La scala musicale

The Music Box
USA 1932, MGM
con Stan Laurel, Oliver Hardy, Billy Gilbert, Lilyan Irene, Sam Lufkin, Hazel Howell, Charlie Hall
regia di James Parrott


Themusicbox


Una signora compra una pianola meccanica per fare una sorpresa al marito, la consegna viene affidata alla ditta di Stanlio e Ollio che scoprono che la residenza si trova in cima a una ripida e stretta scalinata. Il trasporto sarà complicato da alcuni incontri che fanno scivolare la pianola al punto di partenza. Dopo altri inconvenienti i nostri trasportatori arrivano a destinazione ma non trovando nessuno in casa, decidono comunque di entrare distruggendo gran parte dell’arredo. A quel punto arriva il proprietario che Stanlio e Ollio avevano già incontrato durante la salita, che da in escandescenze perché odia le pianole ma dovrà tenersela per far felice la moglie che ha scoperto il che il regalo non è stato gradito.

Jolanda, la figlia del Corsaro Nero

Italia 1953, Lux
con May Britt, Marc Lawrence, Renato Salvatori, Barbara Florian, Umberto Spadaro, Guido Celano, Ignazio Balsamo, Joop van Hulsen, Domenico Serra, Marga Cella, Amedeo Deiana, Gianni De Montero, Alberto Sorrentino, Gianni Luda, Pina Piovani, Ettore Jannetti, Felice Minotti, Ubaldo Lay, Piero Capanna, Umberto Aquilino, Silvio Bagolini
regia di Mario Soldati


Jolanda la figliadel corsaronero


Una carovana di zingari trova un uomo stremato, Sam, con una bambina e li accoglie offrendogli di lavorare con loro. Sam mette una particolare attenzione nel coltivare le abilità cavallerizze e spadaccine della bambina, il perché verrà rivelato dall’uomo in punto di morte dopo aver aiutato la ragazza a salvare la figlia del governatore dall’attacco dei briganti. Jolanda scopre così di essere la figlia del Corsaro Nero, unica erede dei suoi beni usurpati da Van Guld, ora conte di Medina e governatore di Maracaibo.
La ragazza ritrova Ben Stiller e Agonia, fedeli compagni del padre e con loro chiede l’aiuto degli altri pirati per ottenere la sua vendetta. Il pirata Morgan che ora combatte sotto la bandiera inglese, accetta di aiutare Jolanda di cui s’innamora a prima vista il figlio Ralf. Van Gould con uno stratagemma politico riesce a far recedere Morgan dall’intento e a condannare a morte tutta la Filibusta. Jolanda allora usa il suo ascendente su Consuelo che l’aveva scambiata per un ragazzo, per rapirla e ricattare così Van Gould ma viene catturata e viene scoperta la sua vera identità, Morgan però la salva e mentre Van Gould finisce su una nave di lebbrosi, Jolanda ritrova il tesoro di famiglia e l’amore di Ralf.



Jolanda lafigliadelcorsaronero


Jolanda, la figlia del Corsaro Nero tratto dall’omonimo romanzo di Salgari, è il film più famoso sui corsari della cinematografia italiana, diretto da Mario Soldati che lo girò in contemporanea con I tre corsari. La fama la deve probabilmente al gioco sull’identità sessuale della protagonista cresciuta come un maschio e scambiata per un ragazzo sia dai nemici che dalla romantica Consuelo, giocando ironicamente sul classico topos salgariano dell’amore tra l’eroe e la figlia/protetta del suo acerrimo nemico.
Purtroppo il film è invecchiato male e anche i tocchi ironici e pruriginosi oggi sono più che risibili: quando Jolanda viene catturata viene legata con catene che s’incrociano sul petto e già da lì non capire che fosse una ragazza risulta poco credibile, viene frustata prima sul petto e la macchina da presa si sposta su una statua di Cristo incatenato come la protagonista su cui si riflettono le ombre della fustigazione e ancora il vilain non capisce il sesso del nemico, solo dopo averla fatta frustare sulla schiena e strattonando la camicia lacerata che lascia intravedere un seno della protagonista scopre la vera identità di Jolanda: probabilmente ai tempi tutta questa costruzione parodiava scene di film di cappa e spada oggi risulta poco credibile e noiosa.



Jolandalafiglia del corsaronero


Il film segna il debutto dell’attrice svedese May Britt, lanciata come la nuova Garbo, l’attrice ebbe poi anche una carriera americana e fece scalpore il suo matrimonio con Sammy Davis Jr. in un’epoca in cui i matrimoni interraziali erano proibiti negli USA. Pur celando dietro un ironico quanto algido sorriso la propria identità femminile, la Britt è ben lontana dall’ambiguità della Garbo ma per un film a basso costo italiano l’esordiente è stata più che perfetta, flirtando discretamente con la svenevole Consuelo e subentrando nelle mosse finali delle scene di cappa e spada, anche questo un modo per rileggere ironicamente il genere.
La scena che mi è veramente piaciuta è quella in cui il conte di Medina scopre di essere sulla nave dei lebbrosi: le atmosfere e il trucco delle comparse si fanno gotiche, genere più consono al cinema italiano e anche ai miei gusti personali.

