Birth – Io sono Sean

La recensione del film e’ su ImpattoSonoro, con questa pellicola le azioni  Kidman in casa mia sono di nuovo scese ai minimi storici..




Anna e’ rimasta vedova troppo presto, dopo dieci anni di lutto sta per risposarsi con Joseph, il suo nuovo compagno, quando nella sua quieta vita alto borghese irrompe un ragazzino che dice di essere il suo defunto marito, Sean e la invita a non risposarsi…




Premesso che nella pellicola non c’e’ nulla di soprannaturale ed e’ gia fastidioso assistere a una proiezione che promette qualcosa che non mantiene assolutamente, bisogna aggiungere che il film e’ anche brutto.
Come nei capolavori di Hitchcock il significato ci viene anticipato dalla frase iniziale pronunciata dalla voce fuoricampo del protagonista assente, quel Sean che dopo dieci anni la moglie non riesce ancora a dimenticare, purtroppo il regista non e’ riuscito ad apprendere dal maestro del brivido il senso della suspance. Il suo intento sarebbe quello di coniugare il thriller d’autore (Rosemary’s baby) con l’opera d’introspezione alla Bergman ma, ahime’, non basta usare i colori spenti degli interni del capolavoro di Polanski, pettinare la Kidman con una zazzera che ricordi sia Mia Farrow che Bibi Andersson e soffermarsi su eterni primi piani dei volti dei protagonisti per fare ”un film d’autore” ne’ basta filmare Central Park in inverno con gli alberi spogli e contorti per palesare la desolazione dell’anima e soprattutto non basta una bella scena finale per salvare un film: oltre alla grammatica filmica, che Glazer dimostra comunque di non maneggiare pienamente, bisogna avere dei contenuti da proporre e soprattutto una storia sensata (o quantomeno avvincente) da raccontare, elementi che mancano totalmente al lavoro in questione.



Birth


Birth si muove sul filo del pessimo gusto, arrivando in qualche occasione a sfiorare il risvolto pedofilo non tanto nella chiacchieratissima scena di Nicole Kidman nuda nella vasca con il bambino che nella sua perfetta inutilita’ non ha nulla di scabroso, quanto nell’avvalorare la tesi che una persona smarrita nella propria follia possa innamorarsi di un bambino.
Il film si e’ rivelato una pessima scelta per la Kidman non solo per la bruttezza della pellicola, ma anche perche’ mostra alcuni suoi limiti recitativi: la bella attrice e’ sempre piuttosto leziosetta ma nel personaggio di Anna, donna fragile ed insicura che vive all’ombra di una famiglia ingombrante, stonano molto gli ammiccamenti e le mossette vezzose tipiche della Kidman che infatti ha dato il meglio di se’ nel ruolo di Satine in Moulin rouge! e nell’aspirante giornalista di Da Morire di Gus Van Sant e se si paragona il suo primo piano a teatro, pieno di sospiri e boccucce, con quello commovente di Charlotte Rampling ne Le chiavi di casa si vede che la diva hollywoodiana ha ancora qualcosa da imparare.
Da citare il cammeo di Lauren Bacall, splendida ottantenne nel ruolo della matriarca gelida che tra le sue poche battute ha le uniche due ironiche di un inutile film che si prende troppo sul serio.

Nuove tendenze del cinema USA

Dallas

Dopo l’ondata di film tratti dalle avventure degli eroi di fumetti,
Hollywood ha trovato un nuovo filone da spremere per i suoi
blockbuster: le serie televisive degli anni ’70/’80. Apripista e’ stato
il successo di Starsky&Hutch, ora sono in lavorazione film tratti da Hazzard, A-team; mentre Michael Mann lavora ad una pellicola da trarre da Miami Vice, Bruce Willis e Cybill Shepherd pensano di riesumare la loro vecchia serie Moonlighting  e Nicole Kidman sara’ la protagonista di Vita da Strega. Ma il progetto che mi preme di piu’ e’ quello tratto dalla soap Dallas:
spero proprio che sia un bel film di cassetta. Mica per altro, ma vi
ricordate l’ondata di Sue Ellen e Pamele che all’epoca invasero i
nostri uffici anagrafici? Mi auguro che escano soddisfatte dalla
visione del film, altrimenti, tornate a casa, potrebbero compiere
un’efferata opera di giustizia sui loro sventati genitori.

la donna perfetta

Donna20perfettaMoulin Rouge!
mi aveva decisamente convinto della bravura di Nicole Kidman, quest’ultima
commedia ne conferma le capacita’.

