Addio a Delia Scala

DeliaScalaLa Tv ha appena compiuto 50 anni ed oggi perde una delle sue prime incomparabili
soubrette: Delia Scala.
Nata come ballerina classica Odette Begoni, approda
prima al cinema dove interpeta diversi ruoli, ma per il pubblico sara’ sempre la
ballerina sfrontata inseguita da un gelossissimo Aroldo Tieri in Bellezze in
bicicletta
.
Passa la teatro dove diventa la regina della rivista e gia’ nel ‘56 e’ in
televisione, nel varieta’: si ricorda una memorabile Canzonissima del
1960 presentata da lei, Manfredi e Paolo Panelli.

Filmografia

ANNI DIFFICILI   
di Luigi Zampa
Con Milly Vitale, Delia Scala, Massimo
Girotti, Ave Ninchi, Umberto Spadaro, Ernesto Almirante
Drammatico, Italia
1947

TI TROVERÒ – TENENTE CRAIG MIO MARITO   
di Giacomo
Gentilomo
Con Delia Scala, Enrico Viarisio
Drammatico, Italia
1948

COME SCOPERSI L’AMERICA   
di Carlo Borghesio
Con Erminio
Macario, Carlo Ninchi, Delia Scala, Folco Lulli
Commedia, Italia
1949

LA SCOGLIERA DEL PECCATO   
di Roberto Bianchi Montero
Con
Gino Cervi, Delia Scala, Margaret Genske
Drammatico, Italia
1950

NAPOLI MILIONARIA   
di Eduardo De Filippo
Con Eduardo De
Filippo, Delia Scala, Totò, Titina De Filippo
Commedia, Italia
1950

NOI DUE SOLI   
di Marino Girolami
Con Walter Chiari, Carlo
Campanini, Delia Scala
Commedia, Italia 1950

VITA DA CANI   
di
Steno, Mario Monicelli
Con Aldo Fabrizi, Gina Lollobrigida, Delia Scala,
Marcello Mastroianni, Furlanetto, Tino Scotti
Commedia, Italia
1950

AMO UN ASSASSINO   
di Baccio Bandini
Con Enrico Glori, Marco
Vicario, Delia Scala, Umberto Spadaro, Andrea Bosic
Giallo, Italia
1951

AUGURI E FIGLI MASCHI   
di Giorgio Simonelli
Con Ugo
Tognazzi, Delia Scala, Carlo Croccolo, Giovanna Pala
Comico, Italia
1951

Bellezzeinbicicletta

BELLEZZE IN BICICLETTA   
di Carlo Campogalliani
Con Delia
Scala, Aroldo Tieri, Silvana Pampanini, Renato Rascel, Marcello
Marchesi
Commedia, Italia 1951

CANZONE DI PRIMAVERA   
di Mario
Costa
Con Leonardo Cortese, Delia Scala, Aroldo Tieri, Paola Borboni, Claudio
Villa, Ludmilla Dudarova
Drammatico, Italia 1951

FUOCO NERO   
di
Silvio Siano
Con Delia Scala, Otello Toso
Drammatico, Italia
1951

IL PADRONE DEL VAPORE   
di Mario Mattoli
Con Walter Chiari,
Riccardo Billi, Mario Riva, Carlo Campanini, Delia Scala
Commedia, Italia
1951

L’EROE SONO IO   
di Carlo Ludovico Bragaglia
Con Marisa
Merlini, Andrea Checchi, Delia Scala, Renato Rascel
Comico, Italia
1951

CANZONI DI IERI, CANZONI DI OGGI,CANZONI DI DOMANI   
di
Domenico Paolella
Con Antonella Lualdi, Galeazzo Benti, Alberto Sordi, Franco
Interlenghi, Delia Scala, Marina Vlady
Film di montaggio, Italia
1952

GIOVINEZZA   
di Giorgio Pastina
Con Franco Interlenghi,
Delia Scala
Commedia, Italia 1952

IL SOGNO DI ZORRO   
di Mario
Soldati
Con Vittorio Gassman, Walter Chiari, Carlo Ninchi, Delia
Scala
Commedia, Italia 1952