Un posto al sole

A Place in the Sun
USA 1951 Paramount
con
Montgomery Clift, Elizabeth Taylor, Shelley Winters, Anne Revere, Keefe Brasselle, Fred Clark, Raymond Burr, Herbert Heyes, Shepperd Strudwick, Frieda Inescort, Kathryn Givney, Walter Sande, Ted de Corsia, John Ridgely, Lois Chartrand, Paul Frees
regia di George Stevens



A place in the sun


George Eastman raggiunge lo zio ricco nella speranza di fare carriera nella sua azienda, benché trattato con disprezzo dal resto della famiglia, viene assunto. Le regole nell’azienda di costumi Eastman sono ferree e vietano i rapporti tra i colleghi ma George stringe una relazione con l’operaia Alice che rimane incinta. Nel frattempo George riesce davvero a fare carriera e a una festa a casa dello zio conosce la bellissima e ricca Angela Vickers che s’innamora di lui, a George non resta che liberarsi di Alice che pretende un matrimonio riparatore, pianifica quindi di ucciderla ma poi gli manca il coraggio di portare a termine il piano omicida, una caduta accidentale di Alice gli risolve il problema ma non lo salva dalla sedia elettrica.



Aplace inthesun


Un classico del cinema a stelle e strisce che sottolinea la profonda ambiguità morale della società americana, non a caso Charlie Chaplin lo definì “il più grande film mai realizzato sull’America” e Un posto al sole ci racconta il grande mito americano, l’opportunità per tutti di avere successo con il lavoro ma ce ne mostra anche il lato oscuro e va ricordato che il romanzo a cui s’ispira il film, Una tragedia americana di Theodore Dreiser, prendeva spunto da un fatto di cronaca.
L’impronta iniziale del film è quella del genere noir: un giovane attraversa gli States in autostop e si volta sorridendo verso un cartellone di costumi da bagno, scopriamo che l’azienda è la sua destinazione, dove viene assunto alla catena di montaggio unico uomo tra diverse operaie e a George è stato ribadito di non stringere legami con loro, ma il caso ci mette lo zampino e un giorno al cinema, George e Alice, l’operaia con cui c’erano stati solo timidi sorrisi si ritrovano seduti vicini e iniziano a frequentarsi: per Alice George rappresenta quello che per il ragazzo è Angela Vicker, la bella ragazza ricca amica dei suoi cugini che non lo ha neanche notato il giorno che è andato a presentarsi dallo zio. Anche se fa un lavoro umile, George ha un cognome importante che sicuramente gli aprirà le porte all’interno dell’azienda come puntualmente avviene e Alice si fa più insicura per le nuove conoscenze che il fidanzato può fare ed infatti al secondo incontro Angela nota il giovane cugino dei suoi amici e attacca bottone, ben presto i due s’innamorano e la rappresentazione dei loro sentimento è ben più coinvolgente delle tristi passeggiate tra Alice e George che devono nascondere il loro sentimento per non perdere il lavoro: Angela e George sono sempre abbracciati, si baciano.. sono la rappresentazione stessa della passione, a sottolineare che per George la ragazza è più di un simbolo di uno stato sociale superiore da raggiungere.
Il dramma si compie con la gravidanza di Alice e Un posto al sole affronta, anche se in maniera indiretta, il tema scabroso dell’aborto e già così la scena fu attenzionata dalla censura, comunque è interessante notare come ancora una volta il colloquio col medico abbia come tema principale il denaro, e più che a pensare alle gioie della maternità, il dottore incita Alice ad affrontare i sacrifici economici che ora le paiono insormontabili ma che riuscirà a risolvere con impegno e spirito di sacrificio, fino a quando la ragazza sbotta e confessa di non essere sposata e allora il medico la invita a chiedere aiuto alla famiglia d’origine.