Joanna Eberhart si occupa con successo della direzione di un network televisivo, fino a quando un uomo, vittima di uno dei suoi sadici reality show, non compie una carneficina. Licenziata, la donna cade in una profonda depressione e per tentare di salvare almeno il suo matrimonio, si trasferisce nel Conneticut, nella ridente cittadina di Stepford. Il paese sembra il luogo ideale dove far crescere i figli: tranquillita’ e assenza di violenza ma le donne della citta’ sono tutte incredibilmente perfette ed accondiscendenti; mentre Joanna cerca di adattarsi a questo modello, nota l’improvvisa trasformazione della sciatta Bobbie, famosa scrittrice anche lei arrivata di recente, in una curata casalinga maniaca della pulizia. La realta’ e’ che a Stepford le donne sono sono tutte condizionate tramite un microchip per essere delle mogli ideali. Joanna accetta la trasformazione per amore del marito, ma il doppio colpo di scena e’ alle porte.



Remake de La fabbrica delle mogli del 1975, il film e’ una scoppietante commedia che ha il suo punto di forza nei dialoghi scintillanti (alcune battute sono veramente fulminati) e in un cast femminile perfetto: Nicole Kidman riesce a trasformarsi da nevrotica donna di successo in una algida Barbie, Bette Midler e’ spumeggiante come al solito e Glenn Close e’ strepitosa nel ruolo della first lady di Stepford.
Mostra un po’ la corda l’ideale femminino di donna servizievole e casalinga perfetta, probabilmente non proprio adeguato ai nostri tempi.
Anche l’happy end finale e’ forse un po’ troppo mieloso, non avrebbe guastato un po’ piu’ di humor nero, ma nel complesso il film resta una commedia piacevole e divertente.

Moulin Rouge!

Giudizio del film

Christian, un giovane poeta squattrinato arriva a Parigi spinto dai suoi ideali bohémien, entrato fortunosamente nella banda di Toulouse Lautrec, viene condotto al Moulin Rouge, il locale più trasgressivo di tutta la città, dove conosce la vedette, la bellissima Satine, una cortigiana che scambiandolo per un ricco Duca che dovrebbe sovvenzionare il suo spettacolo lo seduce, finendo per innamorarsi di lui, ma la tragedia è in agguato.

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Moulin rouge

Rivisto oggi , alla luce del grande successo di Kill Bill, ci si accorge come anche questo film reiventi totalmente il genere del musical mischiando momenti alti ad elementi popolari e facendo del citazionismo il suo punto di forza, infatti tutte le canzoni del film sono grandi successi pop del XX secolo a parte il motivo che unisce i due amanti, scritto appositamente per il film.
Lurhmann giustifica questa scelta sostenendo che il personaggio di Christian è ispirato al mito di Orfeo, quindi per far capire la fascinazione del suo canto non restava che riprendere grandi successi musicali.
Oltre la gustosa reinvenzione della colonna sonora, anche i balletti sono ispirati dalle più diverse espressioni del musical: si va dalla grande tradizione hollywoodiana, ai tango di Saura, passando per il musical indiano targato Bollywood, fino al cartone animato (da menzionare la Fata Verde dell’assenzio interpretata da Kylie Minouge, una trasposizione psichedelica di Campanellino) e siccome il Moulin Rouge non è che l’equivalente d’inizio secolo delle nostre discoteche , luogo di perdizione ed eccentricità, non può mancare una versione tecno del CanCan firmata da Fat Boy Slim.
Anche il personaggio di Satine, interpretato superlativamente da Nicole Kidman, e’ la fusione delle piu’ grandi icone cinematografiche del secolo scorso: Marilyn Monroe, di cui la Kidman reinterpreta magistralmente uno dei piu’ grandi successi Diamonds are the girl’s best friends e a cui e’ dedicato il momento di ingresso di Satine sul palcoscenico non solo attraverso la canzone, ma anche con il costume che richiama quello di Fermata d’autobus e la discesa con il trapezio, rielaborazione dell’entrata di Marilyn in Facciamo l’amore scivolando lungo un palo. Rita Hayworth, nelle indimenticate vesti di Gilda e’ citata nella chioma rossa di Satine e nei lunghi guanti; Marlene Dietrich è richiamata nel numero in cappello a cilindro e sigaretta dalle luci fané come ne L’angelo Azzurro.
Ultima fatica di Luhramnn, attualmente impegnato nelle riprese di Alessandro il Grande, Moulin Rouge! rappresenta un rovesciamento di stile rispetto al suo precedente successo: Romeo+Giulietta, mentre quest’ultimo trasportava la tragedia shakespeariana ai giorni nostri, mantenendo però il testo originale elisabettiano, nel secondo l’attualità dei testi si scontra con lo stile in costume, più verosimile che filologico, creando un capolavoro visionario e barocco.

