Il principe di Roma

Ilprincipediroma

Italia 2022
Con Marco Giallini, Giulia Bevilacqua, Filippo Timi, Sergio Rubini, Denise Tantucci, Antonio Bannò, Andrea Sartoretti, Liliana Bottone, Giuseppe Battiston, Massimo De Lorenzo
regia di Edoardo Falcone

Bartolomeo Proietti, ex trovatello arricchitosi alle spalle di chi l’ha aiutato e facendo lo strozzino, sta per diventare principe tramite il matrimonio con una giovane di alto lignaggio ma spiantata. I soldi che servono al principe padre per ripagare i propri debiti sono la condicio sine qua non del matrimonio ma il sottoposto del Sor Meo che li aveva in custodia, finisce sulla forca prima di poter rivelare il nascondiglio. Pur di riuscire a recuperarli, Bartolomeo si rivolge a una fattucchiera per mettersi in contatto con lo spirito dell’amico pur essendo avvisato che potrebbe più facilmente incontrare uno dei tanti spiriti inquieti che circolano per le strade di Roma e così avviene: Bartolomeo incontra i fantasmi di tre noti personaggi romani che lo aiutano a ritrovare i denari e soprattutto a redimersi.

Favola natalizia che mescola le atmosfere romanesche con il classico Canto di Natale di Charles Dickens con esiti anche piacevoli.
Se la citazione dickensiana con i tre fantasmi che mostrano il passato, il presente e il futuro è puntuale, gli archetipi cinematografici romaneschi sono più sfumati, sicuramente i film della Roma papalina di Magni e Il Marchese del Grillo, e qualcosa da Fantasmi a Roma di Antonio Pietrangeli.
La ricostruzione storica, soprattutto nei costumi è precisa, mi dispiace quella punta eccessiva di sentimentalismo nel finale con l’incontro con il fantasma materno, deux ex machina dell’avventura di Bartolomeo ma soprattutto ho patito qualsiasi mancanza di atmosfera goticheggiante a cui il film si prestava, anche sospesa e surreale come in Fantasmi a Roma, eppure anche da questo lato non mancavano i classici a cui guardare: din don, din don cento campaaane…

Non ci resta che il crimine ***la trilogia***


Trilogia c'erauna volta il crimine


Non ci resta che il crimine
Italia 2019
con Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gian Marco Tognazzi, Ilenia Pastorelli, Massimiliano Bruno, Daniele Trombetti, Daniele Blando, Emanuel Bevilacqua, Sara Baccarini, Lorenzo Lucchi
regia di Massimiliano Bruno



Noncirestacheilcrimine


Moreno convince gli amici di sempre, Sebastiano e Giuseppe, a seguirlo nella sua nuova imprese: un tour (ovviamente abusivo) nei luoghi della banda della Magliana. L’unico cliente che trovano è Gianfranco, un compagno di scuola nerd che bullizzavano e che ora è milionario grazie a una start up venduta a un gigante dell’informatica. Mentre sono in un bar ritrovo della banda, Moreno Sebastiano e Giusepe incappano in un tunnel spazio temporale che li riporta nel 1982 in pieno delirio le la rimonta ai Mondiali. I tre vorrebbero sfruttare la conoscenza dei risultati per fare i soldi con le scommesse ma finiscono per indebitarsi con Renatino De Pedis. Giuseppe viene tenuto in ostaggio mentre Moreno e Sebastiano devono trovare cinque milioni in 24 ore, i due ci riescono usando i soldi della banda nascosti nella basilica di Sant’Apollinare. Nel frattempo nasce un’insospettabile amicizia tra Giuseppe e Renatino mentre Sabrina, l’amante del boss s’invaghisce di Sebastiano. Dopo altre (dis)avventure, tra cui una rapina travestiti da Kiss, i tre riescono a tornare nel loro tempo ma Renatino li ha inseguiti e nel frattempo Sabrina ha rubato il tesoro che avevano trafugato e nascosto in un luogo dove recuperarlo nel 2018…

Il titolo fa riferimento a Non ci resta che piangere il capolavoro della comicità italiana per quanto riguarda i viaggi temporali ma il film è una parodia della serialità televisiva, alle due stagioni di Romanzo Criminale con adattamento, praticamente a tutto, della famosa battuta “pijamose Roma”. La commedia è divertente: i tre protagonisti interpretano bene le debolezze dell’uomo medio contemporaneo soprattutto Tognazzi con la sua doppia anima di represso /violento esaltata dall’incontro con Renatino, ben interpretato da De Leo che ne mantiene i lati oscuri del boss della Maagliana nonostante i toni da commedia. Il regista ritaglia per sé il ruolo di Gianfranco l’amico nerd che diventerà deux ex machina dei futuri viaggi nel tempo della banda.