Aplaceinthesun


Interessante come il regista ci mostri il pensiero dell’omicidio farsi strada nella mente di George: nello studio dello zio c’è un quadro che rappresenta l’Ofelia di Millais, parlando del lago Angela racconta di un incidente accaduto l’anno precedente dove una coppia è caduta nel lago e uno dei due corpi non è neppure stato ritrovato, tutto sembra facile e quando Alice, scoperto dalle cronache mondane che il fidanzato è l’accompagnatore ufficiale delle vacanze della bella ereditiera, raggiunge la località di vacanza pronta a fare uno scandalo pur di riprendersi George, all’uomo non resta che mettere in atto il piano omicida.
La gita serale sul lago si trasforma in una scena quasi horror dove la bellezza del lago Tahoe, classica ambientazione degli esterni hollywoodiani, si trasforma in un luogo cupo e mortifero mentre Alice comprende che George non l’ama più e vorrebbe solo liberarsi di lei, una Alice finalmente comprensiva compassionevole che però non sfugge al destino di morte cadendo accidentalmente dalla barca. Non vediamo cosa accade in acqua, se Geroge tenti di salvare la donna o la lasci al suo destino, vediamo solo l’uomo uscire dal lago e infilare una serie di errori che porteranno ben presto la polizia sulle sue tracce e lo faranno arrestare proprio quando i Vickers hanno accettato che la figlia frequenti il ragazzo di umili origini.
Il film si trasforma in una pellicola giudiziaria con l’entrata in scena del procuratore Marlowe, determinato a mandare il giovane Eastman alla forca e ci riuscirà anche se non è ben chiaro se il proposito omicida del protagonista si sia concretizzato, in fondo George viene condannato a morte per non aver saputo essere prudente, per aver voluto tutto e non essere stato in grado di saper fare le scelte giuste al momento giusto, insomma per non aver rispettato le regole di duro impegno del sogno americano, o forse solo per non essere stato abbastanza furbo da nascondere meglio le sue responsabilità.

La donna eterna

She
USA 1935 RKO
con Helen Gahagan, Randolph Scott, Helen Mack, Nigel Bruce, Gustav von Seyffertitz, Lumsden Hare, Samuel S. Hinds, Noble Johnson
regia di Lansing C. Holden e Irving Pichel



She


L’aitante Leo Vincey viene chiamato al capezzale dello zio che gli rivela il segreto di famiglia: secoli prima un loro antenato si era avventurato in terre sperdute trovando l’elisir dell’eterna giovinezza, però solo la moglie era tornata dalla spedizione. Il vecchio scienziato affida al nipote il compito di continuare le ricerche assieme al suo assistente, il professor Horace Holly. I due partono per la Siberia e qui trovano solo un vecchio avido disposto a far loro da guida, assieme a Tugmore parte con loro anche la figlia Tanya. L’avidità della guida causa una valanga da cui Vincey, Holly e Tanya si salvano a stento infilandosi in una grotta che sembra portarli in un mondo lontani, vengono assaliti da dei cannibali ma salvati da dei soldati: è l’esercito di She, Colei che si deve obbedire, divina sovrana della città di Kor. Appena la donna vede Leo Vincey lo crede il vecchio amante redivivo, che secoli prima aveva ucciso per gelosia. She fa di tutto per sedurre Leo che però si sta innamorando di Tanya, la regina vuole condividere con Leo il segreto della sua eterna giovinezza ma gli tace che il rito prevede il sacrificio di Tanya. Leo la salva e nella fuga Leo Tanya e Holly arrivano nella sala della fiamma eterna dove la regina entra più volte rinunciando all’immortalità per spegnersi come una vecchia mummia.



La donna eterna


La donna eterna, tratto dal romanzo omonimo (She) di H. Rider Haggard è una classica poduzione Merian C. Cooper che definì la pellicola il peggior film che avesse mai fatto, nonostante questo il film ha avuto due remake, nel 1965 e nel 1982.
La donna eterna si credeva perduto, bruciato in un incendio dei magazzini della RKO invece una copia fu ritrovata nel garage di Buster Keaton. L’opera è stata restaurata e colorizzata perché il progetto nasceva in technicolor ma i problemi della casa di produzione portarono a girarlo in bianco e nero.



She ladonnaeterna


Per quanto il produttore non lo amasse, il film rispecchia il suo immaginario fantastico con la spedizione che si trova a contatto con una realtà aliena, il gigantesco gorilla di King Kong, il folle proprietario dell’isola de La pericolosa partita, l’oggetto sessuale qui però non è la donna ma forse per la prima volta il belloccio Randolph Scott che si destreggia a fatica tra la prolissa Tanya e l’altera e immortale regina di Kor.



La donnaeterna


Forse il cast è l’elemento più debole della pellicola: Nigel Bruce, noto Watson cinematografico, che non si accorge, come i compagni, del resto, che i cannibali non sono per nulla amichevoli e il paiolo incandescente viene preparato per essere un “simpatico” ornamento della sua testa è solo risibile senza nessuna venatura spaventevole.
Entusiasmante invece il reparto scenografico di chiara matrice deco in grado di ricostruire un’opulenta citta nascosta e creare fantastici balletti che preludono al cruento destino a cui Tanya si sottopone spontaneamente per amore; e al look di Colei a cui si deve obbedire si ispira la Regina Cattiva della Biancaneve disneyana.