Giudizio del
DVD

Questa e’ quella che si definisce un’edizione di lusso, con
due DVD ricchi di extra, alcuni molto interessanti, soprattutto quelli che
spiegano i punti da cui si e’ sviluppata la storia: il concetto basilare e’
stato quello di intendere il Moulin Rouge come un luogo di attrazione e liberta’
creativa e trasgressiva alla stregua dello Studio 54 a New York o delle
discoteche ibizenche sul finire degli anni ‘80.
Extra azzeccato per un
musical quello di aggiungere la versione estesa dei balletti.
Troppo tecnico
forse quello dedicato ai montaggi alternativi.
Personalmente ho trovato un
po’ avvilente che nella versione del film commentata dal regista Baz Luhrman,
dalla costumista e dal direttore delle luci si sia insistito molto sullo
svelamento dei trucchi digitale: rischia di togliere magia a una storia cosi’
bella e affascinante

Ritorno a Cold Mountain

Ritornoacoldmountain

Come mi possa aver sfiorato il pensiero che un film di Minghella fosse meritevole di essere visto, non saprei; fatto sta che questa sua ultima fatica e’ un centone di diversi film e generi cinematografici.
Il modello di paragone e’ sicuramente Via col Vento e Nicole Kidman piu’ volte e’ convinta di esser una novella Rossella O’Hara, mentre e’ solo “una pupattola” di Charleston come l’avrebbe definita l’inimitabile Scarlett. La scena piu’ debitrice al mitico film del ‘39 e’l’entrata in guerra del North Carolina con le scene di giubilo dei giovani volontari.
Ma veniamo alla storia: trasferitasi a Cold Mountain insieme al
padre pastore (un inespressivo Donald Sutherland), la nostra eroina si innamora
di un tipo alla Heatcliff (e infatti un passo di Cime Tempestose non ci verra’ risparmiato prima della fine della pellicola) il silenzioso Inman, interpretato da un Jude Law convincente.
Strappati l’uno all’altra da tre anni di guerra feroce, le vicende dei nostri eroi proseguono per flash back e storie parallele fino alla sospirata riunione. Il povero Inman viene ferito in una rappresaglia che segue il terribile attentato alle trincee sudiste della battaglia di Petersburg, finito con la sconfitta dei nordisti che si vanno ad incuneare sotto un terrapieno dalla cui sommita’ saranno finiti. La scena della battaglia e’ l’unica degna di nota in 150 minuti di film, con i feriti calpestati che annegano nel sangue.
Dopo un lungo periodo di convalescenza decide di tornare a casa, disertando, dalla donna che ama a cui nel frattempo e’ morto anche il padre, lungo il tragitto
Inman fara’ numerosi incontri, alcuni tragici altri bizzarri: l’incontro col pastore vaneggiante mentre tenta di uccidere l’amata negra incinta sembra l’apparizione di Smeagol ne Il signore degli anelli.




Ritornoacoldmountain


Nel frattempo a Cold Mountain l’inane Ada suscita la pieta’ di alcuni abitanti del paese che dopo averla aiutata a vedere il futuro nel pozzo grazie a uno specchio (citazione di The ring evidentissima, mi sa che era lo stesso pozzo!), le mandano in aiuto una ragazza abbandonata ma volenterosa, Ruby, interpretata dalla Zelwegger che ha ormai capito come racimolare nomination agli oscar: recitare in maniera aggressiva e sguaiata come ha fatto per la Roxy di Chicago e Bridget Jones quando e’ ubriaca. Il suo personaggio e’ ispirato alla Doris Day/Calimity Jane di Non sparare, baciami: evidentemente avra’ voluto approfondire il rapporto con la virginale attrice degli anni ‘50, nato con Down whit love.
L’incontro tra le due donne le porta verso una netta emancipazione e qui si oscilla tra Pronti a morire e Thelma e Louise.
L’atteso incontro tra i due amanti e’ banalissimo, la notte d’amore ha coinciso con un mio calar de palpebra, il finale non ve lo racconto.
Notevoli anche le citazioni nei dialoghi, Inman chiede dove si trovi il torrente Capefear (!), Ruby parlando della fattoria dice “io ho una visione” scommetto che nella versione originale avra’ detto “I have a dream”: beh era un film ambientato durante la guerra di liberazione dalla schiavitu’, per cui ci stava bene anche una citazione di Martin Luther King!