Ritorno al crimine
Italia 2020
con Marco Giallini, Alessandro Gassmann, Edoardo Leo, Gian Marco Tognazzi, Massimiliano Bruno, Carlo Buccirosso, Giulia Bevilacqua, Loretta Goggi, Ninetto Davoli, Gianfranco Gallo, Antonio Gargiulo, Angelo Orlando, Nicola Pistoia, Marco Esposito
regia di Massimiliano Bruno



Ritornoal crimine


Tornati nel nostro tempo, Moreno, Sebastiano e Giuseppe sono sulle tracce di Sabrina per recuperare il tesoro della banda della Magliana non sapendo che anche Renatino e suoi scagnozzi sono finiti nel tunnel spazio temporale e li stanno inseguendo. I conti dovrebbero chiudersi a Capri dove Sabrina vive con la figlia e il secondo marito falsario, tale Massimo Ranieri ma l’intervento di una banda di camorristi guidati da Van Gogh così soprannominato per la somiglianza con il pittore e che vuole possedere un ritratto del suo sosia costringe i tre amici a una nuova avventura nel tempo: evitare la nascita del boss…

Il capitolo più debole della trilogia: dopo l’omaggio a Romanzo Criminale nel decennale dall’uscita, il tributo/ parodia si sposta all’altra serie crime di culto, Gomorra. A non funzionare è lo sdoppiamento della trama: Renatino che si deve confrontare con le assurdità del XXI secolo, abbastanza divertente anche se si snatura il personaggio rendendo un po’ troppo simpatico il boss della Magliana, mentre i tre protagonisti tornano ancora una volta nel 1982 nel periodo dei Mondiali ma a Napoli dove interagiscono con Gennarino ” ‘O Rattuso” boss da operetta interpretato da Gianfranco Gallo (il marito di Imma Tataranni) padre di Van Gogh ma non figlio della moglie ma frutto di uno stupro che fortunatamente viene sventato impedendo così la nascita del vilain. Dubbi sulla paternità di Lorella, la figlia di Sabrina finita nelle mani della camorra e costretta a sposare il nuovo boss: potrebbe essere la figlia di Renatino o di Sebastiano.


C’era una volta il crimine
Italia 2022
con Giampaolo Morelli, Marco Giallini, Gian Marco Tognazzi, Carolina Crescentini, Massimiliano Bruno, Edoardo Leo, Giulia Bevilacqua, Ilenia Pastorelli
regia di Massimiliano Bruno



Ceraunavoltailcrimine


Il piano, già anticipato nel finale del secondo capitolo, è quello di rubare la Gioconda nel periodo in cui era stata riposta nel Castello di Chambord insieme agli altri capolavori del Louvre per metterli in salvo dalla razzia nazista. Manca Sebastiano finito in galera con Massiimo Ranieri e sostituito da un parente, Claudio, storico con grossi problemi della gestione della rabbia. L’opera viene trafugata ma il ritorno al presente non sarà facile: siamo nei giorni dell’armistizio e i nostri eroi devono vedersela con partigiani e repubblichini, trovano rifugio a casa di Adele, la nonna di Moreno ma la piccola Monica, futura madre del protagonista, finisce su una camionetta di nazisti e condotta a Napoli. Moreno Claudio, Giuseppe e Adele faranno di tutto per riprendersi la piccola ma sarà necessario ancora una volta l’intervento di Renatino e Sabrina reclutati da Gianfranco e Lorella nel loro tour temporale per recuperare gli amici.

