Il fatto che mi sia trascinata per alcuni mesi le 10 puntate della costosissima miniserie HBO prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks, andata in onda su Sky nel mese di maggio, dimostra chiaramente quanto poco mi sia piaciuto il prodotto: han ricostruito cosi’ bene il periodo storico della Seconda Guerra Mondiale che hanno recuperato anche lo spirito retorico dei film di propaganda bellica dell’epoca.
The Pacific chiude il dittico iniziato con Band of Brothers del 2001 (che non ho mai visto): se la prima serie ricostruiva il fronte europeo, la seconda analizza l’intero fronte di guerra americano sul Pacifico seguito all’attacco di Pearl Harbour del 7 dicembre 1941: dalla battaglia di Guadalcanal fino alla conquista di Okinawa, chiudendosi con il primo dopoguerra che vede lo spaesato ritorno dei reduci. Gli scenari offrono poco allo spettatore: la maggior parte delle battaglie si sono svolte in sperdute isole dell’arcipelago Solomon battute dalle piogge monsoniche: fango e trincee, niente piu’. Non si vede praticamente mai il nemico ma solo l’eroico corpo dei Marines composto da bravi ragazzi che se causano qualche disastro, tipo la morte di un compagno, e’ solo per inesperienza. I superiori poi, sono sempre affidabili e comprensivi.
Protagonisti di quest’opera corale sono John Basilone, caduto ad Iwo Jima, Eugene Sledge e Robert Leckie (quello che mi stava piu’ simpatico) che anni dopo la guerra scrissero dei libri di memorie che sono stati utilizzati come spunto per creare la serie. Ogni singolo episodio e’ introdotto da immagini di repertorio e dai commenti di veterani ancora in vita.
La cosa davvero degna di menzione resta la sigla iniziale: si vede il dettaglio di un carboncino che tratteggia i volti dei personaggi. Il colore nero, la punta fatta con un coltello, introducono la nota drammatica e la pressione del carboncino sulla carta genera una frammentazione della mina che ricorda le esplosioni della battaglia. I ritratti a matita si trasformano nei volti degli attori sottolineando cosi’ il passaggio dal racconto scritto a quello per immagini che sta alla base della serie.
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Cary Grant
Nasceva il 18 gennaio 1904, esattamente 100 anni fa, in quel di Bristol, Archibald Leach che sarebbe diventato una delle piu’ famose e
raffinate star hollywoodiane di tutti i tempi con il nome di Cary
Grant.

Partito da un quartiere proletario, dopo essersi fatto le
ossa sui palcoscenici inglesi approda ad Hollywood nei primi anni ‘30. Gli
esordi sono di tutto rispetto, accanto a stelle del calibro di Marlene Dietrich
in Venere Bionda e alla procatoria Mae West con cui lavora sia in Lady
Lou che in Non sono un angelo.
Ma e’ con Katharine Hepburn che
dara’ vita ad una delle piu’ belle coppie della storia del cinema in capolavori
della commedia come Il diavolo e’ femmina, Incantesimo e gli
inarrivabili Susanna! e Scandalo a Filadelfia

Nel ’39 arriva ad Hollywood un altro inglese, Alfred Hitchcock e con lui Cary Grant si trasformera’ dal re della screwball (la commedia demenziale che ha uno dei suoi apici in Arsenico e vecchi merletti) in personaggi piu’ affascinanti e complessi: dal marito inconcludente ma possibile omicida de Il sospetto, al cinico agente segreto di Notorius, film in cui dara’ il piu’ bel bacio della storia del cinema ad Ingrid Bergman;

al fascinoso “gatto”, ladro gentiluomo che si lascia sedurre dall’algida Grace Kelly in Caccia al ladro, per finire con Mr. Thornill scambiato per il fantomatico Kaplan nell’eccezionale Intrigo
internazionale.
Cary Grant e’ l’indiscusso re della commedia americana, a
cui presta il suo fascino e la sua immensa ironia: quale attore arriverebbe a farsi conciare come lui in Ero uno sposo di guerra dove vestito da donna
completa l’improbabile look con una parrucca di crine di cavallo?