Poltergeist – Demoniache presenze

Poltergeist
USA 1982 MGM
con JoBeth Williams, Craig T. Nelson, Beatrice Straight, Dominique Dunne, Oliver Robins, Heather O’Rourke, Michael McManus, Virginia Kiser, Martin Casella, Richard Lawson, Zelda Rubinstein, Lou Perryman, Clair E. Leucart, James Karen, Dirk Blocker, Allan Graf, Joseph Walsh
regia di Tobe Hooper



Poltergeist jpeg


Steve Freeling è un agente immobiliare di successo che vive nel complesso residenziale appena costruito che deve vendere. E’ anche il padre amorevole della sua famiglia composta dai tre figli e dalla moglie Diane. Tutto sembra andare per il meglio fino a quando i genitori scoprono la figlia più piccola, Carole Anne, ipnotizzarsi e dialogare con un canale televisivo che non trasmette. Iniziano strani fenomeni paranormali che culminano con il vecchio albero dinnanzi alla stanza dei due fratellini minori rapire Robbie, cercando di ingoiarlo nel tronco. Mentre tutta la famiglia è impegnata nel salvataggio del ragazzino, Carole Anne scompare misteriosamente e riesce a comunicare con la famiglia solo attraverso il canale televisivo. I Freeling si rivolgono a degli studiosi di parapsicologia ma solo l’intervento di una bizzarra medium nana riuscirà a far tornare la bambina nella nostra dimensione, tutto sembra risolto ma l’ultima notte di pernottamento nella casa di Cuesta Verde si rivelerà la peggiore per la famigliola, chiarendo perché i morti sono così arrabbiati…


Poltergeist


Un classico dell’horror anni’80 che nasce dall’incontro di due artisti molto diversi: il crudo Tobe Hooper alla regia e Steve Spielberg con la sua attenzione allo sguardo stupito dell’infanzia nel ruolo di produttore e sceneggiatore.
Diviso in due dall’intervento dei parapsicologi e della medium Tangina, la prima parte del film rispecchia le tematiche spilberghiane mentre la parte finale con lo scatenarsi delle forze demoniache è più vicina al mondo di Hooper che, a quanto raccontò per l’uscita del film, nell’adolescenza ebbe esperienze dirette di fenomeni poltergeist.
Poltergeist ebbe due sequel nel 1986 e nel 1988 e un remake nel 2015, numerose son le citazioni in diversi programmi televisivi, dai Griffin fino a Casa Vianello ed è facile capire perché: le scene iniziali rappresentano la classica famiglia americana da sit-com: figlia maggiore adolescente insofferente alle regole domestiche, i piccoli di casa irrequieti ma adorabili, madre perfetta e sempre presente, padre di successo ed amorevole, nucleo famigliare ovviamente perfettamente inserito nel vicinato che viene guardato con superiore bonomia.
Vedendo le riprese del complesso residenziale di Cuesta Verde non si può non pensare ai quartieri pastello che il decennio successivo Tim Burton avrebbe scelto come abitazione dei mostruosi persecutori dei suoi freaks: all’inizio degli anni’80 sono ancora abitate da famiglie ingenuamente felici, inconsapevoli vittime dei televisori che sono presenti in ogni stanza e della lettura di biografie di Reagan e frutto dell’avido edonismo reaganiano è il motivo che scatena la furia dei morti: il complesso residenziale è sorto su un vecchio cimitero ma per risparmiare il costruttore ha spostato solo le lapidi lasciando i cadaveri sottoterra e li vedremo emergere nella sarabanda finale nella fanghiglia della fossa che dovrà ospitare la piscina.
Interessante come il buon Spielberg, prossimo alla santificazione degli Oscar per ‎The Fabelmans non si sia comportato in maniera molto diversa dall’imprenditore che stigmatizza nella pellicola: gli scheletri usati per la scena in piscina sono veri, del resto costavano meno di quelli di plastica… chissà se la maledizione che pare gravare sulla saga e soprattutto sul primo film deriva dall’ira di quei corpi bistrattati? Morti violente e premature perseguitano infatti i protagonisti del film: l’attrice che ha interpretato Carole Anne è scomparsa a soli dodici anni poco prima della fine delle riprese del terzo film, Dominique Dunne che interpretava la sorella maggiore è stata vittima di femminicidio nel 1982, l’attore Lou Perry è stato vittima di morte violenta e altre morti improvvise hanno coinvolto altri personaggi o componenti della troupe.
Intanto il buon Lucas che curava gli effetti speciali con la sua Industrial Light & Magic dissemina la stanza dei bambini con il nascente merchandising di Guerre Stellari: poster di Dart Fener e giubbotto con Chewbecca però alla televisioni passano le immagini di Joe il Pilota di cui Spielberg avrebbe diretto il caramelloso remake Always – Per sempre nel 1989.