Devo riconoscere che quest’ultimo capitolo è quello che mi ha divertito di più, lasciati da parte i tributi alle serie tv, Bruno è libero di sbizzarrire la sua vena anarcoide sul tema dei viaggi nel tempo, con buona pace della necessità di non modificare gli eventi passati e gli incontri con parenti ed affini. Ancora una volta il film cita e rende omaggio, stavolta a un genere quello della guerra visto dai grandi della commedia all’italiana: da La grande guerra di Monicelli a Mediterraneo di Salvatores con un tocco tarantiniano che già era presente nello showdown del secolo episodio.
Pur nella sua faciloneria resta sempre esilarante la capacità tutta italiana di voltare faccia, passando dall’inno tedesco a Bella Ciao a Faccetta Nera pur di salvarsi la pelle.
Esilaranti gli incontri con i due protgonisti storici dell’epoca: il partigiano Sandro Pertini e il duce rinchiuso a Campo Imperatore, se il primo non si può toccare nemmeno per tentare la fuga (fosse stato Cossiga… dicono i protagonisti) e ci si può solo giocare a carte citando la famosa partita dei Mondiali recuperando un leitmotiv della trilogia, al secondo vengono fatti smontare tutti i luoghi comuni che ultimamente gli sono stati attribuiti sulle pensioni e la costruzione dello stato sociale.
Tra i protagonisti abbandona Gassman, il cui Sebastiano è finito in galera con il falsario Bucirosso ma entra Paolo Morelli, che si conferma sempre divertente e abile ad inserirsi in gruppi già rodati come fu già per Smetto quando voglio.

L’odore della notte

L'odoredellanotteItalia !998 Filmauro
con Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Emanuel Bevilacqua, Giorgio Tirabassi, Little Tony, Alessia Fugardi, Francesca D’Aloja, Raffaele Vannoli
regia di Claudio Caligari

Ascesa e caduta di Remo Guerra, poliziotto, ben presto ex, che dalle borgate romane crea una banda che per anni terrorizza la Roma bene con violente rapine in villa.

Il secondo film dei tre diretti in oltre 30 anni da Claudio Caligari è spirato al romanzo Le notti di Arancia meccanica di Dido Sacchettoni ispirato a fatti veri di una banda di rapinatori particolarmente violenti che hanno terrorizzato Roma tra il 1979 e il 1983.
Dopo la morte del regista nel 2015 e l’uscita postuma di Non essere cattivo, anche i suoi due lavori precedenti sono stati rivalutati dato che formano una sorta di trilogia sulla vita tossica e/o violenta delle borgate romane indagando particolarmente il periodo che dai tardi anni’70 arriva agli anni ’90 dell’ultimo lavoro.




L'odoredellanotte


L’odore della notte è forse l’opera più ambiziosa delle tre: non manca l’imprescindibile sguardo pasoliniano verso i ragazzi di borgata che possiamo riconoscere soprattutto nel personaggio di Giorgio Tirabassi, il rapinatore “che ci mette il cuore” e finisce per riciclarsi come barista del locale rilevato con i soldi delle rapine. All’eredità pasoliniana Caligari unisce una cultura cinefila internazionale che parte dal nichilismo di Pickcpocket di Robert Bresson e tramite Melville lambisce anche l’ondata di noir di Hong Kong dei tardi anni 80: quel cappotto così lungo e nero indossato da Remo ricorda gli spolverini di A Better Tomorrow, nella violenza della prima scena quando Remo, Maurizio e Roberto si trovano incastrati tra le auto dei ricconi e inseguiti dalla polizia con il lancio al rallenti dei soldi quando riescono a imboccare il raccordo vedo molto dello stile di John Woo.
Anche il noir americano è presente: Remo davanti allo specchio o che scalcia il televisore dopo aver puntato con la pistola le ballerine del balletto di Cicale di Heather Parisi richiamano Taxi Driver e l’ironia che pervade tutto il film ha un sapore tarantiniano: di culto a scena in cui Little Tony, nei panni di sé stesso, viene costretto a cantare Un cuore matto.
Non solo il noir contemporaneo è espressamente citato da Caligari ma mostra in televisione la famosa inquadratura di Assalto al treno del 1903 in cui il bandito spara direttamente alla macchina da presa (ergo allo spettatore), scena che viene ripresa nei titoli di coda con Mastandrea che spara in camera il titolo del film.




