Golden globe

Vincono i Golden Globe come migliori attori Sean Penn per
Mistyc River e Charlize Theron per la sua interpretazione in
Monster.
Mystic River fa assegnare anche un premio a Tim
Robbins come migliore attore non protagonista.
Migliori film dell’anno sono
il terzo episodio della saga de Il signore degli anelli per la categoria
film drammatici e Lost in translation come migliore film comico: a Bill
Murray va anche la palma di miglior attor comico.
Direi che questo premio fa
scalpore: nella discussione che ha infiammato i blog a proposito di questo film,
chi l’ ha molto
amato e’ rimasto colpito dalla storia d’amore, per chi, come me, non l’ha
apprezzato le critiche si sono concentrate sugli stereotipi offerti dal film, ma
che fosse un film comico era sfuggito a tutti noi!

Happy bithday to..

Oggi si festeggiano i 60 anni di Rutger Hauer, l’attore
olandese assurto ai fasti hollywoodiani.
Interprete di buoni film come
Osterman weekend, Ladyhawke e The hitcher, verra’ sempre
ricordato come il Roy Batty di Blade runner protagonista del monologo
piu’ famoso degli ultimi vent’anni: “ho visto cose che voi
umani..”

Ricorrono anche i 76 anni dell’icona del cinema francese:
la grande Jeanne Moreau.

basso profilo

L’anno e’ iniziato con un innalzamento degli omicidi avvenuti
dentro le pareti domestiche, ma forse e’ solo una mia impressione: a parte
qualche sintetica nota nei telegiornali non e’ partito il solito carrozzone di
speciali ed inchieste sul tema.
Del resto queste tragedie si sono svolte
nella piu’ agghiacciante banalita’: coppie di mezz’eta’ se non anziane, famiglie
allo sfascio sopraffatte dal male di vivere, nessuna efferatezza su belle
ragazze, nessuna Medea carnefice dei figlioli, quindi manca l’elemento morboso
che possa incatenare l’attenzione dello spettatore, figuriamoci se un Crepet, un
Morelli o il criminologo di fama si possono scomodare! Non e’ neppure estate e i
palinsesti non si possono riempire con lo studio del rapporto tra caldo e
violenza: ci sono argomenti ben piu’ importanti all’attenzione dei media: sapere
quanto ha investito ogni singolo risparmiatore incappato nella fregatura
Parmalat, il nuovo look di Berlusconi, la bagarre Striscia-Bonolis, i guai
dell’Inter e poi stasera inizia il Grande Fratello: il basso profilo non paga,
nemmeno in cronaca nera.

Ritorno a Cold Mountain

Couldmountain

Occhei, occhei.. un film non va giudicato dal trailer; ma di certo quelli dell’ultima fatica di Antony Minghella, ricordano molto da vicino Via col Vento: il campo di battaglia dopo la sanguinosissima battaglia di Gettysburg cita i feriti alla stazione di Atlanta; vediamo Ada/Nicole Kidman raspare tra la neve e non puo’ non venirti in mente il giuramento d Rossella di non patire piu’ la fame dopo aver rosicchiato una radice; Jude Law compare da lontano a piedi esattamente come Ashley di ritorno alle Dodici Querce alla fine della guerra.
Vedremo, intanto il film ha fatto incetta di nomination (ben 13) per i Bafta, gli Oscar inglesi e promette bene anche per quelli americani e per i Golden Globe.

Recensione post visione 


Come mi possa aver sfiorato il pensiero che un film di Minghella fosse meritevole di essere visto, non saprei; fatto sta che questa sua ultima fatica e’ un centone di diversi film e generi cinematografici.
Il modello di paragone e’ sicuramente Via col Vento e Nicole Kidman piu’ volte e’ convinta di esser una novella Rossella O’Hara, mentre e’ solo “una pupattola” di Charleston come l’avrebbe definita l’inimitabile Scarlett. La scena piu’ debitrice al mitico film del ‘39 e’l’entrata in guerra del North Carolina con le scene di giubilo dei giovani volontari.
Ma veniamo alla storia: trasferitasi a Cold Mountain insieme al padre pastore (un inespressivo Donald Sutherland), la nostra eroina si innamora di un tipo alla Heatcliff (e infatti un passo di Cime Tempestose non ci verra’ risparmiato prima della fine della pellicola) il silenzioso Inman, interpretato da un Jude Law convincente.
Strappati l’uno all’altra da tre anni di guerra feroce, le vicende dei nostri eroi proseguono per flash back e storie parallele fino alla sospirata riunione. Il povero Inman viene ferito in una rappresaglia che segue il terribile attentato alle trincee sudiste della battaglia di Petersburg, finito con la sconfitta dei nordisti che si vanno ad incuneare sotto un terrapieno dalla cui sommita’ saranno finiti. La scena della battaglia e’ l’unica degna di nota in 150 minuti di film, con i feriti calpestati che annegano nel sangue.
Dopo un lungo periodo di convalescenza decide di tornare a casa, disertando, dalla donna che ama a cui nel frattempo e’ morto anche il padre, lungo il tragitto Inman fara’ numerosi incontri, alcuni tragici altri bizzarri: l’incontro col pastore vaneggiante mentre tenta di uccidere l’amata negra incinta sembra l’apparizione di Smeagol ne Il signore degli anelli