Pinocchio di Guillermo del Toro

GdelToro's Pinocchio

USA/Messico 2022, Netflix
con Gregory Mann, Ewan McGregor, David Bradley, Tilda Swinton, Christoph Waltz, Finn Wolfhard, John Turturro, Ron Perlman, Tim Blake Nelson, Burn Gorman
regia di Guillermo del Toro

Carlo, il figlio di Mastro Geppetto viene ucciso durante un bombardamento della Prima Guerra Mondiale, il povero falegname si dà all’alcol per superare il dolore e infine intaglia in burattino che gli ricordi il figlio morto. Uno spirito del bosco dona la vita al pezzo di legno pe alleviare i dolori di Geppetto e affida al grillo Sebastian la cura del ragazzo in cambio della realizzazione di un desiderio. Il falegname fatica ad affezionarsi al vivace burattino che suscita diverse perplessità nel paese ora governato dai fascisti e soprattutto attira l’interesse del Conte Volpe che gestisce un circo. Il conte convince Pinocchio a non andare a scuola e a esibirsi per lui dietro compenso, quando Geppetto scopre che il figlio non è andato a scuola ma lavora nel circo va a riprendersi il figlio e l’alterco col Conte finisce con la morte di Pinocchio che incontra per la prima volta la Morte che gli spiega la sua condizione d’immortalità. La convivenza con Geppetto è sempre più difficile tra le pressioni del Podestà che vuole trasformare Pinocchio in un super soldato immortale e il Conte Volpe che chiede un cospicuo risarcimento per l’inadempienza del contratto. Pinocchio parte in tournée con il circo per saldare i debiti di Geppetto che pentito delle sue parole si mette alla ricerca del figlio. Intanto durante uno spettacolo alla presenza del Duce, Pinocchio ingenuamente canta una canzone che lo deride, il circo viene bruciato e finalmente il Podestà può arruolare Pinocchio. Nel campo di addestramento il burattino fa amicizia con Lucignolo il figlio del Podestà costretto a fingersi eroico per non deludere il padre. Quando si tratterà di scegliere tra il padre e l’amico Lucignolo salverà Pinocchio, così come farà la scimmia Spazzatura che salva Pinocchio dal nuovo incontro con il Conte Volpe. Finiti in mare, il burattino e la scimmia ritrovano Geppetto e il grillo Sebastian nella pancia del pescecane da cui riescono a fuggire facendo crescere il naso di Pinocchio con le bugie e usandolo come scala verso lo sfiatatoio del cetaceo. Per salvare Geppetto e gli altri dal pescecane che li sta inseguendo Pinocchio muore per l’ennesima volta ma non ha il tempo di aspettare che la clessidra si svuoti così baratta la sua immortalità pur di salvare Geppetto…



Pinocchio del toro


“Carlo (Collodi) è morto, viva Carlo Collodi” potremmo parafrasare la formula reale francese per sintetizzare il significato dell’ultima manipolazione di Guillermo del Toro, stavolta alle prese con un classico della letteratura e dell’animazione. Che il vero figlio di Geppetto si chiami Carlo è ovviamente un omaggio allo scrittore italiano e la morte del bambino che segna l’inizio drammatico del film lascia subito spazio a una nuova (ri)lettura, oltre che a un nuovo figliolo per Geppetto. Ho colto diversi rimandi in Pinocchio di Guillermo del Toro, il più interessante mi pare quello riguardante la nascita del burattino, scolpito in un ciocco di legno in una notte di tregenda come gesto di rivalsa per la rabbia della morte di Carlo, questo burattino nasce come Frankenstein: il personaggio cinematografico è citato dai fulmini e dalle ombre espressioniste che incombono sulla falegnameria quando Pinocchio viene intagliato e il rapporto padre figlio ripropone in parte quello letterario del creatore che rifiuta la propria creatura: nonostante sia magico, in grado di parlare e muoversi da solo, Geppetto capisce ben presto che Pinocchio non potrà sostituire Carlo e respinge il burattino. Il rovesciamento rispetto alla storia di Pinocchio che conosciamo, sia letteraria che nelle varie declinazioni cinematografiche sta proprio in questo: non è il burattino che deve migliorarsi e farsi bambino per ricambiare l’amore incondizionato di Geppetto ma è il falegname che deve affrontare un percorso di accettazione verso Pinocchio che lo ama incondizionatamente fino al punto di rinunciare all’immortalità (ma avrebbe rinunciato anche alla vita) per salvare Geppetto.



PinocchioGdT


Questa è la prima opera d’animazione del regista messicano, girato in stop motion e Guillermo del Toro cita alcuni grandi autori dell’animazione: gli esseri di cui si accorge Sebastian ricordano gli esseri fantastici, i nerini del buio di Myiazaki mentre lo Spirito del Bosco e la Morte hanno la ieraticità delle figure di Michel Ocelot (es il dittico di Kirikù).
Rimane un po’ debole la parte di critica verso la dittatura fascista: la canzoncina scatologica è la peggiore tra tutte le insulse canzoni del film
-fortunatamente sono poche!- e il racconto dell’addestramento militare è talmente tirato via tanto che a Pinocchio non cresce neppure il naso quando dice che ama la guerra per far coraggio a Lucignolo, resta comunque l’unico incidente in una buona opera di revisione di un classico.
Un po’ caricato il doppiaggio italiano: Ewan Mc Gregor, voce originale del Grillo Sebastian, narratore della vicenda è doppiato da Massimiliano Manfredi che ricorda un po’ troppo i toni drammatici di Christian in Moulin Rouge!