ROMA ORE 11   
di Giuseppe De
Santis
Con Maria Grazia Francia, Delia Scala, Massimo Girotti, Raf Vallone,
Lucia Bosè, Lea Padovani, Carla Del Poggio
Drammatico, Italia
1952

AGENZIA MATRIMONIALE   
di Giorgio Pastina
Con Fulvia Franco,
Erminio Macario, Delia Scala, Aroldo Tieri
Commedia, Italia 1953

AMORE
E FANGO – PALUDE TRAGICA   
di Juan De Orduña
Con Delia Scala, Erno
Crisa, Anna Amendola
Drammatico, Spagna 1954

GIOVE IN DOPPIOPETTO   

di Daniele D’Anza
Con Carlo Dapporto, Delia Scala, Lucy
D’Albert
Commedia, Italia 1954

GIOVENTÙ ALLA SBARRA   
di
Ferruccio Cerio
Con Paolo Stoppa, Isa Barzizza, Delia Scala, Giorgio
Albertazzi
Drammatico, Italia 1954

GRAN VARIETÀ   
di Domenico
Paolella
Con Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Delia Scala, Renato Rascel,
Maria Fiore
Commedia, Italia 1954

GRISBÌ   
di Jacques
Becker
Con Jean Gabin, Delia Scala, Lino Ventura, Vittorio Sanipoli, Jeanne
Moreau, Dora Doll, René Dary, Paul Frankeur
Drammatico, Francia 1954

I
SETTE PECCATI DI PAPÀ   
di Jean Boyer
Con Paolo Stoppa, Delia Scala,
Maria Frau, Maurice Chevalier
Commedia, Francia 1954

OPINIONE
PUBBLICA   
di Maurizio Corgnati
Con Carlo Campanini, Delia Scala, Daniel
Gélin
Drammatico, Italia 1954

DI QUA, DI LÀ DEL PIAVE   
di Guido
Leoni
Con Milly Vitale, Delia Scala, Erno Crisa, Carlo Croccolo
Commedia,
Italia 1955

FUGA NEL SOLE   
di Robert Darène
Con Delia Scala,
Jean Marais, Kerima, Charles Moulin
Avventura, Italia, Francia 1955

IL
TERRORE DELL’OKLAHOMA   
di Mario Amendola
Con Valeria Moriconi, Delia
Scala, Mario Carotenuto, Maurizio Arena, Alberto Bonucci
Western, Italia
1959

I TEDDY BOYS DELLA CANZONE   
di Domenico Paolella
Con Delia
Scala, Paolo Panelli, Teddy Reno
Musicale, Italia 1960

LE OLIMPIADI
DEI MARITI   
di Giorgio Bianchi
Con Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello,
Delia Scala, Sandra Mondaini
Commedia, Italia 1960

MADRI PERICOLOSE   

di Domenico Paolella
Con Delia Scala, Riccardo Garrone, Mina
Commedia,
Italia 1960

SIGNORI SI NASCE   
di Mario Mattoli
Con Peppino De
Filippo, Delia Scala, Totò, Liana Orfei
Commedia, Italia 1960