Lodoredellanotte


Se l’ironico gioco citazionista non fu capito all’epoca di certo L’odore della notte è stato fondamentale per Romanzo Criminale la serie: basta pensare che nel film di Caligari si vedono le nozze di Maurizio e sempre Marco Giallini nei panni del Teribbile viene ucciso mentre si svolge un matrimonio in Romanzo Criminale. Sospetto, ma dovrei controllare, che la fontana dove muore il Freddo sia la stessa dove viene trovato moribondo Remo ferito da un poliziotto.
Se Non essere cattivo ci ha confermato il talento dei due protagonisti Luca Marinelli e Alessandro Borghi, anche ne L’odore della notte Caligari ha confermato la sua capacità di scovare talenti: Mastandrea, Giallini e Tirabassi sono attualmente tra gli attori più noti e quotati del piccolo e del grande schermo

A.C.A.B. – All Cops Are Bastards

Acab

Adriano, il nuovo arrivato facile agli scatti di violenza, suscita l’attenzione degli anziani della sezione, Mazinga, Cobra e Negro che cercano di introdurlo ai valori del corpo della Celere, una fratellanza che va oltre il lavoro, superando anche i legami familiari; ma quando il codice interno del gruppo si scontra definitivamente  con le leggi dello stato il giovane celerino si vedra’ costretto a fare una scelta decisiva.

Stefano Sollima debutta sul grande schermo dopo il successo di Romanzo Criminale La serie con una storia (ispirata al romanzo omonimo di Carlo Bonini) che potrebbe essere speculare a quella del progetto televisivo. Ancora una vicenda di amicizia e di fratellanza violenta; stavolta protagonisti non sono i componenti di una banda malavitosa, ma un gruppo di celerini, rappresentati nell’atto del loro dovere e nello spaccato della vita quotidiana. Quello della Celere non e’ un corpo di polizia molto amato, neppure all’interno delle stesse forze di Stato, sono la prima linea dello stato nelle situazioni piu’ incresciose, dalla vigilanza allo stadio allo sfratto coatto.
Acab non difende la categoria ma ha il coraggio di mettere in scena luci ed ombre. Da sempre film e serial tv ci raccontano che il punto di contatto tra organi di polizia e malavita avviene in una zona grigia dove i confini si sfumano e i mezzi usati sono gli stessi da una parte e dall’altra. Sollima analizza questa situazione ma non la usa per giustificare il comportamento dei suoi protagonisti su cui aleggia il fantasma del pestaggio alla Diaz al G8 del 2001 che trovera’ un amaramente ironico contrappasso nel finale aperto su un inizio di guerriglia urbana che si svolge in Piazzale Diaz a Roma. Non c’è redenzione per i protagonisti in Acab come non non c’e’ salvezza per la nostra società: facendo riferimento a reali fatti di cronaca del 2007, dalla morte dell’Ispettore Filippo Raciti, all’assurdo sparo all’autogrill al tifoso Gabriele Sandri, passando per l’aggressione mortale a Giovanna Reggiani da parte di un rumeno, il film ci restituisce la visione di un paese rabbioso che fa della violenza un linguaggio preferenziale.
Un film di genere che pero’ dimostra chiaramente la maturita’ stilistica dell’autore: Sollima resta insuperabile nell’usare la musica extradiegetica soprattutto nelle scene piu’ cruente e si dimostra molto bravo anche nel lavoro con gli attori, piu’ che Favino e Giallini, trovo che il film consacri Filippo Nigro che dimostra una grinta dilaniata mai espressa finora.  

 