L’ultima preda del vampiro

Italia 1960
con Walter Brandi, Lyla Rocco, Alfredo Rizzo, Maria Giovannini, Tilde Damiani, Erika Di Centa, Corinne Fontaine, Antonio Nicos, Leonardo Botta, Marisa Quattrini
regia di Piero Regnoli



L'ultimapreda del vampiro


In una notte da tregenda una compagnia di varietà, cinque ballerine, il capocomico e il pianista autista, chiedono ospitalità in un vetusto castello, il conte Gabor Kerassy vorrebbe negargliela ma cambia idea quando vede Vera, una ballerina che fin dall’ingresso nel maniero si era mossa come se conoscesse gli ambienti. Gabor invita gli ospiti a non uscire di notte dalle loro stanze ma le ragazze non seguono in consiglio e la mattina dopo una di loro viene trovata morta, pare per la caduta accidentale da una finestra. Il maltempo costringe gli artisti a prolungare la sosta al castello dove viene seppellita Katia. Vera intanto scopre di essere estremamente somigliante a un antenata del conte, Margherita ed è la prima d accorgersi che la tomba della collega è stata profanata, scopre anche il misterioso studio di Gabor che sta cercando una cura per eliminare l’antenato vampiro ma per salvare Vera sarà costretto ad ucciderlo ponendo fine alla maledizione che grava su Kerassy



L'ultimapreda delvampiro


Gotico di serie B (ma anche Z) che pare avere il merito di essere il primo a introdurre uno stilema horror diventato un classico: quello del gruppo di viaggiatori bloccati in un luogo sinistro.
Per il resto la fama della pellicola si deve al fatto che venne acquistata dal produttore di origine inglese Richard Gordon ed ebbe una distribuzione americana con titolo di The Playgirls and the Vampire.
La storia è piuttosto bislacca trascurando alcuni passaggi interessanti: essendo stata morsa dal vampiro Vera avrebbe potuto far rivivere la maledizione creduta sconfitta, sarebbe stato un bel colpo di scena finale invece la ragazza parte sulla sgangherata corriera assieme al resto della compagnia annullando anche lato romantico della vicenda: lei e Gabor si promettono di ritrovarsi quando lui sarà riuscito a vendere il castello.
Castello per altro poco orrorifico: gli interni sono molto contemporanei, niente ragnatele e ammennicoli vari solo una cripta dai sacelli palesemente di cartapesta. Anche il conte Gabor e l’antenato vampiro sono gli epigoni più tristi di una categoria nota per l’eleganza e la sensualità e a smorzare molto il fascino del povero Walter Brandi è proprio l’abbigliamento, un completo impiegatizio, nero per il vecchio vampiro, un principe di Galles per Gabor.



Theplaygirlsandthevampire


La scena più surreale resta la prova coreografica nel salone nobiliare con improvviso spogliarello di una delle ballerine, ma la componente sexy pesa molto di più di quella horror: la Katia vampira gira nuda, anche se rigorosamente coperta da un gioco di ombre che pure lascia intravedere il seno in due occasioni, per il resto grande sfoggio di baby doll e camicie da notte trasparenti e molta insistenza su piedi e gambe fin dalla scena d’apertura, un feticismo che farebbe felice Quentin Tarantino.

Plan 9 from Outer Space

USA, 1959
con Gregory Walcott, Mona McKinnon, Duke Moore, Tom Keene, Carl Anthony, Paul Marco, Tor Johnson, Dudley Manlove, Joanna Lee, Lyle Talbot, Conrad Brooks,
Bela Lugosi, Vampira, Criswell
regia di Ed Wood


Plan 9 from outer space


Un aereo in fase di atterraggio vede un UFO ma l’ordine è quello di tacere sull’incontro con il disco volante, intanto in un cimitero vicino alla casa del pilota Jeff Trent, protagonista dell’incontro alieno, due becchini vengono uccisi mentre seppelliscono una donna. Il marito della defunta muore poco dopo e nuovi fatti misteriosi accadono al cimitero che portano alla morte dell’ispettore Clay, anche la moglie di Trent viene aggredita in casa dal vecchio revenant: è l’attuazione del Piano 9 di una civiltà extraterrestre, resuscitare i morti per convincere i terrestri ad accettare la loro presenza e a recedere dalle ricerche di armi sempre più potenti che finiranno per distruggere l’Universo. Il colonnello Edwards, Jeff Trent e il tenente Harper salgono sull’astronave e discutono con gli alieni, l’arrivo di altri poliziotti fa scatenare una rissa che porta all’incendio dell’astronave mentre i terrestri si mettono in salvo.



