Italia 2025
con Enrico Borello, Yaxi Liu, Marco Giallini, Sabrina Ferilli, Chunyu Shanshan, Luca Zingaretti
regia di Gabriele Mainetti

Dopo un lungo viaggio da clandestina, Mei arriva a destinazione e qui rivela la sua vera natura: non una povera vittima della tratta sessuale ma una guerriera alla ricerca della sorella scomparsa. Fuggendo dal ristorante cinese di copertura al traffico di ragazze, Mei finisce nel ristorante vicino una classica trattoria romana gestita da Marcello e sua madre dopo l’improvvisa fuga del padre con l’amante. Mei ha scoperto che l’amante del padre di Marcello era proprio sua sorella e la ragazza crede che Marcello sia coinvolto nell’omicidio della coppia, dopo essersi convinta della sua innocenza e aver fatto confessare Wang, Mei scoprirà una verità inquietante, soprattutto per Marcello…

Al terzo film, Mainetti ripropone la sua collaudata formula: mischiare i generi d’azione con la romanità ma questa volta il modello mostra un po’ la corda.
Visivamente il film è molto interessante, le scene d’azione sono perfette e il colpo di scena per cui dall’interno del ristorante cinese -che potrebbe essere ovunque- con una capriola Mei si ritrova nel cuore della Roma multietnica è davvero memorabile .
A non funzionare molto sono il prologo, l’epilogo e anche la gita notturna in vespa tra le bellezze romane.
Il prologo ci racconta l’infanzia di Mei secondogenita nella Cina del figlio unico costretta a una vita da reclusa per evitare denunce: non sono riuscita a capire l’importanza di questo dettaglio nel legame tra le due sorelle e la loro preparazione nelle arti marziali.
Anche la scena notturna del giro in vespa non mi ha emozionato, mi è parsa piazzata li un po’ fuori contesto.
Anche l’epilogo di Marcello e Mei §spoiler§ sposati che si rifanno una vita in Cina con lui che cucina italiano e lei che è maestra di arti marziali non aggiunge poi molto, è una cornice che non regala una dimensione fiabesca o di altro genere al film ma sottolinea solo il carattere mansueto di Marcello e quello indomito di Mei, caratteristiche che avevano avuto modo di conoscere nei 138 minuti del film.
Il tono melodrammatico del film, che forse avrebbe meritato più spazio, è il triangolo tra i genitori di Marcello e Annibale, un piccolo boss innamorato da sempre di Lorena e che non tollera il dilagare della malavita cinese e devo dire che ho apprezzato molto la prova di Giallini nel ruolo di Annibale un personaggio squallido a cui vengono regalati sprazzi di umanità. Quando all’ibridazione dei generi Mainetti unisce la profondità dei personaggi mi piace davvero molto.