Lost in translation

Lostintraslation

Spocchioso e irritante, questi sono gli aggettivi che scelgo per definire l’ultima fatica di Sofia Coppola.
L’incontro tra due anime perse nella grande metropoli giapponese non e’ riuscito a colpirmi.
Innanzitutto i luoghi comuni sul Giappone sono veramente stupidi: l’estrema ossequiosita’, il fatto che sia un popolo basso, le difficolta’ di pronuncia della erre (quando la lingua americana, si sa, e’ la piu’ melodiosa di tutte!); se posso capire che una persona costretta a passare una settimana in Giappone per lavoro non abbia voglia di integrarsi con la realta’ in cui si viene a trovare, non riesco comunque ad apprezzare lo sketch da avanspettacolo del giapponese che parla 5 minuti e la traduzione si limita a una frase brevissima: sara’ pure Sofia Coppola ma questo mi pare un mezzuccio da fratelli Vanzina.
Di Tokyo, la regista, che pure ama moltissimo questa citta’, ci da l’iconografia piu’ classica: il Fujiama sullo sfondo, le piantine per muoversi nella metropoli senza numeri civici, Kyoto con i templi di legno e le donne in kimono, il pachinko e il karaoke. La giustificazione e’ sempre che un turista superficiale si limita a questa visione, ma questo repertorio smontato anche da Turisti per caso del duo Blady&Roversi non sottolinea il senso di straniamento che dovrebbero provare le due anime in pena: ci riescono a volte le visioni dall’alto della citta’ che la rendono uguale a tutte le altre metropoli del mondo.
Anche i personaggi non sono convincenti: se il personaggio dell’attore di mezz’eta’ in crisi con la moglie, all’estero per girare uno spot, e’ credibile, ho trovato del tutto irreale la ragazzina appena laureata, in Giappone al seguito del marito fotografo: se sei paturniosa te ne stai a casa rintanata ne tuo buco a trovare un senso alla tua vita, altrimenti se passi 15 giorni o poco piu’ all’estero approfitti del confronto con la nuova cultura per schiarirti le idee, senno’ sei solo un personaggio mal disegnato dalla fantasia di Sofia Coppola.

2004: nascono i cinebani

Vi ricordate il decalogo del cinefilo
integralista
da cui volevo staccarmi creando uno scisma ancora piu’
rigido?
Si e’ trovato un accordo con il movimento originario e lo stilatore
delle sacre leggi cosi’ si pronuncia: “commosso e onorato dall’ampio e
selezionato apprezzamento al decalogo dei maestrini, suggerirei per semplicità e
sintesi l’appellativo di "Cinebani" (cinefili talebani), movimento dedicato a
tutti coloro (conoi) che mal tolleriamo la grettezza delle masse senza volto e
educazione che infestano le sale.
il cinema è Luogo di Culto e come tale va
rispettato: perché in chiesa si tace e in sala no?
butto lì la proposta di
aprire www.cinebani.org, e ospitarvi il libro nero delle sale italiane, ove
denunciare i soprusi perpetrati dagli esercenti e dagli utenti.
se interessa,
se ne può discutere sulla mailing list di
blog-o-sfera.”
La proposta mi pare di sicuro interesse e spero anche si
successo: l’ora della riscossa e’ vicina!

Vergogna e Ludibrio su di me

E arrivo’ Gokachu, siccome angelo vindice nella notte ad
insidiare in me il tarlo del dubbio. E ora son qui a stracciarmi le vesti e
cospargermi il capo di cenere, pronta ad affrontare la gogna a cui il popolo dei
blog vorra’ sottopormi.
Mi accuso pubblicamente di essermi fidata troppo di
un vecchio barbogio ormai in stato confusionale e di non aver verificato le
fonti!
Ebbene si’: non e’ morta Bibi Andersson,come ho sostenuto
ma Ingrid
Thulin
.

Un demone stiloso

Via fenicealberto
scopro a quale categoria mitologica appartengo e cioe’:

dem
You are Form 8, Demon: The Destroyer.

"And The
Demon took advantage of the chaos
and seized civillization. With grace
and
style, Demon slit The Goddess’s belly and
drowned the world in her
blood. The Goddess,
The Demon, and the world were
no
more."

Some examples of the Demon Form are Seth
(Egyptian)
and The Horsemen of the Apocalypse (Christian).
The Demon is
associated with the concept of
destruction, the number 8, and the element
of
earth.
His sign is the full moon.

As a member of Form 8, you are
a very strong willed
individual. You don’t let others’ opinions
sway your
own and you’re usually not afraid to
speak your mind. However, some may see
you as
a bit overly passionate but it’s just because
you never back down
from your values. No
matter what, you always do everything with
style.
Demons are the best friends to have
because they will back you
up.

Which Mythological Form Are You?
brought to
you by Quizilla

Devo dire
che a parte l’aspetto inquietante (una ceretta no?) mi riconosco abbastanza in
questa descrizione di carattere indipendente, anche se spero di non distruggere
null’altro che le scatole di chi mi legge!
Per chi ha un inglese
scicchiolante come il mio, si tranquillizzi: non faccio il back up dei miei
amici in dischetti, ma sono un ottimo supporto!

