L’innocente 

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Italia 1976, Rizzoli Film
con Giancarlo Giannini, Laura Antonelli, Rina Morelli, Massimo Girotti, Didier Haudepin, Marie Dubois, Roberta Paladini, Claude Mann, Marc Porel, Jennifer O’Neill, Enzo Musumeci Greco
regia di Luchino Visconti

Tullio Hermil non si perita di tradire la moglie Giuliana in modo plateale e quando s’innamora della contessa Teresa Raffo arriva a confidare le sue pene d’amore alla consorte. Giuliana, pur ferita, accetta che il marito segua l’amante a Firenze, ma un giorno non sentendosi bene si reca nelle stanze del fratello del marito dove incontra un suo amico, lo scrittore Filippo d’Arborio con cui inizia una relazione. Sospettando che la moglie lo tradisca, Tullio ricomincia a corteggiarla ma scopre che la moglie è incinta dell’amante. Tullio decide di restare con la moglie ma vorrebbe che abortisse, Giuliana rifiuta e porta avanti la gravidanza e per rabbonire il marito finge indifferenza verso il figlio. Trovandosi solo con lui la notte di Natale, Tullio decide di esporre il neonato al gelo per causarne la morte. Giuliana gli rivelerà tutto il suo odio e anche la contessa Raffo a cui confida l’omicidio lo vede per quello che è; a Tullio non resta che il suicidio.

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L’innocente è l’ultimo film di Visconti, presentato a Cannes postumo. La versione è il primo montaggio del film, non più ritoccato doo la scomparsa dell’autore.

L’incompletezza dell’opera si avverte ma L’innocente conserva tutta maestria di Visconti, soprattutto nell’opulenza della messa in scena di un mondo che Visconti conosceva bene dato che nacque nel 1906 nel medesimo ambiente socio economico narrato dal film che è ambientato negli anni ’90 del IXX secolo.
Mi commuove molto l’idea di un Visconti malato che ricostruisce il mondo della sua prima infanzia.

Le tematiche dell’opera però sono contemporanee ai tempi in cui L’innocente fu realizzato: erano gli anni delle battaglie femminili con le leggi e i referendum sul divorzio e l’aborto e Visconti modifica il racconto di D’Annunzio in questa prospettiva facendo del protagonista maschile un personaggio meschino che rincorre solo quello che non può avere nascondendosi dietro elucubrazioni filosofiche per giustificare il proprio modo di vivere.

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Visconti di schiera dalla parte delle due figure femminili: Teresa Raffo è una vedova che vuole essere padrona del suo destino, costringe i suoi amanti a gesti plateali che scandalizzano il bel mondo. I costumi ispirati alle donne di Boldini rappresentano bene il suo essere maliarda.

Giuliana è una donna più remissiva che ha accettato per lungo tempo le scappatelle del marito ma non è disposta a rinunciare al figlio anche a costo di lasciare il marito e tornare dalla sua famiglia senza la certezza di essere riaccolta. Si rende conto della pochezza del marito: la scena in cui Tullio mette il giornale che riporta la morte di d’Arborio sul vassoio della colazione della moglie rivela molto del suo carattere mediocre che si nasconde dietro tante parole ma poi non ha il coraggio di informare Giuliana della morte dell’amante e resta ad origliare la sua reazione dietro la porta.

Per tutelare il bambino Giuliana finge di rifiutarlo per non ingelosire ulteriormente Tullio ma l’uomo nel suo delirio di onnipotenza crede anche di interpretare il volere della moglie esponendo il neonato all’aperto in una nevosa notte di natale mentre in lontananza risuonano i versi di Tu scendi dalle stelle “E vieni in una grotta al freddo e al gelo”

Persa Giuliana, Tullio si confida con la contessa Raffo che a sua volta gli rivela che quello che pensa di lui è ben diverso da quel che credeva, un altro abissale abbaglio per Tullio che si suicida per vanità e non certo per rimorso.

