Parigi o cara

Italia 1962
con Franca Valeri, Vittorio Caprioli, Fiorenzo Fiorentini, Antonio Battistella, Nunzia Fumo, Michèle Bardollet, Greta Gonda, Nando Cicero, Gigi Reder
regia di Vittorio Caprioli


Parigi ocara


Delia attempata prostituta romana ha un fratello che vive a Parigi. Alcune casualità la convincono ad abbandonare Roma per cercare fortuna a Parigi. Il piano fallisce e Delia finisce per accettare la proposta di Gennaro, pizzaiolo vedovo con due bambini che vuole tornare a Roma per aprire un locale.



Parigiocara


Un capolavoro misconosciuto del cinema italiano: una strepitosa Franca Valeri che tratteggia una prostituta che ha realizzato le sue aspirazioni piccolo borghesi, una casa in un quartiere nuovo con tutti i servizi, i risparmi prestati a strozzo. Sotto la sua puntigliosa precisione Delia nasconde un grande desiderio: Parigi dove vive il fratello maggiore che non vede da oltre un decennio. Bastano accenni saltuari, addirittura una signora che coccola il suo cane che si chiama Parigi per convincere Delia a sistemare tutti i suoi affari e tentare la grande avventura.
Il fratello la accoglie con sopportazione e la sistema a casa di amici nell’estrema periferia parigina e tenta di dissuadere in ogni modo la sorella dall’intento di restare in città. Delia avrebbe trovato anche alcuni agganci, una prostituta italiana che le aprirebbe alcune porte, l’incontro con due ricconi che le fanno trascorrere l’unica notte di follia ma la sfortuna fa in modo che i contatti non si concretizzino e Delia finisce per tornare a Roma con Gennaro e suoi bambini, scorgendo solo durante il viaggio verso la stazione le bellezze parigine che non è riuscita ad ammirare.
Nei panni di Gennaro c’è Vittorio Caprioli all’epoca marito della Valeri e regista del film.
Con la graffiante ironia che caratterizza i due artisti, Parigi o cara sbeffeggia miti abitudini dell’Italia del boom economico: Delia racconta la sua vita a una giornalista (Flora Clarabella, non accreditata) e mentre scorrono le immagini del cuore di Roma e quelle dei nuovi quartieri della cintura romana Delia descrive quanto fosse brutto il palazzo dove è nata, dove ancora oggi non c’è l’ascensore mentre nella sua palazzina suburbana gode di tutte le comodità e la bellezza del nuovo che preferisce di gran lunga al fascino dell’antico: il massimo che Delia può concepire è l’”antico ripulito” dell’Eur.


Parigiocara


Chiuso il suo amato e sudato appartamento Delia finisce in una soffitta della periferia francese, sporca e dalla finestra murata, un palazzo e un quartiere molto più decadente del bistrattato palazzo in cui Delia è nata: nonostante la delusione l’allure parigina conquista la donna ma nonostante i suoi tentativi non riuscirà mai a uscire dal quartiere per raggiungere la Concorde (e finale pronunciata e bell’aperta) e dopo esser stata cacciata dagli amici del fratello per una notte con il figlio della coppia che la ospita e aver perso i contatti con il bel mondo, Delia si rassegna a tornare a Roma con il pizzaiolo che l’ha puntata dal primo momento.