Una vita da Eva

Corto, ma importante. Con un’ allure peccaminosa estremamente
divertente da sfruttare nella prima giovinezza. Cosi’ ho sempre vissuto queste
tre lettere che mi contraddistinguono.
Pare ci sia stata baruffa nella scelta
di questo nome, ho rischiato di chiamarmi Cinzia (bel nome per altro)
addirittura leggenda vuole che  il parroco abbia fatto difficolta’ per
battezzarmi dato che non c’era una santa patrona a cui affidarmi: peccato che
Santa Eva sia il 6 settembre. Mia madre pero’, si impunto’, cosi’ mi chiamo Eva
come mia nonna, che a sua volta porta questo nome perche’ era la quarta di sette
sorelle e avendo i miei bisnonni gia’ finito la fantasia, visto che Adamo era un
nome di famiglia, la chiamarono Eva.
Stat rosa pristine nomine o
Nomen omen non saprei, cioe’ non mi e’ chiaro se il nome particolare
abbia influenzato la mia estrosita’ oppure avrei avuto una vita cosi’ sui
generis anche chiamandomi Roberta, uno dei nomi piu’ diffusi tra le mie coetanee
per colpa di Peppino di Capri.
Probabilmente sara’ anche bello da ragazzina
provare istantanea simpatia per una nuova conoscenza e scoprire che si porta
anche lo stesso nome, ma benche’ da piccola fossi abituata a dividere il mio
nell’ambito famigliare, ricordo perfettamente la prima volta che all’universita’
incontrai una mia omonima: ero andata a assistere ad un esame che avrei dovuto
dare quando sento fare il mio nome legato ad un altro cognome: si alza questa
ragazza biondina: provai una rabbia sorda e sicuramente l’avrei guardata con
occhio piu benevolo se avessi scoperto che aveva rubato l’amore della mia vita,
ma trovavo che mi avesse defraudato di qualcosa di piu’ peculiare.
E’ un
nome che attira l’attenzione, difficilmente la gente se lo scorda: se poi tu sei
stata una delle prime sedicenni a guidare un PX 125 in una cittadina di
trentamila abitanti finisce regolarmente che persone che non ricordi minimamente
di aver frequentato sappiano tutto della tua esitenza. Probabilmente si
ricordano ancora perfettamente di me anche le due ragazze che una decina di anni
fa vennero a fare il censimento degli immobili: esclamarono nell’ordine: quanti
libri! quanti gatti! quante videocassette! e siccome era inverno in garage non
poterono esimersi dal notare: quante piante! Sicuramente mi ricordano come una
deficente dato che mi imbarazzo facilmente e piu’ che sorrisini di circostanza
non riuscii’ a spiccicare.
E’ un nome che evoca mondi esotici: all’acquisto
del vocabolario di russo, fu chiesto se ero alla ricerca delle mie origini,
giacche’ avevo questo nome slavo, i ragazzi africani hanno regolarmente una
famigliare che si chiama Awa’: e’ una cosa molto carina, ti fa sentire cittadina
del mondo.
Nonostante il senso di intimo possesso che avverto per il mio
nome, sono completamente indifferente al fatto che esso rientri tra le
imprecazioni piu’ diffuse, per questo motivo sono caduta dalle nuvole alla
domanda di Bibi, cuore di mamma 😉 (e‘ colpa sua se vi leggete questo
panegirico su tre comunissime lettere)
Non sono mai stata presa in giro per
questo fatto ne’ mi e’ mai capitato di notare un’insistenza nel ripeterlo in mia
presenza, anzi molte volte sono stata lusingata dal fatto che diverse persone mi
abbiano confidato che da quando mi conoscevano avessero perso l’abitudine di
usare questa imprecazione, talvolta qualcuno a cui sfugge si scusa, ma io non mi
sento minimante offesa perche’ e’ lampante che “ogni riferimento e’ puramente
casuale”; una volta ero talmente arrabbiata (le solide maledette candele del
Ciao!) che la usai anche io: fu liberatorio dato che la mia amica mi guardo’ e
scoppiammo in una sonora risata.
Anche quando mi trascinavo in notte brave
per locali non mi e’ mai capitato di conoscere ragazzi che mi dicessero “ah ti
chiami Eva, quindi sei porca” al limite i piu’ viscidi si limitavano a “un si
potrebbe anche dire…” al che io sgranando gli occhioni e sfoderando l’aria da
oca giuliva “dillo, dillo pure in giro, non lo sai che la pubblicita’ e’ l’anima
del commercio?” questa mia uscita li lasciava perennemente spiazzati, del resto
ne ricordo pochi che sapessero stare al gioco al mio “ecco perche’ mi pareva di
conoscerti!” risposta al quotidiano “..e io sono Adamo”.
Da bambina il
massimo di sfotto’ a cui sono stata sottoposta riguardava le mele.