Alfie

GB 1966
con Michael Caine, Shelley Winters, Millicent Martin, Julia Foster, Jane Asher, Shirley Anne Field, Vivien Merchant, Eleanor Bron, Alfie Bass, Graham Stark, Murray Melvin, Sydney Tafler, Denholm Elliott
regia di Lewis Gilbert


Alfie


Alfie è un aitante garagista che pensa solo a conquistare le donne. Gilda, un’innamorata paziente che sopporta tue le sue scappatelle, rimane incinta e finisce per rifarsi una vita con uno spasimante più bruttino ma molto più serio, togliendo ad Alfie la possibilità di costruire un legame col figlio Malcom Alfred. Intanto il nostro garagista finisce al sanatorio per un problema ai polmoni e intreccia una relazione anche con Lily, la moglie del suo compagno di stanza, Harry. La donna rimane incinta ma questa volta, per salvare le apparenze, bisogna ricorrere all’aborto che viene effettuato in casa di Alfie. Il cinico casanova ha così modo di scontrarsi con la cruda realtà e come se non bastasse viene anche scaricato dalla ricca americana con cui pensava di sistemarsi che gli preferisce un amante più giovane.



Alfie


Un classico del Free Cinema inglese che rappresenta con un realismo che può scandalizzare ancora oggi, la nascente libertà sessuale inglese. Il film ha lanciato la carriera di Michael Caine con il ruolo del seducente e cinico ragazzo londinese della middle class, caratterizzato dall’accento cockney.
Una caratteristica dell’opera è il dialogo diretto del protagonista con il pubblico: sguardi in macchina, confidenze sulle “picchie” (assurda parola nella traduzione italiana per alludere alle ragazze) mentre Alfie sta amoreggiando: ma del resto il nostro eroe è così, convinto che l’onestà con cui propugna la sua libertà sessuale ne giustifichi la superficialità nei rapporti. C’è da dire che quando l’amaro finale lo mette di fronte alla cruda realtà della morte e del tempo che passa, Alfie sa accettare con dignità il suo destino di uomo votato alla solitudine per non aver saputo intrecciare rapporti solidi e se ne va incontro al suo destino con il cane randagio che aveva simbolicamente aperto il film.



Alfie


La pellicola ha un andamento circolare e ripresenta le medesime situazioni ma con declinazioni diverse: se Gilda non si era fatta problemi a portare avanti la gravidanza cercando di badare da sola al piccolo avuto da Alfie, che pure vuole instaurare un legame col figlio, sempre basato sulla libertà; Lily non può giustificare la nuova gravidanza al marito che da mesi è recluso in sanatorio, quindi bisogna ricorrere all’aborto: dopo aver messo a disposizione l’alloggio per l’operazione clandestina, Alfie se ne va a bighellonare e finisce per incontrare, non visto, Gilda che sta facendo battezzare il secondo figlio avuto da Humprey, l’eterno spasimante che si è rivelato un ottimo marito e un buon padre per Malcom. Nello stesso momento quindi, Alfie perde definitivamente le sue due occasioni di paternità ma per il giovanotto non è che un fastidio che può dimenticare tra le braccia della sua nuova amante, Ruby, l’attempata vedova americana con cui Alfie vorrebbe sistemarsi ma la donna è cinica quanto lui e non esita a preferirgli un amante più giovane; anche questa delusione è preceduta dall’incontro casuale con Siddie, la prima amante con cui Alfie era entrato in scena a inizio film, solo che la signora sposata che qualche anno prima pendeva dalle sue labbra, ora è molto vaga verso la richiesta di appuntamento proposta da Alfie, anticipando il declino del fascino seduttivo del protagonista che Ruby non avrà problemi a sbattergli in faccia.

