo carnale a suo dire, di Kim Novak che presto’ il volto a La donna che visse due volte.
La Hedren fu l’unica con cui il regista penso’ di poter ricostruire un intenso rapporto, la diresse ne Gli uccelli del 1963  e in Marnie (1964).

Dopo la collaborazione col il maestro inglese la carriera dell’attrice non raggiunse piu’ vette degne di nota.
Tippi Hedren e’ madre di un’altra attrice: Melanie Griffith, attuale compagna di Antonio Banderas. Nell’infanzia pare che ricevesse in regalo da Hitch bambole decapitate.

Cary Grant

Nasceva il 18 gennaio 1904, esattamente 100 anni fa, in quel di Bristol, Archibald Leach che sarebbe diventato una delle piu’ famose e
raffinate star hollywoodiane di tutti i tempi con il nome di Cary
Grant.

Partito da un quartiere proletario, dopo essersi fatto le
ossa sui palcoscenici inglesi approda ad Hollywood nei primi anni ‘30. Gli
esordi sono di tutto rispetto, accanto a stelle del calibro di Marlene Dietrich
in Venere Bionda e alla procatoria Mae West con cui lavora sia in Lady
Lou
che in Non sono un angelo.
Ma e’ con Katharine Hepburn che
dara’ vita ad una delle piu’ belle coppie della storia del cinema in capolavori
della commedia come Il diavolo e’ femmina, Incantesimo e gli
inarrivabili Susanna! e Scandalo a Filadelfia

Nel ’39 arriva ad Hollywood un altro inglese, Alfred Hitchcock e con lui Cary Grant si trasformera’ dal re della screwball (la commedia demenziale che ha uno dei suoi apici in Arsenico e vecchi merletti) in personaggi piu’ affascinanti e complessi: dal marito inconcludente ma possibile omicida de Il sospetto, al cinico agente segreto di Notorius, film in cui dara’ il piu’ bel bacio della storia del cinema ad Ingrid Bergman;

al fascinoso “gatto”, ladro gentiluomo che si lascia sedurre dall’algida Grace Kelly in Caccia al ladro, per finire con Mr. Thornill scambiato per il fantomatico Kaplan nell’eccezionale Intrigo
internazionale
.
Cary Grant e’ l’indiscusso re della commedia americana, a
cui presta il suo fascino e la sua immensa ironia: quale attore arriverebbe a farsi conciare come lui in Ero uno sposo di guerra dove vestito da donna
completa l’improbabile look con una parrucca di crine di cavallo?

Lo adoro anche nel ruolo del fascinoso e impenitente
scapolo di Indiscerto che si era inventato una moglie malata per non
dover incappare nel matrimonio, costretto a capitolare innanzi all’amore per
Ingrid Bergman.
Nel 1943 presta il suo volto a un film di propaganda bellica,
uno dei migliori a mio parere: Destinazione Tokio, esordio alla regia di Dalmer Daves, narra le vicende di un sottomarino di cui Grant e’ il comandante che dopo
l’attacco di Pearl Harbour parte alla volta delle acque giapponesi e riuscira’
anche a entrare nel sorvegliatissimo porto nipponico.
Ancora nei panni di un
comandante di un sottomarino lo troviamo in un divertentissimo film di Blake
Edwards: Operazione sottoveste.

Nella sua carriera vi furono anche opere minori come Un
marito per Cinzia
accanto a Sophia Loren, ma le sue interpretazioni furono
sempre impeccabili.
Cary Grant non vinse mai un Oscar se non quello alla
carriera, mori’ il 29 novembre 1986.

FILMOGRAFIA

Continua a leggere

Il signore degli anelli: la maratona

Lordoftheringsiionering4900240

Certo, bisogna essere abitanti della Terra di Mezzo: temibili orchetti, eleganti
elfi o pacifici abitanti della contea, per apprezzare pienamente l’evento che
l’Arcadia di Melzo sta organizzando: mercoledi’ 21 ci sara’ una maratona
dedicata a Il Signore degli Anelli: si iniza alle ore 14 con la versione
estesa del primo capitolo, alle 18 verra’ proiettato il secondo episodio della
saga, sempre in versione lunga e alle ore 22.20 si potra’ assistere
all’anteprima de Il ritorno del Re,il costo del biglietto cumulativo e’
di 20 euri.
Se qualche coraggioso fosse interessato, ecco dove trovare
maggiori informazioni.