Da evitare accuratamente.

Ritorno a Cold Mountain

Couldmountain

Occhei, occhei.. un film non va giudicato dal trailer; ma di certo quelli dell’ultima fatica di Antony Minghella, ricordano molto da vicino Via col Vento: il campo di battaglia dopo la sanguinosissima battaglia di Gettysburg cita i feriti alla stazione di Atlanta; vediamo Ada/Nicole Kidman raspare tra la neve e non puo’ non venirti in mente il giuramento d Rossella di non patire piu’ la fame dopo aver rosicchiato una radice; Jude Law compare da lontano a piedi esattamente come Ashley di ritorno alle Dodici Querce alla fine della guerra.
Vedremo, intanto il film ha fatto incetta di nomination (ben 13) per i Bafta, gli Oscar inglesi e promette bene anche per quelli americani e per i Golden Globe.

Recensione post visione 


Come mi possa aver sfiorato il pensiero che un film di Minghella fosse meritevole di essere visto, non saprei; fatto sta che questa sua ultima fatica e’ un centone di diversi film e generi cinematografici.
Il modello di paragone e’ sicuramente Via col Vento e Nicole Kidman piu’ volte e’ convinta di esser una novella Rossella O’Hara, mentre e’ solo “una pupattola” di Charleston come l’avrebbe definita l’inimitabile Scarlett. La scena piu’ debitrice al mitico film del ‘39 e’l’entrata in guerra del North Carolina con le scene di giubilo dei giovani volontari.
Ma veniamo alla storia: trasferitasi a Cold Mountain insieme al padre pastore (un inespressivo Donald Sutherland), la nostra eroina si innamora di un tipo alla Heatcliff (e infatti un passo di Cime Tempestose non ci verra’ risparmiato prima della fine della pellicola) il silenzioso Inman, interpretato da un Jude Law convincente.
Strappati l’uno all’altra da tre anni di guerra feroce, le vicende dei nostri eroi proseguono per flash back e storie parallele fino alla sospirata riunione. Il povero Inman viene ferito in una rappresaglia che segue il terribile attentato alle trincee sudiste della battaglia di Petersburg, finito con la sconfitta dei nordisti che si vanno ad incuneare sotto un terrapieno dalla cui sommita’ saranno finiti. La scena della battaglia e’ l’unica degna di nota in 150 minuti di film, con i feriti calpestati che annegano nel sangue.
Dopo un lungo periodo di convalescenza decide di tornare a casa, disertando, dalla donna che ama a cui nel frattempo e’ morto anche il padre, lungo il tragitto Inman fara’ numerosi incontri, alcuni tragici altri bizzarri: l’incontro col pastore vaneggiante mentre tenta di uccidere l’amata negra incinta sembra l’apparizione di Smeagol ne Il signore degli anelli


Nel frattempo a Cold Mountain l’inane Ada suscita la pieta’ di alcuni abitanti del paese che dopo averla aiutata a vedere il futuro nel pozzo grazie a uno specchio (citazione di The ring evidentissima, mi sa che era lo stesso pozzo!), le mandano in aiuto una ragazza abbandonata ma volenterosa, Ruby, interpretata dalla Zelwegger che ha ormai capito come racimolare nomination agli oscar: recitare in maniera aggressiva e sguaiata come ha fatto per la Roxy di Chicago e Bridget Jones quando e’ ubriaca. Il suo personaggio e’ ispirato alla Doris Day/Calimity Jane di Non sparare, baciami: evidentemente avra’ voluto approfondire il rapporto con la virginale attrice degli anni ‘50, nato con Down whit love.
L’incontro tra le due donne le porta verso una netta emancipazione e qui si oscilla tra Pronti a morire e Thelma e Louise.
L’atteso incontro tra i due amanti e’ banalissimo, la notte d’amore ha coinciso con un mio calar de palpebra, il finale non ve lo racconto.
Notevoli anche le citazioni nei dialoghi, Inman chiede dove si trovi il torrente Capefear (!), Ruby parlando della fattoria dice “io ho una visione” scommetto che nella versione originale avra’ detto “I have a dream”: beh era un film ambientato durante la guerra di liberazione dalla schiavitu’, per cui ci stava bene anche una citazione di Martin Luther King!

Da evitare accuratamente.