Nel frattempo a Cold Mountain l’inane Ada suscita la pieta’ di alcuni abitanti del paese che dopo averla aiutata a vedere il futuro nel pozzo grazie a uno specchio (citazione di The ring evidentissima, mi sa che era lo stesso pozzo!), le mandano in aiuto una ragazza abbandonata ma volenterosa, Ruby, interpretata dalla Zelwegger che ha ormai capito come racimolare nomination agli oscar: recitare in maniera aggressiva e sguaiata come ha fatto per la Roxy di Chicago e Bridget Jones quando e’ ubriaca. Il suo personaggio e’ ispirato alla Doris Day/Calimity Jane di Non sparare, baciami: evidentemente avra’ voluto approfondire il rapporto con la virginale attrice degli anni ‘50, nato con Down whit love.
L’incontro tra le due donne le porta verso una netta emancipazione e qui si oscilla tra Pronti a morire e Thelma e Louise.
L’atteso incontro tra i due amanti e’ banalissimo, la notte d’amore ha coinciso con un mio calar de palpebra, il finale non ve lo racconto.
Notevoli anche le citazioni nei dialoghi, Inman chiede dove si trovi il torrente Capefear (!), Ruby parlando della fattoria dice “io ho una visione” scommetto che nella versione originale avra’ detto “I have a dream”: beh era un film ambientato durante la guerra di liberazione dalla schiavitu’, per cui ci stava bene anche una citazione di Martin Luther King!

Da evitare accuratamente.

Striscia il disgusto

Tacere, avrei voluto tacere su questa squallida bagarre
televisiva che credo stia solo disgustando gli italiani MA quando Tito
Giliberto, pochi minuti fa in un servizio di Verissimo ha paragonato
questa ridicola messinscena a I duellanti, capolavoro del 1977 di Ridley
Scott, oltre ad averci rimesso quasi un piatto (al solito stavo lavando i
piatti) mi sono incazzata come una jena.

Non ho
mai sopportato Striscia, per l’evidente manipolazione d’immagini (sia pure a fin
di bene) che contraddistingue i suoi servizi, per il modo di infierire e poi
conludere tutto a tarallucci e vino e non sopporto Bonolis per i programmi
disgustosi che ha fatto e per il suo ostentato citazionismo di Sordi e Toto’,
artisti di cui non e’ pure degno di legare le scarpe e ora mi tocca sorbirmeli
in tutte le salse…
Non volete fare un passo in dietro e
vergognarvi?
Bene vi propongo una soluzione piu’ radicale: potreste
gentilmente gettarvi dalla finestra e lasciarci vivere in
pace?
Grazie.

L’ultimo samurai

Lastsam
E’ sicuramente un film di puro intrattenimento, anche con qualche sbavatura
registica (l’esagerato uso del rallenti) e qualche eccessiva semplifcazione
filosofica (svuotare la mente non e’ poi cosi’ facile). Cio’ non toglie che il film che vede Tom Cruise protagonista, non che produttore sia
affascinante e degno di nota.
Ancora una volta torna il mito dell’estremo
oriente depositario dell’onore, valore che l’occidente ha perduto cedendo alle
lusinghe del profitto, assunto che sta anche alla base di Kill Bill e
Ghost Dog.
Estremamente interessante a mio parere (ma ammetto di avere
sempre avuto un debole per gli indiani) il parallelo tra samurai e pellirossa,
non piu’ visti come barbari assassini ma depositari di una valida civilta’ e
infatti penso che i referenti di questo film, piu’ che Braveheart o
Balla coi lupi che comunque sono citati, come omaggiato e’ il grande
Kurosawa, siano i film che negli anni ’70 rivalutarono la figura degli indiani:
Piccolo grande uomo e Soldato blu la cui scena di sterminio del
villaggio indiano e’ ripresa negli incubi che attanagliano le notti di Nathan
Algreen, del resto anche il titolo rimanda al romanzo L’ultimo dei
Mohicani
di J.F. Cooper.