Addio a Delia Scala

DeliaScalaLa Tv ha appena compiuto 50 anni ed oggi perde una delle sue prime incomparabili
soubrette: Delia Scala.
Nata come ballerina classica Odette Begoni, approda
prima al cinema dove interpeta diversi ruoli, ma per il pubblico sara’ sempre la
ballerina sfrontata inseguita da un gelossissimo Aroldo Tieri in Bellezze in
bicicletta
.
Passa la teatro dove diventa la regina della rivista e gia’ nel ‘56 e’ in
televisione, nel varieta’: si ricorda una memorabile Canzonissima del
1960 presentata da lei, Manfredi e Paolo Panelli.

Filmografia

ANNI DIFFICILI   
di Luigi Zampa
Con Milly Vitale, Delia Scala, Massimo
Girotti, Ave Ninchi, Umberto Spadaro, Ernesto Almirante
Drammatico, Italia
1947

TI TROVERÒ – TENENTE CRAIG MIO MARITO   
di Giacomo
Gentilomo
Con Delia Scala, Enrico Viarisio
Drammatico, Italia
1948

COME SCOPERSI L’AMERICA   
di Carlo Borghesio
Con Erminio
Macario, Carlo Ninchi, Delia Scala, Folco Lulli
Commedia, Italia
1949

LA SCOGLIERA DEL PECCATO   
di Roberto Bianchi Montero
Con
Gino Cervi, Delia Scala, Margaret Genske
Drammatico, Italia
1950

NAPOLI MILIONARIA   
di Eduardo De Filippo
Con Eduardo De
Filippo, Delia Scala, Totò, Titina De Filippo
Commedia, Italia
1950

NOI DUE SOLI   
di Marino Girolami
Con Walter Chiari, Carlo
Campanini, Delia Scala
Commedia, Italia 1950

VITA DA CANI   
di
Steno, Mario Monicelli
Con Aldo Fabrizi, Gina Lollobrigida, Delia Scala,
Marcello Mastroianni, Furlanetto, Tino Scotti
Commedia, Italia
1950

AMO UN ASSASSINO   
di Baccio Bandini
Con Enrico Glori, Marco
Vicario, Delia Scala, Umberto Spadaro, Andrea Bosic
Giallo, Italia
1951

AUGURI E FIGLI MASCHI   
di Giorgio Simonelli
Con Ugo
Tognazzi, Delia Scala, Carlo Croccolo, Giovanna Pala
Comico, Italia
1951

Bellezzeinbicicletta

BELLEZZE IN BICICLETTA   
di Carlo Campogalliani
Con Delia
Scala, Aroldo Tieri, Silvana Pampanini, Renato Rascel, Marcello
Marchesi
Commedia, Italia 1951

CANZONE DI PRIMAVERA   
di Mario
Costa
Con Leonardo Cortese, Delia Scala, Aroldo Tieri, Paola Borboni, Claudio
Villa, Ludmilla Dudarova
Drammatico, Italia 1951

FUOCO NERO   
di
Silvio Siano
Con Delia Scala, Otello Toso
Drammatico, Italia
1951

IL PADRONE DEL VAPORE   
di Mario Mattoli
Con Walter Chiari,
Riccardo Billi, Mario Riva, Carlo Campanini, Delia Scala
Commedia, Italia
1951

L’EROE SONO IO   
di Carlo Ludovico Bragaglia
Con Marisa
Merlini, Andrea Checchi, Delia Scala, Renato Rascel
Comico, Italia
1951

CANZONI DI IERI, CANZONI DI OGGI,CANZONI DI DOMANI   
di
Domenico Paolella
Con Antonella Lualdi, Galeazzo Benti, Alberto Sordi, Franco
Interlenghi, Delia Scala, Marina Vlady
Film di montaggio, Italia
1952

GIOVINEZZA   
di Giorgio Pastina
Con Franco Interlenghi,
Delia Scala
Commedia, Italia 1952

IL SOGNO DI ZORRO   
di Mario
Soldati
Con Vittorio Gassman, Walter Chiari, Carlo Ninchi, Delia
Scala
Commedia, Italia 1952

ROMA ORE 11   
di Giuseppe De
Santis
Con Maria Grazia Francia, Delia Scala, Massimo Girotti, Raf Vallone,
Lucia Bosè, Lea Padovani, Carla Del Poggio
Drammatico, Italia
1952

AGENZIA MATRIMONIALE   
di Giorgio Pastina
Con Fulvia Franco,
Erminio Macario, Delia Scala, Aroldo Tieri
Commedia, Italia 1953

AMORE
E FANGO – PALUDE TRAGICA   
di Juan De Orduña
Con Delia Scala, Erno
Crisa, Anna Amendola
Drammatico, Spagna 1954