Finalmente per voi sono in chiusura e voglio confessare quello che veramente
mi mandava in bestia a cui sapevo reagire solo con calci negli stinchi: non
sopportavo il paragone con Eva Kant, fisicamente lusinghiero per carita’! solo
che odiavo letteralmente coloro che con la scusa di togliermi la maschera
cercavano di stropicciarmi la faccia: beate le nuove generazioni che si devono
confrontare con la Herzigova!

Addio a Bibi Andersson

Bibi

Me l’ha comunicato il capitano nella tag, che se n’e’ andata una delle muse,
delle attrici simbolo della filmografia bergmaniana.
Ma non solo Bergaman
nella vita di questa grande attrice svederse, ecco la
filmografia:

SORRISI DI UNA NOTTE D’ESTATE   
di Ingmar
Bergman
Con Eva Dahlbeck, Ulla Jacobsson, Gunnar Björnstrand, Bibi
Andersson
Commedia, Svezia 1955

IL SETTIMO SIGILLO   
di Ingmar
Bergman
Con Bibi Andersson, Max von Sydow, Gunnar Björnstrand, Nils Pope,
Bengt Ekerot
Drammatico, Svezia 1956

IL POSTO DELLE FRAGOLE   
di
Ingmar Bergman
Con Bibi Andersson, Max von Sydow, Ingrid Thulin, Victor
Sjöström, Gunnar Björnstrand
Drammatico, Svezia 1957

ALLE SOGLIE DELLA
VITA   
di Ingmar Bergman
Con Bibi Andersson, Eva Dahlbeck, Max von
Sydow, Ingrid Thulin, Barbro Hiort af Ornäs
Drammatico, Svezia 1958

IL
VOLTO   
di Ingmar Bergman
Con Bibi Andersson, Max von Sydow, Ingrid
Thulin, Gunnar Björnstrand
Drammatico, Svezia 1959

L’OCCHIO DEL
DIAVOLO   
di Ingmar Bergman
Con Bibi Andersson, Gunnar Björnstrand, Jarl
Kuele
Commedia, Svezia 1960

A PROPOSITO DI TUTTE QUESTE… SIGNORE   

di Ingmar Bergman
Con Bibi Andersson, Harriet Andersson, Eva Dahlbeck,
Allan Edwall
Commedia, Svezia 1962

DUELLO A EL DIABLO   
di Ralph
Nelson
Con Bibi Andersson, Sidney Poitier, James Garner, Dennis
Weaver
Western, USA 1966

IL LETTO DELLA SORELLA   
di Vilgot
Sjöman
Con Bibi Andersson, Per Oscarsson, Jarl Kulle, Tina
Hedstrom
Drammatico, Svezia 1966

SCUSI, LEI È FAVOREVOLE O
CONTRARIO?   
di Alberto Sordi
Con Anita Ekberg, Bibi Andersson, Alberto
Sordi, Paola Pitagora, Tina Marquand
Commedia, Italia 1966

ANATOMIA DI
UN ADULTERIO   
di Jacques Doniol-Valcroze
Con Bibi Andersson, Frederic
De Pasquale, Bruno Cremer
Drammatico, Francia, Svezia 1967

PERSONA   

di Ingmar Bergman
Con Bibi Andersson, Liv Ullmann, Gunnar Björnstrand,
Margaretha Krook
Drammatico, Svezia 1967