Tippi Hedren

Altro compleanno “hitchcockiano”: nel 1930 è nata Tippi Hedren, terza ossessione bionda del mago del brivido dopo le defezioni di Ingrid Bergman e Grace Kelly.

Tippihedren
In seguito al regale matrimonio di Grace Kelly, Hitchcok fatico’ a trovare un’altra attrice che incarnasse perfettamente il suo tipo algido e al contempo torbido: non lo convinse neppure la bellezza, troppo carnale a suo dire, di Kim Novak che presto’ il volto a La donna che visse due volte.
La Hedren fu l’unica con cui il regista penso’ di poter ricostruire un intenso rapporto, la diresse ne Gli uccelli del 1963  e in Marnie (1964).

Dopo la collaborazione col il maestro inglese la carriera dell’attrice non raggiunse piu’ vette degne di nota.
Tippi Hedren e’ madre di un’altra attrice: Melanie Griffith, attuale compagna di Antonio Banderas. Nell’infanzia pare che ricevesse in regalo da Hitch bambole decapitate.

Cary Grant

Nasceva il 18 gennaio 1904, esattamente 100 anni fa, in quel di Bristol, Archibald Leach che sarebbe diventato una delle piu’ famose e
raffinate star hollywoodiane di tutti i tempi con il nome di Cary
Grant.

Partito da un quartiere proletario, dopo essersi fatto le
ossa sui palcoscenici inglesi approda ad Hollywood nei primi anni ‘30. Gli
esordi sono di tutto rispetto, accanto a stelle del calibro di Marlene Dietrich
in Venere Bionda e alla procatoria Mae West con cui lavora sia in Lady
Lou
che in Non sono un angelo.
Ma e’ con Katharine Hepburn che
dara’ vita ad una delle piu’ belle coppie della storia del cinema in capolavori
della commedia come Il diavolo e’ femmina, Incantesimo e gli
inarrivabili Susanna! e Scandalo a Filadelfia

Nel ’39 arriva ad Hollywood un altro inglese, Alfred Hitchcock e con lui Cary Grant si trasformera’ dal re della screwball (la commedia demenziale che ha uno dei suoi apici in Arsenico e vecchi merletti) in personaggi piu’ affascinanti e complessi: dal marito inconcludente ma possibile omicida de Il sospetto, al cinico agente segreto di Notorius, film in cui dara’ il piu’ bel bacio della storia del cinema ad Ingrid Bergman;

al fascinoso “gatto”, ladro gentiluomo che si lascia sedurre dall’algida Grace Kelly in Caccia al ladro, per finire con Mr. Thornill scambiato per il fantomatico Kaplan nell’eccezionale Intrigo
internazionale
.
Cary Grant e’ l’indiscusso re della commedia americana, a
cui presta il suo fascino e la sua immensa ironia: quale attore arriverebbe a farsi conciare come lui in Ero uno sposo di guerra dove vestito da donna
completa l’improbabile look con una parrucca di crine di cavallo?

Lo adoro anche nel ruolo del fascinoso e impenitente
scapolo di Indiscerto che si era inventato una moglie malata per non
dover incappare nel matrimonio, costretto a capitolare innanzi all’amore per
Ingrid Bergman.
Nel 1943 presta il suo volto a un film di propaganda bellica,
uno dei migliori a mio parere: Destinazione Tokio, esordio alla regia di Dalmer Daves, narra le vicende di un sottomarino di cui Grant e’ il comandante che dopo
l’attacco di Pearl Harbour parte alla volta delle acque giapponesi e riuscira’
anche a entrare nel sorvegliatissimo porto nipponico.
Ancora nei panni di un
comandante di un sottomarino lo troviamo in un divertentissimo film di Blake
Edwards: Operazione sottoveste.

Nella sua carriera vi furono anche opere minori come Un
marito per Cinzia
accanto a Sophia Loren, ma le sue interpretazioni furono
sempre impeccabili.
Cary Grant non vinse mai un Oscar se non quello alla
carriera, mori’ il 29 novembre 1986.

FILMOGRAFIA

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Il signore degli anelli: la maratona

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Certo, bisogna essere abitanti della Terra di Mezzo: temibili orchetti, eleganti
elfi o pacifici abitanti della contea, per apprezzare pienamente l’evento che
l’Arcadia di Melzo sta organizzando: mercoledi’ 21 ci sara’ una maratona
dedicata a Il Signore degli Anelli: si iniza alle ore 14 con la versione
estesa del primo capitolo, alle 18 verra’ proiettato il secondo episodio della
saga, sempre in versione lunga e alle ore 22.20 si potra’ assistere
all’anteprima de Il ritorno del Re,il costo del biglietto cumulativo e’
di 20 euri.
Se qualche coraggioso fosse interessato, ecco dove trovare
maggiori informazioni.