Boris3

Boris-1 La prima serie di Boris non l’ho vista, ne sentivo sempre parlare in maniera entusiasta da Fabio Canino a Playwatch uno dei piu’ bei programmi radiofonici sulla televisione degli ultimi anni, talmente bello che non solo hanno chiuso il programma, ma direttamente la radio e PlayRadio si e’ trasformata nella piu’ anonima Virgin Radio.
Mentre si vociferava che un qualche non meglio definito canale generalista avesse comprato la prima serie e pensasse di trasmetterla (magari dopo anni di stoccaggio in qualche magazzino come e’ successo a Beverly Hills 90210 o Coliandro) per non saper ne leggere ne’ scrivere, mi sono subito fiondata sulla visione della seconda serie della fiction piu’ scorretta della Tv italiana che racconta le vicende di una troupe impegnata a girare una fiction, Gli occhi del cuore.
Sono rimasta folgorata dalle battute fulminanti che caratterizzano il plot e quanto vorrei saper citare quel che la Crescentini, diva uscente de Gli occhi del cuore sproloquiava su Madre Teresa, i cui panni avrebbe dovuto vestire in una futura fiction.
Boris2 mi e’ piaciuto molto anche se in certi momenti il giochino delle battute diventava un po’ prevedibile, mentre il nuovo Boris3 mi pare aver un po’ abbandonato la comicita’ di parola in nome di una satira piu’ attuale e, se possibile, ancora piu’ scorretta.
Lo ha dimostrato subito il primo episodio dove il regista Rene’ Ferretti, deluso dai rapporti con la Rete perche’ gli hanno bocciato il progetto di Macchiavelli, tenta una sortita nella tivu’ commerciale e si trasferisce a Cologno Monzese con i suoi piu’ fidati collaboratori: il direttore della fotografia, il sempre strafatto di coca Duccio Patane’ e l’assistente alla regia, Arianna. La trasferta milanese sembra propizia a far scoppiare l’amore tra Arianna e lo stagista Alessandro ma mentre i due stanno amoreggiando all’interno dell Hotel Veronica una battuta infelice di Alessandro portera’ a una sconvolgente confessione di Arianna: e’ una berlusconiana della prima ora perche’ da sempre convinta che il premier sia il meglio per questo Paese. Gelo dell’innamorato sinistroide e di tutti noi spettatori che vedevamo in Arianna uno dei personaggi piu’ equilibrati della troupe de Gli occhi del cuore. Nel frattempo la Rete richiama Ferretti per affidargli un medical drama di qualita’ intitolato Medical Dimension che sulla carta dovrebbe sconvolgere la televisione italiana e cosi’ il regista fugge letteralmente dal mondo dorato di Cologno e si rituffa in questa nuova esperienza con tutta la sua vecchia squadra di lavoro, senza riuscire a liberarsi del borioso Stanis La Rochelle, eterno protagonista maschile.
Se le frecciate alla destra non sono mancate, gli autori non temono di toccare anche uno dei miti della sinistra e ogni due per tre, dal consulente medico al narciso Stanis, prima o poi tutti vengono apostrofati come il Roberto Saviano di questo o di quello.
Alla satira spietata sul dietro le quinte delle fiction televisive, Boris unisce la capacita’ di trasformare attori conosciuti delle fiction piu’ popolari: provate a confrontare una puntata di Un medico in famiglia e Boris e vedrete Pietro Sermonti trasformarsi da dottor Jekill a mister Hide, dal fidanzato di Maria all’incontenibile Stanis La Rochelle e poi che dire di Francesco Pannofino, noto soprattutto per essere la voce italiana di George Clooney, in Boris e’ il regista Rene’ Ferretti e le smorfie che il suo personaggio fa per sopportare l’assurdita’ della vita negli studi, valgono mille delle smorfiette sexy del bel Clooney. Non si contano poi le comparsate eccellenti, in quest’ultima serie Filippo Timi e Marco Giallini.
Azzeccatissima la sigla di Elio e le storie tese: basta sentirla una volta per canticchiarla a vita, ascoltatela nella viva speranza che, come dicono i rumors, Boris diventi un film

La nuova squadra – seconda stagione

Lanuovasquadra2

Alla fine di questa seconda stagione bisogna riconoscere che La nuova squadra si e’ rivelata un ottimo prodotto televisivo che ha saputo degnamente sostituire il vecchio format e correggere gli errori della prima stagione.
Il passaggio tra La squadra e La nuova squadra e’ stato piuttosto brusco e decisamente spiazzante; come suggeriva il titolo stesso della serie, tutto il format precedente girava attorno all’unita’ del commissariato Sant’Andrea, al fatto di essere appunto una squadra, mentre la prima stagione della serie rinnovata era tutta incentrata sulla frattura tra il gruppo dei falchi guidati da Vitale e la nuova commissaria Ricci, con Battiston, colonna della vecchia serie, in un ruolo decisamente antipatico. La fine forzata de La squadra di cui non sono mai stati ben chiari i motivi e l’utilizzo dello stesso titolo per un nuovo serial e’ stato sicuramente infelice, diciamo che non e’ stato ben utilizzato il concetto di spin off seriale, quando una nuova serie televisiva nasce dalla costola di un telefilm precedente acquisendone alcuni personaggi.
Se la prima stagione de la nuova squadra e’ stata di assestamento, questa seconda stagione ha aggiustato il tiro: l’arrivo del nuovo commissario Lopez (Marco Giallini, il Teribbile de Romanzo criminale, la serie) lo scontro familiare dei due fratelli Coppola hanno dato spessore alla trama che ha vantato un inizio di quello che non si dimenticano, la morte di Lenzi: quel gancio arrossato di sangue mi mette i brividi ancora oggi!