Un posto al sole

A Place in the Sun
USA 1951 Paramount
con
Montgomery Clift, Elizabeth Taylor, Shelley Winters, Anne Revere, Keefe Brasselle, Fred Clark, Raymond Burr, Herbert Heyes, Shepperd Strudwick, Frieda Inescort, Kathryn Givney, Walter Sande, Ted de Corsia, John Ridgely, Lois Chartrand, Paul Frees
regia di George Stevens



A place in the sun


George Eastman raggiunge lo zio ricco nella speranza di fare carriera nella sua azienda, benché trattato con disprezzo dal resto della famiglia, viene assunto. Le regole nell’azienda di costumi Eastman sono ferree e vietano i rapporti tra i colleghi ma George stringe una relazione con l’operaia Alice che rimane incinta. Nel frattempo George riesce davvero a fare carriera e a una festa a casa dello zio conosce la bellissima e ricca Angela Vickers che s’innamora di lui, a George non resta che liberarsi di Alice che pretende un matrimonio riparatore, pianifica quindi di ucciderla ma poi gli manca il coraggio di portare a termine il piano omicida, una caduta accidentale di Alice gli risolve il problema ma non lo salva dalla sedia elettrica.



Aplace inthesun


Un classico del cinema a stelle e strisce che sottolinea la profonda ambiguità morale della società americana, non a caso Charlie Chaplin lo definì “il più grande film mai realizzato sull’America” e Un posto al sole ci racconta il grande mito americano, l’opportunità per tutti di avere successo con il lavoro ma ce ne mostra anche il lato oscuro e va ricordato che il romanzo a cui s’ispira il film, Una tragedia americana di Theodore Dreiser, prendeva spunto da un fatto di cronaca.
L’impronta iniziale del film è quella del genere noir: un giovane attraversa gli States in autostop e si volta sorridendo verso un cartellone di costumi da bagno, scopriamo che l’azienda è la sua destinazione, dove viene assunto alla catena di montaggio unico uomo tra diverse operaie e a George è stato ribadito di non stringere legami con loro, ma il caso ci mette lo zampino e un giorno al cinema, George e Alice, l’operaia con cui c’erano stati solo timidi sorrisi si ritrovano seduti vicini e iniziano a frequentarsi: per Alice George rappresenta quello che per il ragazzo è Angela Vicker, la bella ragazza ricca amica dei suoi cugini che non lo ha neanche notato il giorno che è andato a presentarsi dallo zio. Anche se fa un lavoro umile, George ha un cognome importante che sicuramente gli aprirà le porte all’interno dell’azienda come puntualmente avviene e Alice si fa più insicura per le nuove conoscenze che il fidanzato può fare ed infatti al secondo incontro Angela nota il giovane cugino dei suoi amici e attacca bottone, ben presto i due s’innamorano e la rappresentazione dei loro sentimento è ben più coinvolgente delle tristi passeggiate tra Alice e George che devono nascondere il loro sentimento per non perdere il lavoro: Angela e George sono sempre abbracciati, si baciano.. sono la rappresentazione stessa della passione, a sottolineare che per George la ragazza è più di un simbolo di uno stato sociale superiore da raggiungere.
Il dramma si compie con la gravidanza di Alice e Un posto al sole affronta, anche se in maniera indiretta, il tema scabroso dell’aborto e già così la scena fu attenzionata dalla censura, comunque è interessante notare come ancora una volta il colloquio col medico abbia come tema principale il denaro, e più che a pensare alle gioie della maternità, il dottore incita Alice ad affrontare i sacrifici economici che ora le paiono insormontabili ma che riuscirà a risolvere con impegno e spirito di sacrificio, fino a quando la ragazza sbotta e confessa di non essere sposata e allora il medico la invita a chiedere aiuto alla famiglia d’origine.