Plan9 fromouterspace


Incoronato il film peggiore di tutti i tempi, Plan 9 from Outer Space deve la sua fama (anche) al film di Tim Burton, Ed Wood che ne racconta la genesi.
Il film è veramente bizzarro, un incrocio tra horror e sci-fi, con vampiri-zombie riportati in vita dalla solita invasione aliena tipica dei B movie anni ’50, una di quelle realizzazioni talmente fuori dagli schemi a cui non si può non voler bene, nonostante gli evidenti difetti tecnici e di scrittura.
Il valore aggiunto è ovviamente quello di essere il film postumo di Bela Lugosi: il regista riciclò alcune riprese dell’attore girate poco prima della sua morte e integrate con una controfigura (lontanissima da Lugosi per altezza e fisionomia) che gira con il mantello da vampiro sul volto per non farsi riconoscere.
Gli effetti speciali dei dischi volanti sono risibili però la partenza dell’UFO incendiato mi ha divertito.
Bizzarri anche gli alieni: civiltà evoluta che vuole mettere in guardia l’umanità dalle follie atomiche ha un governo monarchico e le donne non hanno diritto di parola ma soli scopi riproduttivi (!), vabbè diamo la colpa al perbenismo anni ’50 e ai fondi ottenuti da gruppi religiosi…

Signore e signori, buonanotte

Italia 1976
con Marcello Mastroianni, Monica Guerritore, Lucrezia Love, Vittorio Gassman, Eros Pagni, Camillo Milli, Carlo Croccolo, Angelo Pellegrino, Gianfranco Barra, Andrea Bosic, Gabriella Farinon, Paolo Villaggio, Ugo Tognazzi, Adolfo Celi, Senta Berger, Nino Manfredi, Mario Scaccia, Franco Scandurra, Sergio Graziani, Andréa Ferréol, Felice Andreasi, Luigi Uzzo
Regia di Luigi Comencini, Nanni Loy, Luigi Magni, Mario Monicelli, Ettore Scola



Signoreesignori buonanotte


Un palinsesto televisivo tenuto insieme dal telegiornale: dalla tv dei ragazzi al quiz, dalle inchieste agli spot, dai servizi in diretta allo sceneggiato, lo spaccato di un’Italia corrotta e vittima dei giochi di potere.



Signore esignori buonanotte


Non uno dei capolavori della commedia all’italiana ma la descrizione di una nazione allo sbando i cui problemi permangono ancora oggi ed è agghiacciante osservare che quella che era una satira sopra le righe e a tratti grossolana abbia profetizzato il futuro della televisione e della politica italiana,



Sigreesigribuonanotte il santosoglio


La scelta di legare il palinsesto con il telegiornale, un fantomatico TG3 che sarebbe nato solo nel 1979, anticipa il concetto contemporaneo di infotainment cioè l’informazione spettacolo, il contenitore televisivo che mischia l’approfondimento giornalistico ai programmi più leggeri. Scola dirige le parti del TG3 con l’indolente giornalista Paolo Fiume che finisce per flirtare con la segretaria di produzione, esasperato dall’assurdità delle notizie, fra tutte l’intervista al senatore indagato che rifiuta di dimettersi ammettendo di essere stato eletto perché prevaricatore: se il popolo avesse voluto una brava persona a governarlo non avrebbe certo scelto lui
Comencini dirige i due episodi con Vittorio Gassman, l’episodio della tv didattica Una lingua per tutti – La lezione d’inglese che in un ineccepibile inglese tradotto per favorire l’apprendimento, si narra di uno scontro tra spie CIA e DIA dopo l’omicidio di un ambasciatore africano; Gassman e Comencini tornano per l’episodio della tv dei ragazzi con il telefim L’ispettore Tuttumpezzo che narra in rima, tipo Signor Bonaventura, le avventure di un ufficiale di finanza che né si spezza nè si piega almeno fin che non incontra chi lo frega, in questo caso il faccendiere Vladimiro Palese che con l’aiuto della moglie riesce ad “addomesticare” (nel senso che gli fa fare il cameriere alla festa) l’integerrimo gendarme.
Monicelli dirige il telefilm La Bomba: in una stazione di polizia il ticchettio di una sveglia dimenticata da un’anziana, viene scambiata per una bomba, per non perdere la faccia e far sparire alcune magagne (un geometra trattenuto da tre anni per offesa a pubblico uffiale) il commissario e il prefetto preferiscono far esplodere davvero un ordigno.
Ancora Monicelli alla regia dell’episodio Il generale in ritirata in attesa che parta la parata militare, un generale va in bagno, la medaglia gli casca nella tazza dove i suoi bisogni non sono stati eliminati per la rottura dello sciacquone, finendo per immerdarsi tutto (bella metafora della guerra) al generale esasperato non resta che il suicidio.
Nanny Loy dirige l’inchiesta sul pensionato che vive con trentaduemila lire e Sinite Parvulos inchiesta sui bambini napoletani che si apre con un discorso contro l’aborto a favore dell’infanzia tenuto da un vescovo che premia una serie di ragazzini, tra questi un ragazzino primogenito di una famiglia numerosa, mentre torna a casa il suo sguardo indugia sulle condizioni di sfruttamento dell’infanzia nei vicoli, dopo aver aiutato la madre allettata per l’ennesima gravidanza, il bambino si suicida mentre ritira i panni sul balcone.
Il commento al reportage è affidato a un sociologo americano che propone seriamente di attuare quel che Jonathan Swift espose in un suo scritto satirico: mangiare i bambini poveri
Segue il dibattito in studio con quattro politici napoletani, stranamente omonimi ma, a detta loro, non parenti che dopo aver espresso una marea di luoghi comuni sulla città partenopea finiscono per divorarne il plastisco (anticipato anche Vespa!) in una feroce parodia de Le mani sulla città
Dopo il quiz Disgraziometro in cui vince chi tra i concorrenti ha la disgrazia peggiore, parodia dei quiz di Mike Bongiorno, interpretato da Villaggio che saluta con Malinconia al posto di Allegria in cui si anticipa beffardamente la tv del dolore o il fatto di esporre qualsiasi cosa di sé nei reality, arriva lo sceneggiato Il Santo Soglio dove Magni torna alla sua amata Roma papalina con Manfredi che interpreta un cardinale che si finge moribondo per essere eletto mentre i due rivali sono in perfetto equilibrio e il conclave opta per una figura di transizione che duri poco.
Ottenere il potere e conservarlo il più a lungo possibile, è quello che ci testimonia il servizio dalla Sala delle Cariatidi dove si sta inaugurando l’Anno Pregiudiziario; le alte figure istituzionali sono vecchissime e malate ma non intendono cedere il posto a una classe dirigente più giovane.
Classe dirigente corrotta, pensionati che non arrivano a fine mese, stigmatizzazione dell’aborto e sfruttamento dei bambini, l’intervallo che mostra l’assalto agli ospedali che avvisano di avere solo posti in piedi: com’è lontana l’Italia del 1976, vero?