LE CALDE PALME DI RIO   

di Lars – Magnus Lindgren
Con Bibi Andersson, Max Von Sidow, Toralf
Manrstad, Thommy Berggren
Drammatico, Svezia 1969

STORIA DI UNA
DONNA   
di Leonardo Bercovici
Con Bibi Andersson, Robert Stack, Annie
Girardot, James Farentino, Didi Perego
Drammatico, USA 1969

LETTERA AL
KREMLINO   
di John Huston
Con Bibi Andersson, Nigel Green, Richard
Boone
Spionaggio, Gran Bretagna 1970

PASSIONE   
di Ingmar
Bergman
Con Bibi Andersson, Max Von Sidow, Erland Josephson, Liv Ullmann,
Erik Hell
Drammatico, Svezia 1970

VIOLENZA AL SOLE – UNA ESTATE IN
QUATTRO   
di Florestano Vancini
Con Bibi Andersson, Giuliano Gemma,
Gunnar Björnstrand, Rosemarie Dexter
Drammatico, Italia
1970

L’ADULTERA   
di Ingmar Bergman
Con Bibi Andersson, Elliott
Gould, Max von Sydow, Karin Nilson, Per Sjostrand
Drammatico, USA, Svezia
1971

SCENE DA UN MATRIMONIO   
di Ingmar Bergman
Con Bibi
Andersson, Erland Josephson, Liv Ullmann, Jan Malmsjö, Anita Wall
Drammatico,
Svezia 1973

LA RIVALE DI MIA MOGLIE   
di Sergio Gobbi
Con Bibi
Andersson, Jean Piat, Valentine Tessier
Commedia, Francia 1974

CODICE
215: VALPARAISO NON RISPONDE   
di Helvio Soto
Con Bibi Andersson,
Jean-Louis Trintignant, Riccardo Cucciolla, Annie Girardot, Laurent Terzieff,
Bernard Frisson, Naicho Petrov
Drammatico, Francia, Bulgaria
1975

STORIA D’AMORE CON DELITTO   
di Sergio Gobbi
Con Bibi
Andersson, Rod Taylor, Catherine Jourdan, Mathieu Carrière
Giallo, Francia,
Germania 1975

CAMBIO DI SESSO   
di Vicente Aranda
Con Bibi
Andersson, Fernando Sancho, Victoria Abril, Rafaela Aparicio, Lou
Castel
Drammatico, Spagna 1977

UN NEMICO DEL POPOLO   
di George
Schaefer
Con Bibi Andersson, Steve McQueen, Charles Durning
Drammatico,
USA 1977

AIRPORT 80   
di David Lowell Rich
Con Eddie Albert,
Alain Delon, Robert Wagner, George Kennedy, Sylvia Kristel, Susan Blakely, Bibi
Andersson
Avventura, USA 1979

QUINTET   
di Robert Altman
Con
Vittorio Gassman, Bibi Andersson, Paul Newman, Fernando Rey, Brigitte
Fossey
Fantascienza, USA 1979

IL SOGNO DI LAURA   
di George
Sluizer
Con Bibi Andersson, Anthony Perkins, Sandrine Dumas
Sentimentale,
Paesi Bassi, USA 1980

STAR’S LOVERS   
di James Toback
Con
Nastassja Kinski, Harvey Keitel, Ian McShane, Rudolf Nureyev, Bibi
Andersson
Drammatico, USA 1983

LA LEGGE DEL DESIDERIO   
di Pedro
Almodóvar
Con Eusebio Poncela, Carmen Maura, Miguel Molina, Bibi Andersson,
Antonio Banderas, Fernando Guillen-Cuervo
Drammatico, Spagna 1986

IL
PRANZO DI BABETTE   
di Gabriel Axel
Con Bibi Andersson, Stéphane Audran,
Jarl Kulle
Commedia, Danimarca 1987

TACCHI A SPILLO   
di Pedro
Almodóvar
Con Victoria Abril, Marisa Paredes, Miguel Bosè, Bibi
Andersson
Commedia, Spagna 1991

IL SOGNO DELLA FARFALLA   
di
Marco Bellocchio
Con Simona Cavallari, Roberto Herlitzka, Thierry Blanc, Bibi
Andersson
Drammatico, Italia 1994