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Interessante come il regista ci mostri il pensiero dell’omicidio farsi strada nella mente di George: nello studio dello zio c’è un quadro che rappresenta l’Ofelia di Millais, parlando del lago Angela racconta di un incidente accaduto l’anno precedente dove una coppia è caduta nel lago e uno dei due corpi non è neppure stato ritrovato, tutto sembra facile e quando Alice, scoperto dalle cronache mondane che il fidanzato è l’accompagnatore ufficiale delle vacanze della bella ereditiera, raggiunge la località di vacanza pronta a fare uno scandalo pur di riprendersi George, all’uomo non resta che mettere in atto il piano omicida.
La gita serale sul lago si trasforma in una scena quasi horror dove la bellezza del lago Tahoe, classica ambientazione degli esterni hollywoodiani, si trasforma in un luogo cupo e mortifero mentre Alice comprende che George non l’ama più e vorrebbe solo liberarsi di lei, una Alice finalmente comprensiva compassionevole che però non sfugge al destino di morte cadendo accidentalmente dalla barca. Non vediamo cosa accade in acqua, se Geroge tenti di salvare la donna o la lasci al suo destino, vediamo solo l’uomo uscire dal lago e infilare una serie di errori che porteranno ben presto la polizia sulle sue tracce e lo faranno arrestare proprio quando i Vickers hanno accettato che la figlia frequenti il ragazzo di umili origini.
Il film si trasforma in una pellicola giudiziaria con l’entrata in scena del procuratore Marlowe, determinato a mandare il giovane Eastman alla forca e ci riuscirà anche se non è ben chiaro se il proposito omicida del protagonista si sia concretizzato, in fondo George viene condannato a morte per non aver saputo essere prudente, per aver voluto tutto e non essere stato in grado di saper fare le scelte giuste al momento giusto, insomma per non aver rispettato le regole di duro impegno del sogno americano, o forse solo per non essere stato abbastanza furbo da nascondere meglio le sue responsabilità.

American Horror Story

AmericanHorrorStory Avrei voluto con tutta me stessa diventare fan accanita di American Horror Story ma invece le mie (troppe?) aspettative sono andate miseramente deluse.
Indubbiamente ben girato, con delle ottime atmosfere e soprattutto con una Jessica Lange da urlo, la serie e’ un centone di tutte le situazioni horror che si possono immaginare: la casa infestata, fantasmi, serial killer, mostricci in cantina e piu’ chi ne ha piu’ ne metta. Il guaio e’ che questo minestrone non va mai oltre la superficie, non spaventa e non sorprende proprio per la sensazione di dejà vu anche di precedenti serie di culto: vorrebbe essere il nuovo Twin Peaks ma si limita a riproporre lo stesso stridulo commento musicale di Lost nei momenti topici, e che che momenti poi! Nel primo episodio un colpo di scena dovrebbe essere quando Constance (Jessica Lange) minaccia la cameriera Moira di ucciderla un altra volta. Peccato che siamo in una casa infestata dove chiunque entra senza permesso, la cameriera ha la facolta’ di apparire anziana alle donne di famiglia mentre al marito appare sexy e vogliosa e mi dovrei stupire perche’ si tratta di un fantasma?!?!?
L’idea della cameriera che appare agee’ alla moglie e alla figlia mentre incarna le voglie del marito e’ oggettivamente una bella trovata ma forse la cosa che mi disturba di piu’ in America Horror Story e’ il messaggio che vuole passare. Qualcuno dice che la casa infestata rappresenti la crisi economica che in America si e’ abbattuta soprattutto sulle proprieta’ immobiliari, io purtroppo temo una lettura legata al femminile estremamente sterotipata; del resto nella prima scena la protagonista e’ dal ginecologo che paragona il suo corpo a una casa e la coppia si e’ spostata da Boston a Los Angeles finendo nella casa da incubo (architettonicamente molto brutta, per altro) per sfuggire ai ricordi di un aborto a cui consegue il tradimento del marito con la classica allieva che finira’ a sua volta incinta.
L’horror gioca sempre con le aberrazioni del puritanesimo americano ma la mia impressione e’ che, come il mix di situazioni paurose non scolfisce la superficie, anche la lettura dei rapporti matrimoniali e del ruolo della donna nella serie, segue il piu’ trito modello americano che non avra’ le fissazioni per il corpo della donna che abbiamo in Italia ma non e’ comunque un esempio di liberta’ femminile; in fin dei conti gira tutto attorno alle colpe del marito fedifrago i cui tradimenti innescano la vicenda e sul tema dell’aborto: la casa stessa fu fatta costruire negli anni ’20 da un medico delle dive e visti i feti mostruosi che ancora si conservano nel seminterrato possiamo ben immaginare a cosa dovesse la sua fama questo dottore.
Continuerò a seguire il programma, sempre disposta a ricredermi e soprattutto curiosa di capire chi e’ Tate: le due ipotesi che mi frullano in testa al momento sono che sia il figlio bello di Costance oppure il gemello sopravvissuto dei due che entrano nella casa nell’inizio del primo episodio.

