La nuova squadra – seconda stagione

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Alla fine di questa seconda stagione bisogna riconoscere che La nuova squadra si e’ rivelata un ottimo prodotto televisivo che ha saputo degnamente sostituire il vecchio format e correggere gli errori della prima stagione.
Il passaggio tra La squadra e La nuova squadra e’ stato piuttosto brusco e decisamente spiazzante; come suggeriva il titolo stesso della serie, tutto il format precedente girava attorno all’unita’ del commissariato Sant’Andrea, al fatto di essere appunto una squadra, mentre la prima stagione della serie rinnovata era tutta incentrata sulla frattura tra il gruppo dei falchi guidati da Vitale e la nuova commissaria Ricci, con Battiston, colonna della vecchia serie, in un ruolo decisamente antipatico. La fine forzata de La squadra di cui non sono mai stati ben chiari i motivi e l’utilizzo dello stesso titolo per un nuovo serial e’ stato sicuramente infelice, diciamo che non e’ stato ben utilizzato il concetto di spin off seriale, quando una nuova serie televisiva nasce dalla costola di un telefilm precedente acquisendone alcuni personaggi.
Se la prima stagione de la nuova squadra e’ stata di assestamento, questa seconda stagione ha aggiustato il tiro: l’arrivo del nuovo commissario Lopez (Marco Giallini, il Teribbile de Romanzo criminale, la serie) lo scontro familiare dei due fratelli Coppola hanno dato spessore alla trama che ha vantato un inizio di quello che non si dimenticano, la morte di Lenzi: quel gancio arrossato di sangue mi mette i brividi ancora oggi!

La nuova squadra

Lanuovasquadra Molto rimpianto per la vecchia, vedendo questa Nuova squadra!
Avevo affrontato la visione con la migliore predisposizione d’animo, ma ben presto si sono presentate le prime avvisaglie di dubbio. Il nome del commissariato, Spaccanapoli, ’a tazzurella ‘e cafe’ nella sigla, la musica tarantellosa della stessa, tutto riporta alla piu’ deleteria retorica della napoletanita’, esplosa nella scena dei parenti che portano via a braccia il cadavere dall’ospedale: sicuramente Napoli sara’ anche questo, ma preferivo di gran lunga l’immagine di metropoli difficile della serie precedente.
I personaggi poi mi sembrano tagliati con l’accetta e alquanto stereotipati, insopportabile la commissaria che risponde al piu’ classico modello di donna in carriera, un po’ sventata ma cazzuta, e ovviamente una donna dev’essere sempre un’abile attrice e farsi scendere la lacrimuccia quando si inventa l’inesistente fratello drogato e tirar fuori ogni due per tre il figliolo, che si sa e’ piezz’e core!
I poveri Battiston e Sciacca ritornano ripuliti, vestiti di palandrane nere come i piu’ cattivi giustizieri della notte e mi sembra abbian perso molto delle loro peculiarita’, ma come detto prima in questa prima puntata prevale la bidimensionalita’ del personaggio: ad esempio Sergio Vitale (il bravo Rolando Ravello che pero’ qui mi pare troppo isterico) gioca a fare il poliziotto cattivo perche’ e’ incazzato per la morte del collega pero’ poi mette i fiori sul luogo dove e’ morta la bimba e a casa e’ un padre affettuoso: queste si’ che son sfaccettature!
Per quanto riguarda la riduzione degli episodi si tratta di un semplice proforma: la vicenda e’ la stessa solo che dopo cinquanta minuti c’e’ il jingle e cambia il titolo, ma lo stile di ripresa resta sempre lo stesso, campi e controcampi, scene di raccordo, flashback che iniziano dieci minuti prima dell’elemento da ricordare, insomma niente inseguimenti adrenalinici importati papale papale dai serial ammericani, tutto e’ rimasto uguale, con molto cuore e cura in meno.