Il Grande Freddo

Ilgrandefreddo

The Big Chill
USA 1983 Columbia
con Tom Berenger, Glenn Close, Jeff Goldblum, William Hurt, Kevin Kline, Mary Kay Place, Meg Tilly, JoBeth Williams, Don Galloway, James Gillis
regia di Lawrence Kasdan

Sette trentenni, compagni di università, si ritrovano per il funerale del loro amico Alex che si è suicidato. Trascorrono il weekend insieme rievocando i vecchi tempi, raccontandosi le delusioni del presente e le speranze per il futuro.

Commedia agrodolce, cult degli anni ’80 per una diversa serie di motivi.
Sicuramente la storia è molto coinvolgente, grazie a un raffinato gioco di scrittura e da vita al genere reunion in cui in gruppo di persone si ritrova per confrontarsi, più o meno consapevolmente sulle proprie esperienze.
Ne Il grande freddo il confronto tra gli ex compagni di università è, non solo uno scavo sull’amicizia giovanile e su come (e se) sopravvive alle responsabilità dell’età adulta, ma è anche lo studio di una generazione, quella dei sessantottini, che voleva cambiare il mondo e poco più di dieci anni dopo si ritrova a rinnegare gran parte degli ideali giovanili in nome del denaro: il nascente edonismo reaganiano porta sì la sicurezza economica ma anche una grande insoddisfazione: droga alcol e propositi suicidi per affrontare l’aridità della vita adulta, fatta di delusioni amorose e compromessi; da questo punto di vista, più che i dialoghi tra i personaggi sono interessanti le “nature morte” cioè gli oggetti che escono dalle valigie dei personaggi che si stanno sistemando in camera, dalle droghe ai medicinali, dagli oggetti di lavoro ai condom, tutto mostra la necessità di supplire in qualche modo alle delusioni della vita che ha presentato il conto a tutti e ora li chiama a confrontarsi con il suicidio del più puro di loro.
Una caratteristica del film è la colonna sonora che è passata alla storia, vedere il film oggi ha un effetto straniante: bastano pochi accordi e la mente si distrae cercando di ricordare gli innumerevoli spot a cui i brani della soundtrack hanno fatto da jingle per tutti gli anni ’80.
Il grande freddo vanta anche il personaggio assente più famoso della storia del cinema, o per lo meno degli anni ’80 e ’90: ad interpretare Alex, l’amico suicido. fu chiamato Kevin Kostner che doveva comparire in alcuni flash back poi eliminati in fase di montaggio per sottolineare l’aspetto intimistico della riunione tra amici, l’attore che divenne una sex symbol degli anni’80 non compare mai, solo parti del suo corpo vengono mostrate durante la scena della vestizione iniziale della salma.