21 grammi

21grammi

21 grams, 
Usa 2003,
con Sean Penn, Benicio Del Toro, Naomi Watts, 
regia di Alejandro Gonzalez Inarritu 

L’ex galeotto, Jack Jordan, ora fanatico religioso, investe, nel giorno del suo compleanno, un padre con le sue bambine, uccidendoli. Il cuore dell’uomo viene impiantato a un matematico in attesa di trapianto, Paul Rivers. L’uomo sente la necessita‘ di saperne di piu’ del suo donatore finendo per invaghirsi della vedova che sta ripiombando nel tunnel della droga. La donna coinvolgera’ Paul nel suo tentativo di vendicarsi di colui che le ha sterminato la famiglia.. 

L’ambizioso film di Inarritu-Arriaga e’ in fondo un melo’ noir denso e disperato, complicato dalla struttura decostruita, un continuo gioco di flashback e flashforward che soprattutto nei primi minuti risulta incompressibile e per questo comprensibilmente irritante.
Una scelta stilistica cosi’ marcata e’ discutibile perche’ diventa il centro dell’attenzione del film che pure pone questioni filosofiche non da poco sulla vita e la morte e soprattutto sul senso di colpa che in forma diversa attanaglia tutti i personaggi: dalla moglie di Paul che vuole un figlio dal marito in punto di morte per rimediare all’aborto del figlio avuto da quello stesso uomo in un momento di crisi, a Jack che non sa perdonarsi di non aver avuto il coraggio di soccorrere le persone investite e soprattutto Paul il cui senso di colpa e’ forse piu’ sottile dato che per tornare a vivere (e morire) deve aspettare che la morte colpisca qualcuno prima di lui e la situazione paradossale di chi aspetta un trapianto e’ quella meglio descritta dal film. 
A favore della scelta stilistica va detto che favorisce anche un gioco di rimandi cinefili: forse se sapessimo tutta la storia non troveremmo cosi’ romantico il fatto che Paul rimanga folgorato dalla visione di Cristina come se fosse il suo cuore a prendere il sopravvento rimandandoci a quella tematica dell’organo trapiantato che si impossessa del nuovo corpo che ha il suo paradigma nelle quattro versioni di Orlacs Hande, la celeberrima storia del pianista a cui vengono trapiantate le mani di un assassino.
Probabilmente questa e’ una deriva eccessiva e personale della sottoscritta a cui e’ sovvenuto anche l’episodio di Tracce di vita amorosa di Peter del Monte in cui il personaggio della Golino pedina l’uomo a cui e’ stato trapiantato il cuore del fidanzato solo per sentirne ancora furtivamente i battiti. Tutto questo per dire che la decostruzione del montaggio, liberando lo spettatore dalla gabbia temporale, permette un piu’ libero gioco di associazioni e suggestioni, non necessariamente cinefile, ma concernenti agli ambiti piu’ congeniali ad ogni spettatore.