Lo adoro anche nel ruolo del fascinoso e impenitente
scapolo di Indiscerto che si era inventato una moglie malata per non
dover incappare nel matrimonio, costretto a capitolare innanzi all’amore per
Ingrid Bergman.
Nel 1943 presta il suo volto a un film di propaganda bellica,
uno dei migliori a mio parere: Destinazione Tokio, esordio alla regia di Dalmer Daves, narra le vicende di un sottomarino di cui Grant e’ il comandante che dopo
l’attacco di Pearl Harbour parte alla volta delle acque giapponesi e riuscira’
anche a entrare nel sorvegliatissimo porto nipponico.
Ancora nei panni di un
comandante di un sottomarino lo troviamo in un divertentissimo film di Blake
Edwards: Operazione sottoveste.

Nella sua carriera vi furono anche opere minori come Un
marito per Cinzia accanto a Sophia Loren, ma le sue interpretazioni furono
sempre impeccabili.
Cary Grant non vinse mai un Oscar se non quello alla
carriera, mori’ il 29 novembre 1986.
FILMOGRAFIA
Tora! Tora! Tora!
1970
con Martin Balsam, Joseph Cotten, Eijirō Tōno
regia di Richard Fleischer, Kinji Fukasaku, Toshio Masuda
giudizio del film
E’ il classico film di
rievocazione storica, ma ha la particolarita’ di mostrare la vicenda sia dal
punto di vista americano che da quello giapponese: e’ in realta’ la fusione di
due film, la versione giapponese a cui per due settimane circa lavoro’ Kurosawa,
poi sostituito (ufficialmente per motivi di salute, in realta’ per uno stile di
regia troppo lontano da quello delle major) da Toshio Masuda e Kinij Fukusaku
supervisionato dal regista della sezione americana, Richard Fleischer
.
L’inizio e’ lento e racconta fedelmente le vicende storiche che
precedettero il disastroso attacco; da una parte i giapponesi, anzi la marina
giapponese che non vede di buon occhio l’alleanza con i nazifascisti, pur
preparando meticolosamente l’attacco. Dall’altra gli americani che pur essendo
in grado di intercettare e decodificare tutti i messaggi che il Giappone invia
alle sue sedi, non credono possibile che l’attacco, che in ogni caso sanno
imminente venga sferrato nella base dove e’ radunata la flotta: Pearl
Harbour.
Incipit lento ma che subito immerge lo spettatore in una sensazione
di disastro inesorabile, dovuto alla maestria con cui il materiale e’ trattato,
piu’ che al fatto di conoscere gli eventi storici. Notevole la ricostruzione
della notte del 6 dicembre con il comandate Kramer che cerca di mettere
sull’avviso i suoi superiori vagando in una livida Washington con esiti quasi
kafkiani.
Le immagini della battaglia sono grandiose e valsero l’oscar per
gli effetti speciali al film, certo nulla a che vedere con gli effettacci a cui
siamo abituati oggi, ma l’esito e’ indubbiamente spettacolare.
giudizio del DVD
buono il riversamento audio e
video, migliore di quanto credessi gli extra: oltre il trailer originale del
film, quello di Patton, generale d’acciaio e de Il giorno piu’
lungo c’e’ un commento solo audio di Richard Fleischer, pensavo che durasse
pochi minuti, invece scorre nuovamente tutto il film (che ricordo supera le due
ore) con l’intervistatore e il regista che commentano e svelano i retroscena del
film, discutono del ruolo di Kurosawa, della Hollywood di quegli anni, insomma
una conversazione molto piacevole e interessante: tra le chicche che elargisce
ricordo che questo regista, autore anche di Viaggio Allucinante e’
figlio di Max Fleischer, grande maestro dei cartoon, padre fra gli altri di
Betty Boop e Braccio di Ferro.