KIKA – UN CORPO IN PRESTITO   

di Pedro Almodóvar
Con Rossy De Palma, Victoria Abril, Peter Coyote,
Verónica Forqué, Bibi Andersson
Commedia, Spagna
1994


Le invasioni barbariche

InvasionibRaramente un film riesce a raggiungere vette di pura commozione miscelate con le
piu’ crasse risate come succede all’opera di Denis Arcand, seguito ideale di
Il declino dell’impero Americano del 1986.
Un intellettuale di
sinistra, cinquantenne colto e crapulone e’ ormai alla stadio terminale della
sua malattia e non e’ difficile ravvisare in questo personaggio la
rappresentazione di certi aspetti nostra decadente cultura occidentale. Il
figlio rampante riuscira’ a suon di mazzette a regalargli una fine serena, quasi
invidiabile, circondato dai suoi piu’ cari amici, mentre lo scricchiolante
impero americano inizia a sentire i barbari premere alle sue porte.
Ma come
si evince anche dalla locandina i veri barbari che non si possono tenere a bada
sono i sentimenti: la comodita’ comprata per il padre inizialmente e’ un modo
per metter a tacere la coscienza, ma ben presto il dialogo portera’ non solo a
un riavvicinamento famigliare, ma anche la giovane amica di famiglia drogata,
assunta per realizzare una terapia del dolore a base di eroina trovera’ la forza
per uscire dal suo personale incubo.
E’ un film insolitamente speranzoso,
dati i tempi, punteggiato dalla meravigliosa natura dell’autunno canadese e da
una carellata di libri moderni, degni di costituire una nuova rocca del
sapere.
Emozionante.

Master and Commander

LocAmbientato durante il periodo napoleonico, narra la storia del Capitano Humbley, detto Jack il fortunato, che trascende i limiti del dovere inseguendo la nave
francese nemica lungo il periplo del continente sudamericano, trascinando i suoi
uomini in un’avventura pericolosa e straordinaria.
Solido film
d’ambientazione marinara che analizza con interesse quasi entomologico la
vita a bordo di una nave da guerra inglese del 1805: a sottolineare l’intento
documentaristico devo dire che la prima inquadratura delle vettovaglie stipate
in magazzino mi ha ricordato l’inizio de La Corazzata Potiemkin.
Il
film si trasforma poi in una riflessione potere e nello scontro tra una
mentalita’ scientifica e una guerresca, il tutto sostenuto da un accurato studio
della psicologia anche dei personaggi minori.
Il lato fantastico,
fondamentale della teoretica weiriana (e’ il regista dell’onirico Picnic ad
Hanging Rock
, ricordiamolo sempre) e’ sottolineato dall’approdo alle
Galapagos, Las Islas Encantadas, con la sua fauna unica e soprattutto il
paesaggio lunare di lava solidificata.
La vicenda si chiude con un colpo di
scena degno della miglior tradizione dei film di capa e spada con Errol Flynn,
del resto alla produzione c’e’ un tale Samuel Goldwin Jr, nome che fa sobbalzare
gli amanti dell’Hollywood classica, ricordando il ruggito del
leone.
Interessante anche il taglio che Weir sceglie per la regia,
discostandosi dal modello ormai affermato dei veloci passaggi radenti della
macchina da presa, mutuati dai videogiochi, preferisce un’iconografia classica
che ci riporta alle tele che a partire dal seicento fiammingo illustrano gli
scontri navali.

Lutti

Se ne e’ andata col il 2003 Anita Mui, (qui il suo sito) attrice e cantante, icona
del cinema di Hong Kong. Aveva solo 40 anni e la sua morte segue di soli pochi
mesi quella dell’altra stella hongkonghese Leslie Cheung, morto suicida il primo
aprile.

Nei primi giorni dell’anno si e’ spento Walter Cavazzuti,
maestro dell’animazione italiana,collaboratore di Bozzetto e Nichetti e
protagonista del rilancio del cartoon italiano collaborando agli ultimi successi
di Enzo D’Alo’ (La gabbianella e il gatto tra tutti) in sala in questo
periodo la sua ultima fatica: Opopomoz.