GIOVE IN DOPPIOPETTO   

di Daniele D’Anza
Con Carlo Dapporto, Delia Scala, Lucy
D’Albert
Commedia, Italia 1954

GIOVENTÙ ALLA SBARRA   
di
Ferruccio Cerio
Con Paolo Stoppa, Isa Barzizza, Delia Scala, Giorgio
Albertazzi
Drammatico, Italia 1954

GRAN VARIETÀ   
di Domenico
Paolella
Con Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Delia Scala, Renato Rascel,
Maria Fiore
Commedia, Italia 1954

GRISBÌ   
di Jacques
Becker
Con Jean Gabin, Delia Scala, Lino Ventura, Vittorio Sanipoli, Jeanne
Moreau, Dora Doll, René Dary, Paul Frankeur
Drammatico, Francia 1954

I
SETTE PECCATI DI PAPÀ   
di Jean Boyer
Con Paolo Stoppa, Delia Scala,
Maria Frau, Maurice Chevalier
Commedia, Francia 1954

OPINIONE
PUBBLICA   
di Maurizio Corgnati
Con Carlo Campanini, Delia Scala, Daniel
Gélin
Drammatico, Italia 1954

DI QUA, DI LÀ DEL PIAVE   
di Guido
Leoni
Con Milly Vitale, Delia Scala, Erno Crisa, Carlo Croccolo
Commedia,
Italia 1955

FUGA NEL SOLE   
di Robert Darène
Con Delia Scala,
Jean Marais, Kerima, Charles Moulin
Avventura, Italia, Francia 1955

IL
TERRORE DELL’OKLAHOMA   
di Mario Amendola
Con Valeria Moriconi, Delia
Scala, Mario Carotenuto, Maurizio Arena, Alberto Bonucci
Western, Italia
1959

I TEDDY BOYS DELLA CANZONE   
di Domenico Paolella
Con Delia
Scala, Paolo Panelli, Teddy Reno
Musicale, Italia 1960

LE OLIMPIADI
DEI MARITI   
di Giorgio Bianchi
Con Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello,
Delia Scala, Sandra Mondaini
Commedia, Italia 1960

MADRI PERICOLOSE   

di Domenico Paolella
Con Delia Scala, Riccardo Garrone, Mina
Commedia,
Italia 1960

SIGNORI SI NASCE   
di Mario Mattoli
Con Peppino De
Filippo, Delia Scala, Totò, Liana Orfei
Commedia, Italia 1960

Lost in translation

Lostintraslation

Spocchioso e irritante, questi sono gli aggettivi che scelgo per definire l’ultima fatica di Sofia Coppola.
L’incontro tra due anime perse nella grande metropoli giapponese non e’ riuscito a colpirmi.
Innanzitutto i luoghi comuni sul Giappone sono veramente stupidi: l’estrema ossequiosita’, il fatto che sia un popolo basso, le difficolta’ di pronuncia della erre (quando la lingua americana, si sa, e’ la piu’ melodiosa di tutte!); se posso capire che una persona costretta a passare una settimana in Giappone per lavoro non abbia voglia di integrarsi con la realta’ in cui si viene a trovare, non riesco comunque ad apprezzare lo sketch da avanspettacolo del giapponese che parla 5 minuti e la traduzione si limita a una frase brevissima: sara’ pure Sofia Coppola ma questo mi pare un mezzuccio da fratelli Vanzina.
Di Tokyo, la regista, che pure ama moltissimo questa citta’, ci da l’iconografia piu’ classica: il Fujiama sullo sfondo, le piantine per muoversi nella metropoli senza numeri civici, Kyoto con i templi di legno e le donne in kimono, il pachinko e il karaoke. La giustificazione e’ sempre che un turista superficiale si limita a questa visione, ma questo repertorio smontato anche da Turisti per caso del duo Blady&Roversi non sottolinea il senso di straniamento che dovrebbero provare le due anime in pena: ci riescono a volte le visioni dall’alto della citta’ che la rendono uguale a tutte le altre metropoli del mondo.
Anche i personaggi non sono convincenti: se il personaggio dell’attore di mezz’eta’ in crisi con la moglie, all’estero per girare uno spot, e’ credibile, ho trovato del tutto irreale la ragazzina appena laureata, in Giappone al seguito del marito fotografo: se sei paturniosa te ne stai a casa rintanata ne tuo buco a trovare un senso alla tua vita, altrimenti se passi 15 giorni o poco piu’ all’estero approfitti del confronto con la nuova cultura per schiarirti le idee, senno’ sei solo un personaggio mal disegnato dalla fantasia di Sofia Coppola.