Per entrare nel giusto spirito dell’eventone politico (all’americana) di questa sera sarebbe consigliabile vedersi qualche puntata di Tanner 88, la miniserie televisiva firmata da Robert Altman diciotto anni fa e solo ora sbarcata su Cult, che mischiando satira e mockumentary, racconta la campagna politica di un candidato democratico alle presidenziali del 1988.
Il pilot della serie si apre con la manager della campagna elettorale di Tanner che testa gli spot elettorali su un campione di pubblico, che non conosce il passato piu’ recente della nazione (la marcia per i diritti civili delle persone di colore a Selma, Alabama guidata da Martin Luther King) e mal recepisce l’allontanamento di Tanner dalla politica per un decennio per seguire la figlia malata, intanto il candidato e’ in tour elettorale nel New Hampshire accompagnato dalla giovane figlia che gli fa da assistente (Cynthia Nixon, alias la Miranda di Sex and the city) e alle costole ha un giornalista che vuole sapere tutti i "gossip" che lo riguardano perche’ convinto che questo sia l’unico modo per scoprire le motivazioni che spingono un leader.
In un breve preambolo introduttivo, Michael Murphy, l’attore che interpreta Tanner, ricorda come la campagna dell’88 sia stata la prima dove si e’ enfatizzao lo scandalo personale: Gary Hart candidato tra le file dei democratici fu costretto a ritirarsi perche’ aveva un’amante, le cose sono peggiorate con il caso Clinton/Levinski, tanto che l’attuale presidente Bush si e’ preparato all’ultima campagna presidenziale assumendo un investigatore che indagasse su di lui per poter far scomparire eventuali scheletri dall’armadio.
Le presidenziali del 2004 sono state il centro di una nuova serie, sempre firmata da Altman, Tanner on Tanner, che ha per protagonista Alex Tanner, la figlia del candidato che vuole fare un film sulle presidenziali che videro protagonista il padre; Cult le trasmettera’ di seguito agli undici episodi della prima serie, sempre il giovedi alle 21,00.
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Ritorno a Cold Mountain
Come mi possa aver sfiorato il pensiero che un film di Minghella fosse meritevole di essere visto, non saprei; fatto sta che questa sua ultima fatica e’ un centone di diversi film e generi cinematografici.
Il modello di paragone e’ sicuramente Via col Vento e Nicole Kidman piu’ volte e’ convinta di esser una novella Rossella O’Hara, mentre e’ solo “una pupattola” di Charleston come l’avrebbe definita l’inimitabile Scarlett. La scena piu’ debitrice al mitico film del ‘39 e’l’entrata in guerra del North Carolina con le scene di giubilo dei giovani volontari.
Ma veniamo alla storia: trasferitasi a Cold Mountain insieme al
padre pastore (un inespressivo Donald Sutherland), la nostra eroina si innamora
di un tipo alla Heatcliff (e infatti un passo di Cime Tempestose non ci verra’ risparmiato prima della fine della pellicola) il silenzioso Inman, interpretato da un Jude Law convincente.
Strappati l’uno all’altra da tre anni di guerra feroce, le vicende dei nostri eroi proseguono per flash back e storie parallele fino alla sospirata riunione. Il povero Inman viene ferito in una rappresaglia che segue il terribile attentato alle trincee sudiste della battaglia di Petersburg, finito con la sconfitta dei nordisti che si vanno ad incuneare sotto un terrapieno dalla cui sommita’ saranno finiti. La scena della battaglia e’ l’unica degna di nota in 150 minuti di film, con i feriti calpestati che annegano nel sangue.
Dopo un lungo periodo di convalescenza decide di tornare a casa, disertando, dalla donna che ama a cui nel frattempo e’ morto anche il padre, lungo il tragitto
Inman fara’ numerosi incontri, alcuni tragici altri bizzarri: l’incontro col pastore vaneggiante mentre tenta di uccidere l’amata negra incinta sembra l’apparizione di Smeagol ne Il signore degli anelli.
Nel frattempo a Cold Mountain l’inane Ada suscita la pieta’ di alcuni abitanti del paese che dopo averla aiutata a vedere il futuro nel pozzo grazie a uno specchio (citazione di The ring evidentissima, mi sa che era lo stesso pozzo!), le mandano in aiuto una ragazza abbandonata ma volenterosa, Ruby, interpretata dalla Zelwegger che ha ormai capito come racimolare nomination agli oscar: recitare in maniera aggressiva e sguaiata come ha fatto per la Roxy di Chicago e Bridget Jones quando e’ ubriaca. Il suo personaggio e’ ispirato alla Doris Day/Calimity Jane di Non sparare, baciami: evidentemente avra’ voluto approfondire il rapporto con la virginale attrice degli anni ‘50, nato con Down whit love.
L’incontro tra le due donne le porta verso una netta emancipazione e qui si oscilla tra Pronti a morire e Thelma e Louise.
L’atteso incontro tra i due amanti e’ banalissimo, la notte d’amore ha coinciso con un mio calar de palpebra, il finale non ve lo racconto.
Notevoli anche le citazioni nei dialoghi, Inman chiede dove si trovi il torrente Capefear (!), Ruby parlando della fattoria dice “io ho una visione” scommetto che nella versione originale avra’ detto “I have a dream”: beh era un film ambientato durante la guerra di liberazione dalla schiavitu’, per cui ci stava bene anche una citazione di Martin Luther King!
Da evitare accuratamente.